Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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VIENI MECO LA DOTTRINA CRISTIANA ESPOSTA CON ESEMPI IN QUARANTA DISCORSI FAMIGLIARI

Parte terza LA CARITÀ COMANDAMENTI DELLA LEGGE DI DIO

II. L'amor del prossimo conforto della vita

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II.

L'amor del prossimo conforto della vita

  1. La nostra consolazione quaggiù sarebbe di conversare con Dio e vederlo ancor sensibilmente quanto si può da umana creatura. Ma questa nostra è vita di prova e di merito. Il Signore aspetta per mostrarsi a viso manifesto nel santo paradiso. Che giubilo allora! Intanto il dover nostro è guardare a Dio attraverso l'impaccio di questo corpo e vederlo sol quanto si può dalla terra al cielo. Nondimeno possiamo benissimo riguardare alla immagine di Dio e con questa ancor quaggiù conversare, e con essa vicendevolmente [166]aiutarci. Immagine di Dio siam ciascun di noi, immagine dell'Altissimo son tutti gli uomini della terra. Che alta consolazione: proviamoci a scrutarla, perché io son certo che conoscendola porremo attenzione ad amare con tutte le forze il prossimo nostro.

  2. La Trinità santissima del Padre, del Figlio, dello Spirito a principio del mondo si adunò come a consiglio e dissero: "Facciamo l'uomo ad immagine e somiglianza nostra"144. Ed ecco, in un eccesso di divino amore, il Padre eterno cava fuori dalla terra un essere vivente, l'uomo Adamo, e dalla costa di questi la compagna Eva. L'anima di Adamo e di Eva, che è lo spiracolo di vita immesso da Dio, non morrà più come è vero che non muore Iddio. Il Figlio eterno riguardò a quel corpo dei progenitori e disse: "Verrà giorno nel quale io stesso, per la salute di tutti, assumerò corpo umano". Lo Spirito Santo Iddio tolse ad arricchire di doni eletti l'anima di Adamo e di Eva, santificolli nello spirito, consacrolli nel corpo. Allora conchiuse la Trinità augustissima:[167] "Ecco la immagine dell'Altissimo sulla terra". Verissimo, questa immagine prevaricò, ed ahi!, quanti mali ne vennero! Ma non cessò quella di essere vera immagine di Dio, e Gesù Cristo venne a riparare i danni della prevaricazione prima. Or Gesù alla sera dell'ultima Cena volgeva pietoso gli occhi all'Eterno e diceva: "Padre, io son per lasciare questi, che sono la immagine

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nostra, e i figli della nostra creazione. Padre! O Padre, fate che tutti si amino a vicenda, che sieno di un cuor solo e d'uno spirito solo come io e voi lo siamo"145. Sicché, fratelli miei, vero è che il prossimo è l'immagine di Dio. Noi siamo i fratelli minori di Gesù Cristo, siamo i figli dell'Altissimo, benché figli adottivi quaggiù.

  3. Per questo diceva con immensa tenerezza Gesù Cristo: "Quello che avete fatto di bene a ciascuno di questi meschinelli miei figli, l'avrete fatto a me"146. Così è. Anzi, guardate cuor di Padre. Più volentieri un padre terreno sostiene un disagio per sé che non ne soffra il figliuolo. [168]Il Signore nel cielo usa pazienza147 per le ingiurie che si fanno al suo nome santissimo, ma non può a lungo attendere per castigare i torti che si fanno al prossimo. Ne volete esempio? Eccovelo. Caino, finché con sacrilegio strapazzava il sacrificio del Signore, Iddio mostrò di non addarsene troppo. Ma quando lo sciagurato stese morto a terra Abele, fratello innocente, allora mostrossi inesorabile. Volete ora intendere come Dio reputi a sé tutto148 quel bene che facciamo al prossimo? Ce ne porse esempio molteplice nel Vecchio e nel Nuovo Testamento. Abramo aveva il buon costume di alloggiare i pellegrini e meritò che tre angeli in forma di giovani sedessero alla sua mensa. Tobia aveva il caritatevole costume di curare gli appestati e di seppellirli morti, e si ebbe in compenso che l'arcangelo Raffaele riempisse di beni la casa sua. E nel Testamento Nuovo troviamo che a Cornelio Dio mandò un angelo e la salvezza in casa sua per le buone elemosine che porgeva ai poverelli. Una Tabita, buona matrona che si chiamava la madre dei poveri,[169] meritò di risorgere dopo essere morta per continuare il suo ufficio di carità pietosa. Gesù Cristo e la Vergine benedetta troviamo che diedero speciali benedizioni a quei buoni, o pastori o Re Magi, che vennero a visitarlo in Betlemme.

 

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  4. Per lo che io proseguo a domandarvi così: vi piace trovarvi contenti un e sfuggire la giustizia tremenda di Gesù Cristo giudice? Ebbene, usate carità. Nell'ultimo dei giorni, Gesù in rivolgersi ai giusti si protesta di non tener loro altro discorso che questo: "Aveva fame e sete, e voi mi avete pasciuto e dissetato. Ebbi freddo e voi mi avete ricoverato, or venite che la casa mia è casa vostra e il paradiso mio è il paradiso vostro"149. E voi salirete in alto. San Gregorio pontefice, il Grande, sedeva a mensa ogni in mezzo a dodici poverelli. Accadde che un giorno gli arrivati fossero tredici, ma l'un d'essi si chiarì di poi con dire: "Io sono un angelo mandato per dirvi che il Signore in premio della vostra carità vi ha elevato alla sede di Vicario di Gesù Cristo in terra". [170]A san Martino, perché reduce dal campo diè metà del suo mantello ad un poverello, comparve di notte Gesù Cristo che tenendo nella destra quell'abito diceva giulivo: "Martino ancor catecumeno mi ha coperto con questa veste". Verissimo è dunque purché curando e soccorrendo noi possiamo essere salvi un .

  5. Per questo è che i saggi cristiani amanovivamente. San Carlo Borromeo in un sol distribuiva nella carestia di Milano quarantamila ducati ai poverelli della città, e quando scoppiò la pestilenza diede se medesimo, perché intieramente si consecrò al servizio degli appestati. Il vescovo Belsunce150 a Marsiglia, dopo aver imitato l'esempio di san Carlo in donare, si affrettava in mezzo ai cadaveri degli appestati e con il suo esempio ottenne che seicento sacerdoti dessero la vita, come san Carlo ottenne che la donassero mille dugento di loro in Milano. Un solo era il grido di san Carlo e di Belsunce: "Al paradiso! Al paradiso!", e con questa voce di gran fede otteneva<no> che innumerabili, e del sacerdozio [171]e del laicato, accorressero in soccorso del prossimo che moriva. San Vincenzo de' Paoli quando scorse che due provincie- 353 -, l'Alsazia e la Lorena, morivansi di fame, egli solo si assunse di alimentarle e vi riuscì E come questo fosse poco, in Parigi raccolse i figli abbandonati che ascendevano a più migliaia. Ed emettendo sospiri di amore fervente, ottenne che una eletta di pii sacerdoti lo seguissero nella santa impresa di salvar le anime più abbandonate della campagna. Ottenne poi che uno stuolo numeroso di dame, deposte le collane e gli ornamenti a' suoi piedi, servissero come umili maestre nelle scuole, come infermiere negli ospedali e sui campi di battaglia. Prodigi della cristiana carità! Così san Giovan di Dio istituì la congregazione sua dei Fatebenefratelli. Così san Giuseppe Calasanzio la sua dei Chierici delle Scuole pie151, e dietro a lui il canonico La Salle chiamò gli Ignorantelli intorno a sé, perché con appellativo umile potessero maggiormente estendere il lume della fede. Vicinissimi a noi, il sacerdote Cottolengo [172]aduna tremila poveri e dice: "Io li voglio pascere. La provvidenza divina mi manderà il soccorso suo". Al fianco del Cottolengo, altro sacerdote di fede e di carità dice: "Io mi sento in cuore di salvare i figli pericolanti di Torino e dell'Italia e del mondo". Vi s'accinge con fede, ed ora invia152 alle nazioni della terra fratelli animati dal suo spirito che attendono per condurre a salvezza temporale ed eterna i figli del popolo. E dopo avere poco men che un Saverio battezzato di sua mano dugentomila infedeli, noi udiamo questi personaggi santi sclamare: "Miseri, che facciamo qui? Tante anime ancor rimangono a salvare, tanti fratelli a soccorrere!". Fortunati quando per la salute del prossimo uno può dare la vita. Il beato Raimondo Nonnato153 diceva a Dio: "Mi obbligo a purezza di vivere, a povertà- 354 - di vestire, ad obbedienza di volontà per giovare ai poveri fratelli schiavi nella Barberia". Poi aggiungeva: "Quando occorra, mi obbligo a rimanere in prigione per salvare un d'essi". Il compagno di lui, il beato [173]Agostino, costituitosi già prigioniero per liberare un infelice, rispondeva a chi il voleva riscattare: "Sto così bene in mezzo ai fratelli che piangono! Oh, lasciatemi, lasciatemi". Benedetto il Signore, che ancor ai nostri tempi preclari son gli amici dei fratelli, che amano e che soccorrono. Iddio ha suscitato lo spirito di carità perché con quello molti ottengano salvezza. La carità, regina, ha due ancelle che la servono, la fede e la speranza cristiana. Questo costituisce il vessillo cattolico del cristiano oggidì.

  6. Il demonio, che ha sempre atteso a scimmiottare le opere di Dio, ha innalzato una bandiera che sembra veritiera, ma è bugiarda. Su l'una parte dello stendardo è scritto: "Filantropia". Su l'altra è scritto: "Libertà ed eguaglianza". Intanto manda innanzi i suoi ministri, manda capitani e soldati. Purtroppo ha molti che scorgendo darsi un convito ed una rappresentazione e poi un obolo, benché stentato, al povero, dicono: "Costoro sono i benefattori dell'umanità". Ma non credete loro. Non sono amici, ma avversari. [174]In nome della libertà, ecco ancor fumanti monti di cadaveri. In nome della eguaglianza, ecco che corrono ancor adesso tanti fiumi di sangue che entro vi potrebbe galleggiare un vascello. La filantropia è la bugiarda che condanna154. Sola a salvare è la carità cristiana. Questa ha principio con la fede che vien da Dio. Ha alimento con la speranza che fa guardare al paradiso. Ha perfezione con la carità che si pasce di tutte le opere buone. Ambrogio, dottore e santo, vide in ispirito le anime dei giusti che volavano all'alto. In ascendere sclamavano: "Abbiamo amato ed or siamo salve!". Qual conforto, o fratelli, qual conforto mai! È il conforto che Dio serba a tutti quelli che di cuore amano.

 

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Riflessi

  1. L'amore al prossimo è il conforto della vita.

  2. Gode l'animo in far bene ad un fratello, che è a somiglianza dello Altissimo.

  3. Gode perché il bene che ei porge al fratello indulgente è favore che si presta a Dio.

  4. Con amare si sfugge certamente il terror della condanna di Gesù.

  5. [175]Oh come amano i cuori generosi!

  6.  Amano, ma non come i mondani. Questi tengono nella destra una bandiera su cui è scritto: "Filantropia", e se ne vantano. I buoni poi tengono presso al cuore il vessillo sul quale è scritto: "Carità", e si umiliano.





p. 350
144   Gen 1, 26.



p. 351
145   Cfr. Gv 17, 11.



146   Cfr. Mt 25, 40.



147   Originale: sapienza; cfr. ed. 1883, p. 169.



148   Nell'ed. 1883, p. 170, e nell'ed. 1928, p. 193: «fatto».



p. 352
149   Cfr. Mt 25, 34s.



150   Originale: Belzunze, ripetuto nel paragrafo; cfr. Enciclopedia Cattolica, ii, 1949, col. 1204.



p. 353
151   Originale: la sua dei Fratelli delle Scuole cristiane; nell'ed. 1928, p. 196: «la sua dei Fratelli delle Scuole Pie». La precisa denominazione dell'Ordine fondato da san Giuseppe Calasanzio è «Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole pie»; cfr. Dizionario degli Istituti di perfezione, ii, 1975, col. 927.



152   Originale: innova; cfr. ed. 1928, p. 197.



153   Originale: Raimondo da Pennafort; cfr. Bibliotheca Sanctorum, xi, 1968, col. 12.



p. 354
154   Originale: Solo; cfr. ed. 1928, p. 199.



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