Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Visita ad un pers. illustre. S.Girolamo Emiliani
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VISITA AD UN PERSONAGGIO ILLUSTRE SAN GIROLAMO EMILIANI NEL SUO EREMO DI SOMASCA

I. Un piccolo eroe della patria

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I.

Un piccolo eroe della patria

  [5]Egli è Girolamo, figliuolo di Angelo Emiliani e di Eleonora Morosini da Venezia. Il giovinetto non conta ancora i quindici anni di età, eppur gli ferve in petto vivissima fiamma di amor patrio. La florida Repubblica del mare ha ingaggiato guerra con i tedeschi e Girolamo vuol segnalarsi in difesa del comune paese. Gli era morto di fresco il padre ed egli sentiva viva la ferita in cuore. Vedova, la madre dolevasi col dire: "Figlio, mi abbandoneresti tu mai?". Ed i parenti venivano per aggiungere: "Tolga il cielo che quel rampollo di [6]famiglia patrizia si esponga al pericolo del combattimento". Ma Girolamo più che altro sentì lo stimolo dell'affetto cittadino. Egli si strappa dai cari suoi, si affretta <ad>

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indossare le divise militari e <ad> impugnare un'arma. Ed or scorgetelo soldato, beniamino fra' suoi maggiori fratelli e commilitoni dell'esercito. Tutti volgono l'occhio compiacente al giovine Girolamo, e chi gli dirige un motto, chi gli continua un discorso seducente. Altri si trova che l'addestrano nel linguaggio ovvero nelle pratiche libere del soldato. L'Emiliani non indietreggia dinanzi a queste rappresentazioni pericolose e gode <di> comparire milite valoroso e giovine di bello spirito. Povero fanciullo, chi lo salva! Fortunato ancora, trovò chi lo ricondusse in famiglia, il suo angelo benedetto.

  Però venuto l'anno 1508 e che la Repubblica di Venezia fu costretta <a> riprender le armi per difendersi contro alla Lega di Cambrai, anche Girolamo ritornò al campo. N'ebbe poi in merito dal Senato della Repubblica di esser [7]subito creato capitano in difesa del castello di Treviso1. Qui invero il giovine ufficiale diè prova di coraggio invitto. I nemici si fecero con impeto presso alla fortezza e vi apersero non poche rotture. Il governatore impaurito fuggissene, ma Girolamo, rannodati intorno a sé i fidi suoi, con l'una mano respingeva l'inimico e coll'altra restaurava le mura. Gli avversari medesimi meravigliavano. Ma vinto dalla forza soverchiante, finalmente Girolamo cadde nelle mani nemiche. Gli avversarii lo trascinarono dunque con ludibrio dal suo luogo di comando ad una carcere di servitù. Legarono con strettissime ritorte quelle mani che già mostraronsi poderose. Ma non gli poterono incatenare l'animo perché non ricorresse con fervore all'aiuto celeste. Povero Girolamo! Doveva morire all'indomani, ma l'aver implorato con fede il soccorso divino gli valse la salvezza del corpo, e più che per questa gli giovò per la salute dell'anima, perché Girolamo da eroe della patria divenne tosto eroe del Cristianesimo.

 





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1 Diversamente in R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 248: “Il senato di Venezia commise all'Emiliani la difesa di Castelnuovo sui confini di Treviso”.



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