Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Opere santa Teresa
Lettura del testo

Le opere di Santa Teresa. Studio - Riassunto (1883-1884)

2. Il miglior mobile al personaggio più degno

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2.
Il miglior mobile al personaggio più degno
[I-7] Quando un personaggio degnissimo sapete che si dirige alla volta di vostra casa per salutarvi, e voi di subito disponete per lui il miglior mobile. Il miglior mobile si conviene al più degno personaggio. Il miglior mobile e più caro che abbiamo è la volontà nostra, e la maestà più degna di tutte è quella di nostro Signore 10. Noi il sappiamo che l’Altissimo sen viene alla volta nostra per albergare in cuor nostro. Deh, perché non disponiamo perché vi s’adagi il miglior mobile nostro, la buona nostra volontà?
Teresa, che fu poi detta di Gesù, fanciulletta di pochi anni, in leggere col suo fratellino [I-8] che molte anime generose offrendo il proprio cuore a Dio partivano in cerca del martirio per Gesù Cristo e per le anime redente dal Sangue dell’Unigenito di Dio, Teresa se la intese col 11 giovinetto e fuggendo nottetempo di casa paterna sen veniva verso la terra de’ Mori, finché raggiunta dallo zio fu costretta a ritornare. Ma non cessava di ripetere: « Signore, entrate, che la casa del mio cuore io - 9 -ve l’apro, ponetevi dimora stabile, che il 12 miglior mobile, la volontà, io a voi la consacro ». Le costò fatica a Teresa spogliarsi della propria volontà e uniformarla perfettamente a quella di Dio.
Sentivasi chiamata al monastero, ma abbandonare il padre ed i fratelli, la casa e le letture amene le doleva di cuore. Scrive ella stessa che in partir dalla casa paterna pareva che « tutte le si scerpassero le ossa » e sembrava che « l’anima [I-9] le fosse di viva forza divelta dal corpo ». Altrove confessa di se medesima: « Aveva difficoltà a farmi religiosa, ma rifletteva fra me che finalmente i sacrifizii e i travagli dello stato religioso non potevano essere maggiori delle pene del purgatorio, e che meritato come aveva l’inferno, non era poi la sì gran cosa il passar il resto della mia 13 vita quasiché in purgatorio ».
Benché stando tuttavia nel monastero dell’Incarnazione in Avila, Teresa, come era di alto lignaggio e di intelligenza rara, riceveva in udienza al parlatorio la visita di personaggi che per quantunque pii non potevano nondimeno inaridire il cuore di Teresa. E la meschinella non se n’avvedeva e 14 i confessori sorpassavano, finché Gesù Cristo movendosi a gran compassione le si 15 diè a vedere in sembiante molto severo, e le mostrò ­anche un braccio orribilmente piagato e con un gran brano di [I-10] carne divelto e palpitante, dolendosi come all’atto della flagellazione.
Da circa 20 anni Teresa, alzandosi e ricadendo, ricusava tuttavia di darsi intieramente a Dio. E fu in questo lasso di tempo che il Signore, visitandola con mali di cuore, le fece provare malattie assai gravi. Fu creduta morta omai, e 16 non avendo voluto ella seppellir con Gesù Cristo la sua volontà, già le si era steso il lenzuolo funereo e disposta la fossa per seppellirla. Né sol questo, ma chi la vegliava lasciò - 10 -appiccare il fuoco alle coltri ed al materasso onde sarebbe stata ancor bruciata, ma quando Dio volle la richiamò e Teresa aprendo gli occhi sclamò: « Misera di me! Mi credeva in paradiso omai e sono tuttora quaggiù! Vedi come Dio è buono e com’è giusto. Scorsi quant’anime per mio mezzo son da salvare 17. Fra queste distinsi l’anima del padre mio; [I-11] ma ahimè, chi mi ha richiamata, ché ormai godeami una pace di paradiso? Ma verrà tempo che morendo 18 mi copriranno di un panno di broccato e mi condurranno a seppellire ». E rimirando all’abito religioso che la ricopriva godeane immensamente in cuor suo.
E ripensando ai peccati della giovinezza sua, la curiosità di romanzi cavallereschi e la vanità di conversazioni talora inutili e talora pericolose, dolevasi a vivo pianto ma poi si confortava in dire: « Per trista che io mi fossi, qualche pensiero davami pure di servir a Dio, certe colpe evitavo, di cui veggo farsi niun conto nel mondo. Nostro Signore faceami anche la grazia di sopportare gravissime infermità con inalterata pazienza; a mormorare non era portata, né a misdire di veruno; stato mi sarebbe impossibile, mi pare, di voler male a chi che si fosse; non ero dominata [I-12] dall’avarizia né, che mi ricordi, ebbi giammai invidia tale che fosse grave offesa di Dio; erano in me alcune altre buone disposizioni alla virtù che passo sotto ­silenzio, infine, comechémisera, aveva quasi del continuo presente al pensiero il timor santo di Dio ».
Il pontefice Urbano viii approvò che santa Teresa non ­commise giammai peccato mortale. Che buona ventura! Quest’è sì buon 19 frutto che di leggeri il Signore concede a quelle ani­me che vedendolo lui Altissimo dirigersi alla lor volta, si ­dispongono per donargli il miglior mobile, la propria volontà.




p. 8
10
Originale: Signore. /Quando tu il sai/.


11
Originale: col /fanciullo/.


p. 9
12
Originale: il /più/.


13
Originale: sua; anche in Opere, i, Vita di santa Teresa, p. 37, la frase è riferita in terza persona.


14
Originale: e /che/.


15
Originale: si /mostrò.


16
Originale: creduta morto omai e /già/.


p. 10
17
Originale: salvare, /e con/.


18
Originale: morendo /sarò/.


19
Originale: buon /effetto/.


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