Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al Padre…
Lettura del testo

ANDIAMO AL PADRE INVITI FAMIGLIARI A BEN RECITARE L'ORAZIONE DEL PATER NOSTER (1880)

XIV. Conclusione alle domande del Pater noster

«»

[- 163 -]

XIV.

Conclusione alle domande del Pater noster

Voi pregherete dunque così: "Padre nostro, ecc."

  1. [131]Tu hai scorto il Figliuolo di Dio unigenito venire a te e in un eccesso di amore invitarti: "Andiamo al Padre! Andiamo al Padre!". Intanto per giungere fin ti fece salire il monte Moria e ti aperse le porte per entrare nel tempio massimo, la casa del Signore. Ciò fece il divin Redentore con insegnarti l'orazione del Pater. Ma or come sali tu il monte della santità e come dimori nel tempio della perfezione?... Avverrà certamente a te come a chi sale un monte ovvero a chi entra a visitare un edificio di casa santa. Di quelli che ascendono [132]il monte si trova altri che si incamminano a mo' di svogliati ed altri che viaggiano con passo più spedito. Si trova poi viaggiatori che in avanzarsi par che abbiano l'ali ai piedi e questi sono certamente ammirabili fra tutti. Di quelli che entrano a

 - 164 -

visitar un tempio massimo, ha alcuni che poco si intendono e questi dato uno sguardo generale si contentano di sclamare: "Bello... grande... magnifico". Alcuni altri considerano più minutamente e godono più. Altri poi si stanno a modo di stupefatti, e allo incontro delle celebrità più rare di pittura e di scoltura cadono svenuti per eccesso di meraviglia, come accadde al visitatore lord Stanhope45 quando a vista della cappella de' Medici nel tempio massimo della Cristianità cadde in uno smarrimento de' sensi. Figurati ora che questi tre generi di uomini che salgono il monte o che visitano il tempio sieno immagine delle tre specie di cristiani che viaggiano a Dio o che entrano nella casa del Padre recitando l'orazion del Pater. [133]Alcuni pregano con stento e con distrazione, e questi sono gli incipienti; altri supplicano con più facilità e attenzione, e questi sono i proficienti; gli ultimi in recitare il Pater si stanno colla pietà degli angeli, e questi sono i cristiani perfetti. Tu di quali sei? Ti ricordo qui che se sei incipiente, hai bisogno di scacciar più lungi da te gli spiriti maligni dei vizii capitali che ancor ti trattengono. Se sei proficiente, hai bisogno di chiamar in te quasi angeliche guide le virtù teologali e le quattro morali, per affrettarti con più vivo affetto. Se poi sei già perfetto, allora ti resta di chiamare con cuore ardente in te i doni dello Spirito Santo per giungere a Dio e unirti al suo amplesso, per non separarti più mai.

  2. Sei tu dunque soltanto incipiente?... Ebbene recitando la tua Orazione domenicale prega Dio che fuori ne scacci dal tuo cuore le maligne influenze dei vizii capitali, spiriti pessimi. Quella superbia sebben leggera che è ancora in te è come [134]la voce di leone che risuonando tutto intorno fa tremare e impedisce che i viaggiatori proseguano con alacrità il proprio cammino. Un sentimento nascoso di superbia ti trattiene da affrettarti a Dio molto più che tu non creda. Ma se tu con cuore ardente preghi: "Godo, o Padre, che voi siate nell'alto de' cieli, godo che a voi sia la gloria di tutto", tu con queste parole schiacci in te quell'avanzo mostruoso di superbia e così

 - 165 -

ti rendi capace a proseguire con lena molto maggiore. Lo spirito maligno di avarizia come un satanico ti invita: "Incurvati ch'io voglio passare sul tuo collo". Le insidie maligne di questo spirito ti trattengono a terra come l'uccello che legato ancor da un filo non può libero spaziare nell'aere puro dell'atmosfera. Tu prega: "Venga nel mio cuore il regno della vostra grazia". Lo spirito di lussuria non cessa di insinuarsi presso al cuor tuo, e se tu gli dai adito ecco che l'iniquo come serpe ti morde per farti morire. Perciò tu supplica: "Si faccia la volontà [135]vostra, o Padre, a voi solo obbediscano tutte le facoltà dell'anima mia, tutti i sensi del mio corpo". Lo spirito dell'ira ti tormenta a guisa di cane e tu allora implora di cuore: "Perdono a tutti, o Padre, perdonate a me voi pure". La gola in te è come la ingordigia nel coccodrillo che divora fino a crepare per mezzo. La gola uccide più uomini nel corpo che la spada, lo spirito maligno di sensualità minaccia di far cadere anche i cristiani di buon volere, sicché tu devi subito pregare: "Datemi un pane per vivere, un vestimento per ricoprirmi e fate che di ciò mi accontenti". Quando lo spirito di invidia minaccia come belva di invadere la casa dell'anima tua e di sovvertire ogni bene che è in te, supplica con ansia: "Guardateci da ogni pericolo, o Padre". Se per ultimo l'ozio, come spirito più maligno di tutti, ti addormenta per ucciderti a guisa che l'aspide fa coll'augelletto, tu subito grida: "Liberateci dal peccato, che è la serpe pessima la quale morte all'anima". Con questi pensieri [136]nella mente tu devi porgere a Dio le suppliche del Pater noster. Se porgi a Dio istanza con sì buon affetto, il Padre ti darà la destra sua perché in andare a lui non muova semplicemente il passo come gli incipienti, ma a guisa di proficiente guadagni in breve tempo molto tratto di via.

  3. Nel cammino dei proficienti quando tu preghi: "Sia santificato il nome del Padre", figurati che tanti angeli benedetti ti accompagnino a lui come gli angeli del cielo trassero i pastori alla grotta di Gesù salvatore per mezzo della fede. In recitare: "Venga il regno vostro", lo Spirito del Signore si farà sentire in te come già si fe' udire nei patriarchi e nei profeti. In te si rafforzerà la speranza cristiana, che ti conforterà a guisa che confortò - 166 -nello Egitto gli ebrei che per mezzo dell'angelo furono salvi dalla morte che percosse tutti i primogeniti egiziani. Dicendo: "Sia fatta la volontà vostra", desidera <di> unirti strettamente a Dio e troverai un angelo che ti trasporta [137]in alto come Enoc ed Elia sopra un carro miracoloso. Tu hai bisogno di prudenza che come maestra diriga ogni tuo passo, e questa la ottieni con dire: "Dateci, o Padre, quello che è necessario a vivere nell'anima e ciò che vuolsi a conservar la vita del corpo". Tu hai bisogno di essere in pace con Dio, di trovarti in pace coi fratelli, in pace con te medesimo, e questo ottieni con pregare: "Perdonatemi come io perdono". Con questo discorso la giustizia, virtù morale che dirige le tue azioni, viene come giudice retto a guidarti perché non offenda. Poi in questo mondo che è un gran campo di combattimento tu abbisogni della fortezza di Sansone. Questa pure la ottieni con pregare: "Guardateci nei pericoli delle tentazioni". Finalmente nel campo di guerra tu hai bisogno della temperanza di Mosè e di Giosuè, sì per non avvilirti nel momento di maggior pericolo come per non ingloriarti troppo nel trionfo della vittoria. La virtù della [138]temperanza per te è questo regolatore saggio, epperciò tu guadagni altresì questa buona qualità dicendo: "Ma liberateci dal male". Pregando così tu supplichi che il Padre ti guardi da ogni colpagrave che leggera, acciocché giungendo a lui gli sia più che è possibile figliuol diletto.

  4. Accompagnato da queste guide virtuose, tu per camminare con passo da gigante al monte santo della perfezione hai ancora bisogno che ti avvalorino i doni dello Spirito Santo. Quando dunque preghi: "Sia il vostro nome santificato, o Padre", tu supplica che il santo timor del Signore come custode amorevole sia sempre al fianco tuo per dirti: "Iddio ti vede, Iddio ti vede: opera ogni ben possibile e guardati da ogni apparenza di peccato". Quando preghi: "Venga il regno vostro", supplica che il dono della pietà ti faccia divoto ed ossequioso a Dio come gli angeli che sono beati in cantare: "Santo, santo, santo è il Signore Iddio degli eserciti"46.

 - 167 -

Quando vieni a dire: "Sia fatta la volontà vostra",[139] supplica che il Signore dia scienza a te per conoscere i divini voleri come la continuamente ai giusti suoi. Quando preghi: "Dateci il pane dell'anima ed il sostentamento del corpo", domanda il dono della fortezza e l'avrai tu medesimo per vincere come Sansone mille filistei e per camminare come leone sicuro in mezzo a tutte le fiere del deserto. Il dono del consiglio ti abbisogna per distinguere, fra i molti, i sentieri che più direttamente ti conducono a Dio. Ora con perdonare semplicemente altrui, tu sei perdonato dal Signore. Dicendo dunque: "Perdonateci come io perdono", domanda la scienza per affrettarti più sollecito a Dio e l'avrai. Nel cammino buio di questa vita tu hai altresì bisogno di un intelletto per distinguere ancor da lungi la via del paradiso e questo l'ottieni con dire: "Guardatemi da ogni pericolo, o Padre". E per vedere fino all'Altissimo nel cielo tu hai bisogno del dono di sapienza. Con questa grazia eletta che già ti mette al cospetto del Signore, tu hai bisogno [140]di non commettere più male di sorta e questo l'ottieni con dire: "Liberateci dal male".

  5. Che resta dunque per te? Rimane che salendo il monte della perfezione o entrando nel tempio della santità, tu cerchi di affrettarti con quelle ali di aquila o di colomba che Dio ti ha dato. In ascendere poi devi guardarti da dare un passo solo addietro, perché sì nel viaggio dell'orazione ordinario che nel santuario della contemplazione, quelli che raffreddandosi nel fervore cominciano a disgustar Dio corrono grave pericolo. Laonde recitando l'Orazione domenicale devi far come chi sale il monte. Questi guarda sempre al vertice e non mai addietro ovvero a destra od a sinistra. Devi imitar i divoti che entrando nel tempio subito fissano lo sguardo al trono di Gesù nel Santissimo Sacramento e non si fermano altrove che ai piedi di quel tabernacolo di amore. Quando poi sono , stannosi con un raccoglimento angelico. Per salire allo amplesso del [141]Padre nella gloria celeste, ti par sol che resti loro a dire: "Amen! Amen!" e intanto che confondano già la loro gioia con il gaudio dei beati.

 

 - 168 -

Riflessi

  1. Il Pater è come il monte della perfezione o come il tempio della santità e chi lo recita può essere incipiente ovvero proficiente o perfetto.

  2. Se sei incipiente, nel pregare domanda in ogni petizione di esser liberato da ogni maligna influenza dei sette vizii capitali e otterrai.

  3. Se sei proficiente, domanda per affrettarti che si accrescano in te le tre virtù teologali, che si perfezionino in te le quattro virtù morali.

  4. Se poi sei perfetto, rimane che pregando invochi sopra te i sette doni dello Spirito Santo.

  5. Infine conchiudendo con dire: "Amen! Amen!" gemi come un figlio diletto che sospira i paterni amplessi.

 





p. 164
45     Originale: Stan Hope; cfr. Enciclopedia Italiana, xxxii, 1936, p. 478.



p. 166
46     Is 6, 3.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma