Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Opere santa Teresa
Lettura del testo

Le opere di Santa Teresa. Studio - Riassunto (1883-1884)

36. Massime di perfezione cristiana

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36.
Massime di perfezione cristiana
[III-33] Una massima di cristiana perfezione è un boccone avidissimo per le anime, in pro delle quali disse nostro Signore: « Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché ­saranno satollati 378 ».
Raccontava Teresa per direzione a’ suoi monasteri: « Figlie mie amatissime, domani senza fallo io partirò a dispetto del demonio che ne freme di rabbia, perché io vo a strappargli dalle ugne due anime che egli tiene afferrate, e che devono essere un giorno due 379 difensori validi della Chiesa di Cristo. Finché il generale è contrario avremo a patire... Non convien riempiere le case di monache se non facciano per noi. Non sono questi tempi da ricever novizie senza quasi un soldo ».
[III-34] « Raccomando le malate, sono da usar loro tutte le cure possibili e creda pure che quel giorno in cui lei non avrà più malate, le verrà meno ogni cosa. Dica a coteste figliuole che in tutto questo mese facciano le loro Comunioni per me, che sono tanto piena di miserie; esse non mi credono tale, perché io non mostro al di fuori quella che sono... Procuri non impacciarsi mai di ciò che non le spetta... ami le sue sorelle per le virtù che sono in esse, studiandosi di imitarle, e non s’occupi mai dei loro difetti. Con questo si può vivere solitario e in meditazione fra tanta gente ».
« Credano, figliuole mie, non è così facile come lor pare il vestir l’abito religioso a dispetto della propria famiglia... Non credafacile conoscer noi donne. Si confessano tanti anni e ancor non si comprendono. Ci vogliono novizie scelte di virtù. Qualche eccezione fattasi ha guastato a bastanza 380. Seppi che due terribili accuse pesavano [III-35] su di me dai Calzati, e ne - 99 -provava gioia e danzava come David... Chi cerca contentezza quaggiù si inganna bruttamente. Io desiderava mi buttassero in mare come Giona per aver la pace. In visione vidi il passaggio del Mar Rosso, simbolo delle persecuzioni che avrei a patire nella riforma. Chi cerca sé in operare è rovinato ».
« Antonio di Gesù fin da giovinetto conobbe che la miglior gloria del cristiano è dedicarsi intieramente al trionfo della causa di Dio e della Chiesa. Ornava la chiesuola sua di croci e con teschi da morto e pregava con tal tenerezza che i devoti piangevano. [III-36] Anche il padre Graziano par che abbia sette vite e non è mai sazio di patimenti. Benedetto Iddio che arricchì Graziano di doni preziosi. Che consolazione vedere che Dio si vale delle nostre Scalze per cose di sua gloria. Io valgo nulla e godo essere buttata da parte. Beato chi non cerca altro che il gusto di Dio! Non so più che dir di questo mondo, vedendo che dove si tratta di quattrini la santità va tutta in fumo; per questo io vorrei saper nulla di un mondaccio sì ­tristo. Non conviene uscire dalle prescrizioni, perché Saulle pagolla cara. Non distoglie dall’orazione conservare la direzione 381 del patrimonio. Giacobbe, Abramo, Isacco erano pur siffatti. Non è a faticar troppo per non poter poi far più nulla di poi. Obbligarsi poi con voto di non commetter mai cose in cui si sgusciafacilmente, [III-37] senza quasi ­av­vedersene, Dio ce ne scampi. Nelle attuali strettezze abbiamo pazienza qualche anno, e se Dio non provvederà, sarà segno che egli vuole un traslocamento. In pregare badisi che lo spirito di Dio passa senza lasciar vestigio, come la saetta nell’aria. Talvolta l’anima è così rapita che non ne rinviene per alcuni giorni. Allora è come il sole che riscalda ma è nascosto 382 tra le nubi ».
Questo il discorrere di Teresa, la quale però piaceva tan­to che suor Isabella nello incontrarla cantava: « La madre adorata / la madre a noi viene; / su tutte ripiene / di giubilo il cor. / Con dolce armonia / [III-38] su tutte balliamo / su tutte ­- 100 -cantiamo / un inno d’amor ». Il suo Gesù 383 bambino, i suoi pastorelli, il suo lavoro, ecco l’oggetto dei pensieri della giovinetta Isabella 384. Ingenua tanto che, incontratasi per caso nel medico, fuggì come una saetta e gridò che era scomunicata, e che dovevan cacciarla di convento omai.
Altra volta Isabella 385 allo incontro di Teresa cantò: « Ti veggan gli occhi miei / o dolce Gesù mio; / ti veggan gli occhi miei, /e poi morir ­vogl’io ». A tai voci Teresa cadde come morta per due . Diceva poscia: « Questa volta è stato come se una spada mi passasse il cuore. Ora intendo meglio che dovette essere quella spada di dolore che trafisse il [III-39] cuore della Vergine Madre di Dio ». Teresa 386 alla sua volta, quando si riebbe, cantò: « Fuor di me vive il cor mio / e tal vita aspetta in Dio / che mi è morte il non morir ».
I pensieri dei santi come imparadisano, e le massime di perfezione cristiana come sollevano da terra!




p. 98
378
Originale: satollate; Mt 5, 6.


379
Originale: due /strenui/.


380
Il brano Non creda [...] a bastanza è scritto nella parte inferiore della pagina successiva ed inserito a questo punto del testo con un richiamo.


p. 99
381
Originale: direzione /a/.


382
Originale: nascosta.


p. 100
383
Originale: Gesù /infante/.


384
Originale: Isabella. /Essendosi incontrata/.


385
Originale: Isabella /cantò/. Si tratta di suor Isabella Chimene (Jimenez) del monastero di Salamanca, mentre la suor Isabella nominata nel capoverso precedente è la sorella del padre Girolamo Graziano; cfr. Opere, v, Delle lettere, tomo i, 1560-1577, p. 544, p. 669.


386
Originale: Teresa /quando/.


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