Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Ricordini S. Zita
Lettura del testo

Ricordini di santa Zita (1888-1890)

Considerazione XI. Misericordia con sé

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Considerazione XI.
Misericordia con sé
[42]Rappresentati 75 un’infermeria piena di malattie fisiche e morali, e poi 76 pensa che tu sei quella dessa.
Mi metto alla santa presenza di Dio e dirò: « Padre nostro etc., Ave, Maria... Gloria al Padre etc. ».
1. Considera te che sei un vaso fragile nel corpo, soggetto a molte infermità. Orbene abbi di te quella compassion che si - 217 -deve, e se le indisposizioni tue sono leggere, e tu scacciale e sprezzale, perché in tal caso è il corpo infingardo e traditore che s’attenta per far danno all’anima. Ovvero il tuo malessere 77 fisico reca i sintomi di malattia considerevole, e in tal caso abbiti compassione con prestarti sollecita cura. Onora il medico [43] per il bisogno 78 e conserva il corpo che è il vaso dell’anima. In casi particolari e per particolari incomodi, var­rà prudentemente il consiglio di donna provetta. Se i tuoi acciacchi son quasi cronici e sono considerevoli, procurati sol quel lavoro che alle tue forze si adatta. Infine sopporta con ­pazienza, ché il Signore il sa ben egli che tu gli sei creatura e figlia.
2. Considera che in te possono essere le malattie morali di una fantasia sbrigliata che ti dice: « Corri, corri da luogo a luogo, finché tu rinvenga la felicità ». Ma non sai che la ­fantasia è la pazza di casa? Ponile freno, o tu diverrai il lu­dibrio di tutti e pezzente misera. Può essere che ogni ufficio non abbia la croce sua? E abbiti altresì compassione e non lasciati trarre da certo amore sentimentale [44] per cui una persona ed una casa ti si renda amabile ed altra intollerabile. Non ti sono egualmente care le persone cristiane e le creature di Dio? Ovvero tu stessa sei dominata da un carattere inconci­liabile, e ti trovi in servizio di persona che ha in parte i tuoi difetti. In tal frangente, oh come è bisogno che tu ti armi di alta pazienza!...
3. Tu sei in un ospedale di malati, e tu stessa sei inferma misera, or che fia di te se non ti armi con lo scudo della pazienza? Né solamente, ma a riparo delle infermità nel giorno del bisogno disponiti un peculio; a riparo delle maggiori infermità della mente poni la difesa di una pietà soda, di un’obbedienza e di un’abnegazione esemplare. Umiliati dentro te stessa e muoviti [45] a compassione di te stessa, e in rifletter sulla persona tua, duolti di essere fragile nel corpo, miserella cotanto nell’anima.
- 218 - Orazione
Se io conoscessi me medesima, oh come sarei bramosa di patimenti vivi!... E se conoscessi il castigo meritato per le mie colpe, oh come di vantaggio 79 desidererei d’essere da altrui ­vilipesa e confusa!... Signore, illuminate le tenebre del mio ­intelletto: porgetemi aita sì che non cada.
Dopo la meditazione
Prenderò qualche buona risoluzione...
Ringrazierò il Signore dei lumi che mi ha dati nella presente meditazione e lo pregherò a darmi grazia di mettere in pratica le prese risoluzioni.




p. 216
75
Originale: Rappresentati /un ospedale/.


76
Originale: poi /ricorda/.


p. 217
77
Originale: malessere.


78
Sir 38, 1.


p. 218
79
Originale: vantaggio /o come/.


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