Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Eccolo il Signore!
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Eccolo il Signore! Nozioni agricolo-morali

VI. Lode a Dio sempre!

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VI.
Lode a Dio sempre!
1. [54] Tutte le creature Dio le ha tratte dal nulla perché gli dieno onore e gloria. Però il Salmista invita tutte a dire: « Tutte voi, le opere di Dio, benedite al Signor vostro » 118. Ma s’è così, perché sprezzar una creatura sola delle molte che ne circondano? Di molte creature Iddio stesso se ne valse a parlare ai sensi dell’uomo. Per mezzo dell’agnello ei darà a conoscere Gesù Cristo, mitezza e innocenza somma, per mezzo della colomba denota 119 lo Spirito Santo. I quattro evangelisti furon fatti conoscere in ispirito al profeta sotto l’aspetto di bue, di leone, di vitello, di aquila 120. Nel rito della Chiesa il pane è simbolo di Gesù Cristo sepolto, come 121 il frumento - 289 -e la vite sono figura del più grande dei [55] Sacramenti, l’Eucaristia santissima. Diam dunque lode al Signore sempre!
2. I patriarchi antichi ponevano loro contentezza122 donavan gloria a Dio con dire: « Benedetto il Signore che m’ha 123 fatto servire da 7 mila pecore, da tremila cavalli, da 500 paia di buoi, da 500 giumenti ». Il cavallo, udite Giobbe come ne parla ... 124. Or chi vorrà maltrattare un cavallo, che è sì generoso, che 125 è intrepido e ne presta serviziimposti 126. Pittori e scultori 127 e poeti e storici fanno a gara ad esaltarne i pregi, e noi l’ammazziamo con maltrattamenti per una passione di ira? Ed il giumento, perché d’un grado solo è inferiore al cavallo, noi ci permettiamo [56] di buttargli dinanzi un sol pugno di paglia e poi accomodargli in groppa un peso doppio e poi moltiplicare le percosse su quel corpo già stecchito e coperto di piaghe apertegli dalla 128 crudeltà umana? Ed esso è sì paziente e sì amante della sua prole, oh quanto è modesto e come morigerato il giumento! Già scorgemmo il divin Salvatore che slegato un giumento 129 dal tronco di un albero saliva in groppa e faceva il suo ingresso trionfante in Gerusalemme. Un giumento era già la cavalcatura nobile del ricco orientale. E poi il bue e la giovenca che allungano il muso allo incontro del padrone quasi per salutarlo con sorriso, e poi che per un pugno di fieno vi riconoscono poi sempre e intanto [57] vi si sommettono servi ad aiutar i lavori campestri, e soccorritrici le gio­venche a darvi latte, vitelli, concimi e poi tutto sé, perché della lor pelle facciate calzature, della carne alimento 130 e perfin delle corna e delle unghie oggetto d’industria utile. E noi per compenso le daremo solo una stalla angusta, male arieggiata, - 290 -coperta di immondizie che generano copie d’insetti intorno, e non darci briga a disporle un luogo pulito per dormire. Forse che stando al campo le bovine cercano di sdraiarsi in posture sozze? O che in sentirsi 131 nauseanti odori intorno non soffrano ancor esse più mali di capo e disturbi 132 nelle loro carni?
3. E col nutrimento 133 convien guardarsi da doppio eccesso: non troppo perché [58] si aggraverebbero di indigestione, non poco perché 134 indebolirebbero. E quanto alla qualità, come meglio ha di sostanza, più frutteranno barbabietole, vena, orzo. Chi non sa che il buon cibo di sana istruzione giova allo intelletto umano, che la sostanza di un 135 insegnamento spirituale fortifica non poco l’anima nostra? E voglionsi buoni alloggi. Una stalla sepolta od esposta a tutte le arie, o tanto bassa che il giumento vi batta su con il capo, o tanto ristretta che non possa muoversi, tutto ciò è impedimento a ciò esso possa star sano. Quanto gode quando, sprigionatolo anche per poc’ora da quella carcere, sia mandato al pascolo od alla corrente per ispassarsene alquanto! E poi dicasi che non soffrono. [59] Il santuario della famiglia consacrabene il cuore dei membri di famiglia, e il tempio santo conforta l’animo dei credenti. O se mal tenuto e trascurato, scema rispetto e indebolisce lo spirito. Tutto s’ha dall’animale, perché batterlo? Il Signore ce li ha dati per uso, non per strazio. E vuole che siamo benevoli cogli animali per imparar ad esser più cordiali col prossimo degli uomini 136. Ponete attenzione agli stallieri, ai macellai, ai vetturali: sono fra gli uomini i meno compassionevoli e devoti. E la pecora ne insegna la semplicità. Oh l’agnello, come fa cadere la severità anche dall’uomo più rigido e bellicoso! Ma non bisogna stivarle in un pecorile, né conviene pascerle troppo magramente [60] o batterle o tosarle fuor tempo. In Italia con 4 millioni di agricoltori, se ognuno alimentasse - 291 -6 pecore, 24 millioni, noi avremmo 4 chilogrammi di lana ognuno, 48 milioni o 100 milioni 137. Ma noi vogliamo dar danari ad Algeria. E così si avvera che habenti dabitur... e chi non fa frutto dei beni spirituali, tosto gli si toglie ancor quel che gli è dato 138. La capra domestica è pur linda, pulita, e arrampica, coglie dove altri non andrebbe, o se fa danno curatela, e non si può alimentar nelle stalle? Il capretto carni, pelli, peli, e noi le perseguitiamo come orsi? Dice Catone non prosperar l’agricoltura dove non è gran copia di bestiame, ma non ci addiamo. L’uomo che trascura i mezzi di farsi ricco, diventerà assai povero. Noi non vogliamo [61] persuadercene. La poltroneria camminaadagio, che la povertà la raggiunge subito. Guai al tiepido nel divino servizio. Guai a chi trascura le piccole cose! Tosto cadrà nelle più gravi.
4. Ed ancora: volete un animale gentile non meno che utile? Eccolo, il coniglio. S’accontenta per cibo di qualsiasi 139 rimasuglia, è procaccievole in ogni uopo. Val come certi tesori di santuario e di divozione che talvolta meno giovano a chi più li ha vicini. Ma fino a quando? Il contadino mangia polenta e ricotta, insalata. Ecco la carne ed è gustosa, può star su qualsiasi desco. Un coniglio val due lire, può dare 8, 12 figli al mese e dopo 4 mesi si ponno macellare. Si vivemale. Eccetto Romagna [62] e Genovesato, in altri luoghi soffron perfin di pellagra. Poveri contadini, hanno un sorriso che tosto scompare dal loro labbro. |Penuria| la |...|. Son come taluni che in giornata mal si potrebbe indovinar la sede della loro fede. La Francia manda fuori oltre 500 mila conigli al mese, ne ricava venti milioni all’anno e cinque milioni in pellami che ella colorisce e dipinge come pelliccie preziose. Il concime poi è ­- 292 -superiore a qualsiasi. I giardinieri lo pagano d’assai. Che dite intanto? Industriamoci. Intanto che si pensa al lavoro colla mente, che col corpo si suda alla fatica, il demonio non ha tempo a sedurci. I popoli più laboriosi sono i più ricchi di corpo e di anima. Lode a Dio sempre! E noi [63] valiamoci ad ogni opera buona.
riflessi
1. Gli animali simboli di fede e di virtù.
2. Guardarsi da maltrattar un animale.
3. I buoni trattamenti il fanno utile e domestico.
4. Perfino un coniglio è fonte di prosperità e di ricchezza.




p. 288
118
Sal 103(102), 22.


119
Originale: colomba che denota.


120
Originale: acquila.


121
Originale: come /il l’orzo/.


p. 289
122
Originale: e /ricchezza/.


123
Originale: m’ha /dato/.


124
Nell’originale segue uno spazio bianco corrispondente a circa una riga e mezza; l’A. si riferisce a Gb 39, 19-25.


125
Originale: che /ci/.


126
Probabilmente: importanti.


127
Originale: scultori, /scrittori/.


128
Originale: dalla /ferocia/.


129
Originale: giumento /a piè/.


130
Originale: alimenta.


p. 290
131
Originale: sentirsi /tra/.


132
Originale: disturbi /intorno?/.


133
Originale: nutrimento /non/.


134
Originale: perché /infiacchirebbero/.


135
Originale: un /condimento/.


136
Originale: uomini. /Che fare intanto?/.


p. 291
137
Più chiaramente in Giulio Cappi, Istruzione agraria, p. 220: « Il prodotto di una pecora, se consideriamo la lana, si valuta in media a 2 chilogrammi per testa e vendendola miseramente se ne possono ricavare franchi 4. Dunque notiamo: quarantotto milioni di chilogrammi di lana a lire 2 al chil. L. 96.000.000 (Nota: Un tal prezzo è molto inferiore al vero, non essendovi lana di così poco valore) ».


138
Cfr. Mt 13, 12.


139
Originale: qualsiasi /racimolatura/.


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