Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Eccolo il Signore!
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Eccolo il Signore! Nozioni agricolo-morali

XI. Il frutteto

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XI.
Il frutteto
1.[95]Entrando in un frutteto ben coltivato, per poco ci sembra di entrare in un genere di paradiso terrestre. Il paradiso terrestre fu già nell’Asia, e dall’Asia venne a noi il 189 meglio della coltura, delle lettere, delle scienze sacre; venne pure la copia di alberi per un frutteto. L’arancio, il mandorlo, l’ulivo, il fico, il susino, il pero, l’albicocco, il castagno, il melagrano, il ciliegio, il nocciuolo e la vite stessa ci vennero dall’oriente, in Asia sovrattutto, trasportati quasi in trionfo appo noi dai conquistatori romani.
2. La configurazione dell’uomo, i suoi sensi, la sua intelligenza, la favella sua, l’ingegno, ci rapiscono. Una pianta è un vegetale semplice, ma [96] meraviglie sono pure nel nascimento e nello sviluppo di una pianta! La radice si affonda nel terreno e si dirama per tener saldo il fusto e per somministrare alimento. Nella radice è il nodo vitale della pianta, ha il fittone che giù s’approfonda e divisioni grosse di radici che si spargono - 305 -a forma di rete. Rappresenta la radice che opera entro terra come l’azione dello spirito della Chiesa, che il più spesso non si scorge ma che diffonde nel Cristianesimo la vita della fede. Nella pianta ha il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti, e tutto s’avvolge una corteccia in cui è la potenza rigeneratrice dell’innesto; le foglie aspirano continuamente e ottengono poi nelle fibre della pianta un laboratorio chimico entro al quale [97] sviluppansi 190 i più vari misteri di azione vitale. I rami, a seconda che si potano o si spiegano, sforzano gli umori ad entrare nelle gemme e produrre 191 frutti pregiati. Intanto il calore, la luce, l’umidità, le nebbie, le brine, le nevi, il ghiaccio, i venti e persin le tempeste influiscono al perfezionamento della pianta, come nel perfezionamento dell’uomo ottengono le consolazioni e le desolazioni, il calor di carità, la luce di fede, le umidità di umor triste e perfin le nebbie o le brine di aridità o le procelle di presunzione manifesta. Tutto coopera per la santificazione degli eletti del Signore  192.
3. Ma come in un frutteto voglionsi lavori di dissodamento, di sarchiatura, di potatura, inaffiamenti e ingrassi, così a formare la virtù dell’uomo [98] coopera la grazia del Signore, il buon indole del cristiano, il lavoro di zappa, di vanga, di badile o di bidente, a seconda delle circostanze. Quanti lavori e in quanti modi nella coltivazione di un frutteto! E in quella del cuore di un uomo, quanti lavori hanno pure e quanto svariati!
4. In un frutteto sono le piante distribuite in filare, come una procession di popolo che volge il guardo all’alto, o sono isolate o assieme come un popolo che s’aduna sul campo delle conferenze. Sempre offre spettacolo caro a vedersi. Non però voglionsi in soverchia copia o inaffiamenti o ingrassi, perché snervano il frutto e infracidiscono le radici, come la troppa vita il capriccio e la lezione troppo [99] prolungata che stanca i pensieri 193 di chi siede al banco ad ascoltare.
- 306 -5. Presso al frutteto è il vivaio. Vi si semina con cura e poi si diradano le 194 pianticelle che trapiantandole ingagliardiscono, come nel santuario si allevano i giovinetti, nei 195 cenobi le anime fedeli allo sposalizio di virtù, a fin di donare al mondo il fior di virtù, il frutto copioso di opere sante.
6. Seguono gli innestamenti, che sono come le inclinazioni saggie del cristiano maestro che le trasfonde nell’allievo, o del padre nel figlio, a fine di perpetuare quaggiù la varietà di bene e il buon appoggio di perfezione. Gli innesti si fanno a spacco, a corona, a zuffolo, ad anello, a scudetto, ad occhio, [100] ovvero si compiono per approssimazione legando l’un ramo presso all’altro di eguale genere ma di varietà differente. E lasciano poi che più generosamente le piante si espandino a pieno vento, a spalliera, a cordoni obliqui od orizzontali, o si avanzino a tutto slancio ovvero a cespuglio, a forme varie. Segue in ciò come lo studio del maestro, che a qualunque ora del e in ogni circostanza della vita sa instillare ne’ suoi principii fermissimi di virtù. Come nell’innesto si adoperano  196 l’innestatore con due taglienti, la falciola, le forbici, la sega, il martello, il cuneo, così la Chiesa maestra adopera svariati strumenti di libri, di insegnamenti 197, di [101] congregazioni e simili per ottenere uno scopo altissimo.
7. La potatura è tanto difficile come lo sradico dei vizii in una persona: quante attenzioni e quanto accurate! Le cime fronzute, i succhioni, i rami secchi, i rami intanati; distinguer i principali e togliere gli accessori, ecco quanto è dell’uopo, ma vuolsi studio, e come è difficile leggere assai chiaro in cuore all’uomo, tanto è difficile discorrere nelle fibre della pianta per introdursene del più prospero allevamento. Ma quando in un frutteto figurano nella più incantevole disposizione frutti svariati e in copia assai, allora è un conforto, come nell’animo del maestro che scorge in bell’ordine le virtù e le buone opere de’ suoi dipendenti.
- 307 -8. [102]Passiamoli in rassegna i bellissimi alberi di un frutteto e vi appariranno così come un drappello di cento piedi che si incamminano al santuario di virtù, al campo di opere sante. Il re degli alberi è 198 l’arancio, che il più squisito dei frutti, le arancie, intorno a che nei diversi tempi provossi perfino un genere di mania nella coltivazione. Seguono il pesco, il pero, il mandorlo, il fico, il ciliegio, il melograno, il cotogno, il corniolo, il castagno, il noce, il nespolo, con le loro varietà che tanto si attagliano a’ suoli, ai climi, al genere diverso di coltivazione. I dilettanti eccedono in allegrezza di contento, come il contemplativo che dal naturale scorgendo il sovranaturale  199 [103] elevasi in estasi d’ammirazione. Il pistacchio cresce a 6 metri d’altezza, a 15 il sorbo; il susino, il lampone, l’uva spina, la vite crescono a cordone od a cespuglio, in picco, in ispalliera quadrata, a palmetta semplice, a cordone obliquo, offrono varietà bellissime a vedersi, come gli ingegni belli e variati degli uomini.
9. Si distinguono sovrattutto in quattro classi, e sono 200 alberi che fanno frutti a mo’ di bacca come i ribes, l’uva, od a semente come il pero, od a nocciolo come l’albicocco, ovvero a capsula come il noce. Sono opportuni per ogni stagione ed ha alcuni che sono freschissimi. Il pericarpio contiene da 75 a 90 parti d’acqua per cento. [104] Non conviene accumular le frutta in locali ristretti. Le susine si disseccano con processo diligente nel forno. Il ribes, il lampone, le agriotte, le pesche, le albicocche, le ciliegie, si accomodano in conserve utilissime per le diverse stagioni di un anno. Sono come gli insegnamenti del vecchio che fruttano a tutte le età, come l’occhio che in tutto vede la presenza di Dio e le lettere scritte nel mezzo che ti rammentano ad ogni ora il savio pensiero: « Dio ti vede ».
10. Ma come è proprio d’ogni cosa creata, anche gli alberi hanno le loro malattie, le sterilità, la morte che li sopragiunge. Ammalano per cumulo di vermi che s’agglomerano intorno e - 308 -che le [105] strappano gli umori vitali. Le piante ingialliscono e lasciano cadere anzi tempo le foglie, entrano in languore, si fanno sterili, fioriscono fuori stagione, producono frutti insipidi e si aprono in piaghe, in ulceri, in cancri. Quanta analogia con le miserie della vita umana! O uomo, eccoti un’imagine della tua caducità! E come l’uomo, così le piante ammalano per spaccatura prodotta da soverchia vegetazione o da rigor intenso di freddo. I tagli, le contusioni, le squarciature nocciono loro, e sono per gli alberi un morbo funesto i frutti camolati, le piegature curve.
11. Poi come l’uomo è tribulato da esterne sciagure, così la pianta. A danneggiar gli aranci sono gli [106] insetti chiamati emitteri, cocciniglie 201, afidi. Contro il castagno è il bruco ­Pyralis phlugiana, contro il ciliegio la tentredine 202, contro il lampone le piccole galle. Al nocciuolo insidia il gorgoglione, al pero l’eumolpo, al pesco ed al pomo la cocciniglia che ne strugge le gemme, le foglie. Ai danni del susino e della vite vengono gli insetti detti afide, piralide e la farfalla procride, che stando in sopore si può uccidere sovrattutto di sera. La liscivia di potassa e di soda uccide in gran copia questi insetti. E così il Signore, che manda le malattie, egli addita anche i rimedi a guarirne, a ciò valendosene l’uomo si dolga pei falli per cui smosse il castigo e ritorni ad affetti di riconoscenza e di amore [107] ardente per la bontà di Dio, che 203 gli ritorna il beneficio della salute, la prosperità della vita. Quanti misteri di bontà e di Provvidenza divina nello studio della natura creata!
















p. 304
189
Originale: noi con il.


p. 305
190
Originale: sviluppansi /le/.


191
Originale: produrre /i/.


192
Cfr. Rm 8, 28.


193
Originale: pensieri /del discente/.


p. 306
194
Originale: le /sementi/.


195
Originale: i giovanetti al santuario nei.


196
Originale: adoperano /il falciatore a doppio/.


197
Originale: insegnamenti /e simili/.


p. 307
198
Originale: è /il più/.


199
Originale: sovranaturale /par/.


200
Originale: sono /frutti/.


p. 308
201
Originale: cocciniglie, /affidi/.


202
Originale: le tetendrine.


203Originale: che /il/.

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