Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Biografia R. Masanti
Lettura del testo

Per una biografia di Raimondo Masanti (1891-1901)

CENNI DI VITA DEL CONTADINO RAIMONDO MASANTI (1901)

Articolo V. « La morte viene »

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Articolo V.
« La morte viene »
Precursori della morte sono le malattie. Malattia incurabile è la vecchiaia. Pàmondo portava i suoi 77 anni, che egli chiamava due zappe che lavoravano a scavargli la fossa. Alla malattia della vecchiaia si aggiungevano gli acciacchi artritici che lo prendevano nelle articolazioni, onde reggevasi a gran stento. Era l’ottobre del 1883 50; Raimondo, calato il tramonto del sole, si sforzò di lasciare il campo vicino dove stava al solito lavorando ginocchioni e trovò di potersi rizzare a gran stento. Un buon uomo passando 51 di si mosse a compassione e lo accompagnò alla propria casetta, lo incontrarono i figli e fu posto a giacere. Raimondo ringraziò il buon uomo e gli disse: « Da questo letto non mi leverò mai più ». Fu vero. Passarono otto stagioni d’inverno, otto di primavera 52, otto di estate, otto stagioni di autunno e poi nella primavera seguente passò nella patria in cui ha primavera continua in eterno, e mai più si levò da quel suo giaciglio. E che cosa faceva egli? Nei primi giorni parve conturbarsi e sentire profondamente il [11] il peso dei dolori, ma poi la ragione e la fede fecero tacere il senso e l’umanità, e Pàmondo si rimise vittima di carità e di dolore nelle mani della divina provvidenza che adorò fino alla fine.
Che faceva adunque Pàmondo? Egli stavasi solo solo, quasi sempre solo. I figli erano pochi, giovani tutt’ora, obligati da mane a sera ai faticosi lavori di campagna. Più e più volte gli porgevano il pasto del mattino, gli ponevano a fianco del letto il pasto di mezzodì e poi comparivano alla sera. Faceva una festa grande quando il parroco veniva a passare un quarto d’ora con lui, ovvero qualche amico o compagno. Raimondo colla forza della sua virtù era come una calamita che tirava i cuori, - 410 -e alcuni di tempo in tempo, anche nella stagione di maggiori ­lavori, lo venivano per alcuni momenti a visitare. Talvolta gli ­presentavano dei confortini di frutta, di vino, di qualche vettovaglia che Raimondo riceveva con alto senso di gratitudine.
Fuori queste visite, Raimondo era solo solo, quasi sempre solo. Ma non era solo, perché aveva sempre Dio presente e conversava con lui famigliarmente. Conversava confidenzialmente colla Vergine e coi santi. Lo si andava visitando e sentivasi lontano l’eco della voce grossa, sonora, dell’uomo che pregava: « Pater noster qui es in coelis... Ave, Maria... ». Il visitatore preso da dolce incanto fermavasi ad ascoltare e incominciava a intenerirsi, e fattosi poi presso alla soglia e rotte le parole di saluto, piangeva l’uno e piangeva anche l’altro. Raimondo riavutosi ben presto diceva: « Noi siamo ritornati come bambini, piangiamo come bambini ». Scuoteva il suo rosario e poi diceva: « Io nel ripassare questa corona da solo [12] mi pare veder Dio e conversare colla Madonna, e così piango e rido così come i fanciulli fanno. Voi mi dovete scusare. Oh che grazia mi ha fatto il Signore a inchiodarmi a questo letto così! Sono da 7 anni in questo letto e in questa posizione supina. Mi son provato di attaccare una corda a quella trave della soffitta, di aiutarmi con quella per sorreggermi almeno per un poco, ma fu invano. Da 7 anni io sono qui immobile, ma posso parlare, posso sentire. Leggo i miei libri di grossa stampa. Ho perfetta intelligenza. Insomma mi posso occupare per l’anima mia e porgere a’ miei figliuoli qualche consiglio ancora. Oh che fortuna è questa mai! Quanti vengono a visitarmi dicono: Povero Pàmondo, povero Pàmondo. Ma io non sono povero, ché sono il più ricco di tutti. Mi faccio meraviglia che altri non conoscono mia fortuna. Si tratta di eternità, e per una eternità oh che fortuna è mai potersi preparare! ».
I visitatori non potevano durarla a lungo. Si accomiatavano e nel discendere la scala del primo piano spesse volte davano sfoghi a singhiozzi e rientrando in casa ripetevano in famiglia: « Per andare alla predica bisogna trovare il Pàmondo. Che predicatore è il Pàmondo! È un predicatore che fa conoscere il buon cristiano, e a stare con lui non si può non divenire buoni cristiani ». Il parroco conosceva addentro lo spirito dell’uomo - 411 -di Dio; se ne compiaceva, e segretamente presentava il 53 Raimondo esempio vivente di pazienza e di pietà.
Di tempo in tempo Raimondo cadeva in languore. Allora diceva: « La morte viene, la morte viene. Aiutatemi, che la morte viene ». Talune volte il sacerdote accorse per porgere gli estremi conforti, e allora il sant’uomo [13] sentivasi rinvigorire. Allora volgendo gli occhi intorno replicava: « Perdonate, credeva che la morte fosse proprio venuta, ma non tarderà. Oh che fortuna intanto il poter vivere e potersi disporre a ben morire! ».




p. 409
50
Nell’originale è omessa l’indicazione dell’anno; per l’integrazione cfr. ed. 1933, p. 213, dove l’episodio è però collocato nel mese di maggio.


51
Originale: uomo che passando.


52
Nell’originale la parola primavera è cancellata.


p. 411
53
Originale: al.


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