Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Biografia R. Masanti
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Per una biografia di Raimondo Masanti (1891-1901)

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APPUNTI PER UNA BIOGRAFIA
DI RAIMONDO MASANTI

(1891)




[1]Pàmondo col fratello Francesco, morto presto.
Padre di Pàmondo, Giovan Masanti.
Si sposò ad Eufemia da Musso, buona donna, sempre inferma. Stava a Musso in casa dei parenti ed ei Pàmondo sera e mattino saliva e scendeva da Brogno 73, due ore e più a salire. Pàmondo aveva bestie; un uomo, molti figli.
Figli: Ignazio, Martino, Nocenta, Giovanni, Maria, Tognina; Cleri 74 morto andando a caccia.
Lavoro: mastro, scarpellino, sarto, carbonaio, strusino 75, muratore.
In una discussione era il Masanti che acquietava.
[2]Lavoro di giorno, di sera, di notte. Al mattino, mucchio di seta lavorata.
Predicator della pace continua.
Messa per tempissimo i figli. Ed egli ogni giorno alla Messa.
- 426 -Parole cattive a niuno; un lombardismo, buzarona 76, correggevala.
Rispetto ai sacerdoti. A D’Antuono Luigi: « Non son degno toccar sue mani, tocco sue vesti » e toccolla. Visita del D’Antuono.
Voleva la pace e non l’ebbe mai e morì senza pace. Figli in publico litigavano, figlie meno ma...
Stando in letto: « Signore, aiutatemi... ».
[3] Far pali 77 e strappar erba, trascinavasi col bastone - dito pollice storpiato.
Annegazione in tutto - cibo, bevanda e tutto.
In letto: « Quando era sano lavorava pei figli, or questa è una grazia ».
Ed a Martino: « Se ti fossi trovato in me e pagar 100 lire il carlone al sacco... ». Con tanti figli, fu buon governante.
A sera figli volevano andar a stalla 78 - « No, no... Ma se volete andare, perché domandarmi? ».
L’ultimo giorno rideva, scherzava. Santino visitollo al sabato: « Or vado a portar pali... vieni che ci cambieremo 79 ». Non volle esser assistito e l’indomani morì.
[4]Sabato e domenica che morì: « Quel che mi rincresce è che non posso dir mie orazioni colla bocca, col pensiero - 427 -non mi fido ». Non gli rincresceva lasciare il mondo: « Ho pregato per tutti, or tocca a voi per me », e aveva il rantolo.
E molti accorsi: « Pregate per noi ».
« Non devo pregare? ».
Davano il Crocefisso ed ei due, tre volte lo baciò.
Angiolina: « Non potete alzar gli occhi? ».
« No... ».
« Avete gli occhi neri, che avete? Sono i vomiti? ».
« Chissà come sarà. Vedrai quando son morto... Tira via una coperta, dopo poco tireran via tutte due ».
« E quando andrete via dalla masseria? ».
« No no, mi porteranno via ».
Ad Angiolina: « Non partire, verrà Dio - fa adagio - anche scampar tanto, tre o 4 |...| [5] arriverà ».
« Andate via da questa casa. È il Signore, mi porterà via il Signore ».
Capenta 80: « Se sapessi quel che capitò a voi mi strozzerei ». Ed egli: « Il Signore tutto dispone, questa è una grazia ». Capenta: « Io non ne vorrei », e parea prendere rabbia. E Pàmondo: « Non potei pregar da giovane. Or ecco che io prego per chi ha tanta famiglia, poveri, ricchi, Piccola Casa, per chi mi fe’ perder danaro... e passo terra per terra fino a Musso, e in disparte da figli fin qui che mi diedero un pezzo di pane ».
« Dicon che Dio non è, ma con tanto ingegno chi scoprì e conosce sole, grano... chi non vede? Fate voi? ».
[6] Si pose a letto or son 8 anni 81, ai primi di maggio. Coscia però trascinava da pezza.
Giornate intiere senza mangiare pei dispiaceri. « Non mi faccio fiacco, Dio mi aiuta ».
Aveva commercio con molti e metteva pace, subito pace.
- 428 -Vide due fratelli col fucile... buttossi a terra...
Moglie morì a 45 anni - ogni figlio una grave malattia - ultimo dovette esser dato a baliatico. Le fecero forse 100 salassi, le mancava il fiato. Allo speziale portò grosse somme.
Rimase vedovo ai 43 anni 82. Non si rimaritò per rispetto ai figli.
[7]Pàmondo giovinetto faceva sarto; diveniva grasso, dové lasciarlo. Fece anche il resegot 83... « Se non è un mestiere, è altro ». In gennaio con neve a far pali.
Era alla valle del mulino, cavava sasso - mina - e venne inspirazione di mandar via tutti per servizi, e gli venne d’andar anche lui - e cadde un rovescio di sassi. « Se eravam , tutti tre morti ».
Altra volta cadde ivi e fermossi in un piccol sasso, se cadeva oltre era morto. « È il Signore, è un miracolo di Dio ». In malattia non si tristò più perché tutto ripeteva da Dio.
Figli in America - era triste, pregava per loro.
Desiderava veder Irene, e videla.
[8] « Prego per te e per l’Irene e mi pare debba vederla... ». E la vide, allora pianse e fece allegrezza.
E Capenta: « Chi vive sperando... ».
« Chi spera in Dio non perisce. Perché tante cure per questo mondo, e il paradiso... ».
Irene ad Ardenno non godeva salute. Andò Angiolina a trovarla ad Ardenno, che non poteva... era malata; « Vieni subito, or Pàmondo sta bene ma affrettati ».
Venne anche altra volta ma trovollo morto.
Tognina avvisata per telegramma videlo morto, ma era giunta 8 prima.
« Devi partire? Sta qui » e piangeva... « E domani... ».
- 429 -« Ebbene or parti o penserebbero male, or son contento ». Pareva sapesse che non l’avrebbe più vista.
[9] Il della morte tutti lo vennero visitando. E tutti e fuori: « È un sant’uomo, è buono ».
E chi l’andava trovando, partivano contenti. « È più contento di noi », e molti appositamente andavano per vederlo e contargli affanni.
« Poveretti, siete arrivati a visitarmi ».
« Non ho paura che mi manchi veruna cosa. Avessi nulla, tutti me ne darebbero... È il Signore che inspira e se non tu manderà altri ed altri. Dio ha inspirato ». « Venivano raro altri ed or si fanno più presto; manca uno, vien l’altro ».
Difterite, due figli. Pàmondo e tutti, gravi mali.
[10] Si sposò a 22 anni - Andava alla stalla con Anselmo Brivio e parlava ad una; due, tre sere poi le venne sul naso un brusò 84, ed ei: « Non mi piace più ». Ed Anselmo parla ad altra... ed egli tosto maritolla. La prima aveva promesso ad altro, allora le diede rimbrottate per castigatoia.
Miseria, bigatti andare a male, figli in pianto, debiti etcetera; passò violinista: « Entrate, suonate ».
« Faccio per far andare al bosco ma non vogliono andare... Quello che Dio vuole ».
« Cavallee 85 alla 4a, comperai foglia - non aveva più - li sotterrai, e quelli levavansi su ».
Zio Chin 86: « O padevo metter polenta... Pa’, bolle... ».
« Metti cenere ».
« Non ne aveva... Se ne avessi avuta farina ».
- 430 - [11] Non arrabbiava ma quando lo tiravan fuori era formidabile, ma tosto gli passava. I figli: « Vien rossa la pelle della cervice, guardiamoci ».
Mercoledì, venerdì, discorrevasi di maritaggio... « Mi sposo anch’io presto ».
« Che dottore? È meglio che parta, son vecchio ». « Mi son mai augurato la morte, or sì - ma se devo stare, sto perché non ho fatto penitenza sufficiente da figlio, da maritato. Mi lascerà qui per vedere questo e questo ».
Rivolgimenti politici - francesi - da paese a paese.
Capenta: « In casa m’arrabbio, mi viene in mente Pàmondo e sopporto, sento forza ».
[12]Tognina quanto operò per Pàmondo; partì atterrita per collere di Martino, trovava Pàmondo e piangeva...
Pàmondo e notte, dormire. Dormì bene una notte sola, in agosto. Dormiva e poi sonni di paura e tremava. E dopo pregava...
Due volte nel ripeteva, la prima dalle 2 al . E se era festa comminciava prima per le visite. « Vedo volontieri, vengano, sollecito per esser contento ».
Notte d’inverno, scuro. « Mi pare un anno ». Recitava adagio se gravato... se meno, forte.
Vomiti, ventre. Tossendo sol lamento era: « Gesummaria che dolore... Quel lassù è il padrone, è il Padre eterno. Lui sa. Lui sa... ».
[13]Donne: « Gesù, Giuseppe... » ed egli ripeteva... Pareva non capisse... ma baciava Crocefisso due, tre volte - e baciò la figlia. Spalancò occhi al cielo e li chiuse.
« Prego per la Piccola Casa... E Ombellina 87... diede inspirazione... è bene, l’avessero tutti... ».
- 431 - « E se Dio abbandona... », e gridava contro...
« E qui non muoiono? Esser buono, è bene andar alla Piccola Casa - bisogna esser buono... Quanto a te, Angiolina, vedilo tu... pazienza ci vuol dappertutto. Quanti caratteri... don Luigi non avrà molti fastidi... toccherà tante... ».
« Che devono tollerare i ministri di Dio, e noi che siam peccatori. Li amano più le bestie che la gente: ho fatto attenzione. Guai a portar odio, amiamoci tutti. La ira e l’odio è peccato brutto che Dio non può perdonare ».
Beneviso da tutti i figli: « Eccola [14] la Provvidenza ».
Morta Genoveffa: « Meglio morta che maritarsi... Ha guadagnato ciò che poteva perdere... »; prese influenza e tifo, morì ai 15 dicembre 1888. « Ho pregato tanto tanto pel meglio dell’anima sua ».
Morta lei pareva non aver nessuno ed ecco è arrivata Angelina... E questa non sarebbe venuta ma sentivasi trascinata...
Sabato: « Vo’ ancor fare il mio bene » e lo fece al mattino. Fu grazia potersi comunicare. Era il iii segno della Messa - vennero due figlie... avvertirono il male e fecero accorrere il curato, e il vomito cessò. Diede acqua dopo, e cessò il vomito per un’ora dopo. Indi vomitò più poco, ma non aveva forza. Colla mano accompagnava i sforzi del vomito - smortò, uscirono boccate, e tosto domandava di Angiolina.
[15]Capenta: « Dicono: Talis pater... e noi che siamo?... ». Ed ei: « Son peccatore anch’io... Come padre lo devi rispettare. Dio non parla ma ci arriva - dita non sono eguali - è un Dio sopra tutti ».
Capenta: « Che vale il vostro pregare... ».
« A qualche cosa varrà ».
Fratelli, mano serrata sulla porta... « Che vale il pregare?... ». Ed ei: « Fioi de can, prego perché lascino dita sulla porta... Martino fa... E io che dovrei dire che non mi ha detto mai: Pàmondo che fate? ». E gli doleva averlo detto.
Era contento della cessione fatta al Martino - Capenta piangeva - « Vuol che faccio come il Briola? Figli contenti - ho ­debiti ».
- 432 - [16] Fece la robba 88 a Martino senza interrogar figli e Capenta dice che poteva esser colpa. « Son contento se buono, se gramo, se nulla... Datemi nulla a mangiare... ».
Sarebbe venuto all’Ospizio od a Como volontieri, ma chissà che parlar la gente... « E qui non starò molto... e poi lo strappo, il Martino... 100 franchi l’anno e poi bisogna patire. Partirò quando mi portan via ».
« Avrei soggetto... stanza a parte... » 89.
« Devono mantenermi altri quando Martino è obligato? Pagano... ». Più volte voleva partire ma ritornò per non far dire la gente.
Capenta: « Non è la tua bocca che parla » - rideva... « Che avrò fatto pei figli? L’ho confidato al don Luigi ed egli: Dio ha dato... tollerare sempre... ».
[17] Aveva stima delle Figlie di Maria e godevano venirlo a trovare, a leggere... « Fanno bene ».
E maritata Mariò: « Or si maritano monache e frati, ma sarà il suo destino. Poveretta, entra in casa di tristezza... Fanno bene ».
Pàmondo e collega del suo anno solo Santino, tutti cambiati. Tardava a venire. « E il tabacco?... ».
« Non lo finisco - darollo a te lo scatolino, a te Santino ».
Morendo non piangeva... piangevano tutti ed ei nulla di nulla, che viveva in Dio e per Iddio.
E dei figli: « Non son più quelli dell’età passata. In chiesa tutti ricchi, fuori differenza - come può Dio aiutare ».
[18] « Padri avanti figli 90. Or padri all’osteria e si lagnan che Dio manda castighi! Li cerchiamo noi ».
- 433 - « Chiesa, bacchetta... sonno, mancanza di fede - prima mezzalana, or tutti ricchi ».
E pregava per chi era pel mondo: « Pericolo, chi può 91 farne a meno non vada... Non son mai contenti... chi troppo vuole niente ha... ». Nipote a Parigi.
E dei capi del paese... « Non registrano come prima... ma bisogna rispettare... Ha dei buoni ma è cambiamento in tutto » 92.
« Preti non son liberi - non si può andar avanti - fuori pregare non si può ». « Prete: se fa dovere, lamenti; se non fa doveri, lamenti... che è se non mancanza di fede... Grande ignoranza dir che Dio non è. Si credono sapienti e sono ignoranti. Cattivi, è Dio che comanda ».
« E costui che non è castigato mai? ».
« E quella [19] inquietudine non è castigo...? E poi non è finita... ».
E dei signori: « Vero, vero - denari fanno dannare. Ha ricchi che fanno carità e ha che sprecano, e questi...  ».
« Ognuno la sua religione. Ho inteso che sol la nostra... ». « Don Luigi: Se credono si salvano... E questo mi pare giusto, non ho sentito da altri preti ». « Preferisco esser povero perché il ricco è più in pericolo... e in morte ha rincrescimento maggiore ». « Contentarsi nel loro stato è felicità a questa vita e nell’altra ».
E delle scuole? « Or è maggior istruzione - domandai a don Luigi, ed ei: Per altri è profitto per altri è un male... ».
E dei pascoli comunali: « Gran male, non sarebbe sì gran miseria. Tutti la vacca... ora... [20] Abusavano lasciando passar confini ed ecco castigo del poco galantomismo ».
E delle osterie: « Non si fa bene - un bicchier e |...| ». « Chiesa, dato richiamo: osterie chiuse ed ora?... Ha miseria, e poi le osterie piene?... ».
- 434 - E dei lavori per la seta? « Son pericoli, aprire gli occhi, farsi pagare... ».
Fallimento di Tranquillo 93... « È Dio che comanda... Forse colpa... andava alla chiesa, or no... Non giudichiamo, ma... Ingordigia degli altri in prendere il 5% e tutti a lui, si arrischiava ed ecco la ingordigia... e lui scappare. Se era Alessandro ancor l’aiutavano... Pregare per lui ».
[21] E di don Michele 94: « È uomo buono, ma per esser prete... a confessare monache tutti i ... Pregar per lui: siam tutti fragili... Nelle botteghe fermarsi come altra persona... non è cattivo - talento in Chiesa e non ci arrivava a capir sé... Poca carità ».
E del curato nuovo 95: « L’ha mandato Dio... compagno non poteva... è inspirazion di Dio perché dal seminario passò curato - segno del merito - Dio aiuta sempre ».
« Morto Coppini 96 non |...|... Or più, non perder fede... ».
Santa Comunione, semel in mense... « Quando lei ha comodo, anche presto, ho desiderio... ». Si teneva per non scomodare.
E degli ubbriachi... Perché vogliono partire...
- 435 - E quando scappò Erminia Bosatta 97: « Se si maritano, il perché etcetera... Devono seguire lo stato loro; del nostro sentimento è il Signore. Che [22] stolidità... fanno bene. In giornata è molto male ma anche molto bene, cresce nei buoni... Pentapoli... ». Avrebbe sempre discorso di cose buone.
E dei nuotanti? « Non sta bene, scandalo - ripari almeno... e non in tempo di Chiesa... Mancanza nei genitori ».
« Brutta cosa non esser contenti » - Capenta... « È brutta ignoranza ».
« Non ho voglia di Chiesa, né di pregare... ».
« Questo è gran mancanza ed è causa del malcontento - pregherò per te ».
« Che carico don Luigi! E che guadagna? Tutto per le anime... e par faccia miracoli - fabbriche, gente, alloggio. Saranno signori - è come un miracolo, e dicono che non succede miracoli ».
[23] Faceva caso di tutto e sopra tutti.
Stima per suor Chiara... « Così giovine e tanto bene... che ha guadagnato? Or eccone gli esempi. Morì giovine ».
« Erano a Camlago 98 - fra’ Mario cacciati, e permise ­andassero in centro del paese, ecco le cose del mondo... e si son messe meglio... Per pochi cattivi devono perder i buoni? Son tanti cattivi, ma quanti buoni... Che tocca loro di - 436 -persecuzione!... Anche Marcellina avrà pensato entrar in casa paterna. Tranquillo non poteva vederle e dové lasciar loro la casa... Tutto è da Dio ».
E del padre Mario? « Buon uomo da una parte... tutti han difetti. Uom della costa - canotto - non negò 99 mai... e morì nel lago... Fece molto bene, ma con don Luigi andava d’accordo perché secondava l’idea. Così anche noi ».
« Cattivi non disturbarli, ma pregare ».
[24] E del Coppini: « Ospizio, scuole, ragazze - molto bene, ed ebbe distrazioni 100. Da tempo si è purgato Pianello... Merito del ricovero, orfanelle. Sono ignoranti a non dirne bene ».
E carestia 1817: « Venivan cavargnoni 101 e mangiavan borgna dei telai, e mangiavano erba dei prati, onde l’anno seguente venne febbre micidiale » 102.
« Andava a Lecco e Como e pagava L. 100 carlone 103 al sacco, e chi aveva danaro non ne trovava. Se si prendeva una micca domandavano: Chi è malato? Mi davano una focaccetta, pomi di terra a lesso - eran più buoni - castagne - a monte colle giornate - mantinate 104 pomi di terra. Pomi di terra piccoli si brustolivano come castagne nella padella mondee 105 - allora più sani e più allegri... Dicono non verrà miseria... ma se Dio permette verrà maggiore... ».
- 437 - [25] « Credono colla ferrovia allontanar carestie, ma credi tu essere il padron del mondo? ».
E delle innondazioni 1829... D’un tratto acqua - portò via mulino a Mianico - filanda - uomo affogato ed egli partito, egli Pàmondo; altro scappò dalla finestra... che fatti!
E del 1848... guerre, guardie - Lario, Musso - capre, chiavi sui corni - pochi soldati.
E del 1859... sensi varii.
E dei Perpenti e Medina 106: « Gente buona e sapiente ma anche colla sapienza non si può arrivare a quel che Dio vuole. Han fatto in linea mascolina - e vennero 12 maschi e poi tutto ora è perduto. Sapienza non mal esempio, ma nemmen buono... Figli morti ».
[26] E di Bernucca: « Gente ricca e poi? Andava in giornata... rubai frutta da ragazzo. Mi volevano in giornata ».
Bernucca, Seller 107, tonno - « Se è buono questo salame ».
« Non è salame, è tonno ».
« Allora si portava un peso da quintali da San Bernardino a qui per L. 0,25 ed ora che differenza!... Allora pane in casa e mezzalana, ed ora... ».
E del Fasoli 108 promosso a Monte Olimpino: « Si allontana ma si mette a posto... Son contento veder altri star bene ».

















p. 425
73
Probabilmente: Bronn o Bragna, toponimi attestati nel comune di Pianello del Lario, limitrofo a Musso. Il toponimo Brogno è comunque attestato in una frazione di Menaggio.


74
Nocenta, Tognina e Cleri sono diminutivi di Innocenta, Antonia e Glicerio, il cui vero nome era Stefano. Raimondo ebbe dieci figli; cfr. >nota 11.


75
Operaio addetto alla pulitura dei bozzoli da seta.


p. 426
76
Epiteto tra offensivo e faceto derivato dall’italiano buggerona, col significato di ingannatrice, imbrogliona.


77
Lavoro che consisteva nel preparare, specialmente durante l’inverno, pali di legno atti a sorreggere le viti.


78
Locuzione che indica il ritrovarsi insieme ai vicini, specialmente nelle sere invernali, in una stalla per trascorrere un po’ di tempo al tepore emanato dalle bestie. Dopo la consueta recita del rosario, era però facile che i discorsi si facessero maliziosi e indiscreti, tali comunque da esser giudicati inopportuni per i più giovani.


79
Riferimento alla consuetudine di scambiarsi la giornata di lavoro. Santino era un amico e coetaneo di Raimondo.


p. 427
80
Probabilmente si tratta della figlia Maria Gaetana, nata il 1 gennaio 1839 e coniugata con Ferdinando Calvi, la cui famiglia era detta dei Capenta.


81
Originale: 7 anni; cfr. >nota 34.


p. 428
82
Originale: 40 anni; la moglie Eufemia Manzi morì il 21 gennaio 1850, quando Raimondo stava per compiere 43 anni.


83
Legnaiolo, operaio che in montagna sgrossava e sezionava i tronchi d’albero per farne legname da costruzione.


p. 429
84
Forma dialettale per foruncolo.


85
Forma dialettale per cavalieri, col significato di bachi da seta, al cui allevamento il brano si riferisce. Giunti alla quarta ed ultima fase di crescita, dovevano essere alimentati con foglie di gelso, ma Raimondo non aveva più denaro per comprarle. Preso da sconforto, decise di disfarsene sotterrandoli, ma i bachi già adulti riuscivano fuori.


86
Probabilmente si tratta di Francesco, un fratello di Raimondo (cfr. p. >425); qui viene rievocato un episodio legato alla povertà della loro infanzia.


p. 430
87
Si tratta di suor Ombellina Calvi (1866-1887), di Pianello del Lario, che professò il 21 agosto 1886 tra le Figlie di santa Maria della Provvidenza.


p. 432
88
Locuzione che indica il lasciare in eredità. Raimondo fu accolto nella famiglia del figlio Martino cui aveva legato i suoi pochi beni.


89
Probabilmente questo brano deve intendersi proferito dall’A.: egli infatti avrebbe avuto piacere di ospitare Raimondo negli istituti di Pianello del Lario o di Como e qui sembra offrirgli una buona sistemazione con la possibilità di usufruirne gratuitamente grazie ad un benefattore; cfr. p. >415.


90
Nell’ed. 1933, p. 216: « I padri devono dare il buon esempio ai figli ».


p. 433
91
Originale: .


92
Nell’ed. 1933, p. 216: « I capi non governano come una volta... bisogna rispettarli; ma che cambiamento! ».


p. 434
93
Si tratta di Tranquillo Bosatta, fratello maggiore di suor Marcellina e suor Chiara. Proprietario di una filanda a Pianello del Lario, subì un dissesto economico e fu costretto ad emigrare in America; nella Deposizione sulla serva di Dio suor Chiara Bosatta (1912), pubblicata nel presente volume, l’A. lo annovera tra gli « avversari della pietà nel paese » (p. +652). La persona indicata col nome di Alessandro alla fine del paragrafo è il padre di Tranquillo, che l’A. definisce « cristiano patriarcale [...] giusto, caritativo, consigliere fedele, coscienzioso » (ivi, p. +646).


94
Si tratta di don Michele Sala, sacerdote della diocesi di Torino, nato a Racconigi nel 1833. Per mezzo di don Giovanni Bosco nel 1875 venne inviato a sostituire l’A. nella cura pastorale di Savogno durante il triennio della sua permanenza presso la congregazione salesiana. Verso il 1888 fu accolto a Pianello del Lario dall’A., che aveva bisogno di aiuto nella cura pastorale poiché doveva recarsi sempre più spesso a Como, dove nell’aprile 1886 aveva aperto la Piccola Casa della divina Provvidenza.


95
Riferimento a don Michele Giudici (1835-1867), successore dell’A. nella cura pastorale di Pianello del Lario dal 1890.


96
Si tratta di don Carlo Coppini (1827-1881), parroco di Pianello del ­Lario dal 1862.


p. 435
97
Si tratta di una giovane di Pianello del Lario entrata nella vita religiosa senza il consenso della famiglia.


98
Originale: Camnago. Il brano accenna agli inizi dell’ospizio fondato da don Carlo Coppini nel 1873, dal quale per opera dell’A. si sviluppò l’istituto delle Figlie di santa Maria della Provvidenza. Dalla prima sede nella frazione di Camlago, l’ospizio si trasferì nella casa della famiglia Bosatta a Calozzo, centro dell’abitato di Pianello del Lario. Di seguito, oltre a Marcellina e Tranquillo Bosatta (cfr. >nota 93), è nominato il missionario francescano Mario Bosatta (1801-1887), tornato nel paese natale dopo le soppressioni degli ordini religiosi. Dello stesso si tratta anche nel brano successivo, nel quale vengono rievocate anche le circostanze della morte per annegamento; cfr. L eonardo Mazzucchi, Il parroco Don Carlo Coppini (1827-1881), Como 1911, pp. 95-96.


p. 436
99
Probabilmente è forma aferetica di annegare, qui nell’accezione di naufragare con riferimento al fatto che nelle festività padre Mario Bosatta fosse solito attraversare il lago su una leggera imbarcazione per celebrare ad Olgiasca.


100
Probabilmente nell’accezione di opposizioni, avversità, contrasti.


101
Abitanti della valle Cavargna, situata tra il lago di Como e il lago di Lugano al confine con la Svizzera.


102
Nell’ed. 1933, p. 199: « Nella carestia del 1817 venivano i cavargnoni e mangiavano l’erba dei prati, onde febbri micidiali l’anno seguente ». Non è stato possibile individuare il significato del termine borgna; probabilmente si tratta di cascami della lavorazione tessile, forse della canapa, che nella circostanza venivano utilizzati a scopo alimentare.


103
Originale: carloni; si tratta del granoturco.


104
Riferimento alla consuetudine di ravvolgere in un grosso panno (mantino) il pranzo per il lavoro a giornata in montagna.


105
È la padella forata per cuocere le caldarroste (mondee).


p. 437
106
Famiglie insigni di Pianello del Lario, come i Bernucca citati nel brano successivo; cfr. Leonardo Mazzucchi, Minuzie storico-domestiche di Pianello Lario, pp. 53-56, pp. 68-75.


107
Soprannome derivato dall’italiano sedano per indicare persona tarda d’ingegno.


108Si tratta di don Antonio Fasoli (1843-1915), parroco di Monte Olimpino dal 1891; cfr. >nota 32.

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