Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Deposizione C. Guanella
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Deposizione sulla serva di Dio Caterina Guanella (1910)

‹Vita esemplare›

Sessione VIII - 8 marzo 1910

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Sessione VIII - 8 marzo 1910
XXX. [VIII-2]Ricordo che, avendo io ottenuto dal vescovo di recarmi a Torino presso don Bosco per sollecitare una fondazione dello stesso in diocesi, la Serva di Dio ne provava compiacimento interno per la maggior gloria di Dio, ma era schiva affatto di esteriori manifestazioni, credendosi essa inetta a darne giudizio di cosa così importante. Interrogata, rispondeva: « Preghiamo che da tutti e in tutto si faccia la volontà di Dio ». In dir questo insinuava che bisogna essere perfettamente indifferenti in tutto ciò che Dio dispone. Usava pure industria in diminuire, per quanto poteva, le impressioni che altri potesse avere per tale abbandono di Savogno ed evitare ogni manifestazione di rincrescimento. Con perfetta indifferenza era venuta a Savogno e con eguale indifferenza ritornava a Fraciscio.
XXXI. [VIII-3] Mi fu scritto a Torino la gioia della vecchia genitrice, dei parenti e del paese in generale, per il ritorno della Serva di Dio.
La Serva di Dio dopo sei anni di assenza ritornò alle antiche abitudini di assistenza ai genitori, di lavori campestri, come prima. Riabbracciò le amicizie di prima, non mai troncate, con - 525 -affetto, e le giovani delle famiglie Cerfoglia e Trussoni, Guanella Sebastiano, Gadola Antonio, dei parenti in casa del fratello Tomaso, delle sorelle Rosa, Maria, Elisabetta, Maria Orsola, tosto infervorarono il legame di amicizia spirituale, inducendone la Serva di Dio parecchie a vita di perfezione cristiana. In Fraciscio trovò coltura 6 al suo spirito per mezzo di ottimi direttori: Sterlocchi don Lorenzo, canonico ora e allora parroco prevosto di Campodolcino; trovò di poter con carità assistere la vecchia madre rimasta sola in casa dopo aver allevati ben tredici figli; poteva nel medesimo tempo condurre, la Serva di Dio, la vita di Maria più che non quella di Marta e nel medesimo tempo occuparsi utilmente in vantaggio di molte anime. Conobbe chiaramente che omai la sua nicchia era definitivamente fissata dalla divina provvidenza e in questo proposito fu irremovibile. Quando la madre se ne morì, la Serva di Dio rimase come colomba nel forame della sua pietra  7 e per quante istanze facessero i sacerdoti fratelli don Lorenzo e don Luigi a ritornare con loro, [VIII-4] la Serva di Dio rispondeva: « Io non sarei che d’impaccio; di nulla manco qui », ed alle amiche e confidenti soggiungeva: « Coi sacerdoti fratelli, mi tratterebbero da signora come si usa colla sorella Margherita e questo per me sarebbe di noia e confusione non piccola ».
XXXII. Mi consta che il prevosto Sterlocchi, zelante in promuovere l’azione cattolica, pensò d’istituire le Figlie di Maria e che la Serva di Dio gli porse aiuto con offerirsi fra le prime, disposta a superare qualunque prova. E queste non mancarono perché le contradizioni contro le Figlie di Maria, personalmente e contro l’istituzione, vennero con motteggi, come di tossire al loro avvicinarsi e di segnarsi in fronte, e a tali scherni dava ansa specialmente la medaglia col nastro azzurro, portati sempre palesemente. Questo era noto a tutti, ed io lo seppi anche dal prevosto Sterlocchi.
XXXIII. So che il parroco l’avrebbe nominata direttrice generale delle Figlie di Maria fin dal principio, ma vi ostava la - 526 -modestia della Serva di Dio e il non abitare nel centro della parrocchia. Fu però nominata vicedirettrice nella frazione di Fraciscio, e so che tal nomina fu ben accetta, che le Figlie di Maria dipendevano da lei come da madre e da maestra, che precedeva coll’esempio e colla preghiera, che pur dovendo ammonire il faceva in modo di preghiera. [VIII-5] Non so che mai si abbia suscitate avversioni in contrario da veruno. Il sistema suo era di prevenire più che di correggere.
XXXIV. Nominata direttrice generale, so che vi si applicò con zelo e con sacrificio crescente, e mi ricorda la memoria dei suoi discorsi, coi quali mostrava che la mente ed il cuor suo erano tutti nel condurre a virtù le aggregate alla Pia Unione delle Figlie di Maria. Si valeva dei libri del Miglioretti, del periodico delle Figlie di Maria, per tenere le sue conferenze. Soprattutto le conferenze le meditava in cuor suo e davanti al Santissimo Sacramento, e confessano le Figlie di Maria tuttora viventi, Penchi, Gadola, Cerfoglia, Trussoni, che il suo dire era di tale efficacia e soavità da parere il suo discorso un parlare più di creatura celeste che terrestre.
Quanto a sé, perfezionò l’adempimento del regolamento di vita che si era prefisso a Savogno e del quale già si è parlato.
XXXV. So che la mamma, visitata da me più volte da sana e da malata, si lodava ampiamente della figlia. Erano ambedue di ottimo carattere e di viva fede: il medico Saffratti mi diceva le grandi lodi della Serva di Dio in assistere la madre paralitica per 22 mesi. In paese si diceva: « La pace di [VIII-6] quelle due tortorelle è davvero invidiabile ». La virtù della Serva di Dio nondimeno spiccava in tollerare della madre quei leggeri difetti o di carattere o di abitudine meno conformi alle aspirazioni ben più perfette della Serva di Dio. Il parentado ed il vicinato invidiavano la sorte loro. I parenti in modo speciale, e principalmente i sacerdoti Lorenzo e Luigi, godevano in cuor loro vedendo la madrebene assistita.
XXXVI. So che accolse con piena rassegnazione la paralisi di cui fu colpita la madre tra le nevi, nel ritorno dalla santa Messa feriale. So le parole di conforto e di rassegnazione che ai fratelli accorsi dirigeva, dicendo: « La mamma è così buona... Si faccia quel che Dio vuole... Io per me, mi reputo fortunata di - 527 -poterla assistere... Si faccia il volere di Dio ». Già la mamma, alla morte del padre, aveva detto: « Di qui a tre o quattro anni me ne andrò io pure ». Queste parole e la cura sollecita e non mai interrotta verso l’inferma, che non guarì più, faceva dire ai fratelli: « La Caterina è veramente impareggiabile » ed i fratelli sacerdoti accennavano, di più, ad uno straordinario aiuto di grazia ed esercizio di virtù. Il fratello don Lorenzo nella visita a quelle due tortorelle se ne partiva sempre intenerito fino al pianto. Perché la mamma non mancasse delle cure più minute e [VIII-7] perché alla Serva di Dio non mancasse il tempo per le pratiche religiose, ella prendeva breve riposo la notte, sopra un materasso steso sul pavimento, ed alla mattina raccomandava l’ammalata alla cognata Margherita, la quale e per virtù e per gratitudine prestava ben volentieri i suoi servigi. Posso escludere che mai la Serva di Dio abbia chiesto al Signore la grazia di essere sollevata da quelle pie cure.
XXXVII. Alla mamma la Serva di Dio teneva spesso discorsi spirituali per disporla al gran passo: la disponeva al ricevimento dei santi Sacramenti almeno una volta o due al mese; finché fu possibile, condivise coll’ammalata le pratiche di orazione vocale e mentale e di letture spirituali, premendo alla Serva di Dio più la cura dell’anima che quella del corpo, benché anche in questa fosse esimia, onde il medico confermava non aver conosciuta una persona di suora o di altra che pareggiasse la finezza di cura della Serva di Dio.
XXXVIII. Io conosceva l’indole della Serva di Dio e la invitai per convenienza a recarsi da me dopo la morte della madre, benché fossi convinto che ella non avrebbe abbandonata la sua cara solitudine e sapessi che in cuore meditava il proposito d’istituire in parrocchia una casa di ricovero per le zitelle che ne avessero abbisognato, per aiutarsi insieme nei bisogni della vita [VIII-8] e per l’aiuto scambievole della vita cristiana, quasi in religiosa comunità.
XXXIX. Dopo la morte della madre, la Serva di Dio, rimasta più libera di sé, concentrò tutte le sue forze nell’unione con Dio più intima, nelle opere di pietà e nell’esercizio più vivo di apostolato fra le giovani Figlie di Maria del paese e in cura di ammalati.
- 528 - Il suo pregare era sine intermissione 8, ma in modo particolare almeno un’ora al mattino ed un’altra alla sera la passava in orazione mentale e per questo trovava industriosamente il tempo tanto a Savogno come a Fraciscio, benché la sua orazione mentale più spesso la protraesse più a lungo.
Negli ultimi anni di vita, il suo pensiero era sempre in contemplazione delle cose celesti.




p. 525
6
Originale: cultura.


7
Cfr. Ct 2, 14.


p. 528
8
Cfr. 1Ts 5, 17.


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