Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Deposizione C. Guanella
Lettura del testo

Deposizione sulla serva di Dio Caterina Guanella (1910)

Prudenza

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Prudenza
LXXXV. La Serva di Dio osservava una prudenza non comune circa il carattere forte del padre, circa le piccole discordie di famiglia e di parentela, circa gli ardimenti di me, teste, quando lasciato Savogno mi recai a Torino, circa malintesi intorno ai sacerdoti, [XV-5] verbigrazia il prevosto Piccinelli, il - 554 -cappellano di Fraciscio Mascioni Francesco, circa il chierico Giacomo Guanella, che molto lasciò dire di sé smettendo l’abito al terzo anno di teologia. La Serva di Dio, dove sapeva di difendere e di scusare, facevalo con grand’animo; dove no, chinava la testa e arrossiva, quasi dolendosi di non poter far meglio. Nel Metodo di vita, che allegherò nelle posizioni, si scorge lo spirito di prudenza della Serva di Dio in ordine fisico, morale e religioso. Riguardo all’osservanza del metodo, posso dire che non solo l’osservava, ma aggiungeva una maggior perfezione.
LXXXVI. La Serva di Dio mi appariva come una luce ­sempre crescente di splendore nella luce della fede, nel fervore di carità, perché ne moltiplicava ogni giorno i mezzi colle preghiere, meditazioni, Esercizi, solitudini. Riguardo agli Esercizi, allegherò il sunto degli Esercizi spirituali scritto di mano dalla Serva di Dio. Dopo i 30 anni circa ripugnava d’intervenire alle grandi feste dicendo: « A me non piace trovarmi in mezzo a tanta gente: mi disturbano tanti clamori. Io sto molto meglio sola e così passo le mie ore in chiesa, dove mi trovo meglio e prego per me e per tutti ». Mi pare di vedere ancora la Serva di Dio quasi persona cauta che viaggia sul ghiaccio per guardarsi non solo da cadute, ma anche da ogni pericolo di caduta. [XV-6] Per quanto io diligentemente osservassi le sue intenzioni, i suoi passi, non potrei dire di avere in lei osservato per una volta sola una caduta che si potesse dire peccato veniale deliberato.
LXXXVII. La Serva di Dio, rigorosa per sé, era indulgente cogli altri. La sentiva ripetere: « Colla gioventù non si può pretendere tanto: tra le Figlie di Maria ci sono anche delle vispe, ma pazienza. Qualcuna si sa che ha ballato e dovrebbe essere cancellata, ma come si fa? Non è proprio cattiva, pazienza. Anche il signor prevosto mi dice di chiudere un occhio ».
Notava io che la Serva di Dio aveva cura speciale che avrebbe potuto condurre a perfezione di vita verbigrazia la nipote Maria, le Sterlocchi, certa Maddalena Cerfoglia, certa giovine figlia della cosidetta Zoppa che infermiccia era tanto soccorsa dalla Serva di Dio, facendo anche pratiche perché fosse collocata alla Casa della divina Provvidenza in Como, - 555 -dove aveva già cooperato che fosse ricoverata la vecchia Lucia Guanella, e certo figlio deficiente di Agostino Levi cieco, per cui la Serva di Dio mostrava tanto viva la compassione, non meno che al figlio di certa Domenica, detta Dumensa.
LXXXVIII. Noto che la Serva di Dio richiesta di consiglio diceva a me, teste: « Vengono da me per consiglio: cosa può dire questa straul (semideficiente)? Mi sforzano, io tiro in lungo anche per molti giorni e [XV-7] intanto prego, e se proprio mi seccano rispondo poi quello che il cuor mi dice ».
LXXXIX. La Serva di Dio mi diceva delle sue Figlie di Maria: « Io non voleva proprio essere direttrice, ma il prevosto mi ha sforzata. Vuol dire che io guardo in qua e in , e lungo la settimana, si sa, si prega un poco e poi io penso e mi preparo quello che dovrò dire la domenica. Toccare i difetti delle consorelle mi fa gran pena e non vorrei mai, ma bisogna pure che lo faccia, e allora cerco di parlare col miele alla bocca; quelle che poco mi ascoltano, parlo loro in privato e qualche volta le invito a venir qui e allora parliamo un po’ a lungo e se ne vanno poi via contente. Si vede che propriamente non sono cattive ».
XC. So che i compaesani di Fraciscio, non esclusi i parenti, del modo di vedere e di pensare della Serva di Dio mostravano rispetto religioso. In Savogno poi ne avevano perfino venerazione e più volte io sentiva dall’uno o dall’altro, verbigrazia i fabbricieri Pasquale Succetti, Giovanni Fedeli, Battista Succetti, assennati i seguenti discorsi: « La Caterina, sorella del prete, è proprio una santa: parla poco, ma con qual senno! Lei non si è espressa chiaramente, perché non osava, ma abbiamo capito il suo sentimento. E lei dice la cosa come è e come la sente, e bisogna cercare di darle ascolto ». Le donne poi, anche madri, pendevano [XV-8] dal suo labbro, e le giovani, che le erano come scolare e quasi figlie spirituali, quando la videro partire da Savogno deploravano come se fosse loro morta in casa persona diletta e, come si è detto, taluna volta fra l’anno facevano circa quaranta chilometri di strada (fra andata e ritorno) a piedi, magari in tempo di neve, per visitare la Serva di Dio e sentire da lei buone parole. La Serva di Dio in riferirmene diceva: « Che buona gente! Io non so come facciano - 556 -a ricordarsi di me. Io resto mortificata, perché mi portano anche qualche regalo in castagne e noci od uva. Io non so cosa farei per quella povera gente. Mi dicono sempre anche di salutar te, e che preghi per loro ».

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