Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Deposizione C. Guanella
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Deposizione sulla serva di Dio Caterina Guanella (1910)

Castità

Sessione XVIII - 13 dicembre 1910

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Sessione XVIII - 13 dicembre 1910
CXIX. [XVIII-2]So che in famiglia non solo la madre, ma anche il padre era rigorosissimo per ogni parola o fatto me­no che onesti, che ogni sera all’avemaria voleva sempre i figli intorno a sé. La condotta della Serva di Dio in ogni periodo della sua età era tanto riservata che veruno dei parenti o della famiglia avrebbe creduto possibile in lei un rimarco in contrario.
CXX. Ricordo che la Serva di Dio non solo scansava ogni discorso profano, ma dovendo discorrere di nozze in casa o fuori, passava oltre e diceva: « Io di per me di queste cose non me ne intendo: io so quel che ho da fare ». E qui terminava ogni parlare. Colle compagne i suoi discorsi tendevano sempre ad ispirare amore alla continenza ed alla castità. Sclamava: « Anche per i maritati, quante tribolazioni... Io ringrazio il Signore se mi tiene la sua mano in testa ».
CXXI. Io in singolare ed unico so confusamente che certo Buzzetti aveva cercata in sposa la Serva di Dio, ma ella se ne sottrasse destramente, e che io mi sappia non ne ha parlato con - 569 -altri. Nel resto a [XVIII-3] questo riguardo 27, solo al ricordarlo arrossiva e taceva. Io poi mi rimetto al già detto.
CXXII. So che la Serva di Dio rifuggiva dal maritarsi per amore di castità, per trovarsi maggiormente congiunta con Dio. Diceva: « Siamo tanti fratelli in famiglia (dodici28: si dice che chi fa tocco fa pitocco 29, ma io a questo non ci penso. Pensiamo a Dio, che Dio penserà a noi ». Non mi consta che abbia fatti voti particolari, ma certo propositi fermi ed efficaci molti e continui. A quei tempi raro si parlava di voto di castità o di vita monacale. Mi fu detto però dal nipote don Lorenzo Sterlocchi che, in un’epoca tarda della vita, si era disposto il corredo per monacarsi, finché soprafatta da difficoltà e da circostanze imprevedute, che io non so precisare, smise il pensiero.
CXXIII. So che la Serva di Dio, stando vice prima e poi direttrice delle Figlie di Maria in Campodolcino, insinuava il proposito di castità. Aiutò anche una Acquistapace perché si facesse monaca al Cottolengo, le due sorelle Fanetti perché scegliessero vita di castità. La maggior di queste, ora maestra a Lurate Abbate (Como), continua vita esemplare e zelante, nubile sempre, fra la gioventù. In Savogno poi era apostola 30 di zelo nell’insinuare il proposito di castità. Le giovani del paese le erano come figlie spirituali, parecchie (forse nove) si fecero monache, come dissi altrove. In Savogno si sollevarono da taluni recriminazioni [XVIII-4] che furono portate anche al delegato di pubblica sicurezza di Chiavenna, ma la Serva di Dio diceva: « Pare impossibile: non si può nemmeno insinuare l’amore della virtù senza essere criticati ». Sapeva che io, teste, ebbi 31 anche minaccie più volte per questo ed allora la Serva di Dio diceva: « Il Signore lascia fare ma non lascia strafare. - 570 -­Dicono molte cose continuava anche di me, ma lasciamoli dire, noi facciamo quel poco di bene che possiamo ». Ricordo in special modo le recriminazioni di un certo giovane sposo Clara in Savogno. Consigli dati dalla Serva di Dio per mantenere il proposito di castità, per quanto mi consta, specialmente in Savogno sortirono felicissimo effetto in modo ­totale ed assoluto.
CXXIV. So che la Serva di Dio era di tempo in tempo tormentata da tentazioni moleste contro la castità; lei non ne parlava con veruno, ma diceva semplicemente: « Come siamo mai miserabili! Come ho mai bisogno che tutti preghino per me! ». E dalla scrupolosità con cui mi riguardava, una mente intelligente si accorgeva delle pene che provava.
La Serva di Dio si difendeva da tali tentazioni con un’austerità straordinaria di vita, di lavoro, con fervore di preghiera che in certi momenti protraeva a lungo nella chiesa. Sono persuaso che usasse strumenti particolari di penitenza, perché so che aiutava e consigliava altri in argomento. Mi consta che si tratteneva spesso e a lungo col suo confessore e [XVIII-5] immagino che avesse avuto bisogno di particolare guida e assicurazione in questa materia, che è di tanta pena alle anime spirituali.
CXXV. So che nella seconda metà della sua vita la Serva di Dio andava soggetta a molti malori di capo. Mi ricordo che parlando di medici si rannuvolava e diceva: « No, no, i medici non hanno niente a fare; io non voglio proprio sottostare a veruna visita, perché non ne ho bisogno ». Talvolta a persone più confidenti soggiungeva: « Io vorrei piuttosto morire ». A suggello della sua castità il Signore permise che, essendo ormai quasi moribonda, dovesse per obbedienza sottoporsi ad uno strazio di erubescenza in riguardo: i due medici accennati (Ploncher e Rizzi) per ammirazione a tanta virtù, per compassione di tanto patire, smisero la continuazione di loro visite mediche. Questo, a mio credere, è stato come una corona di merito posta da Dio sul capo della sua Serva all’atto di dipartirsi da questo mondo.
CXXVI. Il giudizio di me, teste, è che la Serva di Dio non abbia mai perduta la battesimale innocenza. I parenti dicevano: - 571 -« Quella nostra Caterina è sempre un angelo ». I compaesani di Fraciscio e di Savogno molte volte li sentivo ripetere: « Incontrarsi con Caterina è un eccitamento a virtù », e tutti erano persuasi che la Serva di Dio fosse veramente un angelo di purezza.




p. 569
27
« Interrogetur: an Serva Dei cum coetaneis et amicis unquam edixerit ipsa quod matrimonio semper quaerentes respuerit: et quotenus affirmative, an nomina quoque offerentum fecerit; an in talibus dicendis vanitatem quandam ostendit » (sessione xcvii, p. 26).


28
Cfr. >nota 2.


29
Espressione proverbiale: la divisione del patrimonio causa impoverimento.


30
Originale: apostolo.


31
Originale: che il teste ebbe.


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