Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Appunti Casa Provvidenza
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Appunti sulla storia della Casa di Provvidenza. Bozzetti (1910-1911)

Bozzetto 10. Dì per dì

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Bozzetto 10.
Dì per
Giorno per giorno sorgevano bisogni nuovi e si pensava all’aggiunta di altre camere, di altri dormitori. Di tempo in tempo bisognava trasportare il cancello d’ingresso: una, due, tre volte, [12] fino allo stato presente. Il vescovo Ferrari venne a fissare i limiti della chiesa nuova erigenda fino da allora al sacro Cuore, parlò: « Da questo muro a quest’altro », e accennava in larghezza il congiungimento delle due case, femminile e maschile. Soggiunse a don Luigi: « Tiri giù lungo lungo, avanti... avanti... avanti... punto fermo. Cento misure e un taglio. Incominciate e il Signore vi benedirà ».
Era il dicembre, presto i geli sopravennero, si scavarono le fondamenta dai ricoverati, da don Guanella stesso e dal primo gruppo dei suoi discepoli. Qualche volta bisognava scaldare con un po’ di fuoco per rompere la prima zona gelata e si progrediva sino ad ora tarda di sera.
Fatte le fondamenta e su le mura, i ricoverati lavoravano per lo scavo di sabbia sul terreno circostante. Trasportavano sui ponti i sassi la sera per la mattina, si era ai cornicioni della cappella destinata per la Madonna di Lourdes. Don Guanella - 600 -aveva detto: « Fino alle 10 e poi punto fermo », e ognuno si ritirò a riposo. Il ponte era già ben carico e don Guanella trascorreva di qua e di per regolare la posa dei sassi, quando scoccate le dieci ripeté: « Recitiamo un’ Ave e ognuno si ritiri a riposo ». Ognuno si ripartiva, quando un fanciullo ricoverato che aveva un sasso grosso quanto una pagnotta 20, nominato Mangiaratti perché famoso nel dare caccia ai topi e mangiarseli, buttò il sasso. A quella scossa il ponte precipitò in un attimo e noi dovemmo ripetere grazie alla Madonna di Lourdes che nessuno è perito. [13] Più altre volte avvennero pericoli imminenti di gravi sciagure di morte con cadute di sasso dall’alto in più modi, ma che si sappia una volta sola un garzone si ebbe schiacciato un pollice della mano e null’altro più in tutte le costruzioni della Casa divina Provvidenza.
Anche in questo noi vedevamo un aiuto sensibile del Signore. Quest’aiuto si scorgeva pure nei versamenti: si costruiva per dieci o per venti o per cinquanta e giungevano sussidi in tempo. Quando si fosse fatto meno allora cessavano interamente le offerte; onde ripensando si aveva rimorso più a fare poco che ad aggiungere assai.
Il prevosto Trombetta di San Donnino, incontratosi un giorno col prevosto di Sant’Agata Antonio Buzzetti e con don Guanella pure, interrogò: « Chi è quel matto che fabbrica? ».
« Matto o santo, rispose il parroco domandate qui al don Luigi Guanella ».
« Lei è desso? Ebbene confermo: o matto o santo ».
Al che rispose don Guanella: « Matto no. Santo nemmeno, perché ancora mangio e dormo in terra ».
Intanto la Casa della divina Provvidenza si faceva numerosa fino a trecento individui e bisognava pensare ad uno sfollamento ed insieme a una divisione dei due sessi maggiormente distinta.




p. 600
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Originale: un pagnotto.


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