Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Deposizione Bosatta
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Deposizione sulla serva di Dio suor Chiara Bosatta (1912)

Speranza

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Speranza
XXXIX.
a) So che la speranza era l’angelo consolatore della Serva di Dio, specialmente tra le sue pene spesso ripetendo: « Tutto per amor di Dio, tutto per il paradiso, troppo bello il paradiso », e con questo fortificandosi a sostenere le traversie e superare le difficoltà.
b) L’ho sempre conosciuta piena di fiducia di conseguire l’eterna gloria e di ottenere i mezzi per guadagnarla tutta solo 20 appoggiandosi ai meriti del Signor nostro Gesù Cristo. Faccio anche noto che nel suo desiderio del paradiso vi era sì anche il sentimento di godere l’eterna pace, ma prevaleva sempre quello di conseguire la più stretta unione d’amore con Dio.
c) La Serva di Dio quanto all’aspettarsi il premio dell’eterna gloria, non poggiava sul valore delle sue opere ma tutta e solo nei meriti di Gesù Cristo il quale, essa diceva, è morto per tutti, con questo manifestando la sua fiducia per la salvezza [134r] anche dei poveri peccatori. In occasione delle sue varie pene, molte volte io la sentii esprimersi così: « Sono un verme colpevole, seppellitemi sotterra, sotto sotto », e pur reputandosi così indegna soggiungeva: « Ma voi, o Signore, mi salverete ».
XL.
a) So che grande, vivissimo era nella Serva di Dio il desiderio di possedere il Signore.
b) Quando al vedere specialmente gli altri volarsene da questa terra ella si riconosceva ancora tra le miserie della vita, era il suo un sospirare forte al paradiso, mentre spesso faceva sue le parole del Cottolengo: « Oh brutta terra! Oh bel paradiso! ».
c) So pure come alla morte di qualche buona persona, ­specialmente di suor Ombellina Calvi e credo anche di suor Erminia Bosatta e suor Luigia Dell’Acqua, la Serva di Dio - 671 -­manifestasse la sua impazienza di raggiungerle ed una santa invidia per crederle già al possesso del paradiso. Questo suo desiderio del paradiso lo esprimeva spesso nella morte dei bambini esclamando: « Fossi morta anch’io bambina colla mia innocenza battesimale che io [134v] assicuro non ebbe mai perduta che allora sarei certa d’esser in paradiso! ». Parimenti in mezzo alle pene e travagli specialmente di tentazioni, anziché rallentare nella sua speranza di conseguire il paradiso, accresceva il fervore per meritarselo manifestando il suo rincrescimento, come già accennai, che le si tardasse anche solo di ore il raggiungimento dell’ultimo fine.
d) Ho anche rilevato che la Serva di Dio aveva uno studio speciale e di aspirazioni e di preghiere per guadagnarsi dalla misericordia del Signore la grazia di conseguire anche essa l’eterna salvezza, e spesse volte l’ho sentita esclamare: « Sono peccatrice ma sono vostra figlia: salvatemi! ».
XLI.
a) Dichiaro che la Serva di Dio non ha mai paventata la morte neanche allora che se la vedeva imminente.
b) Nell’estrema sua malattia essa, che aveva offerta la sua vita per la sorella Marcellina e per la casa, né pregava né voleva si pregasse per la sua guarigione, sebbene dicesse che le preghiere son sempre buone. [135r] A questo proposito ricordo d’aver udito da suor Agnese, che l’assisteva, il seguente episodio: era venuto il dottor Re per una visita alla inferma Serva di Dio aggravatissima; questi volgendosi alla suora in modo da credere di non esser sentito dall’inferma dichiarò: « È all’ultimo stadio, il caso è disperato ».
Partito il dottore, la Serva di Dio chiese a suor Agnese: « Dunque cosa ha detto il dottore? » e lo disse sorridendo.
« Disse che finché c’è il fiato c’è vita ».
« Io ho sentito tutto e lo ripeté con accento di gioia ha detto che per me è finita, e sono ben contenta che abbia detto così, perché se nel mio cuore vi fosse ancora un filo di attaccamento al mondo, con questa notizia verrebbe troncato ».
XLII.
a) So che di mezzo alle sue desolazioni, aridità, tentazioni e prove dalle quali andò travagliata la sua esistenza, il contegno - 672 -della Serva di Dio fu sempre di piena sommissione e cieco abbandono nel Cuor di Gesù. E richiamandosi al suo sacrificio per il bene della casa, riconoscendosi peccatrice [135v] indegna, davanti alle sue pene gridava: « Giù, giù ancora delle altre! ».
b) Dichiaro eziandio che fra tante sue pene, travagli e stenti mai smentì la sua gioconda serenità. E questo suo spirito di indifferenza santa si trasfuse anche nelle consorelle, cotalché e in seguito massimamente a certe espressioni della Serva di Dio, nella casa sono entrati famigliari questi due detti: « Per fondare una casa religiosa ci vuole come pietra fondamentale il corpo di una monaca che si sia fatta vittima spontanea; oltre a ciò si richiedono quattro F: fame, freddo, fumo, fastidi ».
c) Dichiaro che soprattutto nei momenti di speciale necessità o travagli dell’istituto, dei superiori o di altre persone bisognose la Serva di Dio, che non si preoccupava dei suoi materiali bisogni, si moltiplicava in preghiere e in atti di impetrazione pia, giovandosi anche delle preghiere che faceva fare alle orfanelle con tridui, novene e simili, dalle quali orfanelle trasceglieva quelle poche che per turno si tenessero in [136r] chiesa in atto di speciale impetrazione per i bisogni indicati, ed il turno doveva continuare da mane a sera. Per effetto di questa santa iniziativa della Serva di Dio ancora adesso vige nell’istituto la medesima pratica.
d) A prova che le preghiere della Serva di Dio abbiano sovente conseguito il loro effetto, adduco il fatto rinnovatosi spesse volte di varie persone che fattesi raccomandare alle preghiere di lei per i loro vari bisogni, ritornassero poi all’istituto con offerte di danaro o generi a ringraziare, dichiarando: « Queste sono per riconoscenza delle grazie ottenute per le preghiere di suor Chiara e orfanelle. Suor Chiara quel che vuole, vuole: loro hanno in casa una santa ». Devo poi aggiungere che è alle preghiere della Serva di Dio che anche oggi le sue consorelle attribuiscono benefici ricevuti alla fondazione ed allo sviluppo dell’istituto. E noto segnatamente che ancor adesso la sorella suor Marcellina nelle angustie della casa suole esprimersi così, alludendo alla sua sorella Chiara: [136v] « Martorella, sei lassù? Fa’ piacere a farlo vedere. Manda giù una valanga di benedizioni ».




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Originale: tutta e sola.


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