Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Deposizione Bosatta
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Deposizione sulla serva di Dio suor Chiara Bosatta (1912)

Carità verso Dio

Sessione XII - 21 agosto 1912

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Sessione XII - 21 agosto 1912
XLIX.
a) [144v] Quanto a dissipazioni, io sempre rimarcai nella Serva di Dio tutto il più grande studio per evitarle, di qualunque - 678 -sorta esse si fossero. Le stesse sue mansioni che aveva, o di far catechismo alle ragazze filandiere, negli oratorii, eccetera, o di far la scuola a Dongo nonché ad Ardenno le varie istruzioni, la ripugnanza che sentiva e contro la quale combatteva per adempiere tali uffici, era tutto un effetto del suo spirito d’interno raccoglimento che la portava a sfuggire qualunque occasione esterna di dissipazione. Noto che quando ad Ardenno doveva recarsi per qualche visita di doverosa convenienza dal fratello mio prevosto o dalla sorella, essa si trovava come sugli aghi per sbrigarsi e non tenersi in conversazioni che reputava meno che necessarie. A questo proposito richiamo lo speciale regolamento di vita che si compose la Serva di Dio [145r] e che si trova ri­prodotto nella vita che ho già allegato, a pagina 37 e seguenti.
b) Ho già più volte riferito del suo spirito di raccoglimento e dell’amore al ritiro ed alla solitudine in ogni circostanza della vita, tanto che, se le era consentito, si asteneva anche dal partecipare alle stesse funzioni esteriori religiose in quanto che le offrivano occasioni di dissipamento. Nella stessa sua malattia più volte ebbe a far intendere che era suo piacere rimanersi sola e senza visite.
c) Oltre a quello che ho accennato in addietro, posso assicurare di non aver mai riscontrato nella Serva di Dio verun attaccamento a cose umane di sorta: né genitorifratellipatrialuoghi di residenza gradita o meno, giammai venivano da essa richiamati; la stessa sua sorella, suor Marcellina, dalla Serva di Dio veniva riverita, obbedita ed amata non già come sorella, ma come superiora rappresentante della autorità di Dio, e punto altrimenti. Verso le stesse cose materiali, anche sacre di uso personale, non [145v] teneva verun attacco, anzi manifestava la sua preferenza alle cose più povere, benché nel suo abito fosse sempre pulita e composta. Pure quando doveva per obbedienza o altre circostanze astenersi dalle pratiche di pietà a lei più gradite, come a Como dalla santa Comunione, la Serva di Dio sempre si teneva composta nella più bella ed edificante tranquillità, benché bruciasse internamente di desiderio, come ho detto.
L. Oltre a quello che ho già deposto, asserisco che le manifestazioni del suo intenso desiderio d’amore verso la santissima Eucaristia erano continue, producendosi le medesime con - 679 -divote aspirazioni, Comunioni spirituali e simili. Per potersi viemeglio preparare alla santa Comunione e per riuscire a farla spesse volte anche nel più crudo inverno, tutta intirizzita faceva il viaggio dall’ospizio alla chiesa, talvolta anche alle più lontane di Musso o di Cremia, eccetera. I sacrificii poi del digiuno e gli altri incommodi durante la malattia che doveva sopportare [146r] per ricevere la santa Comunione, li ho già espressi. In occasione poi della Comunione le era così famigliare il dono delle lacrime, che la sua sorella la chiamava, non certo per dileggio, « la mia piangina ». Questo piangere le accadeva e da sana e da ammalata. Escludo poi che in tutto ciò avesse parte o fantasia o debolezza o febbre o altri inconvenienti di malattia.
LI. Ho già detto in addietro 29; posso qui aggiungere che la Serva di Dio aveva i dolori della Vergine addolorata riposti nel suo cuore.




p. 679
29
« Interrogetur: an sciat [...] Servam Dei aliud fecisse in honorem beatae Virginis, praesertim invocatae sub Dolorum titulo, ac audientibus aedificationi fuisse » (f. 945v).


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