Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Deposizione Bosatta
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Deposizione sulla serva di Dio suor Chiara Bosatta (1912)

Umiltà

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Umiltà
LXIX.
a) Mi riferisco al già detto ed anche alle sue lettere in modo speciale per dar ragione dell’umiltà veramente eroica della Serva di Dio. Era frequente in lei il [161r] chiedere ed esclamare: « Seppellitemi, sprofondatemi, son troppo indegna di stare davanti a Dio! », e lasciava frequentemente trasparire come essa si riputasse un vile peso ed incommodo per la comunità, fosse buona a niente, asserendo di essere invece un gran fastidio per la casa.
b) Ho già risposto 49.
c) Nelle lettere ho già indicato che si trova tutto da rispondere esaurientemente a queste domande 50, il che raffermo anch’io per intima convinzione e sicura pratica.
d) Per quanto io ebbi in pratica la Serva di Dio, dietro quello che risulta dalle sue lettere alle quali mi appello e per sentimento comune delle consorelle, essa era un sacco di umiltà che si riproduceva sui conviventi nell’istituto, tutti premurosi di seguirne gli esempi. Tante volte si protestava vile ed indegna, piena di superbia, e godeva che in conseguenza dai superiori o - 694 -da altre circostanze essa scontasse il suo orgoglio colle umiliazioni alle quali veniva sottoposta. Accennava tante volte con rincrescimento [161v] ai troppi riguardi che le usavano i superiori, dichiarava di aver fatto sì poco per la casa e sì poco bene, di non esser stata buona di propiziare come doveva per essa il Signore, insomma si reputava e diceva di essere continuamente un impaccio per essa. Se le accadeva di compiere qualche buona azione, procurava di non lasciarla conoscere e si doleva se per avventura gliene fosse stata data lode. Per lei erano buone le orfanelle e tutti gli altri anche se non corrispondevano ai loro doveri, diceva: « Sono io che non sono buona a indirizzale ».
e) Tutto al contrario 51, come ho già fatto rilevare.




p. 693
49
« Interrogetur: an sciat Servam Dei: [...] b) soli Deo tribuisse quodcumque fructuose perfecisset » (f. 950r-v).


50
« [...] c) fiduciae in Dei potentia et gratia junxisse humilitatis sensus et propriae indignitatis, vitasse laudes, ac pro se petisse ignorari ac despici » (f. 950v).


p. 694
51
« [...] e) praedicta non elegisse, neque dixisse, neque fecisse ad humilem se demonstrandam » (ff. 950v-951r).


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