Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le vie della Provvidenza
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Le vie della provvidenza (1913-1914)

Articolo V. Il Collegio Gallio

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Articolo V.
Il Collegio Gallio
[15]Diceva papà Lorenzo al figlio: « Il giovinetto Gallio che era povero povero, si dice che per risparmiare la spesa dell’olio studiava alla sera al chiarore di lampade delle vie, ­eppure diventò cardinale ed istituì il Collegio Gallio per i - 713 -­poveri ». I padri somaschi celebrarono or fanno alcuni anni il terzo centenario della fondazione.
Nel primo viaggio che feci col fratello Lorenzo, chierico nel seminario, giunto a Colico si videro cavalloni straordinari di acqua. Il fratello maggiore domandò: « Hai tu paura? ».
« Se non ne hai tu, nemmeno io » e salimmo il battello fra le ondate.
A sera si entra nella gabbia del collegio. Il collegio è un conservatorio sacro e un luogo d’ogni benedizione, ma l’uccello di bosco è entrato nella gabbia. Che panico il coricarsi ed il primo levarsi nel collegio! Che peso per un montanarello semplice la disciplina della campana, le grida troppo frequente minacciose [16] dei superiori e dei prefetti! Per ogni espressione materiale il silenzio all’angolo, il senza vino ai pasti, la sgridata se un giorno solo il prefetto o assistente notifica ai superiori una negligenza meno che colpevole. Non si sentiva la voce benevola della mamma, non il conforto dei fratelli: era a quei tempi in tutte le case di educazione un sistema troppo rigido che educava i cuori più al timore che all’amore.
E quegli studi sopra materie moltiplicate e quei brani di autori classici italiani e latini, che lacerazione a più di un intelletto non ancora usato!
Le pratiche di pietà, esse stesse con tutto un sistema di rigore eccessivo.
Dal 1859 in poi ne venne col progresso dei tempi una reazione, che poi riuscì tanto funesta. Si avevano nondimeno fra i padri somaschi ingegni di classicità dinanzi ai quali si scansavano come atterrite le autorità superiori di sorveglianza. Taluno era di coscienza così sottile da chiedere genuflesso perdono allo scolaro che aveva creduto colpevole [17] nel disturbo della scuola. Per grazia di Dio il padre censore era dappertutto colla sua voce grossa a minacciare e castigare, ma era di cuor buono e tanto popolare che, morto pochi anni fa 10, lo si ricorda da centinaia e centinaia di allievi cresciuti alla famiglia ed agli ­impieghi civili ed ecclesiastici.
- 714 - Era costume che un alunno di v o vi grammatica recitasse il panegirico di san Luigi, e vi fu scelto don Guanella istruito alla declamazione da Giovanni Scalabrini, allora chierico assistente ed a suo tempo vescovo di tanta celebrità.
L’alunno Guanella compié così i suoi studi ginnasiali e conservò poi sempre riconoscente l’affetto suo. L’angelo suo tutelare lo aiutò che ne uscisse come vi era entrato, ignaro di umane miserie e semplice anche nelle rivoluzioni che dal 1859 in poi travolgevano la mente ed il cuore di molti.
Fu un momento che i padri somaschi credevano farlo suo, ma ei passò al seminario filosofico di Sant’Abbondio in Como dove fu scelto per essere prefetto e quindi [18] prefettone nelle classi liceali. Ma anche pareva al chierico Guanella di sentire il difetto di una educazione più benigna. Il Guanella, che fatto sacerdote ebbe praticato per tre anni l’indirizzo di don Bosco a Torino, è di parere che un po’ di quel dolce con cui egli seppe condire il suo sistema preventivo avrebbe guarito molti difetti nell’educazione di quell’epoca.
Me ne perdoni il lettore, e in compenso di queste osservazioni valga l’ammirazione per tanti professori valenti, la gratitudine proprio per superiori di pietà veramente distinti. Molto bisognava perdonare dei difetti ai tempi ed alle persone.




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È il sacerdote somasco don Filippo Colombo (1833-1908); cfr. Piero Pellegrini, Luigi Guanella. Gli anni della formazione, pp. 236-238.


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