Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le vie della Provvidenza
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Le vie della provvidenza (1913-1914)

Articolo IX. Canonico teologo a Prosto e cosidetto curato a Savogno

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Articolo IX.
Canonico teologo a Prosto e
cosidetto curato a Savogno
[57] Il direttore spirituale Gaudenzio Bianchi, suo fratello uterino Lorenzo, che fu qualche anno canonico a Prosto, e con esso il mio antico maestro elementare Antonio Buzzetti, co­noscevano intimamente le condizioni mie e della famiglia ed - 730 -erano pure informati delle condizioni e del desiderio del reverendissimo arciprete vicario foraneo di Prosto di aversi uno intestato nel beneficio vacante. Sospetto che per opera di essi un giorno mi si disse dai superiori del seminario: « Voi sarete investito del beneficio teologale di Prosto per adire agli ordini sacri ». Risposi con un accento di gratitudine, quasi per dire: « Eccomi servo fedele ».
Nelle vacanze seguenti cominciai in ogni domenica le spiegazioni del santo Vangelo al popolo, di catechismo [58] ai ragazzi e via via fino alla prima Messa che fu al Corpus Domini 1866 nella stessa chiesa collegiata.
Terminate le funzioni vespertine, bramava ritornare in famiglia e rifaceva a piedi quasi 20 chilometri e quando per caso giungeva ad ora un po’ tarda il « signor canonico teologo » prendeva alloggio, per non disturbare quei di famiglia, nell’albergo Fenarolo, il fienile presso la casa.
La prima Messa venne celebrata con un giubilo del popolo e con patriarcale ospitalità del reverendissimo arciprete che era da lunghi anni non solamente padre e pastore, ma pontefice e re nella giurisdizione del suo vicariato ed anche fuori. Ricordo che papà Lorenzo mandava a suo tempo un sacco di scelte patate, piccolo segno di molta sua gratitudine. Intanto il don Luigi [59] iniziava la sua carriera sacerdotale e ricordo che presso gli ammalati poveri portava il meglio che poteva, assistendoli con pietoso affetto. Nella stagione invernale iniziava la scuola serale ai giovanetti ed agli adulti, cominciando dal servire la santa Messa e dall’accompagnare le funzioni corali. Ma era irrequieto, non vedeva che lavoro sopra lavoro, e questo non concordava affatto con il carattere serio e pacato del signor arciprete. In questo primo anno il canonico teologo, ottenuto un posto di ricovero ad un giovinetto scemo del luogo cominciò il suo primo viaggio a Torino, che fu poi susseguito da due o tre viaggi altri in ogni anno finché egli stesso si ridusse a stare, benché provvisoriamente, presso don Bosco e d’accanto al Cottolengo.
Era rimasta vacante la parrocchia di Savogno e un giorno certo Pasquale Succetti viene a dire: [60] « So che lei è destinato per Savogno: mi è nato ieri un figlio e se venisse a battezzarlo - 731 -domani avrei caro ». Risposi: « Servo fedele, benché io nulla ne sappia » e allo indomani mi trovai alla nuova sede. Non ebbi comodità di salutare il signor arciprete perché in ora pomeridiana si stava riposando. All’indomani il sacerdote don Carlo Saffratti, di Santa Croce, sottentrava negli uffici del don Guanella  26.
La collegiata di Prosto si dice insigne per la sua antichità e per essersi dotata di preziosissimi arredi e delle armoniche campane di San Cassiano dopo la soppressione di quella antichissima borgata, sommersa nel 1618 27. In Prosto è il ma­gnifico palazzo Vertemate, unico palazzo di villeggiatura e unico ricordo di quella memorabile rovina. Lo scrittore Crollalanza recentemente descrive le cose nella [61] Storia del ­contado di Chiavenna 28, storia che il cosiddetto curato di ­Savogno spiegava nella conferenza e scuola invernale a quei docili parrocchiani.
Il don Guanella a Savogno cominciò a fare da manuale, da imbiancatore e un po’ anche da muratore e ridusse come meglio seppe la casa parrocchiale, e si diceva: « Che farà l’operosità di questo curato? ». - 732 -Diede mano ad ingrandire la chiesa, ad innalzare muraglioni da torre per sostenere il piazzale. Diede mano allo scavo di piottini 29 in tal luogo pericoloso per cui ne fu garrito dal signor sindaco Del Curto per incarico della prefettura. Il don Guanella rispose: « Niente avvenne di male e molto di bene a me ed alla chiesa, ed ora perché inquietarsi? ».
Diede pur mano a nuova costruzione del cimitero e ne [62] assunse l’appalto. Voleva poi far presto. Tolse poi gli uomini ­fedeli e condottili sopra certo luogo disse: « Muovete questi ­pochi macigni e ne scenderà in basso quantità di sassi sufficienti per il cimitero ». Un certo Pescialli ebbe qualche pianta di noce scossa, ma la cosa fu subito accomodata. Venne il 20 gennaio 30 e don Guanella predicava san Sebastiano in parrocchia di Villa e cominciò a nevicare; tosto si affrettò a Savogno e dato mano alla campana tirò giù, e fino a mezza notte si lavorò per disporre la via a condurre i sassi per il nuovo cimitero. I parrocchiani rimasero trasognati ma poi furono contenti di un cimitero vasto, ornato di passaggi per farvi la Via Crucis e di strade ­esteriori con boschetti per eseguirvi le sacre processioni. L’ingegnere [63] progettante conchiuse: « Il signor curato volle far tutto di suo capriccio mutando luogo e disegno », ma del manufatto nessuno fu sorpreso e ognuno solamente soddisfatto 31.
Con questo sistema corri corri ordinò locali per la scuola, tettoie per il lavatoio, cappelle varie per le processioni di rogazioni e giunse sino alla sommità del valico ai Grigioni per assodarvi una cappella di voto e di riparo. Questo nello spazio di sette anni, ricco il don Guanella della povertà massima dei suoi parrocchiani, ma indomito nei suoi progetti e confidente nell’aiuto della divina provvidenza che vedeva favorirlo. Non conosceva difficoltà.
Non ometteva lo studio e diede alla stampa nel 1872 il libretto Ammonimenti al popolo di campagna 32, che per venti anni gli procacciò avversità continuate nell’ordine civile [64] ed ecclesiastico. Gli pareva impossibile al don Guanella di tacere la verità e non la tacque mai né in chiesa né fuori, e di qui le malevolenze, le minacce e le sorveglianze politiche. Gli amici gli scrivevano: « Fatti uccello di bosco nella vicina Svizzera », ma - 733 -egli continuò imperterrito l’ufficio e l’indirizzo suo e ne scampò sempre 33. Le vie oblique e le timidità non le conobbe mai.
Tolse a favorire la pietà ed i santi Sacramenti, e si diceva: « Circondate di mura Savogno e ne avrete un convento ». Il popolo non si stancava alla chiesa, alle funzioni, ai discorsi ed alle meditazioni di due volte nei giorni feriali, di più volte nei giorni festivi. Buon numero di giovani fanciulle furono allogate con tanto loro profitto spirituale nelle congregazioni di don Bosco e del Cottolengo ed alcuni giovanetti avviati [65] per gli studi, benché per salute non vi riuscissero. Accompagnava fin sette in un viaggio le postulanti di più paesi al Cottolengo. Alcuni ne mormoravano, ma il don Guanella tirava diritto. Il Libero Alpigiano, giornale famigerato di Chiavenna, scriveva articoli finché certo canonico ... fe’ tacere il giornale dicendo: « Tu che con l’aiuto dei preti compiesti studi e tu che or dovresti esser prete di lavoro, non ti vergogni tu di perseguire un prete che non ha in cuore altro che di fare il bene? » 34.
Nelle parrocchie del mandamento, se ancora era uomo o donna scarsi di mente o come che sia bisognosi di ricovero, il curato di Savogno si prestava a tutti e provvedeva per l’accompagnamento, onde due o tre volte in ogni anno accompagnava suoi poveri al Cottolengo e ne profittava per fare più [66] intima conoscenza di quel miracolo di Piccola Casa della divina Provvidenza che Pio ix stesso salutò « Piccola città di santi » 35.
In uno di questi viaggi, sotto Pianello Lario il don Guanella s’incontrò con don Leone Ostinelli e col parroco Coppini Carlo. Fu la prima e l’ultima volta e non si pensava allora che morendo il don Carlo Coppini nel prossimo 1881 gli sarebbe poi successo don Guanella nella cura della parrocchia e nel­l’ospizio di orfanelle da lui fondato.
- 734 - Si lamentava in quei tempi la scarsezza di clero e don Guanella, pensando che da Campodolcino si potevano fare reclute di studenti, fece pratica per una scuola privata nel palazzo di cappellania alle Corti e più tardi a Chiavenna, dove si sarebbe impiegato il frutto di una pendenza al cosiddetto Pozzo Pasquée in Samolaco, ma [67] non se ne fece poi niente: il progresso liberalesco prendeva possesso e impediva i passi nostri. Il curato di Savogno seguiva i passi del canonico Callisto Grandi nell’impianto della prima Società cattolica in Italia a Chiavenna 36. Ma difficilmente attecchiva l’indirizzo del curato di Savogno perché lo si diceva eccessivamente spinto. Venne la legge dell’incameramento dei beni delle fabbricerie. Parecchie famiglie di Savogno e la chiesa stessa sarebbero stati rovinati. Il curato maneggiò certi documenti ed ottenne dal Ministero la restituzione dei beni venduti; l’agente delle tasse fu traslocato per abusi scoperti. La mamma di lui morì poi alcuni anni fa ricoverata nella Casa della Provvidenza in Como. La restituzione dei beni in discorso fu un compenso per i tanti lavori che i buoni savognesi avevano compiuti in pro della buona causa.
Gli pareva [68] al Guanella d’aver compiuto l’ufficio suo in Savogno, e doveva essere nominato per volere del popolo e con intervento prefettizio alla parrocchia di Caspano, alla quale aveva concorso come alla parrocchia di Torre; ma in alto si consigliò il don Guanella di rinunciare a Caspano che sarebbe eletto a Torre e ubbidì, ma l’effetto fu di non essere nominato né al primo né al secondo posto.
Così sia, e don Guanella pose pratica per chiamare don Bosco ad una fondazione collegiale nella diocesi di Como. A tale scopo intraprese più viaggi, fino che da don Bosco stesso ottenuto certo sacerdote Sala che lo surrogasse in Savogno, don Guanella ottenne di aggregarsi a don Bosco e di rimanervi per - 735 -un triennio. Il curato di Savogno aveva con sé la sorella Caterina, ora serva di Dio, [69] che in Savogno godeva alto credito di virtù. Il curato dunque partiva per Torino e la sorella rientrava nella famiglia del padre in Campodolcino. Fu un rincrescimento come alla morte di persone carissime, ma si sapeva che don Luigi Guanella non si sarebbe ripiegato, e si rassegnarono alla penosa dipartita.
Come 37 si spiega questa risoluzione così decisa di don Guanella? I parrocchiani gli erano affezionati e docili e sapeva di poter continuare fra essi 38 a fare del bene. Nella sorella aveva un angelo di buon esempio. I confratelli paroci non sapevano darsene ragione e lui don Guanella impassibile in affidare la casa, la parochia e per poco la coscienza propria ad uno sconosciuto o giù di che di moto proprio e con qualche festa volle personalmente insediare al posto proprio. Questo per lo meno sapeva dello strano. Il curato fra altro rispondeva a’ [70] suoi: « Che volete? Quando anni fa il bruco rodeva i castani, abbiamo fatto voto ed eretto la bella figura del sacro Cuore alla Stufa dell’Andrea e il bruco immantinente si arrestò. Io potrei divenire come quel bruco dimorando più a lungo ed or facciamo voto al sacro Cuore che tutti ci benedica. Sento in me che la divina providenza mi chiama a Torino e sarà quel che Dio vuole. Io spero in bene. Addio tutti » e partì insalutato ospite per non dar noia a sé ed agli altri. Ai crotti fu forzato a bere il bicchiere della staffa presso il vecchio Clara ed a Prosto ed a Chiavenna lasciò un saluto che riuscì fredduccio perché non credevano alla fortuna di questa partenza.
Veramente all’occhio comune quest’originale di curato di Savogno 39 manifestava sentimenti e compieva opere solo solo, [71] che non potevano essere intese. Che fare? Al solito il don Guanella si consigliava con Dio nella coscienza propria e addio tutti con piena semplicità e con franchezza di cuore.




p. 731
26
Carlo Saffratti fu coadiutore a Prosto dal 1868, dopo la morte di don Pietro Pedroni (10 marzo) che sostituì l’A. trasferitosi a Savogno nel giugno 1867; cfr. M. Luisa Oliva, Luigi Guanella: gli anni di Savogno, Roma 1991, pp. 42-43, 82, 287.


27
Il 4 settembre 1618 una gigantesca frana travolse Piuro, dove era una chiesa intitolata a san Cassiano.


28
Giovanni Battista Crollalanza, Storia del contado di Chiavenna, Milano 1867; dopo la morte dell’autore (1819-1892) fu pubblicata una « Seconda edizione illustrata con nuove note, aggiunte ed un’appendice », Chiavenna 1898 (ma: 1899).


p. 732
29
Pietre da costruzione larghe e piatte. Forma italianizzata dal dialettale pioeuda, ricalcato su pioda; cfr. Pietro Monti, Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como, Milano 1845, sub voce.


30
La data si deve riferire all’anno 1873, quando fu costruito il cimitero; cfr. M. Luisa Oliva, Luigi Guanella: gli anni di Savogno, p. 44.


31
Originale: del manufatto nessuno non solamente soddisfatto ma fu sorpreso.


32
Saggio di ammonimenti famigliari per tutti ma più particolarmente per il popolo di campagna (1872), pubblicato nel vol. iii della presente collana.


p. 733
33
Originale: ne fu sempre scampo.


34
Il Libero Alpigiano era un settimanale di ispirazione repubblicana e radicale fondato dal garibaldino chiavennasco Carlo Pedretti (1836-1909) e diretto dall’ex seminarista Giovanni Battista Gianoli; fu pubblicato dal luglio 1873 al 1875.


35
Nella tradizione cottolenghina la definizione data da Pio ix è: « Casa del miracolo ».


p. 734
36
È la Società per gli Interessi cattolici e di Mutuo soccorso di Chiavenna, fondata il 16 luglio 1871; cfr. Guido Scaramellini, La Società di Mutuo soccorso di Chiavenna, in Quaderni Valtellinesi, n. 14, Sondrio, gennaio 1985, p. 32.


p. 735
37
Da qui alla fine dell’articolo il testo è autografo dell’A.


38
Originale: essi /molto/.


39
Originale: Savogno /nutriva/.


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