Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le vie della Provvidenza
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Le vie della provvidenza (1913-1914)

Articolo XII. ‹Da Pianello a Como›

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Articolo XII.
Da Pianello a Como
[91]Pianello Lario è descritto nella vita del Coppini come si è detto. Un giorno capitò al Guanella invito, non so se diretto o indiretto, dal vescovo perché si recasse al concorso per Pianello Lario e vi andò, ma colla condizione che non si sarebbe investito della parrocchia perché non si sentiva di continuare l’opera sua semplicemente nel circolo di una parrocchia. Da Roma venne la nomina e il vescovo ne pagò le spese, ma il Guanella fermo nel sostenere: « Servirò la parrocchia ma come semplice amministratore » e diceva a sé: « Per essere più sollecito a scuotere le ali appena scocchi l’ora della misericordia ».
Il Guanella, non so se nei viaggi da chierico o da neo-sacerdote, ricorda benissimo che solcando sul battello tra Dervio ed Olgiasca guardò la chiesa di Pianello, che egli non distingueva, e gli parve apparire non so qual luce di mente e qual movimento di cuore che gli pareva dire: « Guarda perché in quel luogo avrai [92] lavoro e soddisfazione soave ». Un dolce soave quasi di un zuccherino gli passava in cuore per brevissimo momento e poi tutto fu finito. Il collega di Domaso, prevosto Valenti, scrisse ad Olmo: « Sento che tu sei assegnato per Pianello. Ritieni per domestica Martina 54, l’antica serva del compianto don Carlo Coppini. In parrocchia e in casa Felolo tengo la sorella di lei Anna Maria che è di molta soddisfazione ». L’invito fu accettato e don Guanella da Olmo ripassò a Traona per qualche tempo finché venuto il giorno della partenza si affrettò fino a mezzogiorno per visitare qualche ammalato, per salutare qualche amico ed il collega Silvestri, di poi si mangiò un boccone e poi giù a caricare il povero letto di cui si è parlato e pochi mobili sulla carrettella, e via solo solo sino a Pianello Lario.
- 746 - Erasi in novembre 55, alle 11 di sera e non si trovava [93] modo di svegliare i dormienti dal primo sonno, finché il padre Mario Bosatta, ex francescano, vecchio ottuagenario 56, discese dalla sua casetta e levata una pietra di copertura del muro ivi, con questa batté così furiosamente che la vecchia Martina di soprassalto corse ad aprire. Alle 11 dell’indomani interrogò: « Che vuole da pranzo, signor curato? ».
« Quello che eravate usa disporre per il compianto Coppini ». Al mezzodì vuotava nel tagliere in cucina un’allegra polenta con un po’ di formaggio. Era il pranzo d’ingresso del nuovo parroco. Nonostante, vennero a far visita il signor sindaco Giovanni Rocca, detto Giovanella, il signor assessore Giuseppe Mazzucchi, il signor prevosto viciniore di Musso, ai quali il don Guanella porse invito alla solennità del primo pranzo e così passò la prima giornata.
Nella casa parrocchiale non era una tavola per scrivere. [94] Il nostro amico Domenico Montebugnoli con quattro pali di vite alzò una scrivania e con quattro pezzi di una piccola trave spaccata un seggiolone che poi al Guanella servì per sette anni a scrivervi sopra le operazioni di uffici parrocchiali e insieme almeno una quarantina di libretti storici agiografici, tra i quali tre volumi Da Adamo a Pio ix in cento bozzetti storici filosofici 57.
I commenti che si facevano in paese erano varii, perché era precorsa la voce di un prete montanaro di mente calda, ed essere meglio starne in attenzione e per intanto guardarlo più da lontano che da vicino. Poco su poco giù, questa era anche - 747 -­l’aria immessa anche da pio e santo sacerdote compagno di studio al Guanella e amicissimo di don Carlo Coppini. Il signor prevosto di Musso si diceva protettore e [95] direttore e fu lui che per la prima volta introdusse il Guanella nell’ospizio. A don Guanella quella visita non fece né caldofreddo e si diportò passivamente per mesi parecchi, finché dopo la Pasqua la superiora di esso Marcellina Bosatta espose semplicemente: « Se credesse visitarci e tenere qualche conferenza, noi vedremmo volontieri ». Il don Guanella mai disapprovò la prudenza di quella pia donna, la quale poi se ne scusava dicendo: « Io era insinuata così da persone che circondavano me e l’ospizio ». E don Guanella alla sua volta cominciò e continuò le cure sue con prudenza pari, evitando con chicchessia ogni dispiacere di malintesi, indifferente a quanto la divina provvidenza sarebbe stata per disporre in seguito.
Intanto l’orario giornaliero di don Guanella era pressapoco il seguente: levata all’Ave Maria, che è sempre [96] per tempissimo per dar luogo ai filandieri ed alle filandiere in maggior numero di ascoltare la santa Messa, di accostarsi ai santi Sacramenti avanti l’apertura dei lavori serici. Santa Messa e meditazione per conto proprio, più o meno della durata di mezz’ora, perché si credeva far valere lo studio e le occupazioni di ministero per 58 supplire per il complemento di maggior tempo di meditazione strettamente metodica. Si sedeva a studio di lettura e scritturazione sulla famosa sedia, ora in piedi, ora seduto, ora in ginocchio fermando collo stomaco la famosa scrivania che scricchiolava sempre. Dopo il breve desinare si facevano le visite agli ammalati insieme alle visite pastorali alle famiglie secondo le circostanze, ma da una alle 2 pomeridiane bisognava essere pronti per le Confessioni alle operaie, per il catechismo ai fanciulli per tutta la Quaresima. Si ritornava [97] allo studio fino alla recita del rosario in chiesa, dopo il quale seguiva la cenuncola, dopo la quale scuola serale agli adulti, senza segnare le ore di durata. Nei giorni festivi poi cresceva il lavoro di Confessione e si faceva per lo meno sette fervorini ai - 748 -confratelli, spiegazione del Vangelo, catechismo ai fanciulli e al popolo, conferenze alle Figlie di Maria, ai terziari, all’ospizio, il rosario con fervorino nella parrocchiale alla sera e infine scuola serale festiva come sopra. Nelle stagioni più facili si aggiungevano divertimenti e passeggiate per i fanciulli dell’oratorio festivo. Nei ritagli di tempo scritturazione di qualche pagina per i libretti in corso di stampa, come si è detto sopra. E fu una Provvidenza, perché il don Guanella era sempre come un pesce fuori acqua e ancora quando leggeva il [98] periodico salesiano sentivasi ripetere: « I salesiani percorrono il mondo in benedizione, e tu? », e provava poi di soffocare i suoi pensieri in una azione intensiva. Per qualche tempo, oltre la parrocchia di ­Pianello, amministrava quella di Musso, faceva predicazioni quaresimali a Morbegno, a Dongo e predicazioni varie qua e .
Accorse dal mezzodì alla sera di una serata di ottobre da Pianello a Tartano per ispezionare i disastri del fiume e dettarne tosto un libretto, Il montanaro 59. Era così preso dal lavoro che una volta si avvide di trovarsi a Cremia anziché a Musso per un invito di funzioni. Calò un giorno dal pulpito di Ardenno compiuta la terza predica delle Quarantore, perduta omai la voce; ritornò a Pianello la sera stessa e fu chiamato la notte scura per un’[99]ammalata a Saliana che era meno ammalata del parroco, il quale rientrato in casa fu colpito dal malore di tonsillite in maniera fiera. E queste ricadute avvenivano più di una volta all’anno, ma al terzo giorno, scoppiata la enfiagione, ritornava tosto alle occupazioni ordinarie.
Fu interrogato un giorno da taluni confratelli: « Che stipendio godi tu a Pianello? ». Rispose: « Quaranta centesimi al giorno e non mi mancò mai niente, nemmeno lo stipendio mensile per la serva. Se noi imparassimo a vivere di Provvidenza più che di stipendio staremo meglio, il popolo ci amerebbe di più e noi ­faremmo fra di loro un bene assai maggiore » 60.
- 749 - Con sì poco di fisso, don Guanella aveva sempre qualche peculio per i poveri, per ammalati, per opere varie, e denaro non gli mancò mai per spese di stampa dei suoi numerosi opuscoli. Il superiore un giorno lo invitò a rinunciare a tutti i frutti del beneficio teologale [100] di Prosto in favore di quell’arciprete, in qualunque condizione di poi egli si trovasse, e don Guanella vi soscrisse immantinente e non lamentò mai l’atto, per quante strettezze avesse provato di poi a Torino, a Traona, a Pianello, fino ad oggidì. Don Guanella per risparmiare il soldo del passaggio del barchetto sull’Adda, protraeva il viaggio sino al ponte di Ganda per ritornarsene a Morbegno. Per seguire un consiglio creduto di Provvidenza viaggiò da Traona al di di Bologna  61, ma fu inutile. Nel ritorno, essendo caldissima giornata di luglio, si accostò alla sbarra del ponte da Cosio a Traona per ristorarsi d’un soffio dell’aria di fiume, e giù gli cadde col portafoglio l’unico biglietto di 10 lire che gli era rimasto. Da ciò apprese che la Provvidenza è meglio aspettarla quando viene piuttosto che cercarla con ansia.
Il popolo di Pianello [101] avrebbe voluto una festa d’ingresso di don Guanella, che diceva neo-parroco. Quasi all’insaputa dello stesso vennero con altri sacerdoti gli arcipreti di Dongo e di Gravedona per una funzione d’ingresso. Terminata questa il don Guanella li accomiatò dicendo: « Se vi invitassi per un pranzetto o per una refezione non saprei come servirvi e si direbbe in alto che io ho accettato definitivamente la parrocchia: andatevene dunque in pace ».
In una serata di ottobre entrò in casa il sacerdote don Michele Sala, il mio antico successore a Savogno, il quale mi fece - 750 -capire di aver bisogno di ricapito. Il don Guanella lo tenne a mensa propria per oltre un anno, benché ne fosse di tempo in tempo malamente ricompensato e gli tendesse insidie per iscalzarlo.
Incontrò miglior fortuna con certo sacerdote salesiano, certo Torazza, il quale promise le prime 300 lire se don Guanella accanto il ricovero recentemente [102] aperto in Como avesse anche aperto una casetta per sacerdoti invalidi. La casa fu costruita ed abitata ma le 300 lire di don Torazza sono ancora al di da venire 62.
Certo mio cugino Antonio Levi, morendo a Genoa City nel Wisconsin lasciò per il primo all’opera del Guanella in Pianello Lario 3 mila lire, colle quali si comprò un pezzo di terra dal signor Cesare Perpenti a riva di lago. Si pensava trasportare ivi l’ospizio, ma per più ragioni e perché il terreno era attiguo alla casa ed all’orto parrocchiale se ne smise il pensiero.
La prima casa-ricovero, a Camlago, era per più ragioni poco opportuna e la si vendette e l’ospizio fu poi trasferito nella casa di cappellania di fronte alla chiesa e poi in casa Mazzucchi già Bernucca, nella frazione di Calozzo.
Il vecchio sacerdote Mario Bosatta in bagnarsi nelle acque del lago si vide perire, [103] allora gridò ad un giovinetto accorso per afferrarlo colla mano: « Lasciami, lasciami che ti travolgerai - 751 -te stesso » e bramò morire egli solo. Il don Guanella, accorso pel primo, fu Provvidenza che non affogasse in una riva profonda. L’ospizio prese dunque alloggi provvisori in casa del sullodato, mentre don Guanella pensava ritrarsi definitivamente a Como.
In Pianello Lario aveva sostenute molte molestie da parte dei malevoli, ai quali pareva dura la franchezza del dire dal pulpito e la intransigenza dell’agire del parroco don Guanella, e correvano molto frequentemente alla pretura di Dongo e per essa alla procura di Como. Un giorno le pie donne Dina Bosatta e Maddalena Minatta, accompagnate da don Guanella, furono dinanzi al giudice di Dongo il quale cominciò: « Vero che voi per sentimento di stupida pietà aprite piaghe nel corpo delle orfanelle e le allargate? Il tale ... e qui nominò persona assai spettabile me lo ha confermato ». Al quale [104] risposero le pie donne: « Noi le piaghe le curiamo e non le facciamo », e le due colombelle timide timide con forza di leone esposero tali cose che il giudice conchiuse: « Andate, andate che voi avete l’aria di giudicarmi e di compromettermi ». Ritornando raggiunsero il cotale al quale le due semplicette dissero: « Lei, signore, ha fatto male a riferire al signor giudice cose non vere di noi e dell’ospizio »; il tale si scusò, ma quel giorno stesso e quasi alla medesima ora di un anno di poi fu colpito di paralisi che lo trascinò a morire esule e svergognato fuori di paese e provincia. Il giudice, di cui era parola, era ebreo. Successe altro giudice cattolico, buono e patriarcale, al quale pure i referendari si portavano spesso e parevano scottanti le istituzioni delle Figlie di Maria e la loro frequenza alla chiesa. Un industriale aveva imprecato: « Possiate tutte essere schiacciate [105] dalle macerie di quella volta di chiesa... » e qui aggiunse epiteto che voglio tacere. La volta della chiesa non è caduta, ma è caduto vergognosamente l’industriale che dovette nascondersi oltre mare e morì in lontana terra. Il Signore gli abbia perdonato. Il 63 signor pretore Giudici si recava come a diporto - 752 -dal Guanella per metterlo in guardia. E lui don Guanella rispondeva: « Grazie al signor pretore », ma non ismise punto da proseguire il cammino suo.
Don Guanella aveva cercato un posto qualsiasi in città, per esempio una cappellania nell’ospedale di Como, ma si rispondeva: « Il don Guanella dove può mettere piede, mette tosto rivoluzione e conviene tenerlo lontano »; « È sempre un mezzo matto » diceva un altro.
Intanto i rapporti giungevano sempre più accentuati presso le autorità civili di Como e don Guanella dovette trovarsi davanti al procuratore. Ora, prima che aprisse bocca il giudice, il don Guanella si sentì invaso da sette spiriti e gridò alto che per oltre 15 anni si perseguitasse un innocente e intanto batteva pugni da montanaro sul tavolo, e faceva accorrere la moglie del procuratore che disse: [106] « Che ha fatto questo sacerdote e che fate voi a lui? ». Soggiunse bruscamente: « Conducetelo al signor prefetto ». Il don Guanella ripeté davanti al prefetto Guala la medesima scena, onde il Guala interrogò: « Dunque lei che cosa vorrebbe fare a Como? », e don Guanella si sentì dire cosa che non avrebbe mai nemmeno pensato, e soggiunse: « Io voglio fare un istituto per le serve », e con facondia esponeva i bisogni delle serve e i desideri dei signori padroni. Dunque conchiuse il Guala: « Mi piace l’idea e l’appoggerò presso il vescovo, e se fa bisogno presso la città ».
Con questo le porte della China 64 Como furono aperte al don Guanella ben presto nel modo seguente. Bisognava cercare un punto di appoggio. Si guardò il piccolo terreno con casa ­davanti a San Rocco in via Milano, ma era troppo piccolo e - 753 -­dipendente. Si venne al terreno dove oggi è l’Istituto della Sacra Famiglia, [107] ma si trovò esso pure piccolo e caro. Per ultimo si prese in affitto la casa e terreno del signor Biffi alle seguenti condizioni: comperarla al prezzo fisso di 14 mila lire se fosse possibile dopo sei mesi. Si andò per ritirare il danaro a mutuo promesso da certa signora di Dongo e questa alla vigilia del contratto rispose semplicemente: « Mi hanno persuasa di non fidarmi ». Le ore si contavano e prima che scoccasse l’ultima gli ottimi coniugi Bernardo e Sofia Calvi 65, conosciute le strettezze, offerirono non domandato il mutuo di 15 mila lire. Si fece allora acquisto con patto che il signor Biffi cedesse, al prezzo di lire 1,50 il metro e dopo sei altri mesi di prova, il terreno sottostante di circa ventimila metri.
Non si sa come spiegare il presentimento. Il Guanella studente nel Collegio Gallio pareva presentire più di una volta salendo al passeggio che quel terreno sarebbe stato campo di particolari opere sue. [108] Spieghi chi può e come può. Io non oserei pronunciarmi.
Conveniva dunque cominciare l’opera. Una sera di maggio il nostro barcaiolo e sagrestano Pietro Morelli allogava nel suo canotto poche mobiglie e materassi, e dentro vi salivano suor Chiara Bosatta, suor Martina Silvetti con tre orfanelle 66 per la minor spesa, e si giunse a Como al mattino e si cominciò alloggiare la casetta che poi divenne la Casa della divina Provvidenza in Como. Qui facciamo richiamo alla Vita di suor Chiara Bosatta 67 e come si continuò fino alla santa morte della stessa in Pianello Lario fino all’aprile del seguente anno 68.
- 754 - Intanto la Provvidenza presentò modo di acquistare il resto di terreno Biffi e allora si cominciò a fabbricare un corpo di casa in aggiunta della esistente. Un camerone al secondo pia­no serviva di oratorio. Quando poi giunse il privilegio pontificio di tenervi il [109] Santissimo Sacramento, la gioia fu grande e le speranze si rianimarono in tutti. Si scorse che se si fabbricava per 5 o per 10 il valore veniva, ma cessava quando si avesse meno confidato nella divina provvidenza. Allora si diede a fabbricare una casetta per ricoverare sacerdoti vecchi ed infermi ma che ­invece servì per lo più per ricovero di fanciulli e vecchi poveri.
La casetta si estese mano mano come è al presente.
Il parroco di Figliaro, Ghezzoni, venne un giorno con due giovani, Silvio Vannoni e Giuseppe Roncoroni, dicendo: « Ecco le prime fondamenta della Casa della Provvidenza ». Il primo è l’attuale sacerdote direttore dell’Istituto San Gaetano, ed il secondo morì alla Provvidenza a Como dopo qualche anno di sacerdozio, troncando così le molte speranze che si concepivano sopra di lui. Un giorno di caldo estivo disse il don Guanella allo [110] studente Giuseppe 69 Roncoroni, che sapeva fare da muratore, da falegname e da un po’ di tutto: « Provati ad alzare un pilastro e sopra vi collocheremo una statua del sacro Cuore, perché ho fiducia che in breve qui si ergerà la nostra chiesa del sacro Cuore ». Qualche anno di poi monsignor Andrea Ferrari, allora vescovo di Como, venne e disse: « Nel mezzo fra la casa femminile e maschile segnate la larghezza della nuova chiesa e tirate giù giù finché io dica ». Don Guanella segnava col passo finché il vescovo disse: « Fermate », e fu tracciato il disegno della nuova chiesa del sacro Cuore e furono tracciate le fondamenta. Il buon amico signor Giacinto Valli, disegnatore municipale, tracciò il disegno e la ditta Regazzoni  70 ne assunse la costruzione. Non si aveva denaro di - 755 -sorta in riserbo, ma veniva mano mano e la ditta era indulgente anche nello attendere.
Accaddero diversi segni di grazie speciali. Nessun [111] muratore si fece del male. Il don Guanella fu salvo per miracolo nella caduta di un ponte carico di sassi, dalla cornice della cappella della Madonna fino ai sotterranei. Suor Marcellina Bosatta si sentì sfiorare il velo da uno scaglione precipitato dalla altezza del tetto della chiesa. Il don Guanella si votò alla Madonna di Lourdes per guarire sé da insistente malattia e due orfanelle Ilda e Rachele Grassi da straziante malattia di difterite. Si ottenne la grazia e don Guanella a titolo di ringraziamento e di protezione stava allora erigendo la cappella alla Madonna di Lourdes. I membri della Casa della divina Provvidenza poco parlavano, ma si sentivano rinvigoriti nelle speranze e nell’affetto dell’istituzione nascente.




p. 745
54
Martina Galperti, defunta nel 1886, alla cui memoria l’A. aveva dedicato Pensieri intorno all’anno santo 1886 (1886), pubblicato nel vol. iii della presente collana.


p. 746
55
Originale: ottobre; l’A. arrivò a Pianello del Lario nel mese di novembre, come indica una sua lettera, databile all’ottobre 1881, inviata da Olmo al vescovo di Como Pietro Carsana: « [...] se Ella vuole che io vada a Pianello, io il farò o dopo i Santi o come Le aggrada dopo S. Martino » (Como, Archivio Storico Guanelliano).


56
Originale: settuagenario; cfr. Leonardo Mazzucchi, Il parroco Don Carlo Coppini, pp. 95-96.


57
Le opere di carattere storico cui si riferisce l’A. sono i tre volumi Da Adamo a Pio ix. Quadro delle lotte e dei trionfi della Chiesa universale distribuito in cento conferenze e dedicato al clero e al popolo (1885-1887), pubblicati nel vol. ii/1 della presente collana insieme a Le glorie del pontificato. Da Adamo al giubileo sacerdotale di sua santità Leone xiii (1887).


p. 747
58
Originale: far.


p. 748
59
Il montanaro. Strenna valtellinese nell’anno 1886 (1886), pubblicato nel vol. iii della presente collana.


60
L’originale continua: « (Notare le prove di Ardenno) », scritto nella metà destra della pagina. Probabilmente l’A. si riferisce al primo tentativo
di espansione delle religiose di Pianello del Lario, che nell’agosto 1885 si recarono ad Ardenno restandovi meno di un anno tra grandi difficoltà anche economiche; cfr. Piero Pellegrini - M. Luisa Oliva, La storia di Chiara, Roma 1991, pp. 221-248. Le vicende sono ricordate anche in Cenni biografici di suor Chiara Bosatta (1907-1908) e Deposizione sulla serva di Dio suor Chiara Bosatta (1912), pubblicati nel presente volume, pp. +475-477, +655.


p. 749
61
Diversamente in Leonardo Mazzucchi, La vita, lo spirito e le opere di don Luigi Guanella, p. 72, che cita così questo stesso brano: « viaggiò da Traona al di di Piagno ». Il toponimo Bologna è attestato anche in una frazione di Perledo, in provincia di Como; Piagno è frazione di Cosio Valtellino.


p. 750
62
Il brano Incontrò miglior fortuna [...] di da venire riferito a don Matteo Torazza (1853-1939) è riportato in Leonardo Mazzucchi, La vita, lo spirito e le opere di don Luigi Guanella, p. 72; nell’Archivio del Centro Studi Guanelliani, a Roma, è conservata una sua lettera scritta il 30 ottobre 1929 dal Collegio salesiano Don Bosco di Borgomanero indirizzata « All’Autore della Vita del Servo di Dio Don Luigi Guanella » nella quale chiede una rettifica nei termini seguenti: « Il Salesiano D. Matteo Torazza [...] aveva promesso solo condizionatamente L. 300 (trecento) a D. Guanella, a patto però che i suoi Superiori di Torino gli avessero permesso di trasferirsi con lui, da Pianello a Como per continuare a godere colà della ospitalità sua, sempre però in via provvisoria. Ma i suoi Superiori non glielo permisero, adducendo specialmente il motivo che la casa di Como era destinata allora per sole persone d’altro sesso. Regalò tuttavia a D. Guanella L. 50 (cinquanta) prima di licenziarsi da lui. Esprime poi verso il medesimo i più vivi sentimenti di ammirazione e di riconoscenza ».


p. 751
63
Questo periodo e il seguente sono autografi dell’A., aggiunti nella metà destra della pagina ed inseriti a questo punto del testo con un richiamo.


p. 752
64
Espressione dell’epoca in cui l’uso traslato del toponimo China (Cina) indica un ambito quasi impenetrabile, come attestato in Policarpo Petrocchi, Nòvo Dizionario universale della lingua italiana, i, Milano [1887], p. 454: « China e Cina - Dal nome del paese [...] Di luogo dove sia difficile entrare ». In Leonardo Mazzucchi, La vita, lo spirito e le opere di don Luigi Guanella, p. 86, dove sono citati ampi brani che precedono e seguono, la frase Con questo [...] nel modo seguente, è sostituita da: « Così provvidenzialmente crollò per Don Guanella, desideroso di stabilirsi a Como, la muraglia cinese ».


p. 753
65
Per l’integrazione cfr. p. >803.


66
L’A. unifica in un solo evento le prime due spedizioni di suore da Pianello del Lario a Como, avvenute il 5 aprile e il 12 o 13 maggio 1886: suor Martina Silvetti e le orfanelle facevano parte della prima, suor Chiara Bosatta della seconda; cfr. Piero Pellegrini, Primi anni della Casa divina Provvidenza in Como (1886-1895), ne I tempi e la vita di Don Guanella. Ricerche biografiche, pp. 273-275.


67
Maddalena Albini Crosta, Fiore di cielo. Cenni biografici di Suor Chiara Bosatta - al secolo Dina - Figlia di santa Maria della Provvidenza, Como 1910.


68
Suor Chiara Bosatta morì il 20 aprile 1887.


p. 754
69
Originale: Pietro.


70
Nome omesso nell’originale, dove è lasciata in bianco una porzione di riga; per l’integrazione cfr. Luigi D’Antuono, Le vie misteriose della D. Providenza nell’erezione della nuova Chiesa del Cuore di Gesù, ne La Providenza, Como, aprile 1893, p. 36.


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