Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le vie della Provvidenza
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Le vie della provvidenza (1913-1914)

Articolo XIII. La costituzione morale della Casa della divina Provvidenza in Como

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Articolo XIII.
La costituzione morale della Casa
della divina Provvidenza in Como
[112] Il principio si dice fondamento delle cose. Fondamento delle Case della Provvidenza si dice da noi la lettera F ripetuta 4 volte per dire fame, freddo, fumo, fastidi; questa lettera ripetuta così quattro volte coll’animo disposto a praticarla secondo fede e ragione, questo costituisce la base di una pietra piramidale rovesciata che segna la lettera V e questa lettera V significa vittima. Ci vogliono delle vittime in tutto, e ci vogliono specialmente le vittime conformi alla gran Vittima del Calvario per innalzare torri di salvezza per le anime. Ed ora che abbiamo compiuto un primo giubileo della fondazione delle Case della divina Provvidenza possiamo contare un numero [113] prezioso di vittime nell’istituto maschile dei Servi della Carità e un numero maggiore di vittime nel novero più copioso delle Figlie di santa Maria della Provvidenza.
- 756 - In aprire le case bisogna sempre fare come la serpe, che fra sasso e sasso fa passare il capo e poi mano mano il resto del corpo: è uno o pochi locali in affitto e poi un acquisto di compera e quindi mano mano.
Pietra fondamentale della Casa divina Provvidenza in Como fu vittima preziosa la vita di suor Chiara Bosatta, della quale è ormai terminato il processo diocesano per la sua santificazione, e dietro a lei seguirono non poche sorelle di Como, di Santa Maria, della casa di Milano, e taluni sacerdoti, chierici, laici nell’istituto nascente dei Servi della Carità. Non è il caso di spiegare il senso pratico delle quattro F, né il senso pratico della lettera [114] V che potrebbe anche avere il significato di VV, le vittime.
I membri dei due istituti si sentivano in cuore di lavorare ad ogni costo e di vincere o morire. Le aspiranti alla congregazione compievano il loro noviziato con prestarsi al servizio in buone famiglie, con prestarsi anche al servizio degli ammalati di giorno e di notte per qualche mese, qua e anche in paesi relativamente lontani; persino, taluna per mettere insieme una lira al giorno lavorava nelle filande. L’economia si spingeva al punto che, all’insaputa dei superiori che non l’avrebbero permesso, talune vivevano con due centesimi di latte e siero bollito, con polenta o pane: incredibili le industrie di queste massaie di nuovo genere. Confidavano nella divina provvidenza ma pareva loro di dovervi cooperare così, e questo era errore benché materiale; avrebbero voluto giovare [115] a molti ma non essere di peso a veruno. Qualche neo-sacerdote per il soverchio faticare sputava vivo sangue e così si preparavano ad un martirio lento di molti mesi.
Si obietterà: la Regola dell’istituto e della stessa carità che cosa faceva intanto? E si risponde che l’amore delle anime fervide non sente verun peso di fatiche: cammina ilare fino al­l’estremo delle forze, la grazia di Dio ve le conduce e difficile è il trattenerle. In appendice alla Vita di suor Chiara Bosatta 71 è una corona di oltre settanta consorelle che Dio chiamò ad - 757 -imitare i patimenti della propria maestra e seguirla nel sepolcro martiri di carità. Piaccia al cielo che la eredità di tali esempi sia fonte di benedizioni, che i morti dai loro sepolcri gridino di continuo ai superstiti: « Aspirate sempre a virtù maggiori » 72.
Nella Storia della Casa della [116] divina Provvidenza 73 il nostro servo della Carità Martino Cugnasca e nel nostro bollettino La Divina Provvidenza accenna alla costruzione della nostra chiesa del sacro Cuore e alla stesa di case costruite ai due fianchi della stessa. Don Guanella avrebbe inteso di ridurre la chiesa del sacro Cuore a forma di santuario, a tale scopo comperò una stesa di terreno di circa 10 mila metri al di di via Tomaso Grossi di fronte alla chiesa costruita. E fu probabilmente mal consiglio, che perduta la pazienza di una lunga aspettazione e venuto il bisogno si vendé la maggior parte di quel terreno benché a prezzo molto raddoppiato.
Suor Marcellina Bosatta, di pensiero generoso, avrebbe voluto acquistare da un fianco fino a via Zezio e di fronte fino alla [117] medesima via, e sarebbe stato acquisto non solamente probabile ma facilmente pratico. A don Guanella pareva trop­po, e che una istituzione troppo grande relativamente alla città avesse potuto correre troppi pericoli, e si lasciarono sfuggire le buone occasioni. A suo tempo si era trattata la villa di Santa Croce per destinarla al comparto femminile, ma pareva soverchio il prezzo di circa 80 mila lire, e si attese che la divina provvidenza si manifestasse più chiaramente altrove.
La separazione dei due sessi in via Tomaso Grossi si imponeva ed era desiderata, benché la chiesa di mezzo tenesse buona la separazione.
Il vastissimo locale già filanda Binda e poi fabbrica di bottoni, era stata trattata dal municipio per un asilo di infezioni, [118] dall’ospedale di Sant’Anna per un comparto di matti, dalle orfane della città in Santa Chiara per ricovero proprio. Il vescovo Ferrari ne avrebbe fatto una villa per i suoi chierici, - 758 -e negozianti di Berlino l’avrebbero comperata per oggetto d’industria, ma chi per una ragione chi per altra se ne allontanarono e il vastissimo locale Santa Maria di Lora venne in acquisto a don Guanella per lire 45 mila. Vi si fecero alcune riparazioni ed anche alcune aggiunte di fabbricato ed ora lo si dice uno dei più vasti stabilimenti, completo col numero di oltre trecento ricoverate nella più amena prospettiva e salubrità di aria in tutta la città e contorni di Como. E come e quando fu pagato il grandioso locale? Grazie alla bontà del signor notaio dottor Paolo Zerboni e del signor banchiere Minoletti di Milano, il signor [119] Baserga venditore 74 si accontentò di un acconto di 3 mila lire e il resto alle disposizioni e voleri della divina provvidenza.
Era il 1 maggio del 1895. Quando i primi socialisti davano segno di loro bravure, don Guanella si avvicinò sul sentiero detto della Berlina con una mezza dozzina di operai scioperanti i quali intimarono al don Guanella così: « Pochi mesi e la Casa della divina Provvidenza sarà abbruciata perché voi preti fate cose che noi non possiamo fare e ci rubate i nostri soldati, i poveri, perché noi vorremmo mandar sossopra tutto e sopra far sorgere l’era del sole dell’avvenire ». Nella solennità d’Ogni Santi del 1895 75 la casa era in fiamme e fu grazia di Dio che il fuoco non appiccasse al tetto della chiesa e che consumasse la casa tutta. Don Guanella fu chiamato telegraficamente da Milano [120] e dovette poi esso coi suoi per settimane parecchie vegliare di notte per iscampare la minaccia di nuovi assalti. Qualche tempo prima degli operai briachi irruppero nella casa per ispezionare certe grida di cotal donnina nana, da tutta Como conosciuta e da noi per pietà ricoverata.
Si chiamò l’aiuto della questura anche questa volta, come più tardi per l’incendio, ma non se ne trasse profitto di sorta.
- 759 - Erano gli avversari del bene e don Guanella coi suoi senza sgominarsi guari proseguirono il loro cammino. Minacce private si rivolsero per un poco anche alle suore portatesi a Santa Maria, ma poi se ne stancarono.
Quali persone di preferenza si dovevano ricoverare? I figli poveri ed i vecchi poveri. Con quale preferenza? I più poveri ed i più abbandonati si solevano preferire per incontrare le promesse di Gesù Cristo che dice: « Ciò che avrete fatto [121] di bene ai più miserelli degli uomini sarà come fatto a me stesso » 76.
E le raccomandazioni? Valevano prudentemente tanto quanto per scoprirne la verità, per farci benevoli chi avrebbe potuto giovare, per ossequio specialmente alle autorità ecclesiastiche.
E le corrisponsioni economiche? La regola è: chi ha tanto dia tanto e chi ha poco dia quello che ha, ma con cuore lieto. Ma come non deve chi ha del proprio profittare dell’altrui, perciò si procurava che almeno metà della beneficenza venisse corrisposta dai parenti, dai comuni, dalle congregazioni di carità, se non forse da un gruppo di persone pie per corrispondere insieme una tenue annualità. Qualche volta la Cassa di Risparmio di Milano corrispondeva una sommetta ma a condizioni alle quali non ci potevamo attenere e così si andava avanti confidando nella Provvidenza.
Si era detto al prefetto Guala che si sarebbe fatta [122] una istituzione per le serve e finché si poté si corrispose, ma queste giovani che potevano industriarsi da sé cessarono di dipendere e le altre, per lo più poco atte, mal rispondevano e così l’opera delle serve andò mano mano assottigliandosi. Speriamo possa rifarsi più florida se e quando per caso si possa attendervi di proposito.
Fra i figli e i vecchi poveri venivano in copia le creature scarse di mente, che ad esempio del Cottolengo la casa denominò buoni figli e buone figlie ed erano poi tanto ricoverati cari da rappresentare talvolta scene perfino straordinarie di cure ­affettuose. Non si era trascurato i sordomuti, e si ricevette in prova per un anno qualche classe di questi infelici affidati dal - 760 -benamato nostro Casanova e dal comitato da lui istituito e con insegnanti propri. Si continuò con buon esito per un anno finché venne costituita [123] in proprio con sede in Borgo Vico una sede maschile dei sordomuti.
Si è detto che don Torazza, salesiano, aveva promesso un’offerta di 300 lire per una casa-ricovero a favore dei sacerdoti vecchi ed impotenti e la si costituì, e il primo ricoverato fu il pio sacerdote don Giorgio Steinhauser, per un ventennio missionario sui laghi di Michigan che si estendono da Chicago per una navigazione di cinque giornate di battello. Fu con noi carissimo per sette anni, finché morendo speriamo che l’anima di lui benedetto dal cielo ci abbia preparato l’ingresso a Chicago per nostre fondazioni ivi. Il prevosto di Sant’Agata, don Callisto Grandi, ne scrisse cenni  77, e speriamo vengano ampliati a comune edificazione. L’amico di lui, sacerdote Rossi, vi si unì quasi goccia di acqua soave, ma l’opera dei preti [124] vecchi non poté avere consolidamento come ramo di istituzione nella Casa divina Provvidenza in Como. Bensì si ricevettero, e se ne hanno ancora oggidì, venerandi sacerdoti impotenti specialmente nella casa di Santa Maria, di Fratta Polesine e altrove. Il don Guanella congiunto con i reverendissimi Zaboglio, Gianera, Trussoni si provarono di costituire almeno una società di mutuo soccorso per i sacerdoti della diocesi in generale, ma le pratiche riuscirono efficaci solamente più tardi colla influenza e sotto direzione del vescovo locale.
Altro mezzo di fondazione e consolidamento delle opere si potrà attribuire a quel po’ di preghiere e sacrifici 78 di carità degli istituti e dei membri in particolare. Il proverbio dice: Chi vuole domandi. Il divin Salvatore poi assicura: « In verità, in verità vi dico che qualunque cosa domandiate in nome mio al mio [125] Padre che è nei cieli la otterrete » 79. Dicono però la - 761 -preghiera è onnipotente. Molto più se la preghiera è congiunta con la mortificazione e collo spirito di carità.
Oso mettere dinanzi il libro della vita di suor Chiara Bosatta con relativa appendice 80 e per un poco anche l’edizione di Vita del giovinetto Alessandrino Mazzucchi 81. Non sarà del caso aggiungere particolari, ma confidiamo che frutto delle opere della Casa divina Provvidenza continuino le preghiere, che come sorgente escano dall’indirizzo degli istituti e che giù discendono a formare acque di fiume per dissetare i terreni all’intorno.
Altra fonte di benedizioni speriamo sia quello spirito di carità che si cerca usare soprattutto cogli scarsi di mente: spirito di azione caritativa da farne stupire i profani e in una quantità continuata in ogni giorno da poterne scrivere volumi [126] edificanti. Auguro che almeno un saggio di bozzetti edificanti da parte dello spirito della casa ed altri bozzetti dei miserelli raccolti venga a pubblica notizia, perché da alcuni almeno si conosca a qual alto grado di infelicità possono trovarsi le membra dei nostri fratelli ed a quanto grado di carità possono arrivare le fibre del cuore cristiano. Il cuore della persona religiosa è come terra da orto e da giardino che coltivata produce fiori e frutti di benedizione. Si dice che l’orto deve trovare l’uomo morto, nel senso che in tutti i giorni e per tutta la vita l’ortolano trova ivi di lavorare e di raccogliere. Il lavoro di istruzione, di meditazione, di educazione in genere ed in specie è lavoro di ogni giorno per tutti i giorni di vita dei sacerdoti da Dio chiamati in questo orto delle anime.
Le medesime contraddizioni ed aridità sia di corpo o di mente o di cuore Iddio buono le converte [127] in piogge d’oro, e le bufere di tempesta in tanti chicchi come pietre preziose che arricchiscono l’abitazione del cuore religioso, tabernacolo vivente dello Spirito Santo.
Il profeta dell’Antico Testamento prediceva un tempo non lontano nel quale un pastorello avrebbe guidato come pecorine ai pascoli feraci le bestie feroci del deserto. Così nelle case - 762 -religiose un pastorello o una pastorella chiama dal mondo le vocazioni religiose che poi guidano come agnelli mansueti. Raro è che una pecorina si stacchi anche per un poco dal suo ovile, perché le pecore sorelle con pio belato la richiamano. Laonde, alle domande che i meno pratici fanno: « Come si fa? Come si fa? », si risponde: « Domanda inutile: è Dio che fa ».
Interrogava un giorno l’augusto pontefice Pio x: « Dormite voi di notte? ».
« Sì, Santo Padre, e qualche volta anche di giorno ».
« Non [128] avete fastidi? ».
« No, Santo Padre, perché fino a mezzanotte ci penso io e poi so che ci pensa Iddio ».
Ecco rivelato il mistero, ecco rivelata la lezione a chi la vuole ritenere e praticare. Si voleva che anche le pietre parlassero e si disegnò a lettere cubitali nella chiesa di santa Maria di Lora: « Banco della divina provvidenza ».
Pregare per i benefattori vivi e defunti. Si visitano le salme dei cari nostri morti al cimitero per attingere forze novelle. Dinnanzi alla cella mortuaria di Santa Maria stanno le statue delle sante sorelle Faustina e Liberata e dentro la cella l’immagine di Gesù che invita: « Io sono la risurrezione e la vita » 82.
Durante l’Esposizione Voltiana gli elettricisti 83 mondiali presero colazione a Santa Maria e furono rallegrati. Don Guanella in 24 numeri [129] di Pro Faro 84, in 25 mila oleografie del - 763 -Volta e in altre copie della Vita dello stesso, Scienza e fede 85, intendeva raccogliere la mente ed il cuore degli offerenti ad un monumento di fede e di amore sulla torre sovrastata dalla grandiosa effigie del divin Salvatore. Intendeva il don Guanella che il monumento raggiante di luce elettrica additasse, al punto di confine di due nazioni, il punto di contatto tra scienza e fede del Volta attinta dal Cuore santissimo di Gesù Cristo. Ma si dice che dove tocca il liberalismo ivi attacca fuoco che tutto ­incenerisce all’intorno. Nemmeno giova al Guanella l’avere comunicata personalmente questa idea all’Edison ed ai potentissimi milionari degli Stati Uniti americani, eccetera.
Si tramandi ancor questo ai posteri perché imparino lezione dai passati, [130] ben conoscendo che chi vuole conoscere 86 l’avvenire deve studiare il passato delle persone e delle cose. E qui facciamo punto per ritornare alle vicende della Casa madre in Pianello Lario.




p. 756
71
Cfr. nota 67.


p. 757
72
Cfr. 1 Cor 12, 31.


73
[Martino Cugnasca], Brevi cenni sulle opere della Divina Provvidenza fondate da Don Luigi Guanella, Milano 1906.


p. 758
74
Diversamente in Compimento di un voto della nostra Casa. La Binda acquistata per un secondo ricovero, ne La Divina Providenza, Como, febbraio 1897, p. 27: « [...] lo abbiamo potuto comperare dai fratelli Baserga, signori Antonio e Vincenzo ».


75
Per l’integrazione cfr. [Luigi Guanella], Particolari dell’incendio nel giorno d’Ognisanti, ne La Divina Providenza, Como, dicembre 1895, p. 315.


p. 759
76
Cfr. Mt 25, 40.


p. 760
77
Riferimento all’orazione funebre tenuta da don Callisto Grandi il 14 ­luglio 1897 e pubblicata con il titolo Onoranze funebri a don Giorgio Stein­hauser ne La Divina Providenza, Como, luglio 1897, pp. 55-57; agosto 1897, pp. 61-63.


78
Originale: sagrifizi.


79
Cfr. Gv 16, 23.


p. 761
80
Cfr. >nota 67; per l’appendice cfr. il testo in corrispondenza della nota 71.


81
Lorenzo Sterlocchi, Vita di Alessandrino Mazzucchi, Gatteo 1910.


p. 762
82
Gv 11, 25.


83
Probabilmente: i telegrafisti; cfr. I Congressisti Telegrafici al Ricovero femminile di Santa Maria della Providenza in Como, ne La Divina Providenza, Como, luglio 1899, p. 49.


84
Originale: numeri, il Faro; cfr. Piero Pellegrini, Scienza Fede Carità. Omaggio ad Alessandro Volta. Invenzione della pila (1799-1999), inserto de La Divina Provvidenza, Como, 1999, n. 2. Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dell’invenzione della pila elettrica, l’A. propose di onorare in Alessandro Volta l’uomo di fede non meno del grande scienziato. A tale scopo intendeva costruire un grande faro elettrico per illuminare la statua del sacro Cuore collocata alla sommità del suo istituto di Lora, che dominava Como, perciò si fece promotore di un comitato per diffondere materiale di propaganda, tra cui il bollettino Pro Faro, uscito fino a luglio 1900; cfr. Pro Faro, ne La Divina Provvidenza, Como, settembre 1900, p. 72.


p. 763
85
Callisto Grandi, La vita di Alessandro Volta narrata al popolo, Milano 1899 (il sottotitolo Scienza e fede è riportato solo sulla copertina); dello stesso autore è anche l’ampia biografia Alessandro Volta, ivi.


86
Nell’originale le ultime due lettere della parola sono cancellate con un tratto di penna.


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