Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Corso sante missioni
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CORSO DI SANTE MISSIONI (1875, 1881)

Meditazione III. L’uomo è infelice perché è peccatore

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Meditazione III.
L’uomo è infelice perché è peccatore
[I-52] Un figliuolo si trovò il quale, mentre stava nella casa del padre, si avventò contro al genitore, lo coprì d’ingiurie, lo strascinò per i capelli per tutte le camere. Allora si eccitò nella - 846 -casa vivissimi segni di disprovazione. Tutti gridarono che il reo fosse castigato. Lo sciagurato partì. Intanto la mente sua cadde in delirio, la memoria del passato si oscurò, il suo cuore istupidì, e camminando come un cencioso non trovava chi di lui si movesse a compassione. Se ne lagnava lo sventurato, ma tutti gli ripetevano: « Sulla tua fronte non è forse scritta la sentenza di castigo per i tuoi misfatti? ».
Cristiani! Voi vi dolete le spesse volte perché tanti mali vi circondano, ma non ricordate più che voi fin dal nascere [I-53] siete comparsi ribelli contro Dio vostro Padre? Non ricordate che le più volte avete innalzata la vostra destra contro l’Altissimo? E vi dolete poi che l’Onnipotente vi punisca con i castighi suoi! Che direbbero i santi del cielo se vedessero i ribelli sempre impuniti? Dove se ne andrebbe la maestà di Dio se non si mostrasse abile a punire gli iniqui?
Però non vi rimane che di dolervi e dire al Signore: « Lo sappiamo, lo sappiamo: il peccatore merita il suo casti­go. E noi, che siamo i colpevoli, giusto è che siamo altresì i puniti ».
Oh che è grande la pazzia del peccatore che vi offende! Egli, mentre commette azione disonorantissima, si attira sopra il colmo dei divini castighi.
Signore, dateci lume per conoscere le infelicità che dona il peccato perché se [I-54] ne saremo ben compresi almeno non peccheremo mai più.
Parte prima
Fu interrogato un giorno il filosofo: « Su questa terra quale è il mostro più spaventoso? ». Gli fu risposto 76: « È l’uomo peccatore ».
Il cristiano inorridito alla vista di tanti mali domanda: « Come è che l’uomo può essere crudo tanto? ». E gli rispose la fede: « Per il peccato ». Il peccato è un veleno infernale che - 847 -quando entra nell’uomo gli converte il cuore da quel di carne in un cuore di fuoco e di furore.
Il peccatore comincia a delirare nella mente. Adamo ed Eva conoscevano precisamente tutte le cose, chi nol sa? Ma dopo che peccarono divennero ignoranti. I figli loro poi si abbassarono tanto contro terra, che più non distinguevano il sole che nasce dal Signore che illumina, e la virtù che [I-55] innalza dal vizio che degrada.
Nello stesso Cristianesimo tu osservi fatti desolantissimi di terrore, di superstizione e talora di crudeltà. Donde nasce ciò? Viene dal peccato e specialmente dal vizio di superbia, che è la radice di tutti i mali 77.
Per non obbedire al Vicario di Gesù Cristo in terra, due grandi nazioni, dapprima nell’oriente e poi nell’occidente, sono uscite dalla casa del Signore e partite lontano lontano, come prodighe pezzenti. Per non aver voluto sottomettersi al giudizio della Chiesa, il più bel fiore dei cristiani d’Europa si lasciarono accecare dall’errore e vennero poi come forsennati a scacciare Iddio e la Vergine dalle chiese. Ed innalzarono sopra le statue infrante della vera religione una torre di Babele, un trono infuocato di Satanasso, sedendo sopra il quale gridano: « Non vogliamo che Dio regni sopra di noi! »  78.
[I-56] Qual castigo ed accecamento dell’intelletto! Che direste voi, se in un tratto vi fossero cavate ambedue le luci ­degli occhi? Ma se commettete ancora un di quei tanti pec­cati gravi di superbia, certo è che sopra di voi pesa un castigo assai maggiore. Vi troverete avvolti come il pelegrino smarito in una foresta oscura oscura e non troverete via per uscirne. Si guariscono le altre ferite nel corpo, ma la cecità degli occhi appena è possibile di poterne guarire uno fra mille!
Oltre il castigo di quest’accecamento nell’intelletto, ne viene la durezza di cuore. Voi non comprendete l’atrocità di tanti misfatti che si commettono nel mondo.
- 848 - Nerone imperatore tagliava le teste a quanti suditi poteva e protestava che la sua gioia sarebbe stata di potere con un colpo di spada tagliare tutte le teste d’uomini come il capo di un uomo solo. [I-57] Eliogabalo conservava un seraglio di schiavi per tagliarli a pezzi e darli poi per nutrimento ai pesci nei suoi vivai. Altra volta gli stessi imperatori romani, accompagnati dai patrizi della città, chiamavano nell’arena fin diecimila uomini in un giorno a combattere colle fiere ed a morire. Quei crudi spettatori, quando vedevano le teste saltare per aria già viventi, le membra e le interiori a spargersi pel campo, il sangue correre a rivi, allora sollevavano applausi di allegrezza vivissima sopra i gemiti dei poveri servi che morivano.
Nel Cristianesimo le crudeltà non sono così raffinate, ma non sono forse meno spaventose. La superbia dei potenti ha fatto uccidere tanti uomini da potere innalzare intieri monti di cadaveri. L’ostinazione degli eretici fece spargere tanto sangue che sopra vi potrebbe galleggiare [I-58] un vascello.
E tanti mali e poi tanti, che voi stessi oggidì andate lamentando, sono forse altra cosa che l’effetto di un accecamento di mente, di una crudeltà di cuore in quelli che pure potrebbero essere non che fratelli cari, padri e amici diletti? Questa ferocia ingenera quell’induramento di cuore che è fatalissimo.
Non vediamo noi cristiani i quali non si commuovono ad esortazione, non si edificano con buoni esempi, non temono le minaccie, spregiano i castighi e protestano di volere vivere e morire nell’ostinazione e nell’impenitenza? Quest’è che ancora addolora 79 tanto i buoni, ma i tristi ne muovono feste di giubilo. Ah, quando un figlio è incurabile nel suo male e poi che vive, di’ pure che ha perduto ogni bene di corpo, ogni benedizione di spirito.
Così è, pur troppo. Una tempesta che schianta le vigne, una brina che dissecca [I-59] i germogli delle piante, uno stesso incendio vivissimo di fiamme che incenerisce le case sono immagini troppo deboli per disegnare l’eccidio d’ogni bene che avviene nell’anima dopo il peccato.
- 849 - Figuratevi che un Creso, il più ricco di tutti i monarchi della terra, diventasse in un momento il più meschino di tutti, che Salomone, il più sapiente, diventi in un istante il più ignorante e che Sansone, il più forte, diventi il più vigliacco: che direste a sì strano cambiamento? Pure se il cristiano si aves­se già procacciate tante ricchezze di bene, di sapienza, di forza come Creso, come Salomone e come Sansone, se commette un peccato grave, ogni bene passato rimane coperto sotto la mostruosità di quella colpa, sicché rimane come se non fosse più.
Che pena in pensarlo! Se il cristiano avesse predicato come Pietro e patito come Paolo e fatti prodigi di miracoli come i più grandi apostoli taumaturghi, e poi di sua volontà commetta [I-60] un’ingiuria gravissima, ecco che in un momento precipita il cumolo di tanti meriti e tu rimani povero e desolato sotto la bufera di colpa che ti ha invasa, e contempli invano il torrente di iniquità che si porta via ogni bene di casa tua.
Potessi almeno riparare in sicuro la persona tua, ma dappertutto innondano le acque, dappertutto si aprono le cateratte di cielo, e i seni delle caverne mandano a torrenti le acque a riempiere la terra, sicché tu sei costretto ad agonizzare in mezzo alle onde di un diluvio universale. Talora queste acque si convertono in pioggia di zolfo e di bitume per coprire le città intiere. Talaltra sobbissano i monti, sicché i popoli intieri rimangono prima sepolti che morti.
Né meno in questo generale eccidio si sente a favore dei peccatori una voce di compassione, anzi tutti approvano il ­castigo, tutti maledicono al peccatore. Gli angeli e santi del
[I-61]
cielo gridano: « Giusto è il Signore e giuste sono le sue punizioni 80 ».
I giusti della terra maledicono anch’essi a tutte le ore del i peccatori, perché sono gli avversari del Signore ed il flagello per l’umanità. Nell’inferno poi i dannati maledicono ai pec­catori perché, come per il peccato venne loro ogni tormento, così imprecano per ogni peccatore che loro s’aggiunge come - 850 -compagno ad accrescere pena a pena. Questa si accresce loro per quello inferno di colpa in cui si trovano i peccatori. Si accrescerà poi per  81 il tormento di quella agonia di inferno che toccherà un giorno.
Percioché come le spine di un fascio si pungono maggiormente quando sono molte insieme attortigliate, così le anime dei dannati accrescono il proprio tormento quando sono molti che tormentano assieme.
L’inferno. Immaginatevi un pozzo profondo [I-62] e largo nel centro della terra, ma piccolo e stretto per il numero dei dannati che sono laggiù accatastati gli uni sopra gli altri, come le uve compresse nel torchio. Immaginate che quest’orrido pozzo sia ripieno di tutte le putride materie che vi scolano dalla terra. Immaginatevi di più che in fondo erompano torrenti di fiamme, che le fiamme ed il fuoco eruttino da alto più che dalla bocca di un Vesuvio acceso e che dalle pareti sgorghino pure saette di fuoco e serpenti accesi e belve infuocate d’ogni genere. Poi figuratevi di trovarvi omai sepolti laggiù e che non vi sia una speranza di salvezza.
Ormai i peccatori non sono più capaci a meritare, ma solamente a tormentare; per loro il Signore, che è il centro della beatitudine, è perduto per sempre.
Le porte del paradiso sono chiuse con chiavi eterne, e così, mentre i giusti ed i penitenti veri [I-63] nel cielo esultano in perpetuo, i dannati corrucciano e si disperano per sempre nel­l’inferno.
Ma il peccato mortale porta seco conseguenze ancora più gravi. Riposati un istante prima di udire di nuovo.
Parte seconda
Nel paradiso celeste fu da un gran numero di angeli commesso un gran fallo. Fu un peccato solo, commesso in un solo istante e con soli pensieri. L’Eterno scrisse contro dei ribelli - 851 -sentenza di condanna, sicché tosto quei miseri furono condannati all’inferno! Un peccato è sì gran male che più non ammise remissione.
Nel paradiso terrestre fu anche commesso un altro peccato. Il Signore pronunciò contro dei peccatori sentenza di condanna. Adamo ed Eva furono riprovati 82 e con essi tutto l’uman genere che ne sarebbe disceso. [I-64] Quale rovina!
Si giudica che ad ogni battito di polso un uomo nasce sulla terra. Quanti dunque sono nati in un giorno? Quanti in un anno? Quanti in un secolo? E quanti in cinquanta e cento secoli? Ebbene, tutti questi sarebbero stati parimenti morti e condannati.
Ma per gli uomini terrestri Iddio usò un portento di misericordia. Diede loro tempo di fare penitenza. Porse nel medesimo tempo grazia per fare penitenza ed intanto preparò loro un angelo di salute. Verissimo è che il Salvatore non venne prima che fossero passati quattromila anni, perché la colpa fu troppo grave. Tuttavia nella pienezza dei tempi 83 comparve questo Salvatore.
Riguardatelo! Non è già un angelo di qualsiasi ordine di gerarchia celeste, perché una creatura come avrebbe potuto riparare le ingiurie fatte al Creatore altissimo?
Il Salvatore, più che angelo, è Dio stesso creator degli angeli, è il Figliuol di Dio [I-65] che venendo dal cielo sulla terra prese il nome di Gesù Cristo, che vuol dire Salvatore per eccellenza. Considerate, se potete, questo grande mistero! Io vi abbandono, perché a ben riguardare bisognerebbero le ali di aquila. Ed io nemmeno ho le ali di colomba.
Tuttavia considerate meglio che potete Gesù in Betlemme e nell’Egitto, Gesù in Gerusalemme, sul Calvario, e poi io son certo che nessuno di voi giudicherà ancora che un peccato mortale sia leggier male.
Né, perché molto vi ho detto in questo discorso, crediate che io abbia soggiunto cose sopra la verità, perché non ho - 852 -detto sopra, ma sotto il vero. Quantunque vi abbia detto che Iddio puniscegrandemente la colpa, verissimo è che non la punisce mai più del dovere, perché il Signore è giusto, e nemmeno punisce la colpa come si merita, perché Iddio è ottimo e grande nella misericordia 84.
[I-66] Sicché non rimane che prostrarsi ai suoi piedi e protestargli, almeno per l’innanzi, un servizio fedele.
O Signore, noi stati siamo concepiti nel peccato 85 e siamo fin qui gran peccatori. Le nostre iniquità ci stanno come saette confitte nel nostro cuore. Abbiamo commesso un male pessimo, che naturalmente ci ha dati frutti pessimi di castigo e di dannazione.
È vero, è vero: per il peccato è entrata la morte nel mondo 86, per il peccato avvengono tutte le disavventure temporali e le eterne. Or fia possibile che noi commettiamo ancora una colpa grave? Liberateci, o Signore, dateci grazia di non offendervi mai più.
Nel resto mandateci pure castighi di malattie per ricordarci la nostra cattiveria, mandateci minaccie di povertà per mantenerci fedeli a voi. Mandateci pure umiliazioni di amici, persecuzioni di nemici purché non abbiamo [I-67] ad insuperbirci verso di voi. Castigate, tormentate, non ci risparmiate riprensioni di sorta, purché noi andiamo salvi dal massimo dei mali che è il peccato mortale.
Sia lodato Gesù Cristo 87




p. 846
76
Nell’ed. 1934, p. 40: « Fu risposto ».


p. 847
77
Cfr. Sir 10, 13.


78
Cfr. Lc 19, 14.


p. 848
79
Per l’integrazione cfr. ed. 1934, p. 43.


p. 849
80
Cfr. Ap 16, 7.


p. 850
81
Originale: poi un giorno per.


p. 851
82
Originale: fu ritrovato; cfr. ed. 1934, p. 47.


83
Cfr. Gal 4, 4.


p. 852
84
Cfr. Sal 103(102), 8-10.


85
Cfr. Sal 51(50), 7.


86
Cfr. Rm 5, 12.


87
Per i Riflessi autografi di Luigi Guanella cfr. pp. >945-946.


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