Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Cenni intorno alla vita di F. Morello da T.
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CENNI INTORNO ALLA VITA DI FRANCESCA MORELLO DA TRINITÀ

III. Angelo di pietà

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III.

Angelo di pietà

  [23]Nella vita di Francesco di Sales si legge che, avendo ordinato il santo vescovo un candidato in sacerdote novello, scorse che in uscire di chiesa l'angelo custode del ministro mostrossi visibilmente dicendo: "Or non vi sono sì bene compagno come vi sono servo; vi accompagno però stando al sinistro lato della vostra persona". Francesca Romana conversava visibilmente con l'angelo suo e Bernardo, il dottor santo, similmente. Noi non scorgiamo con i sensi del corpo l'angelo nostro, ma sì bene ne proviamo gli effetti della protezione sua. Talvolta in trasporto di rispetto e di riconoscenza ci facciamo a salutarlo con dirgli: "Ave, dolce nostro compagno!".

[24]Abbiamo, oltre all'angelo custode, l'angelo di una parrocchia, l'angelo di una nazione che sovraintende per provvedere alle universali necessità di un popolo.

  Veri angeli di pietà sono sopra questa terra i giusti del

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Signore. Hanno con sé un angelo tutelare, la pietà e il timor santo, che li difende dai pericoli. I giusti sono essi stessi per altrui angeli di soccorso, perché aiutano e con l'effetto della preghiera o con lo zelo della parola o dello esempio pio. Ma i giusti, come fanno in terra l'ufficio di angeli, raro8 avviene che si conoscano appieno. I giusti, come spirituali, bramano nascondersi all'occhio umano.

  Così faceva Francesca Morello. La buona figlia fu cara a' genitori ed a Dio dai primi anni sino al termine di vita. Nel proprio padre parevale di udir Dio, nella madre la presenza di Maria benedetta, nei fratelli [25]gli angeli celesti. Si portava poi in casa o fuori con rispetto, come se ad ogni passo scorgesse Dio ancora visibilmente. Ma godeane tutta quando, avuto un momento di tempo per sé, poteva sfogare il suo cuore con Dio. In casa ritraevasi in qualche angolo e fu veduta supplicare tante volte e per un tempo lungo con la pietà di un angelo. Al campo compieva con esattezza il suo lavoro e poi, venuta ai piè di un albero, soffermavasi a pregare. Quando credeva che nessuno l'avrebbe veduta, piegava le ginocchia in mezzo al solco, volgeva gli occhi in alto. Il cielo per lei era come la vista del paradiso e la terra come un tempio santo. Il cuor le batteva forte nel petto ed ella sentivasi trasportata a vivissimi affetti di ammirazione santa. Un tocco di campana per lei era come la voce della madre <Chiesa>, la sposa di Gesù Cristo.

  L'invito a recarsi alla chiesa le era [26]caro come l'invito dello Sposo celeste che chiamavala alle nozze. Usava industrie carissime per ottenere di accostarsi con frequenza alla santissima Comunione. Quel cibo celeste era il conforto più caro al suo cuore. In parlare della santissima Comunione si accendeva in viso e pregava perché molti partecipassero. Per tutto il della santa Comunione si effondeva in affetto di amore a Dio.

Nei giorni susseguenti disponevasi con pio apparecchio per sollecitare l'arrivo di altro egualmente fortunato. Con il suo esempio traeva molte anime alla pietà ed al costume pio. Nel

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tempio santo chi circondava Francesca ne provava una soddisfazione insolita. E l'umil donna, dubitando che alcuno potesse di lei concepire stima non meritata, traevasi in disparte in un angolo di chiesa più nascosto o presso la parete di un [27]confessionale e dimorava in apparecchio alla santa Messa. Quello che Francesca dicesse a Gesù in questo momento, noi nol sappiamo. Vero è che la pia adoratrice dimorava in meditazione fervente intorno agli adorabili misteri di Gesù che si offre vittima a Dio, cibo agli uomini viatori.

Sovrat<t>utto intenerivasi a riflettere intorno alle pene di Gesù crocefisso. In questo internavasi tanto che più non si avvedeva di ciò che veniva intorno a lei. Non s'accorgeva di qualche incidente che avvenendo disturbava i circostanti, non avvertiva rumori di gente in entrare od in uscire. Venuto il Vangelo della santa Messa, ella levavasi in piedi come gli altri e non tornava <ad> inginocchiarsi per tutte le azioni seguenti, finché udendo il campanello del Sanctus allora si faceva rossa in viso, tremava di avere forse per sua colpa cagionato scandalo [28]agli astanti e genufletteva poi con sensi di alta adorazione.

  Non tutti penetravano il fervor di Francesca, ma molti ne presentivano un segnale non dubbio di molta perfezione.

Alcuni più avidi si facevano d'accanto per osservare e dicevano: "Francesca nella chiesa è un angelo che ama e che adora". Così Francesca alimentava in sé l'angelo del fervore e si faceva ella medesima angelo di salute alle anime del prossimo diletto.





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8 Originale: caro; cfr. ed. 1933, p. 27.



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