Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Cenni intorno alla vita di F. Morello da T.
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CENNI INTORNO ALLA VITA DI FRANCESCA MORELLO DA TRINITÀ

VI. Maestra dei fanciulli

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VI.

Maestra dei fanciulli

  [37]Il divin Salvatore diceva: "Lasciate che i fanciulli vengano a me"11. Con i fanciulli vero è che non si possono muovere ad un tratto imprese12 da commuovere il mondo. Però nei fanciulli si semina un grano di senapa che poi cresce in pianta olerosa. Con i fanciulli si lavora un fermento che poi, messo entro alla massa di farina, in un popolo fa fermentare un pane13. Questo pane è la vita e la gioia del giusto su questa terra. Benedetto il cuore che si dispone a ricevere i fanciulli! Giovanni Gersone, sacerdote erudito, direttore nella università di Parigi, non godeva più altrove che in trovarsi con i giovanetti. [38]Ne ammaestrava una turba e faceva poi che al termine di ogni lezione giungendo lor manine dicessero: "O Signore, abbiate pietà del vostro povero servo Giovanni". In replicare questa preghiera Giovanni, vecchio cadente, venne meno. Egli morì fra le braccia di quegli innocenti suoi discepoli. In questo è lo spirito del Cattolicismo. Ogni cristiano deve scegliere per sé quelle operazioni a farsi che sono le meno appariscenti. Deve con pazienza applicarsi a far bene le piccole cose.

  Francesca Morello era animata da questi pii intendimenti.

Piena il cuor di santi affetti diceva: "Tanti fanciulletti vagano per le piazze, tante giovinette crescono dissipate... prego Dio e poi vo' accingermi ad un'opera di bene". Cominciò dunque dallo invitare un bambino a passar la serata con sé e poi due e poi tanti quanti poteva per [39]ammaestrarli al leggere ed allo scrivere. In altra serata riceveva le fanciulle. Di giorno si occupava con quei giovinetti o più teneri di età ovvero più bisognosi e meno necessarii alla famiglia e con quelli passava con gusto molte ore della giornata.

 

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  La cameruccia di Francesca era tappezzata con immagini di santi e di sante del paradiso, alle quali ella aveva più particolar divozione. Aveva le effigie di una piccola Via Crucis all'ingiro. Francesca, per sollevare i suoi allievi ed a fine di educarli a pietà, additava loro in ispec<i>e il ritratto di un santo, ovvero la rappresentazione di un mistero, nel medesimo tempo che ne raccontava la vita esemplare e dava spiegazione pia del mistero sacro. I fanciulli, che sono avidi del sapere e che più sono bramosi degli esempi, accorrevano con bramosia alla scuola. [40]Crescevano obbedienti e divoti. I parenti ne erano ben lieti e il paese aveva in istima i buoni fanciulli che frequentavano la scuola di Francesca.

  A questa poi come a madre diletta accorrevano i fanciulli per salutarla dalle vie, la accompagnavano alla chiesa, molti le stavano intorno in pregare. Francesca volgeva a tutti sguardi amorevoli, porgeva un regaluccio che talvolta otteneva da persona caritatevole e con accortezza di mente e con opportunità di modi indirizzava or a questi ed or a quegli una parola di conforto, un cenno di ammonizione cordiale. In questo modo una povera figlia del popolo cresceva maestra dei fanciulli. Un insegnante che viene innanzi con vastità di programmi, con pompa di metodo, forse non ottiene la metà del vantaggio che copioso partecipava questa povera figlia del popolo.





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11 Mc 10, 14.



12 Originale: tratto ad imprese; cfr. ed. 1933, p. 38.



13 Cfr. Mt 13, 31-33.



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