Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (I)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO

XI. Un popolo giocondo

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XI.

Un popolo giocondo

  1. [73] Giocondo è un popolo quand'egli è in pace con Dio, in pace con sé, in pace con il prossimo de' suoi vicini. Giocondo è un popolo quando per queste buone virtù Iddio lo prospera.

  Ricorrete con il pensiero a quello che del popolo di Dio era nei secoli primi. Allora Abramo riceve ospite il Signore che gli dice: "Sarai padre di numerosa prole". Anni di poi l'angelo del Signore appare a Giacobbe fuggente e questi in onore dello Altissimo unge con olio una pietra in quello di - 61 -Betel. Più tardi Giacobbe si costruisce una casa ed i figli di lui una tenda, finché acquistano un tabernacolo santo, l'arca portabile, altare del Signore.

  In questo periodo di tempo sono nella prosperità massima; Iddio è tutto con il suo popolo. Il pastorello Davidde è cresciuto modello degli eroi fra' soldati, egli promette di essere modello fra i re. Il numeroso popolo d'Israele si aduna migliaia a migliaia, con cocchi e con cavalli da ogni tribù, nelle pianure di Ebron. Il sommo sacerdote dirige le turbe e quelle gridavano: "Osanna a Davide! Davidde sia egli il nostro re!" Lo ungono dunque re in Israello.

  2. I popoli si abbracciano a lui come a padre amante. Le tribù fanno a gara per donargli prove del loro affetto. Tanto amano il loro sovrano che, venute ciascuna delle tribù di Giuda e di Israello a dire: "Noi amiamo Davide più che non voi", poco mancò <che> non scendessero ad una lotta di sangue. [74] Ma Davide, che era mansueto tanto, venne nel mezzo e le placò applaudendo al buono affetto di tutti. Alcuni prodi intesero che poteva esser caro a Davide offerirgli una tazza di certa acqua in Betlemme75, dove si attendavano i nemici. Quei generosi sfidarono ogni pericolo, vennero <ad> attingere alla fonte e affrettandosi poi come caprioli si presentarono giulivi al re. Davidde pianse di tenerezza e di quell'acqua ne fece dono allo Altissimo con spargerla in alto.

  Isboseth76, discendente di Saulle, pretendeva un trono in Gerusalemme. Era in ciò sostenuto da Abner, prode generale. Davidde rispondeva: "Il sangue de' miei sudditi mi è caro come il sangue che scorre nelle mie vene; io non scenderò per provocare una guerra tra fratelli. Isboseth cadrà da sé". Invero quando Abner cercò da Isboseth d'aver in moglie Resfa del sangue di Saulle e che Isboseth gliene fece rifiuto, il generale abbandonò Isboseth e venuto a Davide pregollo ad ammetterlo fra' suoi, che gli sarebbe stato fedele sino alla fine.

- 62 -  Davidde pensava fra sé: "Io ho fatto amicizia con Gionata, il figlio di Saulle e diletto mio. Gli ho promesso di conservare un rampollo della sua casa. Or io lo farò". Adunque Davidde adoperò clemenza con i discendenti di Saulle. Accadde che Saulle, violando i trattati fatti già tra Gabaon e Giosuè, movesse guerra a quei popoli e li scacciasse. Per questo giuravano vendetta e volevano esterminata la casa di Saulle. Davidde ne provò cordoglio altissimo, e non si acquetò finché non ebbe salvi, almeno in parte, i discendenti dell'unto del Signore.

  3. Intanto Davidde volse l'occhio a Salem o Gerusalemme, l'antica città di Melchisedecco, re e sacerdote sommo. Quest'era città d'Israello, ma i [75] gebusei ne occupavano tuttavia la rocca di Sion in Mello. Or Davide fu sopra a quelli e con prodezza rara li scacciò dicendo: "In questo luogo sorgerà il tempio santo del Signore".

  I filistei, scorta tanta prosperità in Davide, parvero circondarlo con guerra di esterminio, ma Davide sceso in combattimento li volse in rapida fuga. Tutto Israello era in giubilo e Davide volgeva allo Altissimo cantici di umiltà e di ringraziamento.

  L'arca santa del Signore, rapita in guerra sotto a Saulle, fu in casa di certo Abinadab e poi di Obededom, nella famiglia del quale apportò ogni bene. Davide, edificato un santuario in Sion, pensò <di> collocarvela. Adunò dunque il popolo in giornate di festa e con tripudio accompagnò l'arca santa in Gerusalemme. Davidde, estatico di gioia, ponevasi con la cetra a ballare intorno all'arca e cantava inni allo Altissimo. A Micol, che di ciò parve rimproverarlo, rispose: "Godo ben io di essere reputato come un fanciullo; che sono io al cospetto del Signore? Lasciami tripudiar al cospetto del mio Dio". Intanto adunò ricchezze immense e diceva: "Non posso già io prendermi riposo lieto sotto i miei padiglioni finché al Signore non abbia eretto il suo tempio". Davidde era entrato in alleanza con i re della Siria, dello Egitto e delle nazioni finittime. Da tutte parti traeva ricchezza di marmi e di pietre e copia grandissima di oro, di argento, di pietre preziose.

  Il cuor di Davide traeva tutti a sé. Una volta sola si ha che - 63 -il suo cuore fosse tratto al male e per questo gliene venne tal sciagura che poi porsegli motivo a piangere finché visse.

  4. [76] Nelle ore di ozio dopo il pomeriggio guardò in luogo di pericolo e peccò. Al primo peccato di umana fralezza aggiunse la iniquità cruda di procurare la morte di Uria. Quand'ecco il profeta Natan gli viene a dire: "E' un uomo in Israello che, avendo cento pecore proprie, rubò la pecora del suo vicino, l'unica che il meschinello possedeva. Che merita il ladro crudele?" E Davidde: "Non è dubbio: merita la morte". E Natan soggiunse a Davide: "Tu es ille vir, sei tu quel desso". E Davide chinando il capo pianse dicendo: "Peccavi, Domine; ho peccato, o Signore" e seguì <a> lagrimare di giorno e di notte la sua iniquità.

  5. Vennero altre sciagure nella sua reale casa. Il figlio Assalonne, avendo scorto che il fratello Ammone aveva fatto cosa disonorevole con Tamar consanguinea, attese e poi ubbriacatolo in un convito l'uccise. A tal nuova disse Davide: "Assalonne non vedrà più il volto del suo padre" e lo esulò. Ma Assalonne piangeva: "Che io vegga il volto del padre mio o che me ne muoia omai". Dopo due anni lasciollo il re avvicinare al palazzo, ma non l'ammise alla sua presenza.

  Or Assalonne, giovine di bello aspetto e di sagacia molta, faceva buon viso a tutti e diceva. "Oh, se mi eleggeste giudice in Israello! Io farei... io direi...". Intanto si fece intorno un corteggio quasi reale e venne in Ebron con molti congiurati e si unì ad Achitofello, consigliere perfido, il quale suggerì ad Assalonne così: "Affrettiamoci sotto alle mura di Gerusalemme e uccidiamo nella vita morale e nella fisica stessa Davidde e noi regneremo". Vennero e furono sconfitti. Achitofel77, come più tardi Giuda, si impiccò. Assalonne fu passato fuor fuori e, copertone il cadavere con un mucchio di sassi, gli gridarono: "Rimanga Assalonne monumento di vitupero perpetuo in Israello". Oggidì[77] ancora l'araba in passare porge in mano al fanciullo un sasso e dice: "Gettalo al sepolcro del figlio rivoluzionario".

- 64 -  Davidde in udire parve morirne di dolore, ma si asciugò il volto e venne al luogo delle udienze perché il popolo sclamava: "Abbiamo esposta altra volta la vita per il nostro re; ora per ricompensa vogliamo almeno per poco rallegrarci nel volto di Davidde nostro".

  Adonia, fratello di Assalonne, si ribellò in eguale guisa. Allora Davidde elesse a succedergli il figlio Salomone. Davide teneva in piede di guerra trecento mila uomini. Il regno suo era vasto come oggidì il reame di Francia. In terra tuttavia non si prosperità assoluta e continua. Nella prosperità facile è commettere qualche male.

  6. Cadde in mente a Davidde di numerare il suo popolo. Gli disse il general Gioabbe: "Voi ordinate cosa che Dio ha proibito si faccia". Rispose David: "Numera il popolo". Or Gioabbe pellegrinò per nove mesi in giro nelle città e riportò l'elenco e il re considerollo e se ne compiacque. Ma un angelo gli compare e dice: "Perché hai fatto ciò, una di queste tre punizioni ti è preparata. Verrà la carestia per tre anni o la guerra per tre mesi ovvero per tre la pestilenza. Scegli tu". Rispose David: "Meglio è cader nelle mani di Dio che dell'uomo: venga pure la pestilenza". E questa si accostò e stese morti settantamila del popolo.

  Voleva il Signore mandare anche alle moltitudini un'ammonizione e permise che David cadesse in quella tentazione. Anche di questo il re ne trasse suo prò. Umiliossi sino alla fine nella cenere e nel cilicio.

  Ma quanto Davidde appariva umile e mite, tanto più [78] i popoli gli aderivano con vivissimo affetto. Visse fino ad una vecchiaia prospera. Quando poi morì, il popolo ne fece lutto mestissimo.

  7. E per consolarsene alfine, si unì a Salomone, il figlio di Davidde e di Bersabea. Questi invero aggrandì ancora e rese tuttavia più prospero il regno del padre.

  Dissegli il Signore a Salomone: "Pregami, che qualsiasi cosa tu sia per cercarmi io ti concederò". Rispose Salomone: "Datemi dunque la sapienza per ben intendere". Soggiunse Iddio: "Perché hai chiesto questo e non tesori terreni, per ciò io ti farò il più sapiente fra tutti e per giunta anche il più - 65 -ricco". Presto apparvero saggi luminosi del suo sapere. Due donne, contendendo per un bambino, venivano ambedue dicendo: "Il fanciulletto è mio". Rispose Salomone: "Tagliatelo per mezzo e dividetelo". La madre infinta accettò, ma la vera desolavasi. Allora conchiuse Salomone: "Non è dubbio: costei è la vera madre". Salomone scrisse 1500 cantici. Dettò altresì volumi di scienza sopra tutte le cose create o di piante o di animali.

  La regina <di> Saba, celebrata fra gli etiopi, venne con gran corteggio e offerì in dono per otto milioni di lire a Salomone e intanto riceveva lezioni di sapienza.

  Gli orientali esagerando riportavano che Salomone sedeva sovra un trono d'oro e che tremila seggi d'oro stavano a destra per i principi e per i sacerdoti, tremila seggi d'argento per gli altri ottimati del regno.

  Vero è che la fama della sapienza di Salomone era pervenuta alle nazioni remote, i popoli della attuale Europa. La regina <di> Saba dopo aver udito aggiunse: "Gran cosa mi fu detto di Salomone, ma questo che scorgo è di gran lunga superiore".

  [79] I sovrani d'oriente avevano per costume di pranzare in mezzo a quindicimila maggiorenti dello Stato. La mensa di Salomone è detto che era di 10 buoi ingrassati e di 20 di pastura in ogni . In larghissima copia Salomone versava a' suoi sudditi, perché godessero della prosperità che Dio accordava. Si diceva che l'oro e l'argento in Gerusalemme erano poco più che le pietre. Immense ricchezze aveva adunato Davide stesso. Salomone ne aggiunse dei risparmi fatti sul suo tesoro. I principi del regno e i popoli presentarono le loro offerte, i principi lontani e i popoli forastieri ne recarono ancora in copia maggiore.

  8. Si diede dunque principio alla costruzion del tempio. Si adunarono operai dal regno e poi si fece ricorso agli operai da fuori. Vennero forastieri in numero di 153 mila e seicento. Gli architetti di Tiro con quelli di Giuda pongono in opera il materiale. Impiegano sette anni di tempo. Il tempio è come una città. Occupa il colle di Sion nel luogo detto Mello. Quel tempio aduna tutti i popoli della terra; esso è figura del - 66 -tempio, Chiesa del Salvatore promesso, e figura del cuore del giusto, tempio vivente del Signore; è figura del paradiso, tempio beato di Dio altissimo.

  E' diviso in tre parti come il tabernacolo santo78. Il primo ricinto quadrato è pei gentili e questo misura ducento metri per ogni lato. Il secondo ricinto è per gli israeliti, un quadrato di 170 metri per lato. Il terzo pei sacerdoti, di 70 metri. Nel mezzo a questo ricinto dei sacerdoti sorgeva il tempio propriamente detto, di 70 cubiti di lunghezza, 20 di larghezza, 30 di altezza.

  Fra ricinto e ricinto erano colonne che come palme parevano elevarsi fino al cielo. Nell'atrio [80] dei sacerdoti era il mare di getto, un mare di rame o vasca copiosissima con dieci cubiti di diametro, per l'acqua dei sacrificii. Nel tempio pure era il luogo santo con mensa d'oro per i pani di proposizione e con dieci candelabri, anch'essi d'oro. Oltre al luogo santo, era il santuario massimo, detto Santo dei santi, che era separato con ricco velo con sopravi ricamati dei cherubini. Il sommo sacerdote una volta sola all'anno e con sacro terrore moveva quelle cortine ed entrava nel Santo dei santi per invocare il nome benedetto del Signore.

  Nella fabbrica del tempio si erano spese somme pel valore attuale di dodici billioni di lire, che vuol dir tanto valore come nove volte il reddito della Francia.

  Salomone esultò e tutti con lui. Ne fece dunque la dedica. Adunò il popolo e i sacerdoti e gli ottimati da tutte le tribù di Giacobbe. Dimorarono per lo spazio di quindici in Gerusalemme. Furono feste solennissime. Una nube riempì il tempio. La gloria di Dio aveva ripieno il santuario. L'arca santa del Signore era stata portata entro con trionfo. Allato all'arca era l'urna piena di manna, la verga di Aronne, il libro della Legge. Tutto intorno echeggiava l'aere. I cantici con suoni proseguivano: "Date lode al Signore perché è buono, perché la sua misericordia è eterna".

  9. Ma non è uomo quaggiù che non possa non abusare - 67 -dei favori più alti del cielo. Salomone abusonne egli stesso. Fabbricò a sé un palagio con gallerie ornate di troni. Vi adoperò intorno 14 anni di sollecitudini e questo forse fu troppo.

  Salomone nel deserto aveva fatto innalzare due popolose città che attualmente si dicono di Balbek <e> di Palmira. Per mezzo di esse moltiplicò il commercio e la prosperità comunicando con Siria, [81] con Egitto, con l'Africa stessa. Dalle genti forastiere trasse gran numero, specialmente donne egizie, in Gerusalemme e questo fu colpa che gli portò in casa sciagura pessima. Salomone era caduto in basso di molti vizii. Dal suo immenso sapere ci sono rimasti i libri dei Proverbi, che sono ammonimenti che una madre porge al figlio. Restano i libri della Sapienza, che parlano di Dio e dello abuso che le genti fanno della verità. Ivi si parla così: "Doveroso è onorare un re, ma perché adorarlo come dio? Bello è consacrarlo a Dio un figlio della sua madre, ma perché scannarlo avanti una divinità? Virtuosa cosa è guardare al sole, alla luna, alle stelle, e dire: Vi saluto creature di Dio, ma è pessima idolatria dire: Voi siete i nostri dei potenti".

  Di Salomone abbiamo un solo dei 1500 cantici da lui composti. Tutto il resto è perito. E lui, Salomone, è salvo? Iddio pietoso gli abbia perdonato, ma non si dolse di cuore come il padre suo Davidde. Uditelo piangere Salomone: "Vanità di vanità, ogni cosa è vanità... Amara più della morte ella è la donna, la quale è un laccio di cacciatore, il suo cuore è una rete e le sue mani sono catene... Fra mille trovai un uomo; fra tutte quante le donne nessuna io ne trovai... Ricordati del tuo Creatore nei giorni di tua giovinezza, prima che arrivi il tempo di afflizione e si appressino gli anni nei quali dirai: Anni noiosi!..."79.

  Povero Salomone! Il Signore gli intimò: "Perché tu hai miseramente prevaricato, strapperò il regno dalla tua casa. Una parte sola ti lascio, non per riguardo tuo, ma di Davidde tuo padre". Israello che intese, sclamò: "La giocondità massima in Israello è passata omai".

- 68 -Riflessi

1. [82] Gioia degli ebrei e del loro re Davide.

2. Prove di amore vicendevole del popolo con il loro re.

3. Davide edifica il santuario per l'arca santa in Mello di Gerusalemme.

4. Davide pecca e ne fa penitenza.

5. Assalonne uccide il fratello Ammone e poi si ribella anche al padre.

6. Davide pecca tuttavia, benché leggermente, e ne ha in castigo la pestilenza.

7. Salomone è chiamato a succedergli. Sua sapienza e sue ricchezze inaudite.

8. Salomone edifica il tempio santo.

9. Infine il gran re cade nel basso dei godimenti terreni e lascia dubitare che morendo abbia salvata l'anima propria.





p. 61
75 Originale: Betel; cfr. Rohrbacher I, p. 610.



76 In Rohrbacher I, p. 602: «Isboset».



p. 63
77 Originale: Achiofello; cfr. Rohrbacher I, p. 631.



p. 66
78 Originale: come l'arca santa; cfr. nota 58.



p. 67
79 Qo 1, 2; 7, 26.28; 12, 1.



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