Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (I)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO

XVI. La patria e il tempio santo

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XVI.

La patria e il tempio santo

  <1.> [122] La patria c'ha generati, amiamola sempre la patria. Iddio ci ha vivificati col suo spirito, adoriamolo sempre l'Altissimo. L'uomo non è mai senza patria e senza Dio. La patria e il tempio, eccolo il grido nostro. La patria e il tempio santo, eccolo il grido dei popoli. Facciamoci a intendere con quanta possa il mondo di tutti i tempi, ma sovrat<t>utto l'universo nei cinque secoli che precederono il Salvatore gridò: "La patria e il tempio santo!"

  La patria e il tempio santo sono specialmente cari nel momento di pericolo. Il profeta Daniele vide un orso, o l'impero dei persiani, che sarebbe stato divorato da un leopardo, il regno dei greci. In questo frangente i persiani educavano a fortezza i loro giovani. Convertivano le piazze in iscuole od in templi. Ivi, diviso il popolo in quattro ordini, di fanciulli cioè, di giovani, di adulti e di seniori, ammaestravano le famiglie - 103 -perché fossero atte a governarsi in casa, pronte a difendersi fuori.

  Serse, il loro re, viene con sterminato esercito per fiaccare la Grecia, ma dopo due terribili combattimenti a Maratona ed alle Termopili160 è costretto <a> ritornare.

  Daniele161 due secoli innanzi aveva detto che un capro con un corno fra i due occhi, il regno greco, avrebbe atterrato un ariete con due corna, l'impero dei medi e dei persiani. Il corno tra [123] due occhi, Alessandro il Grande, è il re di Giavan o di Grecia.

  2. Alessandro, figlio di Filippo, in scorgere fanciulletto le vittorie del padre dolevasi con dire: "A me che lascia ancor di fare?...". Ai 16 anni governava il regno mentre Filippo moveva in guerre, ed egli giovinetto sapeva sommettere perfino le città ribelli. In succedere al padre divenne un fulmine di guerra. Sentiva in se stesso una voce che gli diceva: "Affrettati che Dio ti manda". Si presentò a Dario162 e lo pose in fuga fino ai confini della sua capitale. Dario gli propose onorevoli patti di pace, e Parmenione dicevagli al capitano: "Se io fossi Alessandro, accetterei". "Accetterei anch'io -- rispose questi -- se fossi Parmenione". Mandò poi <a> dire a Dario che l'Asia tutta volevala per sé con l'altre parti di mondo. Si incontrò altra volta con Dario e l'uccise con 90 mila de' suoi soldati, e procedendo di vittoria in vittoria venne in trionfo a Babilonia163 dove gli ambasciatori dei regni di Asia, di Africa, di Europa attendevanlo per fargli festa di trionfo.

  Alessandro, dopo aver soggiogato Tiro e Sidone, venne anche a Gerusalemme. Gli ebrei ornaronsi a festa, fecero echeggiare di evviva l'aere, ornarono con fiori le strade e ricevettero Alessandro. Il sommo sacerdote biancovestito portava la tiara sulla quale era scritto il nome del Signore. Alessandro - 104 -adorò quel nome, si inchinò alla maestà del sacerdote sommo e disse: "Questa veneranda persona mi apparve all'Ellesponto; per essa Iddio mi confortò". Entrò dunque nel tempio ad offerire sacrifici ed al popolo ed ai sacerdoti disse: "La patria e il tempio santo! Io onoro la patria vostra con esonerarvi dalle tasse in quest'anno sabbatico, onoro il tempio con raccomandarvi che lo rispettiate sempre. Questo lo dico a tutti gli ebrei che sono sparsi sulla faccia della terra". [124] I samaritani, pronti a dimostrarsi secondo l'uopo seguaci di Dio o di Beelzebub, in questo momento vennero <a> dire che anch'essi eran del popolo di Dio, ma non furono ascoltati.

  Alessandro usò moderazione nelle vittorie sue. Morì a 32 anni dopo un eccesso di crapula.

  3. "E il capro -- continua Daniele -- fuor <di> misura <di>venne grande, e cresciuto che ei fu, il suo gran corno si ruppe e ne nacquero quattro corna in luogo di esso, volte ai quattro venti del cielo"164.

  Dal regno diviso di Alessandro vennero i quattro regni di Siria, di Egitto, di Grecia, di Tracia165. Prosegue il profeta: "Dopo ciò, io guardava ed ecco un'altra bestia come un leopardo, ed aveva nella parte sua superiore quattro ali come di uccello, e la bestia aveva quattro capi e fu data a lei la possanza"166. Quella belva di leopardo è il regno di Grecia. Questo già nel quinto secolo avanti l'era cristiana occupava la Grecia propriamente detta, la Magna Grecia o la Sicilia, possedeva in Asia ed in Africa e trafficava coi cinesi lontani.

  4. Atene capitale era sede del sapere e fu edificata ai tempi di Mosè, nel 1852. La distrussero i persiani e la riedificò Temistocle. Più tardi la vedremo abbattuta e poi rialzata e infine annichilata dai turchi.

  Nemica perpetua di Atene era Cartagine167, governata da - 105 -Licurgo con legge severa, scolpita in bronzo e nel cuore dei cittadini. Dovevano questi non ber vino, vivere sobri. I fanciulli dovevano esercitarsi alla corsa, al giavellotto, e camminare a piè nudi, a testa rasa e dormire sui giunchi, e battuti non lamentarsi per non parer vili. Le monete vi erano di solo ferro e i poveri divisi. I cartaginesi erano quei cananei che, cacciati da Giosuè, dicevanlo ancora ai tempi di sant'Agostino che il malandrino Gesù, figlio di Nave, avevali168 costretti [125] 169. Noè aveva detto: "Maledetto Canaan170, ei sarà servo dei servi a' suoi fratelli"171.

  Per qualche secolo Cartagine combatté con Atene. Per qualche secolo combatté pure con Roma. Questa mandava a' danni di Sparta il consolo Duilio172, che poi fu onorato con il monumento di colonna rostrata. Sparta fu ora perdente ed ora vincitrice. Ma quando ottenne vittoria e che ricusò <di> compensare, come promise, i soldati, questi si mossero in ribellione e per tre anni continuarono una guerra finché, racchiusili in stretta valle, Amilcare ne tagliò in pezzi 40 mila di loro e ritornò in Cartagine. E qui gli dolse che, non interrogato prima lui, i cartaginesi avessero fatta pace coi romani. Mandò dunque il figlio Annibale, che venne da Grecia e da Spagna fino a Capua, sotto Roma, dove datosi per una vernata all'ozio, fu poi rotto e costretto <a> riparare a Cartagine e ricevere dai romani condizioni umilianti, eppur tali che Annibale stesso dovette ringraziarne il cielo perché la fortuna non ne avesse date delle peggiori di queste dettategli da Scipione.

  <5.> Ma Catone intanto seguiva <a> ripetere in Senato: "Bisogna distruggere Cartagine". Roma al fine aderì e si portò colle sue navi . I cartaginesi offerirono condizioni di riscatto, ma fu loro risposto: "Cartagine dev'esser distrutta". Allora levaronsi tutti in grida. Adoravano il dio Mammone, l'oro. Adunarono quanto metallo prezioso era in città per farne strumenti - 106 -di guerra. Le donne tagliavansi i capelli per farne delle corde. Respinsero due assalti, ma sorpresi ancor da terra da un esercito agguerrito, Cartagine fu distrutta. Era l'anno 146 avanti la venuta del Salvatore.

  6. Di Roma Daniele aveva predetto: "Ed ecco una quarta bestia terribile e prodigiosa e forte straordinariamente; ella aveva grandi denti di [126] ferro, mangiava e sbranava, e quel che restava lo calpestava coi piedi..."173.

  Roma, appena nata, fe' strage ed ebbe il nido pien di sangue. Per dugent'anni si lascia governare come cagnolina da un re, ma quando questo si fa superbo e tiranno come Tarquinio, ella ringhia e si sottrae, e per dugent'anni di giovinezza elegge consoli e si estende a tutta Italia, finché cresciuta adulta si fa potente. I galli l'avevano umiliata, ma ora non più, perché mentre quelli si infiacchiscono nelle scissioni, i romani si fanno forti nella concordia.

  "La patria e il tempio!", gridavano alla loro volta i romani. E si ritraevano in preghiera continua nel tempio di Giano. In dirlo debellano il regno dei greci, abbattono Cartagine174 e son padroni del mondo. Mille re incoronati depongono le insegne reali ai piedi di Roma e ne attendono da lei sommessi gli ordini. Roma alla sua volta o li rialza o li abbatte, e così tutto divora e quello che non può ingoiare lo stritola colle zanne. Ora è un comando solo nel mondo. Un momento ancora e poi nascerà un bambino. I popoli ne ascolteranno di lui infante i gemiti e s'aduneranno in uno spirito solo le menti degli uomini della terra.

  7. Intanto che ne è del popolo eletto del Signore, la gente degli ebrei? Questi sclamano con sospiro più affannoso: "La patria e il tempio santo!" Scorgeteli. Quando vi s'accosta Alessandro per rispettare la patria e il tempio, gli ebrei muovono festa giocondissima. Ma se altri viene con intendimento perverso, allora è un lutto universale.

  Tolomeo d'Egitto vuole sacrilego porre la mano all'altare - 107 -del Signore. Gli ebrei come un uomo solo sono in armi e in desolazione. I sacerdoti si straccian le vestimenta per duolo e il pontefice [127] sommo, Simone, levando la voce in alto grida: "Vendica, o Signore, l'onore del tuo tempio". Tolomeo cade come morto, ma si rià e non si parte, e per tre volte comanda che gli ebrei sacrifichino agli idoli ovvero che muoiano nell'ippodromo. Quando due angeli con spada scintillante si fanno nel circolo e additando il sovrano gridano "Guai a te!", Tolomeo si vinto e sclama: "Sia pur rispettata la patria degli ebrei e il tempio del Signore".

  Altra volta Seleuco Filopatore manda175 Eliodoro e questi stende le mani sul tesoro del tempio dicendo: "Di queste somme ha bisogno il mio re". Sclama Onia176 pontefice: "Guai a chi strugge l'offerta del Signore, che è per asciugare le lagrime delle vedove desolate, per sostentare gli orfani indigenti!" Intanto Onia sentesi il cuore dividere, si prostra a terra, si cinge di cilizio e con il popol suo è tutto in lagrime, quando appare un cavallo con terribile cavaliere magnificamente vestito e insegue con calci Eliodoro. Due giovani maestosi apparsi testé sferzavanlo ai fianchi. Eliodoro cadde come morto. Ma Onia sacerdote pregò. Allora i giovani gli dissero: "Per le preghiere di Onia tu sei salvo. Or va e riferisci pure al tuo re". Partissi Eliodoro e venuto alla presenza del sovrano disse: "A Gerusalemme e al tempio santo mandate altri che desiderate sia flagellato o che sen muoia, ma non mandate me" e raccontò l'accadutogli.

  In Egitto fu poi edificato un tempio ed un altare a somiglianza del tempio santo in Gerusalemme. Isaia avevalo predetto: "In quel giorno cinque città saranno nella terra di Egitto che parleranno la lingua di Canaan e giureranno pel Signore degli eserciti; una sarà chiamata città [128] del sole (Eliopoli). In quel giorno sarà nel mezzo della terra d'Egitto l'altare del Signore e il trofeo del Signore a' suoi confini"177.

- 108 -  In Alessandria i Tolomei d'Egitto avevano adunata una biblioteca di tutte le letterature del mondo. Vi fiorirono personaggi illustri: Euclide geometra, Teocrito178 poeta, e mill'altri. Il re di Pergamo179 ne istituì altra in quella città. Vi s'applicavano i scienziati con tale ardore, che Diodoro180 non sapendo allo istante rispondere ai sofismi di certo Stilpone, morì di cordoglio. Molte migliaia di ebrei erano sparsi in Alessandria e nelle altre città, e questi promuovevano il grido universale: "La patria e il tempio santo!"

  8. Ma in Siria181 sorse un re sovrano, Antioco, del quale dice Daniele: "Non sarà dato a lui l'onore di re"182. Perdevasi nelle piazze coi buffoni, compariva in deforme guisa con i commedianti. Giurò contro il tempio santo e venendo lo riempì di sozzure e d'abbominazioni, e sollevò altari degli idoli perché gli ebrei offerissero ivi gli incensi.

  Il popolo morivasene di cordoglio. Eleazaro, vecchio venerando, sorse a dire: "S'abbiano i figli in me un esempio" e si offrì al martirio. Seguivanlo sette fratelli i quali, insultando al tiranno, dicevano: "Il Signore Iddio volgerà gli occhi alla verità... Ci risusciterà il Signore Iddio nostro... Allora acquisteremo alla meglio di quel che ora perdiamo... Non gloriartene, o tiranno, Iddio ti punirà". Morivano intanto gloriosamente, e dopo i figli la madre.

  Chiamò allora Antioco Matatia e disse: "Incomincia tu e sacrifica e il popolo, seguendo il tuo esempio, sarà salvo". Rispose Matatia: "Non è utile per noi abbandonar la Legge e i comandamenti del Signore..." e rivoltosi a' suoi disse: "Chiunque ha zelo per la Legge mi segua". Fuggì [129] alla montagna. Qui arringò i suoi dicendo: "Abramo, Mosè e Davide non furono forti e non ottennero per questo il trionfo? Confidiamo noi stessi". Piombò poi sopra gli inimici e li sconfisse.

- 109 -  9. Il figlio Giuda, sopran<n>ominato Maccabeo, continuò le opere del padre. Di lui dice la Scrittura santa che "onorò Israele e diede a pensare a molti re, discacciò gli empi e rimosse il flagello da Israele e la sua rinomanza andò agli ultimi confini del mondo, ed egli riunì quelli che stavano per perire"183. Giuda ed i suoi erano il terrore di tutte le genti circonvicine.

  Antioco, sconfitto due volte, ritornò con esercito formidabile e con soldati della Gallia184, i più valorosi di tutti. Giuda pregò così: "Come ci sosterremo se tu, o Dio, non ci aiuti?" E rivolto a suoi sei mila, disse: "Siete tutti disposti a morire per la patria e per il tempio santo?...". Trovò sol tre mila che gli tenevan dietro a questo patto e con questi egli si rovesciò sopra quelle moltitudini e le sterminò. E rientrato con cantici in Gerusalemme, purificò il tempio santo e riedificò la città. Antioco vuol rivendicarsene e postosi in cammino emette un livido di veleno. Il furore era tanto in lui che ne contrasse mal di visceri e poi convertissi il suo corpo in una sola piaga. I vermi divoravanlo vivo. Antioco allora confessa: "Egli è giusto che l'uomo sia soggetto a Dio e che un mortale non pretenda <di> eguagliarsi al Signore". Scrisse poi ai giudei che stessero pure in pace.

  Ma Timoteo e più altri capitani da Siria mossero con potente esercito. Le truppe185 di Timoteo videro in alto cinque uomini sopra cavalli ornati di briglie d'oro, che presiedevano ai soldati di Giuda, e scorsero due altri uomini che custodivano ai due fianchi il capitano e lo coprivano [130]colle loro armi, mentre dardi e fulmini scagliavano contro gli avversari. Le truppe di Siria vedevano un cavaliere bianco con armi d'oro, che vibrava sua lancia contro di loro. In iscorgere si atterrivano e abbandonavansi alla fuga.

  Giuda prendeva animo a soccorrere ai suoi. Sapendo che a - 110 -Joppe186 e altrove gli ebrei tormentavansi e si uccidevano, egli venne sopra gli aggressori e li fece perire. Morivano anche de' suoi e questi che caddero avevano involato, in parte, contro al precetto del Signore, l'oro dei gentili. Allora Giuda, raccolta una colletta in danaro, mandolla a Gerusalemme <per> offerirla in sacrificio per i peccati di quei morti.

  Nella rocca di Sion erano ancora i siri. Questi recavano loro elefanti, sul dorso dei quali caricavano torri con 60 combattenti. Eleazaro, fratel di Giuda, scortone uno coperto alla reale e credutolo l'elefante del re, si avanzò fra' nemici fin e venne sotto al ventre dello elefante e lo uccise. Quel monte di animale in cadere schiacciò Eleazaro. Giuda continua <a> gridare: "La vittoria di Dio!" e ritorna trionfante.

  In Samaria combatteva pure contro Nicanore, oltremodo potente. Giuda pregò e vide Onia che stendendo le mani faceva orazione per tutto il popolo, e additando un personaggio venerando proseguiva <a> dire: "Questi è colui che prega fortemente per il popolo e per tutta la città santa, Geremia profeta di Dio". Gli porgeva poi una spada a Giuda, dicendo: "Prendi questa spada santa, dono di Dio, per mezzo della quale tu getterai a terra i nemici del mio popolo d'Israele". Nicanore intanto bestemmiava, ma Giuda l'incontrò e l'uccise, e strappatagli quella lingua sacrilega la tagliò in pezzi e disse al popolo: "In [131] ogni anno faremo festa di ringraziamento al Signore".

  Giuseppe ed Azaria provaronsi anch'essi a compier le imprese di Giuda, ma operavano per ambizione. E' scritto che "ei non eran della stirpe di quegli uomini per mezzo dei quali fu data salute ad Israele"187.

  Quando Giuda venne a morire, gli ebrei erano inconsolabili e ripetevano con duolo: "Come mai è perito l'eroe che era la salute del popolo di Israele?" I fratelli Gionata e Simone emulano la fortezza del fratello e del padre. Erigono loro un monumento di alta pietà e proseguono in difesa della patria, e ottengono - 111 -di fare alleanza ai romani e la rinnovano di tempo in tempo con prudenza rara. Alleati ai fratelli Maccabei si fanno i regni intorno, i quali assicurano la salute d'Israele.

  10. Ma erano fra il popolo i sadducei, gente epicurea che non pensava che al godimento, ed i farisei eretici e impostori, che si dicevano santi e si facevano onorar come santi, mentre più che tutti oltraggiavano la Legge.

  Questi aiutarono non poco perché un forastiere, Erode dell'Idumea, venisse per essere re di Gerusalemme. Dovette al primo arrivo fuggirsene per aver salva la vita. Intanto venne a Roma e si presentò ai consoli, e sette giorni di poi in Campidoglio, dove fu incoronato re di Gerusalemme. Entrato nella capitale, convertì la sua reggia in un palco di carnificina. Esterminò fino all'ultimo i discendenti di Giuda Maccabeo, uccise i primari della sua corte e del regno. Bevette nel sangue de' sudditi. Per aver salva la vita riattò il tempio, munì la città e spese la vita e i tesori in corteggiare Cesare, l'augusto di Roma.

  11. Intanto il mondo teneva lo sguardo fiso fiso [132] al Salvatore che omai non poteva tardare. Roma comandava a tutta la terra, la pace era universale, il tempio della guerra sacro a Giano erasi chiuso. Non rimanevano che 33 anni a compiersi il periodo delle 69 settimane d'anni predetto da Daniele. Già il sacerdote Simeone e profeta in Gerusalemme dicevalo: "Io non morrò prima di vedere il Salvatore". Eccolo il Salvatore omai! Or tutte le genti s'uniranno per sclamare: "La patria e il tempio santo!" E il Salvatore unirà la patria della terra nel tempio santo in questo mondo, a fine di congiungere tutti gli uomini nella patria del cielo e nel tempio del paradiso. A questo mirano le lotte e i trionfi della Chiesa da Adamo al Messia salvatore.

Riflessi

1. "La patria e il tempio" è il grido di tutti i secoli.

2. Alessandro il Grande in Babilonia riceve gli omaggi dei re della terra.

3. Morto anche Alessandro a 32 anni di età, il regno si - 112 -divide in quattro: di Siria, cioè, di Egitto, di Grecia e di Tracia; Daniele profetizza in proposito.

4. Atene e Sparta rivali.

5. Cartagine è distrutta dai romani.

6. Profezie di Daniele intorno a Roma.

7. Gli ebrei con piangere e pregare ottengono che il Signore prodigiosamente difenda loro la patria e il tempio dal tiranno di Egitto.

8. [133] Antioco si fa contro al popolo di Dio.

9. Battaglie prodigiose dei fratelli Maccabei contro Antioco e contro altri tiranni d'Egitto.

10. I sadducei egoisti ed i farisei eretici e impostori chiamano Erode che si fa re e carnefice.

11. Il Messia è per arrivare. Viene con titolo di pacifico e di salvatore.

Sia lodato Gesù Cristo

 

 





p. 103
160 la battaglia di Maratona fu combattuta da Dario nel 490 a. C., quella delle Termopili da Serse dieci anni dopo.



161 Originale: Ezechiele; cfr. Rohrbacher II, p. 268.



162 Originale: SerseI, ripetuto nel paragrafo; cfr. Rohrbacher II, p. 268-271.



163 Originale: Susa, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher II, p. 272.



p. 104
164 Dn 8, 8.



165 Originale: Francia, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher II, p. 274.



166 Dn 7, 6.



167 Nel seguito di questo paragrafo sono unite e confuse vicende delle lotte tra Sparta e Atene con quelle relative alle guerre tra Roma e Cartagine; sono conservati i nomi propri dell'originale.



p. 105
168 Originale: avevanli.



169 Cfr. nota 45.



170 Originale: Canaam; cfr. nota 45.



171 Gen 9, 25.



172 In Rohrbacher II, p. 368: «Duillio».



p. 106
173 Dn 7, 7.



174 originale: Sparta; cfr. nota 167.



p. 107
175 Originale: Altra volta Epifane manda; cfr. Rohrbacher II, p. 293.



176 Originale: Simone, ripetuto nel paragrafo; cfr. Rohrbacher II, p.293.



177 Is 19, 18s.



p. 108
178 Originale: Teocrita; cfr. Rohrbacher II, p. 280.



179 Originale: Bergamo; cfr. Rohrbacher II, p. 280.



180 Originale: Niodoro; cfr. Rohrbacher II, p. 280.



181 Originale: Egitto; cfr. Rohrbacher II, p. 280.



182 Dn 11, 21.



p. 109
183 1 Mac 3, 7-9.



184 Più chiaramente in Rohrbacher II, p. 320: «[Giuda Maccabeo] Rammentò loro eziandio l'aiuto da Dio un giorno prestato a' padri loro [...] e la battaglia da essi vinta contro i galati o galli in Babilonia».



185 Originale: esercito. Quando le truppe.



p. 110
186 In Rohrbacher II, p. 330: «Ioppe».



187 1 Mac 5, 62.



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