Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

XVIII. Alla ragione

«»

[- 124 -]

XVIII.

Alla ragione

  1. [14] Alla ragione o del filosofo o del politico ovvero del legislatore umano io vo' presentare un fatto.

  Un uomo di Nazaret, che era salutato il figliuolo del fabbro, questi fu condannato ad un obbrobrioso supplizio. Incominciarono i capi del popolo a dire di lui il peggior male e quei della moltitudine continuarono <a> sclamare: “Il nazareno sia pur appiccato e di subito in questo stesso , perché allo - 125 -indomani, giorno solenne di Pasqua, non si dica che fra noi viva ancora uno scellerato”. Ora nel mezzo di una città popolosa, Gerusalemme, e in luogo a cui tutti potevan vedere, il Calvario, e con supplizio di ignominia e di tormento atrocissimo, la croce, il galileo in giorno di venerdì fu appeso e ad ore tre del pomeriggio spirava sulla croce.

  Gli ebrei parvero gloriarsene, ma per questo medesimo divennero infami a tutta la terra. Nessun nome torna disonorato come quello di giudeo. Eglino stessi per coprirsene chiamansi non più giudei ma israeliti. Perché ciò mai? La ragion è che quel nazareno crocefisso ottenne di essere poi adorato in tutta la terra. Egli regna nel cuore delle moltitudini. Volete di ciò intendervene meglio? Seguitemi ché v'accompagno.

  2. Dodici seguaci di quel nazareno, rozzi, levansi dalla piazza, sono incaricati di predicare la dottrina del proprio maestro, che è di perdonare agli inimici[15], di mortificarsi in tutto, di vivere casti nel cuore e nel corpo. Chi seguiva la dottrina del Galileo aveva bensì un paradiso di premio, ma chi maliziosamente avesse commessa colpa grave doveva ritenere che Dio, volendolo, poteva di subito castigarlo con l'inferno. Che aspro insegnamento! Nondimeno i dodici si dividono la terra, e nei trent'anni di vita che loro rimane, pubblicano la religione del Crocefisso a tutte le parti del mondo e ottengono che sia abbracciata dai dotti e dagli ignoranti.

  Anni di poi gli imperatori di Roma sollevano il capo e mirano con sorpresa che tutto il mondo è cristiano. Dieci sovrani, che son come dieci nomi di crudeltà, insorgono per esterminare le insegne della croce. Trapassano quanti cristiani loro vengono alle mani. Nel periodo di pochi secoli, undici millioni ne sono martirizzati. Entro al monte di quei cadaveri i tiranni nascondono, perché si dimentichi, la croce del Galileo e nel fiume di sangue che fuori ne esce soffocano, a lor credere, un cristiano che per caso ancor possa essere. Ma il sangue dei martiri è seme di cristiani.

  Undici millioni sono uccisi nella circonferenza del globo, undici millioni di cristiani novelli rinascono in ogni provincia del vastissimo impero. Questi alla loro volta, ed a somiglianza degli apostoli lor padri, soffrono, combattono e pregano.

- 126 -  Pietro avevalo detto al Nerone di Roma: “Un momento ancora e poi il trono dei Cesari massimi sarà dato per seggio al pescatore di Galilea”. I cristiani ottennero in tutte le parti della terra. Il pontefice dei cristiani fu pregato di assidersi sul trono rovesciato di Roma. Egli vi domina dall'anno 300 a quest'anno corrente 1885.

  Giuliano, dapprima cristiano e poi apostata ed infedele imperatore, giura di distruggere il Cristianesimo, ma s'ode rispondere: “Il fabbro di Nazaret[16] che tu perseguiti sta lavorando il tuo feretro; domani tu sarai morto”.

  3. Attila devastatore viene dal nord e Genserico distruggitore viene del sud d'Italia, ma incontratisi nel volto del sommo pontefice volgono impauriti le spalle e gridano: “Ritorniamo senza offendere o siamo morti”.

  Maometto si fece largo colla spada, confezionò una religione acconcia per ogni gusto di gente guasta e precipitò alcuni popoli in un abisso di tenebre e di ignoranza e ve li mantenne colla punta di scimitarra. Con terrore consimile procedette Martin Lutero e dopo lui i filosofanti francesi, i quali dissero: “Dateci8 cento mila uomini e noi inchiniamo le fronti d'Europa dinanzi alla statua della dea ragione”. Ma fu questo loro un misero vanto.

  Napoleone primo, che non fu meno potente o di Nabucco o di Serse o di Ciro o di Alessandro Magno, egli rispondeva agli adulatori: “Voi volete che io imponga una religione alla terra. Or volete voi che io muoia? Per imporre una religione bisogna aver salito il Calvario”.

  4. La religione cristiana non si impone. L'abbracciano con ansia tutti gli onesti che la amano. Pontefici, confessori, vergini, uomini <e> donne d'ogni condizione vengono ai piedi della croce del Salvatore e supplicano ciascuno per sé: “Che io soffra a guisa del Salvator mio”. I patimenti sono un godimento, la morte un trionfo.

  Intanto i cuori dei cristiani si struggono in affetto di amor santo, come l'olio di lampana che viene consumandosi innanzi - 127 -allo altare della dilezione. A questo altare ed al Sacramento che vi s'adora i cuori dei cristiani s'uniscono in un cuor solo. A questo si rendono atti per imprese magnifiche. Un carpentiere addiviene Gregorio vii. [17] Un figlio di servo inglese, Adriano iv, e un pastorello, Sisto v pontefice massimo.

  5. I santi Giovanni di Mata e Giovan di Dio, Camillo de' Lellis, Vincenzo de' Paoli, Ignazio e Teresa provano quanto possa un figlio del popolo. La Francia si inchina a Genoveffa pastorella, la Spagna ad un contadino, Isidoro. Il mondo cristiano di oggidì cade riverente come un uomo solo alla presenza di un poverello cencioso, Benedetto Giuseppe Labre. Meraviglia! Socrate, Platone, Aristotile sono stati nel paganesimo gli ingegni più elevati in discoprire la verità. Discorrendo di Dio, Platone si esprimeva così: “Quanto al creatore ed al padre di quest'universo, egli è difficile a trovarlo, e trovato che egli sia, è impossibile manifestarlo in pubblico”. Scrivendone al re Dionigi di Siracusa manifesta tutta la trepidazione di un animo lacerato dal dubbio e dall'ansietà.

  Ma noi cristiani cantiamo in coro perché tutti sentano: “Credo in unum Deum Patrem omnipotentem, creatorem coeli et terrae”. E con pari esultanza aggiungiamo: “Et in Jesum Christum Filium eius unicum Dominum nostrum... Credo in Spiritum Sanctum”. Così con accento fermo crediamo e pubblichiamo che Dio è uno nella natura e che è trino nelle Persone, unico egli solo degno di essere adorato e benedetto da tutti.

  6. I filosofi in provvedere al bene del prossimo pensavano così: “Buono è il governo di più fra i saggi di un popolo.

Buono è il governo altresì di pochi scelti fra gli ottimati. Il governo di un solo è buono. Ma il meglio sarebbe che un solo con assistenza di consiglieri saggi governasse una nazione. A tant'uopo sarebbe necessario una scuola, e si vorrebbe altresì che chi è chiamato al regime pub<b>lico non avesse le cure della famiglia[18]. Tuttavia come provvedere a ciò? Forse9 con permettere che comune sia il talamo sacro?... Ma non si può proporre senza sentirsi bruciare il viso”. Così quei sapienti. E - 128 -noi abbiamo la Chiesa nostra la quale dice: “Tutti possono ascendere ai posti di virtù. Vuolsi a ciò il merito”. E perché molti possano concorrere in questa nobil gara, la Chiesa ha sue scuole, i seminari, e suoi provvedimenti, il celibato ecclesiastico, sì che i sacerdoti attendano unicamente a santificare sé ed il prossimo. Spesso un figlio di contadino si presenta a dire: “Io vo' farmi sacerdote” ed egli lo addiviene e ascende alle prime dignità di onore, ai posti più onorati di virtù. Nella Chiesa è quella eguaglianza che invano si predica altrove.

  Grecia ed Atene erano e la nazione e la città più colta del mondo. Pure in Atene stessa uno fra venti era libero, tutti gli altri erano schiavi ed essendo tali erano trattati non come persona, <ma> come cosa.

  Nella teoria i filosofi umani dissero qualche verità, nella pratica diedero in eccessi deplorevoli di vizio. Seneca, il filosofo sapiente di Roma, inneggiava alle crapule ed agli eccessi di Nerone. Nerone si faceva adorar come un dio, intanto incendiava la città per il capriccio brutale di veder scene di sciagura. Per gusto di uccidere tagliava la testa a qualsiasi che <per> primo si fosse con lui in certe ore abbattuto per via. Il cavallo conducevalo a mensa con sé e lo nominava console dell'impero. I sapienti del senato vedevano e approvavano. Seneca filosofo applaudiva per compiere bene gli affari suoi. Tacito stesso e Cicerone, dopo aver detto magnifiche cose, si inchinavano a turpitudini di basso genere.

  In quella vece i cristiani crescono a virtù. Si [19] guardano da ogni fallo. Un peccato veniale per molti fra essi è una spina al cuore. Per un peccato di fragilità si offrono a farne penitenza per tutta la vita. Penitenti o innocenti, ha molti che aspirano alla solitudine dei certosini od alle rigidezze dei trappisti per gustare sino alla fine le consolazioni della penitenza cristiana.

  Questi son fatti e sono noti all'universo. Gli stessi turchi sul codice di giustizia conservano scritto: “Sia condannato a morte chi nega la divina missione di Gesù Cristo”. E gli ebrei medesimi nol disconfessano. Dicono i meschinelli: “Il Messia è venuto, ma egli non ancor si manifesta a motivo dei peccati nostri”.

- 129 -  7. Stringiamo dunque l'argomento nostro. Un galileo fu crocefisso ed egli è adorato da tutta la terra. Che è questo? Mostrane il valor tuo, o ragione umana. Su parla, mente di filosofo o di legislatore. Che ne pensi?... Tu taci. Ma io parlerò per te. O tu devi ammettere che Gesù Cristo è Dio, ovvero che tu devi confessare di esser pazzo.

  Ma se Gesù Cristo è Dio, dunque adora il suo Vangelo, dunque ascolta i suoi ministri, dunque non imponiti alla sua Chiesa. Cessa da muoverle guerra. Ah, tu non mi intendi! Ma se non mi intendi ora, mi intenderai poscia.

  Lo so, lo so. Tu sei ora spada di castigo nelle mani di Dio. Or quando il flagello sarà terminato, il Signore rivolgerà la spada sul capo tuo. Tu cadrai. In precipitare griderai: “Vero, vero. Credetti esser vaso d'onore e lo fui di ignominia. Ora cado stritolato dalla destra dell'Altissimo”.

Riflessi

1. Gesù fu crocefisso con infamia sul Calvario in [20] croce, eppure egli regna nel cuore delle moltitudini. Che è ciò?

2. Dodici rozzi pescatori, malgrado le opposizioni degl'imperatori e dei filosofi, diffondono l'Evangelo a tutta la terra.

3. La Chiesa di Gesù Cristo sta, malgrado gli attentati degli eretici e dei scismatici.

4. Ed i seguaci del Salvatore gridano in ogni tempo: “Morire, ma non venir meno alla fede in Gesù Cristo”.

5. La vita di un cristiano santo inebbria i cuori dei fratelli cristiani.

6. Il Cristianesimo rende virtuosi e prosperi gl'imperi. Non è così del paganesimo.

7. Una delle due: chi considera, o deve confessare che Gesù Cristo è Dio ovvero deve dire che è un pazzo.





p. 126
8 Originale: Datemi.



p. 127
9 Originale: Fosse.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma