Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

XXVIII. Un anticristo filosofo meschino

«»

[- 210 -]

XXVIII.

Un anticristo filosofo meschino

  <1> [116] L'evangelista Giovanni119 guardò nel santuario della Chiesa di Gesù Cristo e scorse che fra le altre entro sarebbe entrata schifosissima figura e ipocrita e tentatrice, quella di un nome che in lingua <greca> denotava il misterioso numero 666. Quell'enorme figura era dessa medesima quella di Giuliano, sopran<n>omato per ischerno l'Apostata. Nella greca favella la parola apostata segna il numero 666.

  Quei dell'impero e in ispecie gli arguti filosofi di Antiochia si beffano di Giuliano perché, lasciata la sovrana dignità, si accompagna a tutti i buffoni vili, agli istrioni condannevoli, alle meretrici scandalose. Ridevasi del suo viso da scim<m>iotto, della sua statura bassa, delle sue spalle larghe, della ostentazione del suo passo. Sovrat<t>utto si rideva della sua barba da caprone, nella quale, come egli stesso diceva, passeggiavano gli insetti a loro bell'agio, come la selvaggina in una foresta. Sus<s>urravangli all'orecchio: “Vile, che non sei atto più che a far guerra al ki ed al kappa!”, a Cristo cioè ed a Costantino.

  Giuliano si piccava filosofo e sudava in scrivere perfino sui campi di battaglia. Credé <di> dover prender le difese della sua barba che dicevasi sol buona per intrecciare della corda, e descrisse la satira Misopogon, che vuol direnemico della barba”. Ma i motti arguti120 si moltiplicavano a suo danno ed - 211 -ei dissimulava e in cuore rodevasi di dispetto. Volendo castigare Antiochia, vi assegnò un prefetto dicendo; “Tu non sei atto per essere governatore[117], ma ben puoi stare al governo di questa città”.

  Si era dato in braccio ad un Massimo, famoso istrione, che da tempo avevalo iniziato ai misteri della magia, agli orrori della teurgia. Giuliano volle che costui fosse onorato come il sovrano, sì che viaggiando attraverso l'impero le turbe di popolo correvano a festeggiarlo, e Giuliano uscivagli incontro per offerirgli ossequio. Massimo seguì con tal trionfo per un periodo di tempo, finché discoperto per quel ribaldo che fu sempre, finalmente venne appiccato. Eccolo il maestro di un gran filosofo, Giuliano. Di Giuliano preconizzando l'evangelista san Giovanni disse che egli era un anticristo.

  Giuliano per dieci anni si era infinto cristiano fervido, monaco esemplare, ma era un ipocrita detestabile. Tenerissimo degli dei, scriveva e adoperavasi per risollevare i templi, per stipendiare grassamente i sacerdoti, per estendere predicatori della idolatria. In questo procedeva con impostura, fingendo ragioni di Stato e le aspirazioni del popolo. Nel medesimo tempo si distruggeva di odio per Costanzo. Quando se ne fecero i funerali in Costantinopoli, Giuliano riuscì a spremere dagli occhi una lagrima, ma il suo era il pianto del coccodrillo. Tolse a fare tutto il contrario di quello <che> operò Costanzo. Per fargli dispetto richiamò dallo esiglio Lucifero vescovo di Cagliari ed Eusebio di Vercelli, e permise che anche Atanasio rientrasse nella sua Alessandria, ma se ne dolse per quest'ultimo e levato un pretesto qualsiasi lo esulò e da Alessandria e dallo Egitto, e impose la taglia sul capo del santo vescovo. Atanasio riparò nelle solitudini della Tebaide dove rimase fino alla morte di Giuliano.

  [118] Giuliano si fece proclamare dapprima cesare, di poi augusto. Contro a Costanzo insorse manifestamente colle armi, benché da lui dovesse riconoscere la grandezza propria. Rimproveravagli- 212 -: “Tu hai ucciso i maggiori miei! Tu mi hai reso orfano!” La città di Aquileia e la region dell'Africa, granaio dello impero, gli erano contrarie, ed egli Giuliano colla violenza e con l'inganno le sommise.

  Collo inganno e colla violenza diffondeva l'idolatria. Levò dal celebre labaro il segno di croce e vi sostituì la figura di un idolo detestabile. Spargeva di profumi e di acque offerte agli idoli le robbe del mercato, nello esercito poneva segni di culto idolatrico e fra il popolo spargeva il discredito al Cristianesimo. Diceva: “I cristiani devono essere poveri” e intanto spogliavali... “Devono patire e non piatire...” e intanto perseguitavali... “Devono credere senza intendere...” e intanto proibiva loro l'istruirsi nel leggere e nello scrivere; i maestri cristiani erano levati dallo insegnamento. Un Felice, governatore, ed un conte Giuliano tolsero a perseguire i cristiani e ne fecero dei martiri; oh come infuriò <l'>augusto! Posesi <a> sclamare: “I cristiani bisogna farli apostatare, ma non conceder loro la gloria del martirio. Misero lo stesso imperatore, se apparisse quale egli è odioso dei cristiani! Il mondo prenderebbe ad abborrire Giuliano come gli antecessori che furono tiranni e carnefici. Gran vergogna per noi è esser vinti da un cristiano, cui vincere non ci sarebbe pur di vanto alcuno, e temo che tutto questo non torni a nostra confusione ed a gloria dei cristiani”.

  2. Tre cose voleva Giuliano: ristaurare l'idolatria, distruggere il tempio di Gerusalemme per [119] farla finita con i cristiani, e sommettere i persiani121.

  Or accadde nello Egitto tale scoperta per la quale Giuliano sperava ogni evento prospero a' suoi disegni. In seguito a ricerche diligentissime, si rinvenne nelle stalle di Egitto un bue Api. Si affrettarono <a> darne contezza a Giuliano, che ne fece festa e comandò che questo animale fosse onorato con ogni splendor di culto. Questo bue è in color nero, con macchia - 213 -bianca quadrata in fronte; ha il dorso in forma d'aquila e tiene nel fianco destro la figura della luna e sotto alla lingua un nodo a guisa di chiocciola. Diconlo concetto da un raggio della luna e il dio sole avergli data l'anima. Si dispongono per il bue due templi a Menfi122, ed a seconda che dimora o nell'uno o nell'altro si reputa indizio di buona ovvero di trista ventura. Intanto lo si fa riposare su preziosi tappeti ed ogni è lavato, profumato, incensato. Si prega in tutto l'Egitto perché viva a lungo e per sette si inaugurano feste di tripudio. Se ne osserva intanto del bue Api ogni movimento per averne un presagio misterioso.

  Illusione deplorevole! Non fu anno colmo di tante sciagure come in questo dello scoprimento desiato. Venne una fame straziante. Si succederono tremuoti frequenti e generali. Molte città dello impero furono spianate. Ad Alessandria in un tremuoto il mare si ritirò d'assai e poi ritornando crebbe tant'alto che omai si sovrap<p>oneva al tetto delle case. I pagani si struggevano in furore, in quella che i cristiani cantavano: “Sieno coperti di confusione tutti quelli che adorano le sculture e si gloriano nei loro simulacri123... Gli idoli delle nazioni sono oro e argento, opere manuali degli uomini. Possano ad esse rassomigliare e quei che le fanno e quei che confidano [120] in esse124... Sorga Dio e sgominati sieno i suoi nemici125! Ci avete, o Signore, abbandonati ad un re iniquo e apostata e nemico delle vostre leggi più di tutti gli uomini della terra”.

  3. Il prefetto Artemio si faceva alla presenza di Giuliano e ammonivalo: “Abbandona, o imperatore, la religione morta degli elleni, perché ella è marcita già da gran tempo, e ritorna al Cristo, ché egli è paziente e misericordioso e accoglierà il tuo pentimento”.

  Giuliano indispettì e si volse repente verso a Gerusalemme e sclamò: “Gesù di Nazareth ha detto che non sarebbe sorto più mai il tempio di Gerosolima; or io lo vo' edificare quel - 214 -monumento, e così renderò bugiardo il Galileo”. Gli ebrei mossero incontro con tripudio; le gentili signore aiutavano per isgombrare le fondamenta. Allora si avverò quello che pronunciò Gesù: “Del tempio non rimarrà pietra sopra pietra126. Giuliano chiamò artefici in copia e ricominciò le fondamenta novelle, ma un terremoto sollevossi e spinse le pietre in alto, sì che atterrarono le case, uccisero le persone. Fiamme prodigiose uscirono di poi e segni misteriosi in forma di croce, onde l'imperatore si morse le labbra e fe' cenno che si desistesse omai.

  Intanto sclamò: “Se non potei riedificare il tempio, mi farò padrone del mondo, lo che fia miglior divisamento. I persiani cadranno sotto la potenza del mio braccio”. Intanto consultò tutti gli indovini, si inchinò a tutti i maghi, spaccò il ventre agli augelli per trovarne segni d'auguri, consultò tutte le sibille. Ne ebbe in risposta segni or di ventura or di disastro ed egli angosciava in dubbio penoso, ma l'audacia e il furore la vinse<ro> sopra la prudenza e Giuliano si presentò a Sapore.

Questi, che invero [121]si denominava fratello del sole e il sovrano dei sovrani, potente che tirava al suo carro perfino i popoli della China, egli presentò dapprima patti di conciliazione e, dopo che scorse in Giuliano molti progressi di vittoria, si umiliò perfino a modo di supplicante, ma l'augusto di Roma voleva ritornare novello Alessandro, dominatore universale, e s'ebbe poi a dolere.

  Un persa si finge disertato per cercar scampo e dare l'impero a Giuliano. Ora Giuliano credette e manifestò al persiano i segreti del suo disegno di guerra. Dopo ciò Giuliano si affrettò fidente, ma il persiano l'involse nelle reti nemiche e l'uccise. Un dardo gli fu ficcato in cuore. In estrarlo egli si tagliò nelle mani. Poco stante fu all'agonia. In morire gridava: “Hai vinto, o Galileo!” e buttava in alto una manata del sangue che sgorgavagli dal cuore.

  I pagani furono al colmo della disperazione. Nella terra di Babilonia Daniele vide la misteriosa statua che cadendo segnava - 215 -il regno di Gesù Cristo. Nella terra di Babilonia era morto e Nabucco e Alessandro. In questa sciaurata terra perdé pure miseramente la vita Giuliano l'Apostata.

  4. Gridavano i pagani: “O Massimo, ove son le tue predizioni?...”. E i cristiani cantavano: “Tu, o Signore, abbattesti a gran meraviglia del mondo i capi dei forti e dei potenti”.

  Proeresio, Vittorino, gli Apollinari padre e figlio proseguirono con ardore crescente nella professione dello insegnamento cristiano. Basilio e Gregorio, ritrattisi a vita monastica, traevano i giovani a seguirli in un tenor di vivere casto, staccato dalle mondane cose e obbediente ai voleri del superiore come al comando di Dio. Basilio e Gregorio furono invero filosofi sapienti. Il bel nome delle loro dottrine, la santità della loro vita, meritarono alto encomio dai cristiani di oriente [122]e di occidente. Gregorio e Basilio con l'esempio e con gli scritti risplendono tuttodì quasi luminari celesti nella Chiesa del divin Salvatore. Consecrati amendue al sacerdozio santo, ne ebbero un sacro terrore per tutta la vita. Consolavansi in piangere assieme e <in> confortarsi a portare quel peso che reputarono fardello grave agli stessi omeri angelici. Studio, lavoro, preghiera occupavano i giorni di Basilio e di Gregorio e dei numerosi seguaci di questi patriarchi saggi.

  Le anime dei santi martiri Eugenio, Macario127, Artemio pregavano alla lor volta pace alla terra.

  5. Costantino, diacono e archivista nella Chiesa di Costantinopoli tesse l'elogio di tutti i forti di Cristo così:

  “Da tutte le parti della terra il demonio adunò ricchi e potenti a far la guerra a Cristo, ma da tutti gli angoli della terra forti e intrepidi si adunarono i fedeli del Signore.

  Venne il conflitto. I ministri di Satana interroga<va>no:

  -- Chi siete voi, donde venite ed a che aspirate?

  E questi rispondevano:

  -- Veniamo da Dio e ci chiamiamo cristiani per ritornare al nostro Signore Gesù Cristo.

  -- Non vi mettono paura o l'ardore di queste fiamme o - 216 -l'apparato di questi strumenti che danno morte ai seguaci del Galileo?...

  -- Non temiamo, non temiamo. I patimenti per noi sono un guadagno, la morte un trionfo.

  -- E non vi cale dei godimenti della vita ai quali rinunziate?

  -- Nulla... noi aspiriamo a godimenti migliori, i celesti. Il Signore ne parlò ad Adamo, nostro primo padre; egli ne parlò a Mosè, ai patriarchi, ai profeti santi. Iddio mandò il suo unigenito Gesù Cristo. Questi si affrontò con l'inimico Satana e combatté con guerra non di astuzia, non di violenza, ma in conflitto leale e superò. Or noi ci affrettiamo armati della potenza di Gesù. Noi combattiamo perché Gesù ne guida al conflitto. Quanto [123] al corpo, noi siamo passibili come ognun di voi; ma nell'animo abbiamo la virtù di Dio onnipotente. Che sono al confronto i vostri iddii di sasso o di legno?... Provatevi a spezzarli e credete a Gesù e voi esperimenterete di subito la virtù del Signore che noi adoriamo”.

  I pagani approfondavano i cristiani in molteplici abissi di tormento, ma questi levando la voce al cielo gridavano: “Vi rendiamo grazie, o Signore. Siamo d'assai in confessarvi. Da tutte parti della terra voi seminate palme gloriose. Quelle palme circondino pure i nostri capi”.

  Martiri benedetti! Noi ci inchiniamo allo splendore della vostra gloria. Veri filosofi voi, che avete raggiunta salvezza eterna! Veri sapienti voi, che di vostre virtù avete rischiarata la terra! Meschini i filosofi vani che insorgendo attendono per confondervi. Possibile che una filosofia umana e terrestre <si> abbia a cercarla sopra una filosofia spirituale e celeste?...

Riflessi

1. Giuliano Apostata, figura ipocrita, si fa proclamar cesare e poi augusto.

2. Il bue Api. A Giuliano gli fallisce il tentativo di smentire Gesù Cristo con riedificare il tempio di Salomone.

- 217 -3. Gli fallisce la prova di soggiogare i persiani e muore trafitto.

4. I cristiani esultano e da Basilio e da Gregorio e da altri assai apprendono norme e incoraggiamento di vita santa.

5. Elogio che dei cristiani ne fa il diacono Costantino.





p. 210
119 Cfr. Ap 13, 18.



120 Originale: Ma i molti argesti; «Se non che in luogo di por freno al genio arguto del popolo, [Giuliano] non fece che renderlo più fecondo e mordace. Le facezie, i motti, i sarcasmi piovvero a diluvio», Rohrbacher III, p.875.



p. 212
121 Diversamente in Rohrbacher III, p. 853: «Tre disegni gli [a Giuliano] occupavan tutta la mente: ristaurare l'idolatria, distruggere il Cristianesimo, soggiogare i persiani».



p. 213
122 Originale: Memfi; cfr. Rohrbacher III, p. 865



123 Sal 97(96), 7.



124 Sal 115(113b), 4.8.



125 Sal 68(67), 2.



p. 214
126 Cfr. Mt 24, 2.



p. 215
127 Originale: Mario; cfr. Rohrbacher III, p. 870.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma