Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

XXXV. L'impero romano cade

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XXXV.

L'impero romano cade

  1. [196] Sei secoli innanzi, Daniele202 in Babilonia aveva scorto in visione la celebrata statua col capo d'oro, col petto d'argento, colle coscie di bronzo, coi piedi in parte di ferro, in parte di creta. E vide quel sassolino che staccandosi dal monte - 279 -batté nei piedi della statua e fecela rovesciare, e intanto si dilatò in masso e poi in monte, fino ad occupare tutta la terra.

  In questa visione son le monarchie degli assiri, dei caldei, dei greci e poi dei romani, che ciascuna in un tempo avrebbero occupata tutta la terra. L'impero romano era l'ultima parte delle gambe in ferro di questa statua.

  San Giovanni203 evangelista vide nell'isola di Patmos una bestia assisa sopra sette montagne, con dieci corna, dieci re, i quali farannola potente, ma alla fine l'odieranno e la renderanno desolata ed ignuda, e mangeran le sue carni e la struggeranno col fuoco; perocché Dio ha posto loro in cuore di far quello che è piaciuto a lui.

  L'impero di Roma come opera umana cade, la Chiesa opera di Dio sta. In questo momento dieci popoli compiono le profezie dei veggenti del Signore. I persiani salgono dall'oriente, i saraceni dall'Armenia. I vandali assalgono in Africa, gli svevi piombano sulla Spagna, i franchi nella Gallia, gli angli nella Bretagna, gli unni nella Italia204. Questo nugolo di barbari, che circondano allo ingiro e che assalgono nel cuore, in breve straziano l'impero di Roma e l'atterrano.

  2. [197] La natura conturbata sembrava ella medesima annunziare le calamità che sarebbero venute. Addì 26 gennaio 447 in Costantinopoli s'udì un rumore straordinario, nunzio di un prossimo tremuoto. Il popolo d'un tratto riparò alle campagne. Quand'ecco la città risuonare di orrendo fracasso: crollarono le mura fabbricate 34 anni innanzi con 57 torri, caddero a terra le statue di che erano ornate le piazze e gli edifizi in pietra sulla piazza di Tauro. Il terremoto si estese a più regioni. La lunga muraglia che chiudeva il Chersoneso rovesciò - 280 -intieramente; nella Bitinia, nell'Ellesponto, in ambedue le Frigie borghi e città intiere furono inghiottite dal suolo. Da quel flagello andò distrutta gran parte di Antiochia, né fu risparmiata Alessandria.

  La terra mutò aspetto in più luoghi: dove disseccaronsi le sorgenti, dove ne sgorgarono in copia anche in terreni già aridi, dove si abbassarono montagne, dove si innalzarono nella pianura. Il mare poi ribollendo furioso sobbissò intere isole e talvolta, ritraendosi dalla spiaggia, lasciava i navigli in secco, fitti entro le sabbie. L'aria parve affocata e vapori pestilenziali spandendosi arrecarono morte a persone e ad animali. Di tempo in tempo, e per lo spazio di sei mesi, questo terremoto scuoteva orribilmente or questa ed or quella parte di terra.

  3. Intanto Pulcheria, la sorella dell'imperator Teodosio, gridata imperatrice essa stessa, alla morte del proprio fratello ed allo scopo di conservare l'impero si sposò a Marciano. Ma Pulcheria era legata da voto perpetuo di castità. Marciano, piissimo personaggio, convenne di convivere come tra fratello e sorella.

  Di quei tempi il fierissimo Attila minacciava a tutti e dappertutto rovine e stragi, ma Marciano alle pretese audaci di costui rispondeva: “Io ho dell'oro in copia per gli amici, ho del ferro poi [198] per gli inimici”. Marciano era riverito ed amato come la gioia del genere umano. Ma morì assai presto, nel 457. I greci onorano come santi i personaggi eroici di Pulcheria e di Marciano.

  4. Alla morte dell'imperatore, il barbaro Asparo fece da un vescovo incoronare imperatore Leone, capitano valorosissimo, a condizione205 di essere egli stesso assunto a compagno del governo. Leone ripudiò Asparo206 e fu cattolico onesto. Quando poi <fu> venuto a morte, l'impero d'oriente si divise in tre partiti che si osteggiarono accanitamente, finché venuto il - 281 -colmo dei tradimenti, delle dissolutezze, delle viltà, il basso impero rovesciò intieramente.

  In occidente l'impero dibattevasi pure nelle estreme agonie. Valentiniano iii, debolissimo imperatore, concedé la figlia in isposa a Gaudenzio, figlio del barbaro Ezio, generale delle truppe. Valentiniano207 in un eccesso di collera trucidò Ezio e così si ebbe tagliata la destra mano con la sua sinistra.

  Valentiniano alla sua volta par che disonorasse la moglie del senator Massimo, onde questi, assalitolo, l'uccise senza che verun della corte muovesse dito o di mano o di piede a difendere la vita dell'imperatore. Massimo volle poi sposare la vedova dell'ucciso, Eudossia, e questa per vendicarsene chiamò Genserico, il quale costrinse in Roma Massimo, e <costui> dimorando in quella capitale mostrò tanta viltà che il popolo indispettito lo tagliò in pezzi e gettollo nel Tevere.

  5. Per 14 Roma fu abbandonata al saccheggio. Rovinarono immensi tesori e perirono gli stessi vasi preziosissimi che furono già portati dal tempio di Gerusalemme. Furono altresì condotti schiavi migliaia di prigionieri, fra i quali Eudossia medesima e le figlie di lei. [199] Genserico avrebbe consegnata Roma all'eccidio, ma il pontefice san Leone frenò gli eccessi di barbarie.

  Genserico era giunto co' suoi mille schiavi in Cartagine, dove il santo vescovo Deogratias diede il suo patrimonio e il sacro vasellame della Chiesa per redimere quei miseri. Genserico arse le chiese dei cattolici, proibì <di> consecrare nuovi vescovi, sicché nello spazio di trent'anni l'Africa non contava più che tre sole sedi. Genserico distrusse la stessa Cartagine e introdusse ovunque l'arianesimo. Da Cartagine passò nella Spagna, nell'Italia, in Dalmazia, nell'Epiro, nella Grecia e nell'Illirio. Un giorno il pilota dalla calva fronte domandò: “Sire, dove vuoi che io diriga la prora?” Al quale Genserico: “Verso quella nazione che è in ira a Dio”.

  A Roma ancora sotto il pontefice san Leone i cristiani, lasciate le funzioni nei giorni festivi, si affrettavano agli spettacoli - 282 -del circo e invocavano gli dei Castore e Polluce e frequentavano le feste dei lupercali. Il pontefice san Gelasio ancor più tardi attribuiva alle reliquie di paganesimo i castighi che innondavano. L'impero si dibatteva nelle agonie sotto l'imperatore Avito.

  Attila, disceso dal settentrione, menava guasti orribili. L'imperatore Teodosio per renderselo meno infesto, lo regalò di immensi tesori e si rese a lui tributario. Succeduto a Teodosio Valentiniano208, Attila voleva in isposa la figlia Onoria con la metà dell'impero. Rifiutò Valentiniano e Attila, fingendosi tuttavia amico, si avanzò nella Francia a capo di settecento mila soldati. Al vescovo di Troyes, san Lupo, rispondeva: “Io sono il re degli unni, il flagello di Dio”. Nelle pianure [200] di Sciampagna venne alle mani con l'esercito di Ezio e di Teodorico. Allora il sangue scorse a rivi per quelle campagne; trecento mila cadaveri si trovarono sparsi allo intorno.

  Altra volta Attila dal Norico venne all'Italia. Ezio e Valentiniano, inorridendo, si chiusero entro Roma. Allora il pontefice san Leone venne <ad> incontrare il fierissimo barbaro presso le acque del Mincio. Attila guardò in volto al sommo pontefice e gli cadde riverente ai piedi e fe' cenno a' suoi di ritornarsene. Ma non cessò da muovere guasti, finché all'alba di un fu trovato morto. Attila lasciò un popolo di figli che straziandosi in guerre continue ridussero in nulla la potenza del padre.

  L'impero giaceva a guisa di vecchio che sentesi venir meno per decrepitezza, o come l'uomo che disfogatosi in tutte le passioni sentesi distemperar le forze e cader nella fossa. Gli ultimi anni dell'impero d'occidente son colmi di viltà, di assassinii, di tradimenti.

  Erano trascorsi 1229 anni dalla fondazione di Roma, e 506 erano trascorsi dalla esaltazione di Augusto. L'imperatore ultimo209 in Roma <fu> appellato per isfregio col titolo di Augustolo, che chiuse gli occhi allo impero essendo decrepito.

- 283 -  6. Un condottiero addetto allo esercito di Attila ebbe il figlio Odoacre che in più riprese si distinse pel suo valor militare. Costui con legger sforzo superò in battaglia l'imperatore <Romolo> Augusto. Gli risparmiò nondimeno la vita e mandollo a Pozzuoli, assegnandogli il reddito di sei mila scudi d'oro. Odoacre210 pel primo prese il nome di re d'Italia, ma senza assumerne anche le insegne. L'impero romano cade, la Chiesa di Gesù Cristo poi sta.

Riflessi

1. Predizioni di Daniele e di san Giovanni intorno a Roma.

2. [201] Pub<b>liche calamità in Costantinopoli, in Alessandria, in Antiochia.

3. Santi Marciano e Pulcheria.

4. Lotte estreme degli imperi d'oriente e d'occidente.

5. Roma saccheggiata. Genserico. Attila.

6. Odoacre, il figlio di un barbaro, è primo re d'Italia.





p. 278
202 Cfr. Dn 2, 31-35.



p. 279
203 Cfr. Ap 13, 1; 17, 1-8.



204 Più chiaramente in Rohrbacher IV, pp. 754-755: «Al cadere infatti del romano impero veggiam dieci potenze o reami già formati o che vansi formando delle rovine di esso: i greci, i persiani, i saracini in oriente; i vandali in Africa; gli svevi, i visigoti, i borgognoni, i franchi nelle Gallie; nella gran Bretagna gli anglo-sassoni; gli eruli, e non guari dappoi gli ostrogoti in Italia».



p. 280
205 Originale: Alla morte dell'imperatore, Leone, capitano valorosissimo, fece da un vescovo incoronare imperatore il barbaro Asparo, a condizione; cfr. Rohrbacher IV, p. 708.



206 Originale: Asparo ripudiò Leone; cfr. Rohrbacher IV, p. 708.



p. 281
207 Originale: delle truppe. Quando Valentiniano.



p. 282
208 Valentiniano III fu imperatore d'occidente, quindi non successore di Teodosio II che regnava in oriente; cfr. Rohrbacher IV, p. 639.



209 Originale: esaltazione di Augusto imperatore ultimo.



p. 283
210 Originale: Odoacre; cfr. Errata corrige.



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