Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

XLI. Il pontefice sommo

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XLI.

Il pontefice sommo

  1. [255] Disse il divin Salvatore a san Pietro apostolo: “La terra è mia ed io la dono a te perché la governi in nome mio”. I popoli del mondo, vedutolo poi Gesù ascendere all'alto, si strinsero intorno a Pietro sclamando: “Un sol Dio in cielo, un pontefice solo sulla terra; tu sei il padre nostro, il padre dei padri quaggiù”. Il pontefice sommo è il Vicario di Gesù Cristo, al quale sia gloria in eterno. Il pontefice colla sua destra sorregge il mondo.

  <2.> In questo momento consoliamoci in guardare alla persona di un pontefice sommo, Gregorio il santo. Gregorio fu figlio dei genitori Gordiano e Silvia, che si resero santi, ed ebbe pure fra' suoi antenati il pontefice san Felice iv. Santa Tarsilla e sant'Emiliana gli erano zie. Gregorio a trent'anni era pretore della città di Roma. Mortogli il padre, con la sostanza ereditata dotò sei monasteri di Sicilia. Si applicava allo studio, all'orazione, al digiuno finché cadeva in isvenimento. Dai monaci esigeva - 332 -distacco totale dai beni della terra. Tal Giusto, che teneva monete con sé, ne fu seriamente minacciato. Gregorio per esempio a tutti volle che il monaco interessato fosse sepolto con questo epitaffio: “Il tuo denaro sia teco in perdizione”.

  Gregorio, veduti schiavi forestieri in Roma, domandò: “Chi son dessi?” Gli fu [256] risposto: “Sono inglesi”. “Dunque sono pagani?”, aggiunse Gregorio. “Lo sono”. “Meschinelli, meschinelli! Uomini sì ben aggraziati, eppure sono pagani!” Corse poi difilato al pontefice, allora Benedetto i, dicendo: “Io mi sento di affrettare alla conversione di quelle genti”. Il pontefice benedisse a Gregorio e l'accomiatò. Ma il popolo, scorto Gregorio che se ne partiva, accorse al pontefice gridando: “Gregorio sia con noi! Gregorio non si stacchi troppo lungi da noi!” Papa Benedetto richiamollo, e poco stante il mandò apocrisiario o nunzio a Costantinopoli291. Da questa città Gregorio rimandò a Roma Massimiano, il quale nel viaggio di mare incontrò fiera burrasca e fu per tre giorni come morto, finché entrato nel porto a Crotone e scesi a terra gli atterriti viaggiatori, la nave sprofondò in quel bacino.

  Intanto Gregorio era con Tiberio Costantino, il più grazioso di fattezze e di modi, modello dei principi cristiani. Condonava i tributi, porgeva elemosine copiose. A chi rimproveravalo di soverchia accondiscendenza, diceva: “Ricordatevelo che chi per Iddio riceverà il centuplo quaggiù e poi la vita eterna in cielo”. In dirlo fissò l'attenzione sopra una pietra sul pavimento che recava il segno di croce. Levolla per rispetto e sotto vi scoperse un ingente tesoro di danaro. La vedova dello imperator Giustino con il general Giustiniano tramarono alla vita di Tiberio Costantino, ma egli con generoso perdono vinse quel livore che conservavano in cuore.

  Il patriarca Eutichio era tuttavia nello esiglio. Gregorio ottenne che l'imperatore nel 578 lo richiamasse. Ei venne in Costantinopoli,- 333 - e lungo il Bosforo fu una luminaria di cerei, un profumo di incensi e un plauso di popolo indescrivibile. Pervenuto a santa Sofia di Costantinopoli stessa, [257] il popolo si affollò per ricevere da lui la santissima Comunione. Il patriarca distribuì la santissima Eucaristia per lo spazio di sei ore. Eutichio in ultimo della sua vita cadde in errore intorno alla risurrezione dei corpi. San Gregorio l'ammonì ed ei fece penitenza. Morendo stringeva colla destra la pelle del braccio sinistro e ripeteva: “Credo che risorgerò con questa carne”.

  Tiberio Costantino venne pure a morte. Reggendosi a stento si portò innanzi al popolo, incoronò il capitano Maurizio, augurò benedizioni a lui ed alle turbe e intanto s'addormentò placidamente nel Signore.

  3. In Roma moriva pure il santo pontefice Pelagio. La città aveva la guerra alle porte e la peste che invadeva, ma gli occhi di tutti erano intenti al diacono Gregorio, pervenuto testé da Costantinopoli, e dicevano: “Gregorio sarà la nostra salute”. Questi predicò con lagrime così: “Temiamo i flagelli del Signore che non seppimo prevenire; supplichiamo in digiuno”. Intanto dispose che tutto il popolo si distribuisse in generale processione. Erano divisi in sette schiere: il clero, i monaci, le religiose, i fanciulli, i laici, le vedove, le maritate. Pregavano con alti gemiti e Dio li esaudì.

  Allora sclamarono i romani: “Gregorio sia il pontefice nostro!” Questi inorridì e si abbandonò alla fuga. Rintracciato fu ricondotto in città, ma egli, fattosi rinchiudere in una gran corba di vimini, uscì e si nascose alla spelonca. Si ordinarono pub<b>liche preci e ritrovatolo novellamente fu incoronato pontefice.

  Dolevasene Gregorio con dire: “Temo per me, temo per quelli che sono alle mie cure affidati... Sono oppresso da tristezza sì che appena posso parlare. E' per le mie iniquità che ricevo lodi a vece di castigo... Rattristatevi meco se mi amate...”.

  [258] Attese poi tosto a scrivere la Regola pastorale nella quale svolge questi argomenti: “Chi è chiamato da Dio al vescovado? Qual deve essere il vescovo riguardo a sé e in pro del popolo?” Quella Regola fu tradotta in tutte le lingue e - 334 -dovunque fu adottata nelle Chiese. I commenti e le omelie sue sopra i libri di Giobbe erano parimenti letti in tutte le Chiese. La casa di Gregorio era e monastero ed accademia nello stesso tempo.

  Il pontefice voleva a mensa con sé dodici poveri. Si dice che Gesù Cristo gli apparisse in forma di povero. Mandava grani, derrate, danaro a soccorrere le miserie dei popoli. Ai patrizi decaduti ed ai vescovi bisognosi mandavane in forma di benedizione di san Pietro.

  Il pontefice possedeva allora 25 patrimonii, di cui nove, pel reddito di mezzo million di lire, erangli stati offerti da Costantino292 per dote di nove chiese. L'imperator di Costantinopoli pagava pure annualmente quattrocentomila lire.

  4. San Gregorio aveva sovrat<t>utto cura a purgare la Chiesa dalle eresie. Nella Spagna porgeva mano allo amico e discepolo suo san Leandro, fratello di sant'Isidoro vescovo di Siviglia, di san Fulgenzio vescovo di Cartagena e di santa Fiorentina.

  La Spagna era in maggior parte soggetta ai visigoti. Il figlio del re della nazione era gravemente infermo. Gli furono applicate le reliquie di san Martino, dopo averle trasportate con pompa da Francia, e il giovinetto guarì. Gli ariani in iscorgere si convertirono alla fede cattolica, e vi aderironovivamente che sclamavano: “Venisse il tempo del martirio, noi colla grazia di Dio morremmo tutti”.

  Altro san Martino, venuto dalla Pannonia, descrisse il trattatello Formola di vita onesta e aiutò <a> regolare [259]le giurisdizioni dei vescovi e la condotta dei costumi nel popolo.

  Leovigildo293, altro re, perseguitava tuttavia i cattolici; flagellò e incarcerò il proprio figlio Ermenegildo nel giorno del suo Battesimo e gli giurò guerra di esterminio, a lui ed alle Chiese. Ermenegildo fu costretto <a> difendersene e chiamò aiuto da Francia e da Costantinopoli. Nondimeno Ermenegildo - 335 -rimane perdente; allora si prostra ai piedi di Leovigildo che, baciatolo, lo rinchiude tuttavia in carcere, gli manda vescovi ariani e scortolo costante gli fa recidere il capo. Il santo martire Ermenegildo volò in alto a pregare per il padre scellerato e ne ottenne la conversione.

  Leovigildo, affrettandosi ai campi di battaglia, scorse un soldato proprio che, accostandosi ad un convento per saccheggiarlo, rimase inaridito alla voce di minaccia d'un santo monaco. Soggiunse Leovigildo a' suoi vescovi ariani: “Operate voi stessi un miracolo in conferma della vostra dottrina”. Un di loro s'accordò dunque con un poveraccio ché si fingesse c<i>eco e facesse poi il guarito ad un cenno della sua voce. Così si disposero le trame, ma lo sventurato al discorso convenuto levò il volto, gridò: “Io veggo! Io veggo!” e nel fatto aprì gli occhi e non iscorse, onde inorridendo sclamò: “Ahimé che Dio m'ha castigato!... Sono c<i>eco, sono c<i>eco davvero!” Leovigildo conchiuse con dire: “Sono 180 anni che la nostra setta ha desolata la Spagna; affrettiamoci al centro della vita, all'unità della vera Chiesa romana”. Ataloco vescovo per dispetto se ne morì, ma gli altri si convertirono.

  Il successor di Leovigildo, Reccaredo, detto il buon re, si applicò con molto studio a diffondere la cattolica fede. Per due volte gli fu tramato alla vita, e per [260] due volte fu prodigiosamente salvo. Le turbe attonite sclamavano in giubilo vivissimo: “A chi darà Dio una eterna ricompensa, se non al vero e cattolico re Reccaredo?”

  Reccaredo aiutò per riordinare la disciplina ed i costumi. Diede alla Spagna una costituzione in questo senso: la fede cattolica sia la dominante; i concili e le decretali del pontefice sono regola pratica della fede e dei costumi; la Chiesa esercita un poter direttivo altresì nel governo temporale; dall'assemblea dei vescovi impareranno i magistrati a ben reggere i popoli; i vescovi sono gli ispettori dei magistrati, i protettori dei poveri.

  Nello intendere ciò, Gregorio pontefice diè lode a Dio sclamando: “Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis”. San Leandro accompagnò gli inni di giubilo del santo, e intanto descrisse il libro Instituzione delle vergini, alle quali dice: “Voi che siete come prime che vi formò Iddio294,- 336 - lodate il Signore, fuggite la conversazione delle maritate... il consorzio d'uomini... Pregate, leggete... misurate il digiuno alle vostre forze... amate tutte egualmente e non guardate addietro come la moglie di Lot”.

  In questo momento la Spagna divenne nazione cattolica. Della Spagna Dio si servirà a suo tempo per convertire un mondo novello.

  5. Nella Francia, di quattro fratelli tre governavano a capriccio delle proprie passioni, quando Sigeberto d'Austrasia, sposata Brunechilde295, figlia del re di Spagna, ottenne che i fratelli si imparentassero parimenti con quella real famiglia e che crescessero amici alla cattolica fede.

  Nel 580 avvennero pub<b>liche sciagure di tempeste, di innondazioni, di incendi, di terremoti. In seguito vennero pure dissenterie contagiose. A vista ed a prova di tanti castighi, popoli e [261] principi ritornavano alla fede retta ed al costume savio.

  Gontranno re poneva sua cura in edificare monasteri, in dotare chiese. Era applaudito e dai cattolici e da dissidenti, non che dai giudei medesimi. Santa Radegonda, di reale famiglia, era un angelo di pace. Circondava di cilizii il proprio corpo e nomavasi Radegonda la peccatrice.

  Nel 573, morto sant'Eufronio, a Tours fu eletto san Gregorio che riparò ai guasti cagionati dalle guerre civili. Contribuì in ciò san Germano, vescovo di Parigi, che operò più prodigi in vita e dopo morte. San Gregorio di Tours diceva al re Chilperico: “Principe, se alcuno di noi si diparte dalle regole della giustizia, tu lo puoi correggere; ma se tu le trascuri, chi ti correggerà? Noi ti parliamo e ci ascolti se vuoi; ma se non ci obbedisci, chi ti condannerà se non colui che è la stessa giustizia?”

  San Gregorio scrisse la Storia ecclesiastica dei franchi. Espone la pia credenza che Maria vergine sia stata assunta nel - 337 -corpo e nell'anima al cielo. Racconta di un fanciullo ebreo che per rabbia del padre, perché aveva ricevuto la santissima Comunione, fu buttato vivo nella fornace ardente, dalla quale molte ore di poi la madre lo estrasse tuttavia sano e salvo.

  Come Gregorio di Tours, Mario scriveva la storia del Valese, Roterio296 la vita di san Severo, e Fortunato, guarito in seguito ad un voto emesso ad onore di san Martino, compose inni ed epitalami.

  Di san Salvio, compagno di san Gregorio papa, dicesi che per nove volte mutò la pelle del suo corpo in conseguenza di molteplici mortificazioni esercitate. In un'estasi che parve morte disponevasi per essere seppellito al terzo , quando levandosi sulla [262] bara sclamò: “Ahimè, credeva <di> essere in cielo e sono ancora quaggiù!” Posesi poi a lagrimare come un desolato e <a> descrivere nello stesso tempo il colmo delle gioie provate e vedute in quei fortunati giorni. San Salvio era vescovo di Albi. I cittadini in parte passavano la vita negli stravizi di mangiare e di dormire. Poco stante venne una pestilenza che fece morire la maggior parte. Salvio quando scorse che l'ultim'ora era venuta, si adagiò nel suo cataletto e spirò.

  Il solitario Senoc viveva con catene alle mani, ai piedi. Mandavano luce di esempio i santi Leobardo, Friardo, Giuliano, Caluppano, Patroclo, Iriez ed Eparchio, oltremodo facondo al quale nulla si poteva negare. San Vulfilaico stando in fredda regione imitava il costume di san Simeone Stilita, nell'eccessivo rigore portava i diacciuoli di ghiaccio alla barba e perdeva le unghie delle mani e dei piedi. Nella Provenza sant'Ospizio guariva gli infermi. Copriva la propria persona di catene e di cilizii e si cibava di pochi datteri e di radici.

  6. In Italia nel 590 in seguito a guerre accanite erano seguite sciagure di pioggie, di innondazioni, di pestilenze. Il - 338 -pontefice Gregorio convertiva il proprio palazzo in ospedale; molti vescovi ne imitavano l'esempio.

  In Antiochia poi il vescovo san Gregorio, accusato dal conte Asterio di più delitti297, dovette il santo prelato appellare a Roma ed al concilio, dove fu pienamente giustificato. In questo frattempo avvenne in Antiochia un orribile tremuoto nel quale298 perirono sessantamila persone. San Gregorio papa fino a quelle lontane regioni mandava lettere di conforto, danaro di soccorso.

  In Africa come anche in Corsica ed in Sardegna [263] avvenivano disordini assai gravi contro ai costumi; si commettevano delitti simoniaci e talvolta si inchinavano le genti perfino agli idoli stupidi. Gregorio mandava in Sicilia come vicario generale san Massimiano e scriveva di suo pugno fino a dugento lettere per far cessare gli scandali e rifiorire la disciplina dei costumi. Si indirizzava poi alla pia imperatrice Costantina per ottenerne il concorso suo. Il pontefice ordinò per la sede di Agrigento299 il vescovo san Gregorio e il difese strenuamente contro le maligne accuse di malevoli, che tradottolo in giudizio avevano ottenuto di incarcerarlo.

  Teodolinda300, figlia di Garibaldo duca di Baviera, si incontrò con Agilulfo, duca di Torino. Gli porse a bere nella tazza da cui bevé ella medesima. Agilulfo, porse la destra a Teodolinda che l'accettò. Gregorio disse a Teodolinda: “Tu non saresti che cristiana per metà se non ti adoperassi ché il consorte ariano non ritorni alla fede”. La regina vi s'adoperò e ottenne. Agilulfo, venuto in accordo con Severo, esarca a Ravenna, curò finché l'Italia fu salva da grave pericolo.

  I mali della penisola erano di città deserte, di fortezze abbandonate, di costumi depravati, sì che Gregorio sclamava: “Questo è indizio che prossima è omai la fin del mondo”. Era la cessazione imminente del mondo pagano.

  San Gregorio papa si applicò a conciliare alla fede tutti i - 339 -principi, pei quali scrisse il libro dei Dialoghi che poi furono tradotti in tutte le lingue.

  Al vescovo di Ravenna che non era né troppo serio né troppo sincero scrisse dicendo: “Rispondimi non colle parole ma con i costumi”. Alla Chiesa di Napoli vedova del suo pastore disse: “Scegliete tre a voi benevisi, mandateli a Roma e noi esamineremo qual meglio vi si convenga per vostro vescovo”. [264] Alla Chiesa di Milano soggiungeva: “Sarò consolato se eleggete Costanzo”. Indusse i comaschi a rinunciare all'eresia dei Tre Capitoli, e adducendo questi che il clero romano possedeva fondi della mensa di Como, rispose san Gregorio: “Dillo ai comaschi che le proprietà riconosciute di loro spettanza saranno tosto ritornate, che unendosi eglino al pontefice gli procaccieranno godimento ineffabile”. I comensi tosto si piegarono.

  Massimo, vescovo di Salona in Dalmazia, eccitava alle ribellioni ed allo scisma. San Gregorio gli scrisse con parole di gran bontà e il vescovo dolendosi in casa e fuori in pianto dirotto sclamava: “Ho peccato contro Dio e contro il beatissimo papa Gregorio”. Nella Grecia, nella Macedonia, nell'Epiro, nella Mesia, Gregorio volgeva l'occhio vigile a regolare la disciplina. In Corinto sovrat<t>utto ammonisce Anastasio ed a Corfù seda querele tumultuose.

  7. Giovanni detto il Digiunatore in Costantinopoli s'arrogava il vanto di vescovo ecumenico. Scrissegli Gregorio dicendo: “Sei tu che gridi: ascenderò al cielo, porrò il trono mio sopra gli astri, e sarò eguale allo Altissimo?...”301. Nello stesso tempo scrisse al santo vescovo d'Alessandria, Eulogio302, ed a sant'Anastasio di Antiochia. Giovanni il digiunatore se ne ravvide ed i greci l'onorarono qual santo.

  Sant'Eulogio, vescovo, da oriente scriveva a san Gregorio come ad amico diletto e gli mandava in dono vini e siroppi. Gregorio alla sua volta rimandavagli legnami per costruzione di chiese.

- 340 -  Vinto dalla carità del pontefice, il vescovo san Gregorio d'Antiochia si presenta allo esercito ammutinato contro gli ordini del capitan Filippico, e dal letto in cui giaceva infermo tanto prega e piange che finalmente i soldati giurano <di> obbedirgli [265]e si abbracciano fra loro e con il capitano.

  Questo santo vescovo aveva assistito alla morte di san Simeone Stilita detto il juniore, che per 68 anni dimorò sul vertice di due colonne che comunicavano all'alto. Era già innanzi un abate del monte Sinai. Ritraendosi si fece sostituire da san Giovanni Climaco, che a due leghe dalla chiesa eresse la sua cella in solitudine, per piangere con più agio e meditare le cose avvenire. Stando nel silenzio scrisse nel libro La scala del paradiso i gradi della perfezione cristiana.

  San Teodoro Siceota, stando nell'osteria di suo padre, si edificava alla virtù del cuoco Stefano. <Pregando con>303 san Glicerio anacoreta otteneva la pioggia alle arse campagne, si chiudeva in un antro per due anni. Tratto fuori coperto di vermi e di piaghe, fu costretto ad accettare il vescovado di Anastasiopoli304.

  Ma san Giorgio gli vaticina che lascerà la sede sua. Dopo alcuni anni ed a giudizio di Ciriaco patriarca di Costantinopoli, Teodoro305 levossi dalle angustie del vescovado per ritornare alla contemplazione del chiostro. San Teodoro rivoltosi al capitano Maurizio disse: “Tu sarai imperatore... Stando in trono ricordati dei poverelli di Cristo”.

  Il pontefice san Gregorio scriveva lettere di pietà a Costantina imperatrice ed a Teotista, di lei cognata306. Accompagnava le lettere con reliquia di limatura sottratta alle catene di san Pietro.

  8. Avendo poi nuovamente scorti schiavi inglesi in Roma, inviò a quella nazione il monaco sant'Agostino. Questi in passare da Francia fu aiutato da sant'Aregio307, da san Desiderio - 341 -e da san Lucinio308, parente del re. Si presentò poi ad Etelberto ed a Berta, i principi di quella nazione inglese, con lettere del papa Gregorio. Quei sovrani vedendo giungere quei missionari [266] sì da lungi e con tanto zelo sclamarono: “Non può non esser santa una religione che fa i suoi seguaci santi”. In dirlo il re si rese cristiano con la maggior parte de' sudditi suoi. Gregorio non poneva fine a ringraziarne Iddio.

  San Colombano guariva la fede ed i costumi d'Irlanda. Vi edificò monasteri nei quali con colpi di verga puniva perfin le colpe più leggere, ma avvertite.

  In oriente Maurizio imperatore era aborrito per la sua eccessiva avarizia. Il re Cacan degli avari309 lo vinse in guerra, ne fece dodici mila prigionieri ed a Maurizio disse: “Per riscatto di tanta gente datemi una moneta d'oro per ogni capo”. “E' troppo”, rispose Maurizio. “Datemene mezza.... Un quarto...”. “Troppo! Troppo!”, continuò l'avaro sucido. Il Cacan esterminò quegli infelici. Il popolo in vedere gridò morte a Maurizio, che per esser salvo dovette fuggire. Il popolo si elesse ad imperatore Foca, centurione. Questi, saputo che Maurizio viveva in Calcedonia, fecelo trucidare con tutti di sua casa. Maurizio prima di morire sclamò: “Giusto siete, o Signore, e giusti sono i giudizii vostri”310.

  In Roma san Gregorio, applaudendo il popolo, ricevé e ripose nella cappella di san Cesario le immagini di Foca e di Leonzia, alla quale scrivendo diceva: “Imitate santa Pulcheria e sant'Elena; proteggete la Chiesa di san Pietro”.

  Gregorio scrisse ancora in risposta a Teodolinda, che in San Giovanni di Monza aveva fatto battezzare il figlio natole testé. Gregorio a regolare le sacre cerimonie scrisse trattati ed a modulare il canto sacro espose l'Antifonario.

  Il monaco Agostino da Inghilterra volavasene al cielo. Nello stesso anno Gregorio seguivalo da Roma. Era alto di - 342 -statura, di viso oblungo, di fisionomia seria. [267] Scusava i suoi scritti con dire: “A che astringere gli oracoli del cielo alle leggi del gram<m>atico Donato?”

  La veneranda persona del pontefice san Gregorio la si rappresenta con una colomba che gli inspira all'orecchio celesti discorsi. Quando, o pontefice santo, otterrete che la voce di Spirito Santo parli ad Inghilterra ed alle nazioni a voi dilette?

Riflessi

1. Il pontefice sommo.

2. San Gregorio, figlio di genitori santi, aspira alla conversione d'Inghilterra; è nunzio a Costantinopoli.

3. Gregorio è proclamato pontefice. Sua Regola pastorale.

4. San Gregorio purga la Spagna dall'eresia. Sant'Ermenegildo martire, figlio del re Leovigildo.

5. Sigeberto311 d'Austrasia salva la Francia. San Germano, san Gregorio di Tours, san Salvio.

6. San Gregorio papa soccorre ad occidente e all'oriente in calamità. Concilia principi, provvede alle Chiese.

7. Giovanni il Digiunatore in Costantinopoli.

8. Gregorio papa manda sant'Agostino a convertire l'Inghilterra; san Colombano. Transito di san Gregorio.





p. 332
291 Diversamente in Rohrbacher V, p. 211: «Morto poi papa Benedetto, gli fu dato per successore Pelagio II [...] Il nuovo papa spedì Gregorio a Costantinopoli in qualità d'apocrisiario o di nunzio apostolico».



p. 334
292 Originale: lire, eragli stato offerto da Costantino.



293 Originale: Leodevigildo, ripetuto nel paragrafo e nei Riflessi; cfr. Rohrbacher V, p. 222.



p. 335
294 Più chiaramente in Rohrbacher V, p. 225: «Le vergini han questo merito ch'elle son tali quali furono formate dalla mano di Dio. [...] Le vergini sono le primizie della Chiesa».



p. 336
295 Originale: Ariana; cfr. Rohrbacher V, p. 236.



p. 337
296 Originale: Rateno; diversamente in Rohrbacher V, p. 276: «Roterio, gallo di nazione ed apparentemente della città di Agda, che descrisse con istile nobile ed insieme scorrevole i regni delle diverse nazioni straniere [...] Della storia di Roterio altro non ci rimane se non l'onorevol menzione n'è fatta nella Vita di san Severeo, abate d'Agda».



p. 338
297 Originael: diletti; cfr. Errata corrige.



298 Originale: tenuoto sul quale.



299 Originale: Agrigenti; cfr. Rohrbacher V, p. 320.



300 In Rohrbacher V, p. 323: «Teodolinda».



p. 339
301 Is 14, 13s.



302 Originale: Tullo; cfr. Rohrbacher V, p. 357.



p. 340
303 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher V, p. 369.



304 Originale: Aneira; cfr. Rohrbacher V, p. 371.



305 Originale: Glicerio; cfr. Rohrbacher V, p. 372.



306 Originale: sorella; cfr. Rohrbacher V, p. 376.



307 Originale: Arezio; cfr. Rohrbacher V, p. 388.



p. 341
308 Originale: Lucino; cfr. Rohrbacher V, p. 389.



309 Più chiaramente in Rohrbacher V, p. 403: «Erano gli avari una nazione di sciti [...] Il capo di essa portava il nome di cacan, ridotto dai moderni a quello di can».



310 Sal 119(118), 137.



p. 342
311 Originale: Sigesberto; cfr. Rohrbacher V, p. 236.



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