Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

XLIII. La bugia nel mondo al confronto della verità

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XLIII.

La bugia nel mondo al confronto della verità

  1. [274] Il Satanasso infernale è chiamato principe della bugia perché lo sciagurato con la menzogna introdusse la morte nel mondo e ve la mantiene con la continuazione di molteplici iniquità. I ministri di Lucifero imitano per bene le scelleratezze del loro padre tristo. La bugia è scelleratezza massima e l'uomo della bugia è per i mortali quaggiù il traditore della società, l'uomo del peccato e della perdizione.

  <2.> Fissiamo lo sguardo sopra la figura di un arabo di nome Maometto, che visse oltre la prima metà del secolo quinto. La voce Maometto significalodato, glorificato”. Quest'uomo nacque nel 10 novembre 530 dalla tribù dei coraichiti320, discendente in linea retta da Ismaele, per cinque generazioni governatori alla Mecca e ministri del santuario del<la> Cabaa, fabbricato dicevasi in forma quadrata da Abramo sopra le fondamenta di altro tempio eretto già da Adamo e da Seth. Sopra la base del tempio è una pietra nera che si dice discesa dal cielo. Intorno è il pozzo di Zemzen321, quello stesso che l'angelo additò ad Agar, ed a breve distanza è lo stesso sepolcro di Ismaele.

  Accadde che il santuario del<la> Cabaa brucciasse. Si riattò adunque e volendosi eleggere altro pontefice si disse: “Il primo che s'accosta alla porta, quegli sarà il nostro pontefice”. Maometto entrò per il primo e fu accolto con plauso, ed ei subito [275] pensò fra sé: “Potessi io crescere in estimazione e diventar capo delle tribù del deserto e comandare ai corpi ed alle anime di questi!” Eccolo il Satanasso! Si coprì con pelle d'agnello e disse: “Voglio dar la vita per i miei fratelli”. Si adattò due ali intorno e continuò: “Onoratemi, ché io sono un angelo”.

  Posesi <a> scrivere un libro di religione, il Corano, e proseguì- 349 -: “Eccola la religione del cielo. Venite tutti, ebrei e cristiani; venite, pagani tutti. Questo libro mi fu porto dal Gabriello arcangelo. Primo segno di ciò è la luna che si è bipartita; altro segno è che nessun è atto a scrivere od immaginare precetti eguali. La religion vera è dunque questa. Ciascun deve credere in Dio e in Maometto profeta del Signore. Bisogna pregare con il volto rivolto alla Mecca e compiere il digiuno nel mese di ramadan, ottobre. Se è possibile, almeno una volta nella vita ciascuno si rechi in pellegrinaggio alla Mecca. Non bisogna ber vino per non esser tentati di rissare. In cielo quello che è scritto sta. Chi ha da morire, tanto morrà in casa come in battaglia. Dunque: Allah akbar322! Dio è grande! Avanti colle vostre scimitarre! In paradiso mangerete e ber<r>ete su tavole d'oro, dormirete entro letti gemmati, godrete in ogni disordine323 di senso”.

  3. Maometto come uno spettro uscì da una solitudine praticata per alcuni mesi e sclamò: “Dio mi ha parlato! Ogni volta che accada, l'arcangelo Gabriele mi riporta un capo in aggiunta al Corano”. Intanto si fece seguire da un codazzo di donne. Kadidja, ricca mercantessa, gli credé e il cugino Alì e il potente Abou-bekr324. In capo a tre anni vennero in pellegrinaggio in numero di 40 alla Mecca. Crebbero di poi e furono obbligati alla fuga in Abissinia in numero di 80 mila, uomini, donne, fanciulli. Cresciuto poi in forza, Maometto, fingendosi pellegrino e aiutato da quei [276] di Medina, assalì la città sua natale La Mecca e la costrinse a seguirlo.

  Una fanciulla porse a Maometto un cibo avvelenato che assaporato appena dal profeta il ributtò, ma nondimeno fu a mal termine della vita. Interrogata la giovinetta rispose: “Ho fatto ciò perché se tu fossi un impostore, come ben ti scorgo, il paese ne fosse sbarazzato”.

  Maometto nel 629 scrisse lettere ai principi del paese per invitarli a seguire la vera religione, ma ai 63 anni di vita e - 350 -dopo 15 giorni di cruda agonia, Maometto addì 18 giugno 632 morì a Medina.

  4. Gridarono i suoi seguaci: “Perché muore l'apostolo del Signore?...”. Rispose Abou-bekr: “Perché è fisso che tutti hanno a morire. Morrete voi stessi se non obbedite quinc'innanzi a me come a Maometto, perché è fisso che io gli sia vicario e successore. Ora grido io come il maestro defunto: Allah akbar! Dio è grande! Le scimitarre alla mano! Avanti nel combattimento!”

  Gerusalemme e la Siria erano in preda a gravissimi disordini. Lo stesso Eraclio riprendeva i suoi costumi incestuosi. La scimitarra musulmana progrediva spaventosamente e sommetteva provincie e città. Gerusalemme stessa fu assediata e presa. Il califfo Omar disse: “Or Gerusalemme è nostra; i cristiani non impediranno i turchi ad entrar nelle loro chiese, ma uscendo noi, essi esporranno un segno di lor fede, vestiranno diversamente dai nostri; non vendano vino, non cavalchino con sella”. Eraclio attese a salvare la croce del Salvatore, che trasportò in Costantinopoli325.

  Sul luogo del tempio di Salomone Omar si provò <ad> edificare una moschea, che poi crollò misteriosamente. Dopo la guerra invase una pestilenza che stese morti 25 mila persone intorno. Omar occupò [277] le città circonvicine a Gerusalemme e per il Cairo entrò nello Egitto.

  5. Eraclio erasi ridotto alla sponda di Calcedonia. Disse che congiuravano contro di lui i suoi sudditi e quei della real famiglia, che temeva le acque del mare. Per tragittarlo si dovette con tante navi formare un ponte sul Bosforo e coprirlo di terra. Eraclio perdette sotto agli arabi musulmani tutto quello che in dieci anni conquistò dai persiani, la Mesopotamia, la Siria, l'Egitto.

  Il profeta326 che aveva scorto i regni della terra nella bestia a dieci corna, dieci regni, dice che l'ultimo corno ha un occhio, Maometto, veggente umano, che farà la guerra contro - 351 -i santi dell'Altissimo e li supererà. Si crederà di poter cangiare i tempi e le leggi... avrà potere insino a un tempo, due tempi e la metà di un tempo... fin verso il 1882. Costantinopoli la vedremo cadere nel 1453.

  6. In questo avvicendarsi dello spirito di Satana altri caddero, altri poi rimasero costanti.

  I numerosi monaci di Attalina, costretti ad emigrare da luogo a luogo, disposero un libro che in breve restringesse le massime scritturali, i canoni santi, e consultandosi in quello vivevano nel santo amore a Dio.

  Anastasio in visione videsi porgere un calice e sentì dirsi: “Prendi e bevi!” Predisse più cose e il del suo martirio, che avvenne addì 22 gennaio 628.

  I greci, vinti dai musulmani, pagavano per non esser molestati 12 mila monete d'oro agli italiani, e questi versavano egual somma per non esser molestati dai franchi.

  7. Intanto un figliuoletto del re Gisulfo con eroico coraggio tagliò il capo ad un re degli avari, che erano in guerra col proprio padre, e si dispose per il ducato di Benevento e per la corona dei longobardi. Due <suoi> fratelli <furono> chiamati a Ravenna dall'esarca[278], che promise <di> tosar la loro capigliatura con pompa di costume; se ne valse con tradimento per tagliare le loro teste e raderle di poi. In questo modo il re degli unni, chiamata Romilda, la madre <di costoro>, per isposarla, come l'ebbe, le mozzò il capo dicendo: “Cotal marito si meritano le tue pari”. Quattro figliuole della stessa, paventando uno sfregio alla propria pudicizia, recavan sotto le vesti carni di pollo imputridite, onde i barbari se ne allontanarono.

  In tempo327 di sciagura il pontefice Sabiniano, successore a san Gregorio Magno, dispensava per un soldo trenta staia di grano. Ed il pontefice san Bonifazio convertiva la propria casa in un monastero. Il pontefice san Deusdedit con toccare i lebbrosi guarivali.

- 352 -  Sant'Anastasio dal monte Sinai scriveva in difesa della fede. Diceva a' suoi seguaci: “Conducete vita illibata, studiate le definizioni dommatiche, penetrate gli errori degli eretici, non lasciate passar l'avversario alla seconda questione senza aver risposto alla prima”.

  Sant'Anastasio in descrivere il costume dei tempi si lagna che pochi frequentassero il meditare intorno all'anima, ma si perdessero affatto nelle cure corporali, biasimando gli eguali ed i superiori, benché sacerdoti o vescovi. Si lagna che <alcuni> facessero della chiesa quasi un mercato, che dolendosi se la Messa od il Vangelo spiegato si fosse esposto con tanta gravità, essi sol badavano alle vestimenta sfarzose, alle bellezze vane.

  Istria per settant'anni abbracciò lo scisma dei Tre Capitoli e papa Onorio ne la ritrasse.

  8. Ma Sergio di Costantinopoli preparava una immensa sciagura. In quella che Maometto scoprì il suo Corano, Sergio compose l'eresia dei monoteliti[279], che ammette in Gesù Cristo una sola volontà. Sergio con astuzia finissima fa firmare da Ciro di Alessandria una formula di riunione delle sette dissidenti, e intanto per undici anni attendé <a> propagare il suo errore. Onorio non ne fu informato, e quando gliene scrisse Sergio stesso, il pontefice interpretò quella lettera piena di artifizio quasi Sergio insegnasse il vero, che cioè Cristo non ha volontà cattiva di peccato.

  Ma ben se ne avvide san Sofronio, dapprima abate e poi patriarca di Gerusalemme. Questi raccolse in un volume 600 attestazioni dei santi Padri che affermano in Cristo essere due nature e per ciò due volontà, la divina cioè e la umana. Un giorno poi venuto col diacono Stefano sul monte Calvario parlò: “Fratel mio, siamo in questo Calvario sul quale spirò Cristo in croce. Te ne supplico: affrettati a Roma con questo volume, e mostra che Sergio vuol piantare novellamente un ferro nel cuore di Gesù Cristo”. Stefano accorse, ma Onorio già era morto.

  Sergio poi con mene ottenne che per venti mesi la sede romana fosse vacante. Legati vennero a Costantinopoli per sollecitare, ma fu loro risposto: “Ponete cauzione che il futuro pontefice firmerà la Ectesi o esposizione, fatta nel concilio - 353 -adunato da Sergio, nella quale si pronuncia scomunica contro a chi dirà essere in Cristo una o due volontà”. Rifiutarono i legati. L'esarca di Ravenna allora fu a Roma, saccheggiò le chiese e portò immensi tesori a Costantinopoli. Eraclio, come si avvide dei gravi mali che perturbavano, disse: “La Ectesi non è mia, ma suggeritami da altri; la ritratto”. Intanto colto da idropisia, adagiavasi a morire nel 641. Con Eraclio cadde il resto di onore e di forza che ancor rimaneva allo impero.

  9. [280] La fede perdeva in oriente e acquistava da noi in occidente.

  Nella Spagna sant'Isidoro di Siviglia presiede il concilio di Toledo, nel quale con alto esempio di gravità e di concordia si istituiscono leggi per proteggere la persona dei principi, per tutelare la persona dei sudditi. In Francia i vescovi adunati in concilio trattano egualmente d'accordo col re gli affari temporali.

  Sant'Isidoro era fratello di san Fulgenzio vescovo e di santa Fiorentina badessa. Sant'Isidoro328 scrisse: Delle origini, Della natura delle cose, Storia de' re goti, vandali e svevi329, Della vita e della morte dei santi d'ambedue i Testamenti. Mostrò che il canto, il quale era dapprima una semplice inflession di voce a mo' di pronunzia, ebbe armonia con gli inni di sant'Ambrogio, di sant'Ilario di Poitiers. Sant'Isidoro, a guisa di Boezio e di Cassiodoro, restrinse in libri di massima le scienze d'allora e con ciò fu salutato il ristoratore della fede e dello studio nella Spagna. Scrisse il libro dei canoni dai quali risulta che a quell'epoca si digiunava in tutti i venerdì della settimana. Quei canoni furono poi interpolati da Isidoro il Mercatore.

  Nella Francia il re Teodorico onorava l'abate san Colombano, che l'ammoniva a lasciare i pravi costumi. Teodorico non abbandonò le pratiche e san Colombano rimisegli i doni inviatigli dicendo: “E' scritto che l'Altissimo sdegna i donativi - 354 -degli empi... Il regno di Teodorico cadrà in rovina”. Il re esigliò san Colombano, ma il popolo tanto acclamò che Teodorico tosto richiamollo, e fu introdotto con osanna. A Parigi guariva gli ossessi. Da Francia venne alla Elvezia; a Zug, luogo barbaro e idolatro, operò prodigi; san Gallo, discepolo di lui, arse il tempio degli idoli. San Colombano per [281] sfuggir l'ira di quelli venne a Costanza, dove gettò nel lago gli idoli ed eresse chiese al vero Dio. Fu per tre anni a Bregentz330.

  San Gallo poi predicava di giorno e di notte, pescava nelle acque per aver alimento a sé ed ai poveri intorno. Eresse romitaggi scacciando col segno di croce gli orsi nelle boscaglie vicine. Poco a poco venne formandosi la città che oggidì ancora è detta di San Gallo.

  A Lussovio d'Inghilterra331 era morto sant'Eustazio, superiore di 600 monaci. San Gallo fu pregato di succedergli, ma egli supplicò di lasciarlo in pace nella sua solitudine.

  San Colombano molto ebbe a patire da Brunechilde, scellerata regina, che con la madre Fredegonda aveva ucciso nove principi, quando Clotario fecela legare alla coda d'un cavallo che precipitando a corsa ridusse in pezzi le membra della sciagurata.

  San Desiderio era morto martire, e san Colombano a scampare dalle persecuzioni venne al re Agilulfo in Italia, che gli donò in Bobbio per edificare un vasto monastero.

  Vescovi illustrissimi operavano il risorgimento dei popoli francesi. Si accennano qui alcuni nomi. San Romarico, eroico per carità; sant'Arnolfo, arcavolo di Carlomagno, fu indotto piangendo ad accettare il vescovado di Metz. Sant'Amato da tre anni viveva nel cavo di una rupe. San Fiacro e san Farone332 succederono alla sede di Laon e sant'Audomaro- 355 -

quella di Boulogne. San Richerio333 fondava il monastero di Centula. Nel concilio di Reims emergevano san Sindolfo, san Sulpizio, san Modoaldo334, san Cuniberto, san Lupo. Erano celebri sant'Austregisilo e sant'Amando.

  Sant'Eligio, artefice peritissimo, si fa padre dei poveri, fondatore di ospizii e di monasteri. Gli [282] son compagni sant'Audoeno335 e sant'Adone e lo stesso re Dagoberto, che migliora la sua legislazione. Istituisce l'asilo inviolabile nelle chiese e punisce con tre soldi d'oro chi insulta altrui chiamandolo volpe e lepre.

  Nella Inghilterra san Lorenzo succedeva a sant'Agostino in Cantorberì. San Mellito venne in Italia per assistere ai concili e portarne i canoni in Anglia. Nel 616 morì sant'Etelberto336 re. Morì anche Saba re dei sassoni. I tre figli pagani si presentarono per essere comunicati e, rifiutandosi la Chiesa, incominciarono una persecuzione che poi in breve cessò.

  Edvino, re d'Inghilterra settentrionale, disse: “Son disposto <ad> abbracciare la religione che è la più vera”. San Paolino e san Giusto l'istruirono. Papa Bonifazio gli mandò lettere e donativi. Edvino sclamò: “La religion pagana a nulla vale”. Atterrò gli idoli e ricevette il Battesimo a York337.

  San Paolino convertì il governatore di Lincoln. Cooperarono sant'Osvaldo338 e san Birino educando i popoli con il latte di un'istruzione amorevole.

  Sant'Osvaldo, il più potente dei principi inglesi, comandava ai bretoni, agli scozzesi, ai pitti, agli inglesi. Perfezionava l'animo suo sullo esempio di sant'Aidano e così disponevasi per essere salvator delle anime.

  In questo modo lo spirito del Signore nel cuore de' suoi veri seguaci continua sulla terra le imprese di salute. In senso - 356 -opposto Satana opera nella malignità de' suoi addetti le distruzioni di rovina.

Riflessi

1. Il demonio è principe della bugia.

2. Principii di Maometto.

3. [283] Progressi del falso profeta.

4. Successori al predicator bugiardo.

5. Quanto perdesse Eraclio sotto Maometto.

6. Stato dei greci.

7. Al confronto di un profeta traditore, sorge una moltitudine di santi capitanati da san Bonifacio papa, da sant'Anastasio.

8. Sergio di Costantinopoli avvilisce la fede in oriente.

<9.> Personaggi illustri la fanno prosperare in occidente, nel seguito dei santi Isidoro, Colombano339, Gallo, Eligio, Edvino e più altri.





p. 348
320 Originale: ; cfr. Rohrbacher V, p. 428.



321 Originale: ; cfr. Rohrbacher V, p. 428.



p. 349
322 Originale: ; cfr. Rohrbacher V, p. 439.



323 Originale: sfogo; cfr. Errata corrige.



324 Originale: ; cfr. Rohrbacher V, p. 430.



p. 350
325 Originale: ; cfr. Rohrbacher V, p. 447.



326 Cfr. Dn 7, 8.



p. 351
327 Originale: onde i barbari accostandosi sclamavano: «Puzzolenti sono le figlie longobarde; non conviene accostarle». In tempo; cfr. Errata corrige.



p. 353
328 Originale: ; cfr. Rohrbacher V, p. 490.



329 Originale: ; cfr. Rohrbacher V, p. 490.



p. 354
330 Originale: Bregento; cfr. ROHRBACHER V, p. 499.



331 Probabilmente: di Francia.



332 Originale: Faraone; anche per la successiva sede di Laon cfr. ROHRBACHER V, p. 516: «[...] san Farone, poiché si fu distinto per le sue virtù alla corte di Teodeberto e di Clotario, divenne vescovo di Meaux [...] Accolse fra gli altri l’irlandese san Fiacro e gli diede un romitaggio due leghe lontano dalla città. Cagnoaldo, fratello di san Farone, fu tratto dal monastero di Lussovio per esser posto sulla sede episcopale di Laon».



p. 355
333 Originale: Racherio; cfr. Rohrbacher V, p. 517.



334 Originale: Medoaldo; cfr. Rohrbacher V, p. 518.



335 Originale: Audoemo; cfr. Rohrbacher V, p. 527.



336 Originale: morirono sant'Eddelberto; cfr. Rohrbacher V, p. 533.



337 Originale: Jork; cfr. Rohrbacher V, p. 538.



338 Originale: Oswaldo, ripetuto nel paragrafo; cfr. Rohrbacher V, p. 540.



p. 356
339 Originale: Isidoro, Bracchio, Colombano; cfr. nota 328.



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