Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

L. Un re cattolico

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L.

Un re cattolico

  1. [331] Guardiamo alla persona ed agli atti di un re cattolico. Ne partiremo altamente consolati. Carlomagno è il sovrano intrepido e fedele, di cui l'eguale non si vide giammai nei mille anni che sono trascorsi fino a noi.

  Carlomagno era amico ad Alfonso ii di Spagna detto il Casto, figlio di Alfonso i chiamato il Cattolico395. Il re casto viveva in perfetta continenza con la donna che condusse in - 398 -matrimonio. Fu coraggioso intrepido. Nell'anno 760 venne con esercito, benché scarso, alle mani con i saraceni che desolavano il regno e ne uccise cinquantamila e fugò gli altri.

  Carlomagno dopo una guerra di trent'anni sommetteva intieramente i sassoni di qua e di dall'Elba, ne distruggeva gli idoli dopo aver mostrato la celeste beltà della cattolica fede. Ridusse parimenti a civiltà tutta la Germania, e con essa l'intiera Europa. Carlomagno attende<va> per estendere la Chiesa di Gesù Cristo. Poteva portar le armi contro ai greci, dai quali sarebbe uscito certamente vittorioso, ma le sue non erano imprese di gloria mondana, sì di fede divina. Mostravasi con i vinti padre amorevole più che signore severo, sì che i vinti stessi sclamavano: “Oh se Carlo regnasse su tutta la terra!...”.

  Carlomagno riceveva ambasciate di onore da parte dei greci e da parte degli stessi musulmani. I popoli da lui soggiogati non impoverivano o di persone o di sostanze, perché Carlo risparmiavali [332] quanto gli era possibile e mandava fra i vinti missionari o maestri, patrizii e popolani, per ammaestrarli allo studio, alle arti, alla agricoltura.

  2. Una schiera di santi erano aiutati dal braccio di Carlomagno; san Livino, che predicava ai sassoni le imprese del re Carlo; san Lullo, che assisteva ai campi di battaglia; san Sturmio, che accusato otteneva giustificazione dal sovrano; san Gregorio di Utrecht moriva assistito dalla benevolenza di Carlomagno; san Villeado396, che in celebrare piangeva di tenerezza e che più volte fu miracolosamente salvo da morte; san Ludgero guarisce ammalati e seguendo Carlo predice il buon esito delle sue guerre.

  Carlomagno prendevasi cura dei monasteri. Perché non avessero a spopolarsi, guardava a preservarli dalla rilassatezza.

Nella Francia e nella Spagna appoggiava le fatiche dell'abate Benedetto per riordinare la regolare disciplina. Per segno di riconoscenza a Dio eresse ad Aniano397 un sontuoso monastero con scuola di sacra letteratura. Tosto vi furono adunati 400 - 399 -monaci, che poi accrebbero sino a mille e si diffusero poscia in parte a porgere di sé esempio di pietà e di scienza ai conventi sparsi nello impero.

  3. Addì 26 giugno 806 il celebre duca Guglielmo d'Aquitania, dopo aver donato in Alvernia sul sepolcro di san Giuliano l'elmo, lo scudo e le armi proprie, vestiva l'abito religioso nel convento di Gellona. Guglielmo aveva edificato presso a Montpellier un monastero e donatolo alle proprie sorelle Albana e Bertana, quando sclamò: “Queste dunque mi precedono nella via del cielo? Conviene che almeno le segua senza esitazione”. Venne poi dinanzi al re Carlo dicendo: “Permetti tu che io rassegni il mio servizio ad un re terreno per dedicarmi tutto all'onore del Re del cielo?...”. Carlo si abbracciò all'amico, pianse come un fanciullo [333] e rispose: “Tu hai scelta la parte migliore; prega per l'amico che ti amò appena ti tolse a conoscere”.

  4. Carlomagno gloriavasi di proteggere gli studiosi. Chiamò intorno a sé Paolo Varnefrido, cancelliere del re Desiderio, che scrisse la storia dei romani e dei longobardi, non che la vita di san Gregorio Magno e più altri libri.

  Chiamò a sé Paolino, patriarca di Aquileia, ed a Fardolfo, perché con fedeltà scoprì una congiura che i malevoli avevano ordita contro il re, Carlomagno diede l'abbazia di san Dionigi. Carlomagno in persona propria scriveva agli ecclesiastici per raccomandar loro lo studio, il lavoro, l'orazione. Volle poi che in chiesa si seppellissero solamente i corpi dei cristiani santi.

  Nelle guerre dal sesto all'ottavo secolo gli studi furono dimenticati, molti manoscritti andavano perduti, altri che si ricopiavano da inesperti erano infarciti di errori. Carlomagno conobbe in Inghilterra il celebre Alcuino e l'incoraggiò vie più ai buoni studi. Alcuino anzitutto corresse i libri manoscritti della sacra Bibbia, di poi prese a riprodurre i libri dei santi Padri. Adunò intorno a sé un'eletta di discepoli ai quali insegnò l'arte di copiare, e con ciò sparse nei conventi una fonte di ricchezza e una luce di esempio santissimo. Egli stesso Alcuino, non contento di trascrivere di suo pugno i Libri sacri, facevasi a copiare le commedie di Terenzio.

  Carlomagno godeane in cuor suo. Scrive il dotto Eginardo - 400 -che egli era dotato di copiosa ed anche di esuberante eloquenza, che esponeva i suoi sentimenti con chiarezza viva. Parlava bene il latino e intendeva il greco linguaggio.

  Il monaco Alcuino era in fama di molta santità. Carlomagno l'interrogò un : “Perché non abbiamo noi almeno dodici come Agostino e come Girolamo?” Al [334] quale rispose Alcuino: “Due sono bastati al Signore e voi ne pretendete dodici?” Discepoli d'Alcuino furono Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza, Adelardo nipote di Carlo Martello, che si rese monaco a Monte Cassino. Gli furono discepoli Angilberto, detto Omero, ed Eginardo, segretario privato, che scrisse Gli annali dei re di Francia, La vita di Carlo Magno, con il ritratto delle sue guerre e del suo vivere domestico.

  Carlomagno istituì la scuola palatina alla quale erano ricevuti i figli del povero e del ricco. Spesse fiate i poveri erano primi allo studio ed alle prove di scienza. Carlomagno allora ridevasi dei ricchi con dire: “La vostra gloria dov'è?” Carlomagno era pure amante del canto, benché la sua voce non fosse gagliarda come la persona sua. Nella scuola di Metz era insorta questione di preminenza fra questa e la scuola di Roma. Domandò allora il re Carlo: “Di due acque quale è la più pura? Quella del rigagnolo o quella della fonte?” Risposero: “Più limpida è l'acqua di fonte”. “Ebbene -- conchiuse Carlo -- la scuola di Roma è certamente più pura di questa nostra”.

  5. Volendo educare i propri figli, scriveva al pontefice san Leone per consiglio. I figli del sovrano educati alla pietà furono il primogenito Carlo, vincitore glorioso dei sassoni, dei danesi, degli slavi, dei boemi398; Pipino re d'Italia, vincitor degli unni; Ludovico d'Aquitania, più che per trionfi ottenuti sui saraceni illustre per la pietà sua.

  6. A Carlomagno sovrat<t>utto premeva per la santa fede. Un Felice <vescovo di> Urgel399 di Spagna aveva osato spacciare che Gesù Cristo è sol figlio adottivo del Padre. A questa - 401 -bestemmia inorridì il re e, convocato un sinodo di vescovi a Toledo, scriveva al presidente di esso con la intestazione seguente: [335]Carlo, per la grazia di Dio re dei franchi e dei longobardi, patrizio dei romani, figliuolo e difensore della santa Chiesa di Dio, ad Elipando metropolita di Toledo e agli altri vescovi ortodossi di Spagna, salute in Cristo vero e proprio Figliuol di Dio”. Prestò mezzi perché i vescovi con molta cura potessero trattar le cose di Dio. Felice invero se ne ritrattò, ma ricadde. Lo che a Carlomagno dolendogli vivamente, concorse con i vescovi perché il pontefice stesso riassumendo la causa condannasse il novello eretico.

  Con egual zelo difese la fede contro certi cristiani della Settimania, che dicevano: “Che bisogno è di confessarsi ai sacerdoti? Noi ce ne confessiamo a Dio”.

  <7.> Carlomagno fu legislatore perito. Pensava fra se stesso: “Io comando, ma perché Dio me ne diede il potere”. Nel titol delle sue leggi pose questo fondamento: Regnante Domino nostro Jesu Christo in perpetuum. Ne' suoi capitolari Carlomagno proclama alto: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare, a Dio poi quello che è di Dio400. Sovrat<t>utto il monarca ha cura del culto santo e delle persone sacre”. Era uso che taluni vescovi accompagnassero gli eserciti nelle battaglie. Carlomagno disse: “I vescovi dimorino come Mosè a pregare; noi combatteremo”.

  Nell'assemblea di Aquisgrana diceva: “Curate tutti perché sia tolto e dal clero ogni male esempio e dal popolo ogni scandalo contro ai casti costumi, a ciò che Dio non ci punisca togliendoci d'un tratto quello che con tanta munificenza ci ha donato. Ricordiamoci che tutti abbiamo a morire e che compariremo dinanzi a Gesù Cristo giudice. Siamo mansueti e operiamo il bene con diligenza sempre crescente. Studiamo perché tutto il popolo [336] ben conosca il Pater, il Credo e le verità necessarie a ben vivere. Digiuniamo perché tutti siamo peccatori”.

  Carlomagno aveva inteso che in Mantova era la spugna che - 402 -dicevasi da Longino intrisa nel sangue di Gesù Cristo. Tostamente ne scrive al pontefice san Leone, il quale da Roma si reca sopra luogo e da questa città viene a Quercy401 dove Carlomagno l'attendeva con trasporto, per rallegrarsi con lui nella ricorrenza delle sante feste natalizie. Carlomagno era come il buon padre dell'Europa, il pontefice Leone era il santo pastore dell'universo.

  Nell'anno 811 gli morirono i figli Pipino, re d'Italia, Carlo e Pipino402 il Gobbo, che si era reso monaco. Perdette parimenti le figlie Rotrude e Gisela403 che si erano fatte monache.

  Carlomagno, tenerissimo de' suoi figli, li pianse amaramente. Pose poi cura a sollevarne le anime loro con ispargere a larga mano elemosime ai poveri ed alle chiese. Carlomagno sul cadavere de' suoi diletti figli rinnovò le proteste fatte nel santo Battesimo e si dispose404 egli stesso a morire.

  8. Dispose per la successione al trono nell'unico figlio Ludovico, che offertolo al popolo ed ai vescovi disse: “Vi pare che io possa darvelo Ludovico vostro sovrano con il titolo di imperatore?” Risposero gli altri: “Dio lo vuole! Noi lo desideriamo!” Sedulio Scoto presenta al novello imperatore un libro con il titolo I rettori od i re cristiani. In questo libro gli insinua a guardarsi dai cattivi amici, a non guardare ad una bellezza incantevole, a ricordare sempre che un re è il padre di un popolo.

  Carlomagno prevedeva che più non avrebbe [337] veduto il figliuol diletto. Pianse e l'abbracciò. Così si divisero il padre dal figlio.

  9. Carlomagno presto fu colto da un malore che in brevi giorni lo condusse alla tomba. Morì con segni di alta rassegnazione addì 28 gennaio 814. Il corpo di Carlomagno fu imbalsamato, gli fu posto in capo la corona reale, nella destra il legno di santa croce, al fianco destro la spada, al sinistro poi - 403 -la bisaccia d'oro con cui venivasi pellegrino a Roma. Il mondo guardò a questa nobile figura e pianse amaramente.

  Sul tumulo in Aquisgrana fu scritto: “In questo avello riposa il corpo di Carlomagno, grande e ortodosso imperatore, che allargò gloriosamente il reame dei franchi e felicemente il resse. Morì ottuagenario405 l'anno del Signore 814, indizione settima, il 5 delle calende di febbraio”.

  Dello attributo che si aggiunge al nome di Carlo se ne consacrò un nome a lui proprio. Carlomagno è il modello dei re cattolici. Oh, rallegra il cuore la veneranda presenza di un imperatore cattolico!

Riflessi

1. Carlomagno modello dei sovrani cattolici. Conduce alla civiltà cristiana la Sassonia e la Germania.

2. Una schiera di santi intorno a Carlomagno.

3. Il duca d'Aquitania si fa monaco.

4. Carlomagno protegge gli studiosi. Alcuino, Rabano.

5. Si affida al pontefice per l'educazion dei figli.

6. Zelo di Carlomagno per la diffusione della santa fede.

7. Carlomagno legislatore esemplare.

8. Presenta a succedergli il figlio Ludovico.

9. Morte di Carlomagno.





p. 397
395 Diversamente in Rohrbacher VI, p. 187: «Un amico leale ebbesi Carlomagno re di Spagna Alfonso II, soprannominato il Casto, figlio di Froila, cui era padre Alfonso I, detto il Cattolico».



p. 398
396 Originale: Villeardo; cfr. Rohrbacher VI, p. 195.



397 Originale: Assiano; cfr. Rohrbacher VI, p. 204.



p. 400
398 Originale: brenni; cfr. Rohrbacher VI, p. 225.



399 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher VI, p. 227.



p. 401
400 Mt 22, 21.



p. 402
401 Originale: Querey; cfr. Rohrbacher VI, p. 250.



402 Originale: morirono il figlio Pipino.



403 Originale: Giscla; cfr. Rohrbacher VI, p. 278.



404 Originale: dispone.



p. 403
405 Diversamente in Rohrbacher VI, p. 294: «[Carlomagno] uscì tranquillamente di vita [...] nel settantesimo secondo anno di sua età».



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