Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

LXII. I due stendardi

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LXII.

I due stendardi

  1. [460] Da principio del mondo come oggidì e come sino alla fine, lo spirito del demonio muove sempre guerra allo spirito del Signore. Però nella terra di questo mondo, che è il - 512 -campo del combattimento cristiano, stanno spiegati due stendardi, il vessillo della croce di Gesù Cristo e la bandiera di Lucifero satanico. Intorno ai loro stendardi stanno adunati o l'esercito del Signore o la truppa di Satana.

  Abbiamo in questo periodo della storia ecclesiastica un personaggio prodigioso, Ildebrando, che solo combatté come un esercito di prodi. Abbiamo contro al pontefice santo il più tristo degli imperatori germani, Enrico iv, assai peggiore di un monarca pagano.

  2. Era il 22 aprile 1073. Vescovi, primati e principi, adunati per la elezione del sommo pontefice, esibirono il monaco Ildebrando a tutta la Chiesa ivi presente sclamando: “Ildebrando, vi piace egli?”; “Ci piace”, risposero. “Lo lodate?”; “Il lodiamo”. “Lo volete?”; “Il vogliamo”.

  Ildebrando inorridì e per sottrarsene così parlò: “Inerendo alla costituzione di Nicolò ii, lo dico innanzi <a> tutti che io non accetterò il pontificato sommo, se non vi aderisca l'imperator di Germania”.

  Intanto sollecitò <a> scrivergli in persona, dicendo: “Il ciel ti guardi che tu confermi me per il pontificato sommo, poiché primo a muoverne guerra a te colle tue passioni sarei io stesso”. [461] Se ne rise Enrico e rivoltosi a Gregorio, vescovo di Vercelli, disse: “Recati in mio nome a Roma e assisti alla incoronazione di papa Ildebrando”.

  Il pio monaco gridò allora: “Sono venuto in alto mare e la tempesta mi ha inghiottito604. Assunse poi il nome di Gregorio vii e chinando il capo sospirò: “Sia fatto il voler di Dio. Sento che dovrò soffrire assai, ma non verrò meno. Non vo' incorrere <nel>la minaccia di quelle parole che dicono: Maledetto colui che non tinge di sangue la sua spada605. Goffredo il Gobbo, marito alla contessa Matilde di Toscana, gli scrisse congratulandosene.

  Gregorio alla sua volta rivolge lo sguardo a tutti i buoni e li rallegra di sorriso amorevolissimo. Guarda ai tristi con - 513 -ira di zelo e li fa tremare. Suoi primi pensieri volse Gregorio al regno di Spagna.

  3. Ivi era uopo che Alfonso re di Castiglia606 cessasse lo scandalo di tenere in maritaggio una consanguinea, e ottenne. Era uopo che Sancio re d'Aragona accettasse l'ufficiatura romana, e la fe' adottare. I due fratelli, figli di Raimondo conte di Barcellona, stavano per ferirsi a sangue e Gregorio venuto nel mezzo di loro li fe' abbracciare da buoni fratelli.

  E giù da Spagna proseguendo lo sguardo suo all'Africa, iscorse che quella misera Chiesa, ricca un di 200 sedi vescovili, or stavasi per morire. Un alito di vita conservavasi in Cartagine nel vescovo Ciriaco, il quale però viveva tribulatissimo. Perché non volle imporre le mani ad un indegno fu schernito e spogliato, battuto con verghe. Gregorio consolò il paziente e per mezzo della sua parola gettò scintille di vera vita, ravvivando la fede in Gesù e nel Sacramento augustissimo.

  E da Africa ripassando a Costantinopoli, trova che guerre sanguinose combattevansi tra cristiani ed infedeli. Michele Parapinace imperatore607 domanda aiuto a Gregorio, e questi additando ai principi cristiani [462] il cumulo dei cadaveri caduti sotto le mura di quella città continua: “Il cuore vi mova a pietà di tanti miseri fratelli; il Signore ci benedica a forti propositi”. Intanto invia Domenico, il patriarca di Venezia, perché prenda intelligenza. Ai veneziani poi Gregorio parla così: “Voi avete la sede di un patriarcato e con ciò avete onor grande, ma com'è che il vostro patriarca stenta nei disagi come un vescovo scarsamente provveduto?...”.

  4. I dalmati volevano un re e lo domandano a Gregorio ed ei consacra a loro Demetrio608, già duca in luogo. Gli slavi soggiungono: “Anche noi vorremmo essere e difesi e onorati dalla potenza di un re”. San Gregorio unse in loro sovrano il principe Michele. Il figlio di Demetrio re dei russi viene ancor - 514 -egli a Roma e parla: “Sono qui per comando di mio padre, il sovrano di Russia. Or egli ha protestato che non mi eleggerà in eredità del suo trono se voi, o Santo Padre, non mi consacrate re”. Rispose Gregorio: “Sia fatto come tu hai detto. Intanto san Pietro apostolo protegga sempre il regno tuo e del padre che ti ha mandato”.

  Boleslao, re di Polonia, si mostrava ben altrimenti che un sovrano devoto alla Chiesa. Aveva sparso di scandali e di sangue la Chiesa del Signore. Il santo vescovo Stanislao avevagli intimato: “Per tante tue scelleratezze non mai emendate sia tu scomunicato”. Boleslao irruppe su Stanislao e l'uccise di sua mano ai piedi dell'altare. L'anima del martire volò al cielo. Il Vicario di Gesù Cristo scrisse gemendo presso tutta la Chiesa. I fedeli lagrimando gridavano: “Anatema al carnefice barbaro” e fuggivano da Boleslao come da un Satanasso; Boleslao odiato da tutti morì in breve.

  5. Nella Ungheria il re Salomone venne ad Enrico e dissegli: “Accetta i miei tributi e tu abbimi per servo”. Sapendo di ciò, san Gregorio scrisse dicendo: “Così tu vendi ciò che non è tuo? Ignori [463] già che il regno d'Ungheria fu da santo Stefano offerto a san Pietro? E tu cotanto avvilisci l'onor del tuo regno e attenui i diritti della Santa Sede?...”. Salomone morì in breve e san Ladislao succedendogli si provò sovrano esemplare nelle virtù cristiane, nelle regie e nelle militari. San Ladislao aggregò al proprio regno Dalmazia e Croazia.

  In Boemia era Vratislao609, già intimo al pontefice Alessandro ii. Conversando un venne fuori in questa strana domanda: “Concedimi, o santo Padre, che nel giorno solenne d'un trionfo io possa impormi la divisa della mitra”. Alessandro accondiscese, benché a malincuore. Gregorio vii, amando di piacere fino al più alto termine, approvò egli stesso. Or accadde che in Praga morisse il vescovo e che una fazione dei maggiorenti eleggessero certo Giaromiro. San Gregorio mostrò il suo parere in contrario, ma gli altri la vinsero. Però - 515 -ebbero a dolersi. Varcando un fiume con molti ottimati Giaromiro s'accosta all'un d'essi e buttatolo dalle sponde del naviglio sclama: “Io ti battezzo, Guglielmo”. E venuto a pranzo con Giovanni, vescovo di Olmutz di cui pretendeva le rendite, pose suoi piedi sul collo venerando di quel prelato, onde fu da tutti abborrito. Egli appellò dai legati al capitolo di Magonza e Gregorio chiamatolo a sé compose la lite con dividerne i frutti delle mense.

  Domandavano poi permissione di celebrare in slavo, ed egli, il santo pontefice, soggiunse: “Basta fin qui, perché come i cristiani del mondo son legati da un sol vincolo di carità, così da una sola lingua, la latina, che è la propria della comune madre. Dopo il diluvio gli uomini parlaron una sol lingua, e nella Pentecoste del Signore si rinnovò il prodigio di una lingua comune a tutti”.

  6. [464] Nella Danimarca fu Guglielmo, zelantissimo vescovo di Rotschild, che educando a massime sante Canuto ne ottenne un eroe cristiano. Giovinetto tant'alto, Canuto moveva imprese generose. Per questo quei della sua nazione ne ebbero timore, e venuto vacante il trono lasciaronlo in disparte per eleggere Aroldo, il proprio fratello. Soggiunse Canuto: “Le guerre che io moveva erano affatto per la gloria del Signore e per piantare in molte terre la croce del Salvatore. Or sia fatto il voler di Dio”. Due anni di poi morì Aroldo, e i popoli venutigli incontro a Canuto il condussero con trionfo.

  Conquistò Canuto la Curlandia, la Samogizia, l'Estonia. Nel popolo ridestò l'ingegno dell'arte e delle industrie e del commercio. E perché l'Inghilterra gli apparteneva610 da lunga pezza, chiamato Olao fratello e adunati i capi del popolo, disse: “Lo volete voi? Moviamo dunque alla conquista della terra inglese?...”. Risposero: “Piace, piace”. San Canuto si mosse adunque, ma fu disastro irreparabile che Olao tradendo si mettesse dalla parte di Guglielmo di Normandia. San Canuto si trasse nella notte seguente nella vicina chiesa a pregare ed a gemere. Nelle ore di mezzanotte fu circondato dai nemici. - 516 -Canuto confessò le sue colpe, ricevette i sacramenti augustissimi, e si dispose <a> morire. Raccolse la palma del martire addì 10 luglio 1081. Il suo sepolcro fu onorato di molti prodigi. Gregorio gemette sulla tomba di quell'illustre, e piegato lo sguardo ad Olao re di Danimarca: “Io ti prego -- disse -- mandami i figli dei patrizii della tua nazione, perché in Roma apprendano appieno la massima cattolica e la civiltà cristiana”.

  Da Inghilterra Guglielmo il Conquistatore volse il cuore in gioia, le mani in plauso verso a Gregorio. Lanfranco, arcivescovo di Cantorberì, antico amico di Ildebrando, tardava <a> scrivere. “Che fai tu, [465] amico mio?”, dissegli Gregorio. E Lanfranco scusossene e mandò atti di suo ossequio.

  7. Posciaché ad Inghilterra, Gregorio riposa il suo sguardo alla Francia. Scorge in quella generosa nazione che Filippo re da padre si era fatto tiranno, da maestro era cresciuto corruttore. Di notte tempo, facendo vita comune con gli assassini della strada, disertava la Francia. Gregorio si rivolse ai vescovi e disse: “Se non avete cuore per rompere le iniquità del sovrano, rinunciate al vostro grado. Dinanzi al Santuario non devono stare i vili”. Scrisse altresì a Guglielmo vi conte di Poitiers sclamando: “Maledetto l'uomo che non intinge di sangue la punta di sua spada611. Si è dissimulato abbastanza sui disordini del re Filippo”. Il sovrano colto da sacro orrore si ravvide.

  San Gregorio in mezzo a tante sollecitudini scriveva a sant'Ugo di Clunì: “Quante volte ho pregato: Signore, che io ripari le piaghe di vostra Chiesa o che me ne muoia almeno!... Questi con i quali son costretto <a> vivere, romani, lombardi, normanni, spesso lo rinfaccio loro, son peggiori dei pagani, de' giudei, de' turchi. Sono atterrito dal presente, sfiduciato dalle speranze troppo lontane e minacciato dal furore delle procelle che a mille a mille si scatenano contro di me”.

  San Gregorio aveva carissimo Ugo il santo e lo consacrò vescovo di Die in Francia e creollo suo legato in quella parte di Cristianità. Sant'Ugo di subito con zelo tolse in esame i - 517 -prelati sospetti e convintili li sospese. Manasse di Reims e più altri con lui, sperando migliore benignità dallo stesso sommo pontefice, facevano dolenti capo a Gregorio per impetrare penitenza e assoluzione.

  8. Rallegrava612 in questo momento la Chiesa di Gesù Cristo Roberto, che attendeva a fortificare [466] religiosi conformi alla vita apostolica. Vestivano poveramente, alloggiavano entro a capanne costrutte di rami con paglie intrecciate. Mangiavano così poveramente che Ugo, vescovo di Troyes, essendo venuto improvvisamente fra loro, non ebbero di che refiziarlo. In seguito acquistarono per donazione discrete ricchezze. Allora si abbandonarono con poca discrezione alla rilassatezza. Roberto ne fu sì spiacente che di subito partissi.

  Seguiva l'esempio di Roberto santo Stefano in Grandmont, che adunati molti compagni intorno a sé chiamolli grandmontini613. Stefano per 50 anni visse in una cella construtta di rami, pregando il più del tempo or genuflesso, or seduto a terra e quando con il volto al suolo. Per quattro anni tollerò una schifosa lebbra. Nutriva in cuore immensa misericordia per i peccatori. Morendo disse: “Io ve ne prego, riponetemi nella carcere, e quando io sarò spirato trascinatemi come un cane a seppellire perché io sono misero d'assai”614.

  Con Roberto e con santo Stefano camminava il monaco Gervino615, il quale sentendosi ferire alla vista di molta ignoranza e di tanti vizii che erano fra il popolo, egli diessi a predicare ovunque ed a tutti. Interrogato rispondeva: “Io non posso trattenermi”. Personaggi illustri il vollero arrestare, ed egli appellandosi al sommo pontefice ottenne di potere dovunque predicare la parola di Dio. Simone conte di Crepì, esortata la consorte a rendersi religiosa, tosto seguì Gervino.

- 518 -  L'esempio di Simone fu seguito da molti illustri personaggi. Ugo, duca piissimo di Borgogna, si chiuse nel monastero di Clunì, onde il papa se ne dolse amorevolmente con lui e con l'abate, dicendo: “Misero me, che solo mi lasciate nella lotta! Che ne sarà della Francia se i principi più saggi abbandonano il governo dei popoli?” Dolevasi che per difetto di ottimi reggitori [467] popoli a lui vicini, come quelli di Sardegna, appena riconoscessero come le nazioni più lontane le sollecitudini della Santa Sede.

  Nondimento l'animo di Gregorio, come un ferro nel crogiuolo, doveva maggiormente temprarsi ai patimenti con l'infelice imperatore e tristo Enrico iv di Germania, come vedremo in apposito luogo.

Riflessi

1. Il principio buono in conflitto col principio cattivo.

2. Il monaco Ildebrando diviene Gregorio vii.

3. Gregorio ordina le cose in Ispagna.

4. Più popoli del settentrione domandano al pontefice un re.

5. Salomone in Ungheria e Vratislao in Boemia.

6. Canuto in Danimarca.

7. Gregorio ammonisce Filippo di Francia. San Gregorio e sant'Ugo.

8. San Roberto, santo Stefano, Ugo di Borgogna.

 





p. 512
604 Sal 69(68), 3.



605 Ger 48, 10.



p. 513
606 Originale: Castigia; cfr. Rohrbacher VII, p. 584.



607 Originale: infedeli. Niceforo imperatore; cfr. Rohrbacher VII, p. 592.



608 Originale: Domenico; cfr. Rohrbacher VII, p. 593.



p. 514
609 Originale: Vlatislao, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher VII, p. 599.



p. 515
610 Originale: l'Inghilterra le apparteneva.



p. 516
611 Ger 48, 10.



p. 517
612 Originale: Rallegravano.



613 Origina1e: gramontini; cfr. ROHRBACHER VII, p. 624.



614 In ROHRBACHER VII, p. 624, gli episodi qui riassunti (Per quattro anni [...] misero d’assai.) sono riferiti all’abate Gervino invece che a Santo Stefano fondatore di Grandmont.



615 Originale: Gervasio, ripetuto nel paragrafo; cfr. ROHRBACHER VII, p. 624.



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