Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXIII. La virtù vince

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LXIII.

La virtù vince

  1. [3] Una delle più grandi lotte che siensi combattute nella Chiesa fu quella di Gregorio il Grande con il terribile imperatore di Germania Enrico iv. Ma la virtù vince sopra la iniquità: è possibile che il Signore finalmente non accordi il trionfo a chi pugna intrepido per la sua causa? Gregorio vii n'ebbe tal splendore di gloria da potere il suo esempio essere presentato come modello di virtù ai secoli avvenire, di conforto a tutti gli illustri che combattono per la giustizia. Facciamoci tosto a ricordare avvenimenti memorabili.

  2. Una spina fitta al cuore di san Gregorio erano le sregolatezze del re Enrico. Questi di tempo in tempo alle amorevoli e forti ammonizioni del pontefice pareva commoversi. Pareva potersi guarire Milano e le Chiese lombarde da lui guaste con tante seduzioni, ma presto Enrico appariva peggiore di prima. Sant'Anselmo mesceva le sue lagrime con quelle del pontefice. Parlava a tutti e con franchezza discorsi di giustizia e di verità. Gemeva ai piedi dei santi altari e sovente sentivasi rapire in estasi e discorrere a Dio con intimità di amico. Sant'Anselmo, da Mantova, nel 1086 spiccava il suo volo verso al paradiso.

  <3.> Nell'anno 1074 i vescovi di Coira, di Como, di Ostia, di Palestrina furono inviati dal sommo pontefice [4]in qualità di legati per adunare un concilio e condannare l'incontinenza degli ecclesiastici. Risposero questi, e primo fra tutti il vescovo di Brema: "Se voi avete schifo degli uomini, chiamate gli angeli per esercitar le funzioni sacerdotali; noi vi rassegniamo i poteri ricevuti". Risposero i legati: "Chi vi costrinse ad accettar la legge della continenza? E perché voi non volete osservarla, bisognerà falsare la disciplina della Chiesa? Il sacerdote- 524 - è l'uomo di Dio, è l'uomo del popolo, è la vittima di sacrificio. Per difendere la patria il soldato rinuncia ad una compagna, ed a voi duole vivere continenti per difendere la fede? Il sacerdote che non è continente non può goder la fiducia del popolo che amministra. Il ministro ebreo ed il pagano vivono continenti nei giorni che s'accostano al sacrificio. Vorreste or voi esser da meno del giudeo o del pagano?...". Nel concilio di Erfurt parlarono con forza così: "Una delle due: o rinunziate alla donna ovvero lasciate il sacerdozio". Quelli mossero un lamento d'abisso, ruppero in atti di esclamazione e di violenza e disturbarono il concilio da poter firmare una savia legge.

  I vescovadi, le abbazie, i benefici ecclesiastici vendevansi all'incanto come cosa di pubblico mercato. Il vescovo di Bamberga ne fu scomunicato. Appellò in persona a Roma, ma san Gregorio rimandollo con grave ammonizione; il clero di Germania ne mosse alte querele ma il pontefice, adunato un concilio a Roma, pronunciò anatema ai simoniaci e conchiuse: "Sia scomunicato il principe civile che osa conferire un beneficio ecclesiastico; la elezione a quella dignità dichiariamo che sarà nulla".

  4. Si rivolse altresì a certo Cencio, che in Roma faceva da prepotente e nella Italia da despota, e disse: "Tu stesso che hai fatto spargere tante lagrime a tua madre, sia tu scomunicato". Or Cencio attese che il santo pontefice stesse comunicando in San [5] Pietro e intanto, entrato con gente armata, scagliò un fendente a ferirlo in fronte; di poi svestitolo degli abiti pontificali, il trascinò con obbrobrio presso una colonna del tempio stesso. Il popolo tumultuò e Cencio corse <a> riparare in casa propria. Le turbe volevanlo sbranare, ma san Gregorio, riavutosi, pose in salvo il turbolento assassino, cui il popolo volle fosse condannato a perpetuo bando dalla città.

  Lo scellerato si ricongiunse ad Enrico nella Lombardia, il quale deponendo la maschera di penitente minacciava, con quello scomunicato, <di> assalire il pontefice. Tutti i fedeli d'occidente ne paventavano; i sassoni in ispecie ritornarono <a> replicare al pontefice quanto crudo e osceno e sacrilego fosse Enrico. Il pontefice minacciò quest'ultimo di scomunica, - 525 -ed egli, Enrico, adunata una conferenza a Goslar, elegge Idolfo, di tristo aspetto e di più iniqua fama, ad arcivescovo di Colonia1. Ugo Candido, con incarico altresì dello arcivescovo di Ravenna, trasse fuori libello infamatorio contro Ildebrando, e di poi elevando incondite grida <i congregati> pretesero <di> scomunicare il pontefice e deporlo.

  Rolando, cherico di Parma, si presenta al pontefice che sedeva in concilio e gli grida: "Discendi, iniquo usurpatore!" e gli getta le lettere di scomunica dell'adunanza di Goslar. Il vescovo di Porto sorge, il prefetto sguaina la spada, ma Gregorio acqueta tutti e con calma apre e legge: "Enrico, non per usurpazione, ma per voler di Dio re di Germania, a Ildebrando, non papa ma falso monaco..." e conchiudeva: "Io, Enrico re di Germania, con tutti i nostri vescovi ti intimiamo: usurpatore, discendi, discendi!"

  Stavano con Enrico vescovi cattivi, preti egualmente tristi e laici i quali godevano <di> usurparsi i beni ecclesiastici. Tutti nondimeno non ignoravano che il regno germanico era feudo della Santa Sede, che il re era elettivo, che poteva esser deposto per l'eccesso [6] di eresia ovvero di apostasia dalla fede. Però ne temevano.

  5. Or i vescovi adunati in numero di 110 a Roma gridarono che Enrico venisse di subito scomunicato. San Gregorio attese e pregò. Dopo qualche provò di dover aderire alla voce del concilio e proferì questa sentenza: "San Pietro, principe degli apostoli e Vicario di Gesù Cristo, porgi orecchio al solenne scongiuro... In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Iddio, scomunico Enrico re di Germania, empio che con inaudita superbia perseguita ed oppugna la Chiesa; gli interdico il governo del regno tedesco e d'Italia, sciolgo i cristiani tutti dal giuramento che gli hanno prestato o gli presteranno e vieto a tutti ed a ciascheduno che d'ora innanzi obbediscano a lui come a re...".

  Il clero lombardo fu poi dichiarato ribelle e scismatico. Nell'Alta Italia soli ne andarono esenti da censura i vescovi di - 526 -Venezia e di Aquileia. Gregorio scrisse pure ai duchi, ai conti, ai vassalli dello impero ammonendoli delle censure inflitte ad Enrico.

  6. Molti tra i più colpevoli furono colti da morte improvvisa. Guglielmo, vescovo d'Utrecht, in ricevere una visita di corte disse: "Annunziate da parte mia al re che egli ed io e tutti i fautori di sue iniquità siam perduti per sempre... Al mio capezzale stanno demoni per afferrar l'anima mia appena sarà separata dal corpo". Burcardo, vescovo di Misnia2, cadde da cavallo e morì. Eppone di Ceitz in guadare3 il corso d'un fiume vi cadde entro. Gozzelone4, vescovo di Spira, trafitto da un cuoco cadde cadavere. Guiberto, arcivescovo di Ravenna, aveva l'audacia di rinnovare la scomunica contro Gregorio.

  Molti furono tuttavia che dolendosi scrivevano al santo pontefice ad implorare misericordia. Per terrore delle scomuniche pontificie, quei nobili tra i sassoni che erano [7] chiusi in carcere e dannati a morte in Pavia5 furono liberati. Da Sassonia si udì la voce gagliarda di Teodorico e di Guglielmo che gridavano: "Liberiamo il mondo da un tiranno, la Chiesa da un persecutore!" Alcuni si fecero presso a quegli intrepidi. Gridarono più forte insiem congiunti e allora i primari del regno germanico, lasciato Enrico, si unirono in esercito compatto ai danni del tiranno. Sclamavano ad una voce: "Sia deposto Enrico". Il re tremò e mandò <a> supplicare per lui i vescovi di Maddeborgo e di Merseborgo, ma non furono ascoltati6. Gemé allora Enrico: "Lasciatemi almeno il nome di - 527 -re, se proprio volete togliermi il trono". Risposero quelli adunati nella dieta di Tribur: "Noi vi perdoneremo, ma a patto che entro un anno meritiate che il sommo pontefice vi assolva dalla scomunica".

  7. Erano i mesi crudi della vernata. Le Alpi erano coperte da nevi, le creste di esse parevano convertite in monti di ghiaccio. Da un pezzo non si era provato gelorigido. Tapinello, saliva e scendeva dal Moncenisio Enrico con Berta, sua moglie, e con il figlio Corrado. I mesi erano trascorsi veloci. L'anno volgeva al suo termine; Enrico pensava: "Chissà se in tempo utile potrò presentarmi al pontefice sommo. E presentandomi mi assolverà egli?" In seguito a stenti immensi giunse a Torino. Domandarono i torinesi attoniti: "A che fare Enrico qui? Forse è in cammino per assediare il papa?"

  San Gregorio era in viaggio per recarsi alla dieta di Augusta7. Accompagnavalo la piissima principessa Matilde. Era il due febbraio e il freddo crudo e le intemperie continuate. Pervenuto al castello di Canossa sostò, ed ecco riferirglisi l'arrivo di Enrico. Prima del re scomunicato[8] erano giunti più altri in abito di pellegrino, e stando a piedi scalzi imploravano l'assoluzione. "Io vi perdono -- rispondeva Gregorio8 -- ma a condizione che non comunichiate con Enrico".

  Enrico domandò alla sua volta d'essere ammesso all'udienza e Gregorio fecelo attendere per quattro , volendo esperimentare il pentimento di lui. Instava Enrico dicendo: "Io mi giustificherò nella prossima dieta in Germania, o se a tanto non valgo sosterrò il peso della censura". Molti imploravano per lui e si costituivano suoi mallevadori. Gregorio s'indusse a promettergli l'assoluzione. Egli stesso, il santo pontefice, era stato calunniato di iniquità colpevolissima da maligni pessimi e da Enrico medesimo. Or venuto dinanzi al santo altare celebrò la santa Messa e prima di comunicarsi, tolta metà dell'ostia santa, disse il pontefice: "Iddio onnipotente dissipi quest'oggi ogni sospetto se io sono innocente e mi fulmini- 528 - di morte se reo". Porse poi l'altra metà dell'ostia benedetta ad Enrico dicendo: "Giura ancor tu lo stesso". Rispose questi con protesta così: "Non sono presenti i maggiorenti del regno germanico; aspetto per giurare dinanzi all'adunanza solenne che si terrà". Gregorio nondimeno elevò la sua destra, benedisse ad Enrico e lo prosciolse dalla scomunica.

  8. Causa di duolo al pontefice era nella Francia Berengario, il quale diceva <di> convertirsi e poi ricadeva miseramente nell'errore. A mezzo di un libello pretendeva <di> mostrare che la Vergine benedetta eragli apparsa ed averlo confortato a predicare contro la reale presenza di Gesù nel Sacramento. Infine parve ravvedersene. In morire poi disse: "In questo della Epifania, manifestazione di Gesù alle genti, verrà a me il Redentore per salvarmi, come spero, o per dannarmi, come temo".

  9. Ma gli era a san Gregorio di altrettanta consolazione[9] il santo monaco Brunone, intento alla istituzione dei religiosi certosini.

  Brunone, nato ed allevato in Colonia, compié suoi studi a Reims di Francia. Gli vennero offerte dignità ed egli fuggendosene venne a Grenoble, incontrato con gioia del santo vescovo Ugo. Aveva seco sette compagni con i quali addentrandosi nella foresta viveva di pane ed acqua con erbaggi, aggiungendo nei festivi poco cacio e pesce. Passavano nel silenzio in conversazione con Dio le ore del giorno e della notte. Godeano nel proprio cuore un paradiso di contento. Il popolo che scorgeane tali esempi giudicava diversamente. Chi diceva esser quelli santi e chi condannavali come stolti. Il vescovo sant'Ugo spesso veniva <a> loro e abbracciavali con tenerezza di fratello.

  10. Quanto ad Enrico, ritornato dal castello di Canossa agli antichi fautori di Lombardia, sentissi da questi schernire con questo discorso: "Vile! Tu hai avuto paura di un prete!" Enrico rispose: "Fui necessitato" e in dirlo congiurò perché il pontefice Gregorio venisse incarcerato o tradotto a morte. Matilde se ne avvide e pose in guardia il pontefice, il quale si vide in mezzo a molti fuochi. I lombardi impedivano il suo viaggio in Germania. A Roma i faziosi premevano, - 529 -ond'egli stette finché piacendo a Dio poté ritornare a Roma e inviare di suoi legati.

  I tedeschi intanto, adunati a Forcheim, deposero il re Enrico ed elessero a pieni voti Rodolfo di Svevia. Enrico, che ancora ambiva di essere incoronato a Monza, manda <a> dire al pontefice che disapprovi l'operato della dieta di Forcheim, ma Gregorio gli soggiunge: "E tu quando cesserai di insultare alla Chiesa?" I partigiani di Enrico minacciavan di sobbissare ovunque, ma Gregorio stette intrepido. Adunò altro concilio a Roma nel quale furono scomunicati i vescovi Tebaldo di Milano, Guiberto di Ravenna e Rolando, che per avere l'episcopato di Treviso si era esibito a presentare la lettera sacrilega di deposizione [10] di Gregorio. In questo concilio fu pure anatematizzato il costume barbaro di svaligiare chi fosse scampato da un naufragio. Fu preso altresì consiglio contro le invasioni dei normanni che assalendo l'Italia meridionale giungevano fino a Roma.

  In mezzo a tanti mali gemeva Gregorio con dire: "E' un peso la vita; la morte sarebbe un sollievo". Di poi elevando la fronte in alto proseguiva: "Iddio è l'onnipotente; egli può suscitar dalle pietre figli di Abramo"9. E volgendo la destra pietosa a guarire tante piaghe, adunò un quinto concilio per confermare gli ecclesiastici nel celibato. Rimproverò Desiderio, l'abate di Montecassino, che non opponendosi strenuamente agli invasori avesse lasciato spogliare il suo convento di Montecassino. Scomunicò poi Botoniate10, usurpatore del trono di Costantinopoli, e Guiberto, arcivescovo scismatico di Ravenna. Da Germania e da Italia giugnevano lettere perché scomunicasse pure Enrico re, ma egli attese. Enrico, venuto in Germania, adunò un conciliabolo a Magonza e poi a Brixen, dove fu eletto antipapa Guiberto di Ravenna, ponendo Giuda in luogo del divin Salvatore.

  11. Nel 1080 Enrico attaccò una battaglia campale in Sassonia, dove Rodolfo perì. Le truppe di Matilde furono pure - 530 -sconfitte presso a Mantova dai partigiani di Enrico. Questi, ritornato da Germania, fu a Roma con l'antipapa Guiberto e menò guasti nel tempio di san Pietro. Matilde mandava <a> soccorrere il pontefice. Ermanno di Lorena11, conte di Lussemburgo, eletto in re al luogo di Rodolfo, assediò per tre anni la città. San Gregorio era chiuso nella fortezza di Castel sant'Angelo. Roberto Guiscardo, abbandonata l'impresa di guerra che aveva contro Alessio di Costantinopoli, si affrettò a Roma e liberò il pontefice. I romani avevano promesso una corona ad Enrico e gliela porsero per una canna giù da Castel sant'Angelo. Enrico, per infingersi divoto, pregava di notte in una chiesa. Chi spiollo, scagliò dalla volta una pietra per [11] colpirlo, ma colse in fallo.

  Lo scomunicato fece ritorno in Germania e lasciò che i lombardi si rovesciassero come predoni sul territorio di Matilde. Sant'Anselmo di Lucca esortava i cristiani a difendersi. Questi vennero alle mani in diversi scontri, nei quali i principali fra i scismatici perirono miseramente. In iscorgere tanto castigo molti ritornavano alla fede. E fra' cristiani fedeli beato reputavasi chi nel frangente di tante calamità pub<b>liche poteva ritrarsi nel recinto di un monastero. Molta gente d'arme e di governo traevano a finire i loro giorni in un ritiro sacro.

  Gregorio stesso, affranto da tanti mali, cadde infermo in Salerno dov'era dannato in esiglio. Venuto a morte sclamò: "Ho amato la giustizia ed odiata la iniquità12, e perciò me ne muoio in esiglio". Propose l'un dei tre che nominò per essere pontefice e chiuse gli occhi quaggiù addì 25 maggio 1085 per aprirli nella gloria del paradiso.

  12. Un protestante che ne descrisse la vita disse fra l'altre: "E' impossibile lodare Gregorio oltre il segno, perché egli ha gettato ovunque le fondamenta di una gloria solida e perenne". Matilde, che accompagnava Gregorio nelle sue lotte e - 531 -ne' suoi trionfi, è paragonata a Debora. Ella attingeva virtù da Gesù nel Santissimo Sacramento che spesso riceveva nel cuor suo. Così Gregorio elevava lo stendardo di Gesù Cristo. Molti fedeli illustri gli tennero dietro, e fu prodigio che Gregorio in mezzo a tante contraddizioni potesse operare tante meraviglie in aiuto della Chiesa.

  Enrico e i suoi partigiani recavano lo stendardo di Satana. Enrico sparse di iniquità, di sacrilegi, di scismi il regno tedesco. Sprezza le ammonizioni del Vicario di Gesù Cristo nel conciliabolo di Worms, osa scomunicare il pontefice ed è alla sua volta anatematizzato da Gregorio. Enrico finge <di> dolersene e intanto gli è tolto il trono da Rodolfo, [12] piissimo duca di Svevia. Venuto al colmo de' suoi eccessi, il pontefice novellamente scomunica Enrico e lo depone. Or eccolo da tutti abbandonato. Presto lo scorgeremo morire e allora tutta la Cristianità di occidente esulterà in vedersi scampata da nuove minaccie di un figlio ribelle alla propria madre.

riflessi

1. Nobile combattimento di Gregorio vii.

2. Deplora le sregolatezze di Enrico iv.

3. Sforzi per regolare la disciplina ecclesiastica in Germania.

4. Sacrilegi attentati di Cencio in Roma. Enrico nella conferenza di Goslar13.

5. San Gregorio scomunica e interdice Enrico iv.

6. Effetti che ne conseguono.

7. Enrico iv a Canossa.

8. Berengario eretico.

9. San Brunone istitutor dei certosini.

10. Enrico ricade. Gregorio aduna concilii e infligge censure.

11. Guerre di Enrico e conseguenze. San Gregorio muore in esiglio.

12. Merito di Gregorio il Grande.





p. 525
1 Originale: Magonza; cfr. Rohrbacher VII, p. 654.



p. 526
2 Originale: Misma; cfr. ROHRBACHER VII, p. 662.



3 Originale: guardare; cfr. ROHRBACHER VII, p. 662.



4 Originale: Gozzelino; cfr. ROHRBACHER VII, p. 662: «Gozzelone, nemico giurato del papa e gran partigiano d’Enrico [IV], fu trafitto da un cuoco e morì la notte appresso di quella ferita. Intorno al qual tempo venne rapito da morte subitanea anche il vescovo Enrico di Spira».



5 Lezione probabile: patria; «Tanto era ne’ tedeschi il terrore dello sdegno pontificio e dei fulmini della Santa Sede che i principi custodi dei nobili prigioni aprirono, occultamente da Enrico, le carceri. Liberi i sassoni dalla dura cauzione, giubilando tornarono in patria», ROHRBACHER VII, p. 663.



6 Originale: assolti; « Costoro [i vescovi di Maddeborgo e Merseborgo] mandò cesare [Enrico IV] ai sassoni per aprire trattative di pace; ma il popolo negò di ascoltarli», ROHRBACHER VII, p. 665.



p. 527
7 Originale: Angusta; cfr. Rohrbacher VII, p. 671.



8 Originale: Enrico; cfr. Rohrbacher VII, p. 672.



p. 529
9 Cfr. Mt 3, 9.



10 Originale: Botoniade; cfr. Rohrbacher VII, p. 697.



p. 530
11 Originale: Ermano; cfr. Rohrbacher VII, pp. 722-723, dove però l'assedio di Roma ricordato di seguito non è attribuito a Ermanno di Lorena, avversario di Enrico IV e favorevole a papa Gregorio VII, ma allo stesso Enrico IV.



12 Cfr. Sal 45(44), 8.



p. 531
13 Originale: Gocler; cfr. Rohrbacher VII, p. 654.



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