Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXVII. La vita di quaggiù è una milizia

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LXVII.

La vita di quaggiù è una milizia

  1. [38] Lo disse il santo Giobbe: "E' una milizia la vita dell'uomo su questa terra"33. Nella milizia sono per il soldato le stagioni di guerra e le stagioni di tregua. Ma sì nei giorni - 555 -del combattimento che in quelli di sospensione dall'armi, uopo è stare in attenzione continua.

  Percorriamo un periodo di tempo nella prima metà del secolo decimo. La milizia cristiana venne per eccellenza rappresentata testé nelle imprese dei crociati. Quei gagliardi avevano udito il grido di minaccia dei turchi che ripetevano: "Noi condurremo i nostri cavalli a pascersi d'avena nel vostro tempio di san Pietro". Ed eglino avevano risposto: "Il Signor nostro Gesù Cristo, che è l'onnipotente, per mano nostra vi disperderà; il sangue dei musulmani scorrerà a rivi sul pavimento dei vostri templi bugiardi".

  I crociati ottennero quanto il cielo inspirò loro di proferire, ed or l'Europa è salva dal suo terribile avversario, il saraceno fanatico. La fede in occidente e nell'oriente si è rianimata. I fratelli dell'uno e dell'altro emisfero sonosi congiunti in santa lega di cristiana carità.

  Il commercio e le industrie sonosi avvantaggiate, lo spirito di guerra che animava i popoli si è rivolto in pro della fede. In occidente e nelle imprese di Terra Santa i poveri ed i servi camminarono accanto al ricco ed al potente, e così si estese fra tutti quella soavità di affetti che è in sostanza la massima dello Evangelio di Gesù salvatore.

  [39] In questi anni i crociati ebbero giornate di lotte formidabili ed altre di trionfo splendido. Quest'è la storia della milizia che è continua nella Chiesa. Lo dice il Signore: "Lo vuoi sapere quello che sarà allo indomani? Guarda a quello che avvenne ieri"34.

  2. Boemondo era principe in Antiochia e governava colla saggezza di buon legislatore, con la gagliardia di un capitano prode. Ma improvvisamente trovossi assalito da destra e da sinistra. I turchi sempre accaniti da una parte, i greci sempre traditori circondavanlo dall'altro fianco, ed egli nel mezzo. Boemondo fece sparger voce che era morto, e come defunto omai entrò in un cataletto e fecesi trasportare fuori Antiochia e fin presso al mare. Ivi salpando giunse in patria e sposò Costanza,- 556 - la figlia di Filippo i. Intanto rappresentò a quanti poté le male arti di tradimento di Alessio e adunò una truppa formidabile per marciare incontro a lui. Posesi dunque in cammino, ma l'esercito suo fu presto decimato dalle malattie e dalle diserzioni, onde fu costretto <a> ritornarsene.

  3. Tancredi era rimasto in Antiochia; prode, pio, disinteressato, giunse a conciliare fra loro i principi cristiani e adunarli per assicurare Gerusalemme e scacciare i nemici più lungi dalle città di Berito, Beyrouth attuale, non che di Tripoli, di Ascalona e fin di Tiro e di Sidone. A confortare l'impresa erano giunte 70 galee di genovesi, guerrieri di Brema e soldati di Norvegia, che ieri erano barbari temuti, oggi, condotti dal figlio dello stesso re di Norvegia, assalgono i nemici della croce di Cristo. Era intanto l'anno 1112. Tancredi che era gagliardo come un leone, modesto come un monaco, pio quasi angelo, Tancredi morì. Egli pose continua la sua attenzione in nascondere il valor delle sue imprese per riferirne a Dio intiera la gloria.

  4. Poco di poi avvennero nella Galilea altre sciagure atte a provare la fede dei cristiani. Accaddero [40] invasioni di turchi, e insieme nugoli di locuste che disertavano e carestie desolanti, tremuoti che abbatterono le città di Sodoma35 e più altre della Cilicia. I cristiani a placare la collera del cielo vestivansi di cilizio, radevano il capo, aspergevansi di cenere e movevano processionalmente, finché Dio ritirò la sua destra da mandare ulteriori castighi.

  Baldovino intanto da Gerusalemme aveva fatto udire il suono della maggior campana, che annunziava la guerra doversi portare allo Egitto. Nei diciotto anni del suo regno giammai aveva cessato il grido d'allarme. In questo viaggio era giunto al Nilo; i soldati raccoglievano in copia pesci uccisi colla lancia. Dal Nilo si addentravano nella terra di Egitto, quando <Baldovino> fu sorpreso da grave malattia. Fu uopo ritornare.- 557 - Dispose per sé e per il regno e suggerì il modo di venire imbalsamato per essere sepolto in Gerusalemme al Calvario presso al fratello Goffredo. Raccomandò sé ed i suoi alla pietà del Signore e spirò. Fu un pianto universale. Dopo alcune giornate di cammino il corpo di Baldovino fu alle porte di Gerusalemme. Era il giorno delle Palme. I cristiani incontrarono la salma con funerea pompa, piansero con gemiti vivissimi e il deposero accanto al fratello.

  Baldovino trovandosi in grave bisogno di danaro era venuto a contesa di parole con Daimberto36, vescovo di Gerusalemme, e vivente la prima sposa si era impalmato con la figlia del re di Sicilia. Ma dell'un fallo e dell'altro se ne dolse vivamente e vi riparò in tempo.

  5. A Baldovino defunto fu chiamato a succedergli Baldovino del Borgo conte di Edessa. Questi, udito che il principe d'Antiochia aveva toccata una disfatta disastrosa e che i vinti erano tormentati in orribile guisa, impugnò il santo legno della croce e venne co' suoi a piedi scalzi e uccise il terribile condottiere dei turchi. Balac, nipote di costui, circonda il principe cristiano, mentre cinquanta soldati intrepidi dell'Armenia giungono a liberarlo. Baldovino intima giorni [41] di penitenza come un in Ninive minacciata, indi marcia sopra Tiro. Erano pochissimi di numero contro un esercito formidabile, ma il cielo rivelò d'esser con i cristiani suoi, onde s'avventarono sopra ai saraceni e li sconfissero ricuperando così la città. Quando di ciò se ne intese la novella a Gerusalemme, uomini, donne e fanciulli cantarono inni di giubilo come già avevano in uso gli ebrei antichi all'epoca del maggior splendore del regno di Giuda.

  E poi filosofanti del nostro secolo replicano che la pietà infiacchisce gli animi, e lasciano di considerare questi esempi d'eroismo per attenersi ai modelli non sempre veri eppur sempre inferiori dei pagani antichi.

  6. In questo campo di gloria e di patimento pugnavano i cristiani in oriente; nell'occidente poi avevano a pugnare - 558 -contro ai re tiranni, <come> Enrico v di Germania37, che faceva continuo mercato dei vescovadi e delle abbazie per imporsi alla Chiesa. Per riuscire in ciò valevasi dello infingimento. Mandò <a> dire al pontefice <che> si recasse per convenire di pace nella città di Magonza, e questi si pose in cammino e celebrò un concilio a Firenze, e venne nel regno tedesco38, dove temendo di tradimento da Enrico si contentò di conferire con i legati di costui venuti presso al fiume Marna. Il vescovo di Piacenza parlò a nome del pontefice dicendo: "Come può permettersi che le mani dei vescovi consacrate dal sangue di Gesù Cristo abbiano a sottoporsi alle mani insanguinate del re?...". Enrico come ebbe inteso si appellò ad altra sentenza in Roma.

  In questo periodo morì sant'Anselmo, arcivescovo di Cantorberì. Morì anche Filippo re di Francia, che sarebbe stato illustre se non l'avessero guastato le donne. Bramò <di> rinunciar al soglio almeno in fin di vita e farsi monaco ubbidiente, per regnare di poi in cielo. In morire disse: "Seppellitemi altrove piuttosto che in San Dionigi, perché io non merito la tomba dei re".

  Intanto il regno minacciava subbisso. Il vescovo di [42] Sens di subito consacrò Lodovico il Grosso e se ne scusò poi con l'arcivescovo di Reims, al quale per consuetudine si doveva tale ceremonia sacra.

  Erano in Francia in questo tempo vescovi saggi ed intrepidi. Emergevano fra altri san Godifredo d'Amiens, sant'Ivone di Chartres, sant'Ugo di Clunì, abbate da 60 anni e da 70 trascorsi religioso pio. Illustravano pure Bernardo di Tirone, che edifica<va> in copia monasteri per uomini e per donne fino oltre a cento.

  A Saragozza di Spagna dopo una battaglia sanguinosa fu strappata al giogo saraceno la città che difendevano da dugento anni. Alfonso vi poi, dopo avere tolto agli stessi Cordova- 559 - e in castigo d'avergli in guerra ucciso il figlio, morì in tarda età nel 1109.

  Pasquale ii pellegrino era venuto in Francia, nella Spagna, nella Inghilterra e ritornavasene, ricevuto con trionfo festoso in Roma. Il sommo pontefice godeva della buona fede trovata fra quelle nazioni, ma molto tristavasi della freddezza e della prepotenza dei tedeschi. Gli avevano questi risposto: "L'imperatore è la legge vivente che comanda ai re ed è preposto al governo del mondo... Dio concedette il cielo agli immortali, tutte le altre cose all'imperatore". Povera Chiesa di Gesù Cristo! Da madre pietosa, aveva adottato un figlio perché l'aiutasse, il re tedesco, e fattolo imperator dei romani, questi gli trafigge il seno con cruda spada di dolore!

  7. Nel 1111 Enrico v discendendo in Italia infiamma Novara, invade il regno di Matilde, finge <di> convenire col papa per essere incoronato, quando, fatta entrare la sua truppa nel tempio di san Pietro, all'atto che il pontefice domandavagli sommessione, egli l'invade, lo percuote, lo trasporta prigione. Il popolo sorge in tumulto e sparge sangue e si attenta ad uccidere Enrico, il quale fuggendo trasporta seco il pontefice. Corrado, vescovo intrepido a rimproverare tanti sacrilegi al suo imperatore, come Atanasio novello è costretto <a> fuggirsene e nascondersi per molti mesi, [43] quando nel cavo di una grotta, od in una cella angusta, ovvero entro lo stagno di palude fetida.

  Insieme con il pontefice sommo vivevano incarcerati fra molti tormenti molti che gli stavano intorno nel tempio di san Pietro. Ora Enrico minacciò di morte Pasquale ed i suoi, di esterminio la città di Roma, se non gli avesse accordato il preteso diritto delle investiture. E il pontefice per ragione di prudenza accordò.

  Ma come ciò seppero i cardinali in Roma, ne mossero alto lamento. Adunaronsi poi in concilio vescovi e cardinali per conferire in proposito. Brunone, abate di Montecassino, attissimo per virtù e per saggezza a succedere nel trono pontificio, più che tutti deplorava quella concessione e diceva: "Meglio morire che legare la Chiesa in più gravi ritorte", e intanto nei loro conviti privati fulminarono di scomunica Enrico. Il pontefice- 560 - si giustificò con dire che aveva operato forzatamente e allo scopo di evitare un male peggiore, la rovina di Roma e de' suoi. Disse poi a Brunone che, lasciato Montecassino, si ritirasse al suo vescovado di Segni e supplicasse pur di cuore il Signore. Il vescovo d'Angouleme39 in pubblico concilio sclamò: "Non è quello che ha fatto il pontefice con Enrico o promessa o giuramento valido, perché fu estorto con violenza".

  Intanto da Grecia, da Costantinopoli, da tutto l'occidente venivano al pontefice Pasquale prove di compatimento e promesse di soccorso. A questo punto anche l'imperatore adunò tutta la corte a Magonza, ma il popolo tumultuò finché Enrico fu obbligato <a> liberare da carcere il prelato di quella città, perché tenendo le parti del suo pontefice era stato costretto in catene. L'arcivescovo come fu liberato adunò un concilio a Colonia, dove convennero tutti i grandi del regno. Era venuto lo stesso Enrico, ma il metropolita non volle celebrare alla sua presenza dicendo: "L'imperatore è scomunicato".

  8. Altro concilio adunò Pasquale ii in Roma nel [44] 1116. Vi convennero vescovi ed ecclesiastici da tutto l'occidente. In questo si discusse ancora intorno alla concessione fatta da Pasquale ad Enrico. Sul calore del discorso, interruppe Pasquale dicendo: "La cattedra del pontefice non fu mai macchiata d'eresia". In punizione poi di quel tanto che o di timidità o di imprudenza avesse potuto40 aver commesso, Pasquale rassegnava con umiltà l'abito e la giurisdizione papale, ma i vescovi gli si abbracciarono intorno perché a patto veruno non si ritraesse.

  In questo venne il Giovedì santo. Mentre il santo pontefice celebrava, gli fu presentato certo <giovine, figlio del prefetto>41 Pietro perché issofatto lo benedicesse in prefetto di Roma. Rispose il pontefice: "Attendete finché sieno terminate le funzioni pasquali". Ma quelli, agitati da un partito furente, si mossero in tumulto, uccisero più persone e incominciarono - 561 -il tormento di una guerra civile che solamente cessò nella state seguente. Il pontefice estenuato da tanti patimenti morì in Anagni.

  9. Giovanni di Gaeta fu costretto42 <ad> accettare la tiara e chiamossi papa Gelasio. Il partito di un signore potente, Cencio Frangipane, il quale avrebbe voluto altro successore a Pasquale, tumultuò, pose sacrileghe le mani addosso a Gelasio stesso, trascinollo prigione, finché tumultuando anche più il popolo romano e minacciando di esterminio il Frangipane ed i suoi, il pontefice rientrò in Roma fra plausi su chinea bianca. Ma al Frangipane si unì Enrico per rovinare il nuovo pontefice. Questi riparò a Porto, d'onde in ora di procellosa bufera fu sulle spalle di uomini gagliardi trafugato nei contorni di Roma e poi accompagnato presso a Gaeta.

  Enrico per vendicarsene creò antipapa Burdino, arcivescovo di Braga43, già scomunicato per suoi eccessi da Pasquale ii. Intanto Gelasio fu consacrato pontefice. Enrico con tradimento l'assalse novellamente, e per aver salva la vita dovette dal tempio fuggire ai campi. Diceva il pontefice a' suoi: "Fuggiamo da questa[45] Sodoma e da questo Egitto. Roma è divenuta quasi Babilonia novella". Intanto lasciato un vicario nella persona di Pietro, venne <a> domandare aiuto a Francia e ad Inghilterra. Ma Gelasio morì e fu sepolto con solennissima pompa a Clunì nel 1119.

  10. A succedergli fu chiamato Guido arcivescovo di Vienna, che assunse il nome di Callisto ii. Tosto adunò un concilio a Reims per riparare ai molti mali della Chiesa. In questa adunanza erano 15 metropolitani e 200 vescovi. Duchi e conti erano pure in numero assai per esporre loro ragioni e domandare protezione. In quest'adunanza figuravano le grandi assise d'Europa; il pontefice era il giudice ed il paciere universale, fu intimata a tutti i popoli la tregua di Dio. Enrico stesso parve conciliarsi col pontefice ma poi tergiversò, onde - 562 -Callisto ii ben prevedendo quello che ne sarebbe avvenuto, lasciollo. Attese il pontefice ad estirpare la simonia, l'incontinenza del clero, le usurpazioni dei laici, i matrimonii illeciti e infine scomunicò Enrico col suo antipapa Burdino. Il popolo non poté a lungo tollerare l'antipapa. Ricopertolo per ischerno con pelle di montone tinta in rosso, cacciaronlo fuori, e Callisto ii pellegrino in Francia venne per la Lombardia a Roma, dove fu accolto con trionfo solenne.

  Il pontefice adunò altro concilio a Roma per rassodare la fede, per provvedere ad ogni par<r>occhia un pastore, la pace ai popoli, la buona fede nel commercio. Morì nel 1124 e gli succedé papa Celestino il quale, rinunciando poi in breve alla sede, lasciò che vi fosse chiamato Onorio ii. Questi mandò Ottone, vescovo di Bamberga, a convertire la Pomerania, nella quale invano avevano faticato altri missionari.

  Or sant'Ottone con adoperare soavità di modi guadagnossi l'affetto di quei popoli. Con mostrare disinteresse e con spargere tesori di beneficenza inserì la fede in quei cuori. Popoli intieri venivano per essere battezzati. Ed egli con pochi suoi discepoli durava spesso da mane a sera in [46] battezzare per immersione entro a vasche d'acqua, disposte a ciò e ben ricoperte per non offendere in modo veruno la modestia cristiana. Quei di Vollin per due mesi fecero guerra a Ottone, ma vinti dalla sua dolcezza si arresero e furono primi a distruggere i templi degli dei vani. Ottone purificò con acqua lustrale i tesori di quelle pagode e li distribuì ai più poveri.

  Oh, se gli imperatori di Germania avessero cooperato alla prosperità della fede in occidente! Ma da lunga pezza non parevano atti che a crearle impacci e porre l'impedimento di antipapi distruggitori. Enrico v morì nel 1125 e con lui dopo 100 anni di esistenza si spense la famiglia di Franconia.

  11. Qualche miglior servigio rese alla Chiesa Alessio di Costantinopoli, benché ancor egli abbia attentato a rovinare l'impresa delle crociate.

  Un Basilio s'era44 fatto capo d'una setta dissoluta, sacrilega - 563 -e abborrente dalla croce e dal Crocefisso. Lavorava nascostamente da molti anni, quando saputolo Alessio chiamò a sé i primari dicendo: "Io ve ne prego, esponetemi con verità i vostri misteri perché, riconosciutili, anch'io li possa abbracciare". Quelli parlarono con eloquenza. Alessio ascoltava e taceva. Dietro una cortina erano vescovi e testimoni a scrivere. Furono dunque riconosciuti gli eretici che chiamavansi bogomili. Alessio elevò due alte cataste e presso l'una appose la croce dicendo: "Quelli che vogliono essere bruciati accanto la croce piuttosto che altrove, e così esser salvi pel cielo, si rechino a quella parte". Molti vi andarono, e questi il re risparmiolli. Gli altri furon condannati alla carcere, con Basilio lor capo che perfidiando fu bruciato vivo.

  Alessio discoprì anche gli eretici paoliciani e castigolli. Scrisse costituzioni in favore della Chiesa. Ad un villaggio di 70 fuochi assegnava la oblazione di una moneta d'oro e una d'argento con un montone, con 6 staia d'orzo e 6 di farina, con misure 6 [47] di vino e 30 galline da darsi in stipendio al sacerdote che li assisteva. Ma anche Alessio si faceva corrivo ad imitare le prepotenze di Enrico di Germania.

  12. La Germania eraperduta da correre dietro ad un impostore, Tanchelmo, che si faceva eguale a Gesù Cristo. In predicare alle turbe poneva la destra sull'effigie della Vergine e diceva: "Or io mi sposo alla Madonna; recatemi in dono le somme per lo sposalizio; fate a gara uomini e donne perché io scorga quali saranno più generosi". Le donne ottenevano la preminenza in ciò. Altro impostore, Enrico, fingendosi austero e zelante, entrò nella chiesa di Mans in quella che Ildeberto erasene ito a Roma, e vi seminò il mal seme di zizzania e di corruzione. Ildeberto ritornato cacciò quel lupo in pelo d'agnello che alla sua volta s'affrettò ad insanguinare altre provincie.

  13. Soldati fedelissimi nella milizia della Chiesa provavansi i religiosi di san Brunone. Questi, chiusi nelle spelonche di una valle od all'alto di un monte, conducevano vita angelica. Quando l'un d'essi era vicino a morte, i fratelli venivano <a> salutarlo e <a> deporlo moriente sulla cenere. Dicevano poi: "Affrettati <a> chiamar teco al cielo ciascun di noi". Ne seppellivano- 564 - poi la salma con alta pietà. In quel temperavano alquanto le austerità con mangiare due piatti di verzure cotte. I certosini vestono in bianco di lana rozza.

  Altri religiosi, chiamati Cavalieri di san Giovanni e più tardi di Rodi e di Malta, sorgono in quest'epoca fra quei ricchi mercanti d'Amalfi e d'altrove, che venuti in Terra Santa ospitavano i pellegrini cristiani e ne curavano gli infermi. Questi vestivano rozzamente in nero con una croce bianca a otto raggi descritta sul petto. Il pontefice Pasquale ii donò loro una regola. Invitolli a farsi difensori del Santo Sepolcro e furono poi nei secoli posteriori il più forte sostegno [48] delle conquiste di Terra Santa ed il perpetuo flagello dei saraceni.

  In questa stagione san Goffredo, vescovo di Amiens, lascia la sede per istituire monasteri a rifugio di chi vuol scampare dalla corruttela del secolo. San Roberto di Molême45 con petto di bronzo predica la riforma di costume e istituisce alla sua volta fondazioni pie.

  14. Nel 1091 una madre di Fontaines46 parve veder in visione un cane bianco che le sarebbe nato. Ne tremò di spavento. Mesi di poi le nacque un bambino che cresciuto fu specchio di sante virtù. Gesù infante venne più volte a mettersi fra le sue braccia. Figlio di ricca famiglia e aggraziato nella persona, riparò alla solitudine dei cistercensi dove l'abate santo Stefano l'ebbe carissimo. Il novello religioso domandava spesso a sé: "Bernarde, ad quid venisti?"Nomavasi Bernardo e con affetto intenso chiamò alla solitudine con sé sei dei propri fratelli. Rimaneva il minor fratello, e questi in vederli partire lamentavasi dicendo: "Che è questo? Voi vi eleggete il cielo ed a me lasciate la terra?" Tosto si accompagnò loro.

  La sorella Ombelina47 con isfarzo di vestimenta, con codazzo di servi venne a far visita a Bernardo, il quale scortola appena sclamò: "Rete del diavolo! Rovina delle anime! Fango coperto e involto, partiti!" Ombelina si sciolse in lagrime e - 565 -gridò: "Se mio fratello dispregia la mia carne, non abborrisca il servo di Dio l'anima mia". Bernardo la ricevette in luogo di penitenza. Il padre trasse egli stesso alla solitudine, e la madre parimenti.

  Bernardo fu eletto superiore d'una solitudine a Chiaravalle, la quale divenne come una Tebaide novella. Il santo abate sollecitava i suoi con soverchia forza alla perfezione e ne fu ammonito. Obbedì. Settecento monaci guardavano poi in volto a Bernardo come in viso d'angelo. Bernardo non era più che la pelle e le ossa per tante macerazioni che sostenne nel suo corpo. Guglielmo di Champeaux, <vescovo di Châlons,> si [49] presenta48 al capitolo, si pone ginocchione e protesta: "Io non me ne partirò finché non mi diate permesso di comandare a Bernardo". Il quale per eccesso di patire era infermato, eppur non tralasciava veruna delle mortificazioni solite.

Or Guglielmo, come ne ottenne permissione, comandò a Bernardo e volle che in tutto obbedisse al medico, ma accadde che questi fosse e rozzo e mal perito, onde ignorandolo Guglielmo, Bernardo sostenne anche più di prima, finché il Signore gli ridonò salute. Cibo di Bernardo e de' suoi era pan d'orzo, di miglio, di veccia e foglie di faggio cotte. Portava cilici sulla nuda carne, era a mo' di agnello attaccato per condurre un aratro. Bernardo, fattosi a visitare delle persone inferme, guarivale quando di cuore promettevano di restituire l'altrui e di emendare i costumi pravi.

  San49 Malachia, che nacque in Armagh d'Irlanda nel 1094, fatto grandicello ascoltò da Imario50, austerissimo monaco, questo incoraggiamento del Signore: "Buon per colui che avrà portato il giogo dalla sua gioventù"51. Malachia consecrato al sacerdozio e poi al vescovado in Connerth trovò una diocesi più pagana che cristiana, un serraglio di fiere. Anni di poi essendo poi morto Celso, arcivescovo d'Armagh, Malachia vi fu - 566 -costretto a quella sede, che per otto successioni si era data o per incanto o per eredità. Or Malachia dispiegò uno zelo da apostolo. In breve ravvivò la pratica dei sacramenti di Confessione, della santissima Eucaristia e del Matrimonio dove affatto era dimenticata.

  Rodolfo, succeduto a sant'Anselmo in Cantorberì, adoperavasi pure con zelo per istrappare i pretesi diritti di investitura, mercé i quali normanni venuti a comandare consideravano come sostanza propria quella di tutti i vescovadi e delle ab<b>azie. Eadmero52 poi consecrato alla sede di Sant'Andrea, scorgendo di non potervi fare opera di bene, vi rinunciò. Vive scintille di fede uscivano per l'Inghilterra[50] dall'ab<b>azia di Bangor53 popolata da tre mila esemplarissimi monaci. Da Bangor era partito san Colombano per recare tanto bene ancor nella Francia e fra i nostri in Italia.

  Altro luminare nella Chiesa fu san Norberto, che venuto a ricever la benedizion del pontefice a San Gilles predicò la Quaresima nel 1118 ad Orleans con fervore apostolico. Il popolo stava assembrato per udirlo, quando ritardando egli <a> comparire sbandavasi. Ma Norberto levatosi dall'orazione intimava: "Tocca a Dio dire il tempo in cui vuol parlare agli uomini". Dopo ciò predicava con tal forza sulla vanità delle umane cose che molti traevano a seguirlo in povertà ed in patimento evangelico. Norberto nella sua giovinezza, assunto un canonicato, attendeva <a> darsi spasso alla corte, quando un turbine l'involse, una folgore si infranse a<i> suoi piedi e una voce intese dire: "Norberto, perché mi perseguiti?...". Gridò questi come un novello Saulo: "Che volete, o Signore, che io faccia?...". Ei fu per sempre fedele. Posesi <a> camminar scalzo, invitava gli ecclesiastici al fervore. Venuto poi in una valle detta Premonstrato, nello spazio di 15 anni fu circondato da 10 mila religiosi che guardavano a lui per imitarne le virtù di zelo e di abnegazione e mostrarsi dovunque sale alla terra in salute delle anime.

- 567 -  15. Istituzione eccellente che fiorì in questi tempi è quella dei comuni. Carlomagno con la forza delle armi governava nell'ordine i popoli sommessi, ma i figli di lui non valsero a tanto, onde piccoli potenti facevansi tirannelli e si imponevano ad una città ovvero ad un territorio. Le genti, per non essere schiave affatto, si ob<b>ligavano in parte a pagare un tributo annuo e ricever in caso di colpa un'ammenda dal padrone al quale si assoggettavano come tributari, e così erano salvi dalle molteplici esazioni che imponevano ai più miseri <i> più crudi padroni. L'istituzione dei comuni era ben accetta ai saggi e benevoli. I duri di cuore poi ed i tirannelli l'avversavano.[51]

  Intanto anche in questo campo si ingaggiava una milizia nella quale i seguaci fedeli del Crocefisso acquistavano merito di virtù e di benevolenza carissimo alla Chiesa, madre che con tenerezza guardavali per assisterli.

Riflessi

1. Vantaggio che ne venne dalle imprese dei crociati.

2. Boemondo evade da Antiochia.

3. Tancredi.

4. Sciagure in Palestina. Muore Baldovino.

5. Succede Baldovino del Borgo. Vittorie gloriose di costui.

6. Enrico v di Germania attenta alla libertà della Chiesa. San Godifredo54, sant'Ivone, sant'Ugo. Ingresso trionfale di Pasquale ii in Roma.

7. Enrico v desola l'Italia. Pasquale ii concede e poi ritratta i diritti pretesi di investitura.

8. Concilio di Pasquale ii in Roma.

9. Il pontefice Gelasio e suoi patimenti.

10. Callisto ii. Onorio ii.

11. Condotta di Alessio i imperator greco.

12. La Germania in preda ad impostura.

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13. Certosini. Cavalieri di Rodi.

14. Principii di san Bernardo. San Malachia. San Norberto.

15. Istituzione dei comuni.





p. 554
33 Gb 7, 1.



p. 555
34 Cfr. Qo 1, 9.



p. 556
35 Più chiaramente in Rohrbacher VIII, p. 9: «[...] il tratto di paese che dal monte Tauro va insino ai deserti dell'Idumea fu scosso da un terremoto, sì che parecchie città della Cilicia vennero ridotte a un mucchio di rovine».



p. 557
36 Originale: Dacimbesto; cfr. Rohrbacher VIII, p. 12.



p. 558
37 Originale: Enrico II di Francia, ripetuto nel capitolo e nei Riflessi; cfr. Rohrbacher VIII, p. 16.



38 Originale: francese; cfr. nota 37.



p. 560
39 Originale: Argontime; cfr. Rohrbacher VIII, p. 43.



40 Originale: imprudenza che avesse potuto.



41 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher VIII, p. 96.



p. 561
42 Originale: 9. Oderis abate di Montecassino fu costretto; cfr. Rohrbacher VIII, p. 98.



43 Originale: Praga; cfr. Rohrbacher VIII, p. 101.



p. 562
44 Originale: Un Zonara chiavaio s'era; cfr. Rohrbacher VIII, p. 51.



p. 564
45 Originale: Motème; cfr. Rohrbacher VIII, p. 72.



46 Originale: Foutaines; cfr. Rohrbacher VIII, p. 72.



47 Originale: Ombellina, ripetuto nel paragrafo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 82.



p. 565
48 Originale: Guglielmo vescovo di Champeaux si presenta; anche per l'integrazione cfr. Rohrbacher VIII, p. 81.



49 Originale: Santa.



50 Originale: Incmaro; cfr. Rohrbacher VIII, p. 85.



51 Lam 3, 27.



p. 566
52 Originale: Edmero; cfr. Rohrbacher VIII, p. 93.



53 Originale: Bongor, ripetuto nel paragrafo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 87.



p. 567
54 Originale: Goffredo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 25.



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