Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXVIII. I religiosi

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LXVIII.

I religiosi

  <1.> [52] Dicono ancora oggidì i cristiani di poco fervore: "Questo nostro non è il secolo dei frati; non lo è tanto meno dei frati contemplativi. Non ha bisogno il secolo nostro d'uomini d'orazione. La pietà infiacchisce gli animi, snerva i cuori". Avete parlato? Ebbene, sappiatevelo che il discorso vostro muove non so più se a sensi di compatimento ovvero di sdegno. Nol ricordate che più forte quaggiù è quegli che si appoggia al braccio del più forte, l'Onnipotente? Veniamo subito alle prove del fatto. Non stacchiamo tuttavia lo sguardo dalla prima metà del secolo dodicesimo.

  <2.> Un uomo si trova che ha giurato: "Io non voglio vivere che per il cielo". In dirlo chiude il suo capo entro al cappuccio del solitario e conversa con Dio. Questo personaggio si chiama Bernardo. Scorgetelo. Quasi novello Mosè, egli dopo aver conversato con Dio commuove i popoli, ridesta la terra e fa gridare da tutti gli uomini: "In alto i cuori nostri!"

  Conti, duchi e marchesi, lasciate lor livree, si affrettano in traccia di Bernardo e domandano per pietà gli strumenti del campo per dissodare un terreno nelle selve di Chiaravalle. Or eccoli in costume di contadino con la scure alla mano e quando con la vanga o con il rastrello. Sudano e guardano con viso sereno al cielo. Chi son dessi? Certo che sono pazzi, o se non sono tali, sono santi.

  Sono santi, non ha dubbio. In quella solitudine rin<n>ovellano l'interiore dell'animo proprio e si incamminano a vita - 569 -perfetta. Vivono in povertà volontaria. [53] Talvolta manca il sale per condire una pentola di erbaggi; i figli guardano a Bernardo, che salutano lor padre, e questi con occhi lagrimosi guarda al cielo e dice: "Dio provvederà".

  Un giovine diletto, Roberto, e cugino a lui secondo la carne, gli è tolto da Chiaravalle per essere incorporato ad altra congregazione in Clunì. Che strappo al cuor di Bernardo! Gli scrive: "Ritorna, figliuolo, od io me ne muoio di doglia". Iddio pietoso prodigiosamente manda a Bernardo per vivere ed a' suoi; provvidenzialmente gli fa ritornare Roberto, beniamino carissimo.

  In Clunì è un abate, Ponzio, che si avanza con lusso principesco e riempie la casa di addobbi e fa sfoggio di conviti pomposi. Bernardo in vedere deplora: "Come è caduta in basso Clunì, la società dei santi!" E sentendosi ferire in cuore, scrisse un libro di ammonizione a quello istituto, già si celebre. I monaci si ridestano ad eleggersi altro abate e il trovano nel venerabile Pietro. Ponzio, che parve rinunciare per ritrarsi altrove a dolersene, ritorna con gente armata, assale il monastero di Clunì e lo saccheggia. Si rovescia su tutte le cose che gli dipendono in quei contorni e desola chiese e spoglia altari e trasporta con sé tesori sacrileghi. Ma vinto egli stesso e chiuso in carcere, ivi se ne muore. Bernardo con semplicità di cuore ripete a Pietro Maurizio: "Il cielo ha operato il tuo pro; io te lo raccomando, infervora i monaci tuoi".

  Pietro alla sua volta compose un libro in risposta a quello di Bernardo. In quest'opera conviene quanto alla sostanza con Bernardo stesso, il quale però conchiuse: "Falso è che la costituzione dell'uomo sia di tanto infiacchita, o se la è, ciò viene in conseguenza delle mollezze che al corpo stesso si accondiscendono". Soggiunge altresì: "Convengo che talvolta per non perdere una vocazione si possa di subito uno ascrivere[54] al voto solenne, ma desidero che ciò si faccia con cautela e più raramente".

  3. Sugero, abate di San Dionigi, fe' suo pro del libro di Bernardo. Venne, e al pio abate di Chiaravalle affida la direzione dell'anima propria. L'arcivescovo di Sens provava egli stesso un vuoto profondo nel proprio cuore. Stefano, vescovo - 570 -di Parigi, sente in sé la medesima aridità. Vengono dunque a Bernardo e gli domandano: "Che è questo abisso che si agita in cuor nostro?" Rispose Bernardo: "Certamente Dio vi chiama ad essere specchio di vita sacerdotale". E rivolto allo arcivescovo di Sens sclamò: "Che è questo che io scorgo in te? Bardature dorate e pietre preziose sul dorso de' tuoi cavalli, e intanto i poveri che languono nella miseria!... Segui altra condotta di vita". Ambedue si ridussero a più esemplare regolarità, e quello di Parigi lasciò il conversare della corte regia. Per questo gliene venne<ro> persecuzioni; le rendite della mensa furono in parte confiscate e le chiese della diocesi saccheggiate. Ora il pastore intrepido lanciò l'interdetto al re ed ai popoli di sua giurisdizione, e venne a Cistello domandando con istanza: "Ditelo voi, che ho io a fare adunque?" Bernardo, che sedeva in capitolo, fu di parere di scrivere al re, e questi avendo rifiutato le sue ammonizioni, soggiunse: "Iddio in castigo di ciò farà morire55 il primogenito del monarca, Filippo". Era l'anno 1129. Un anno di poi Filippo fu ucciso in guerra, e Lodovico il padre si ravvide.

  Amico intimo a Bernardo era Guglielmo. Or accadde che ambedue infermassero. Allora Guglielmo si fe' <a> parlare accanto a Bernardo. L'abate di Chiaravalle consolava sé e l'amico suo con dettare il libro Sulla grazia e sul libero arbitrio56. Riavutosi alquanto, tanto lo sollecitarono i vescovi del concilio di Troyes che Bernardo non poté rifiutarsi. Recatovisi con gran stento, compose felicemente le liti che pendevano fra la Chiesa e lo Stato.

  4. [55] Accanto a Bernardo era Ugo de' Pagani, istitutore dei Cavalieri del tempio. Questi si erano adunati in numero di cinque. Bernardo, pregatone, dettò loro una regola propria. Dovevano con l'esempio e con i discorsi difendere il santo nome del Signore contro le ingiurie degli empi e dei bestemmiatori. Si obbligavano a combattere contro gl'infedeli in - 571 -difesa della fede. In pugnare era lor dovere armarsi di coraggio e di fede e non darsi alla fuga, quand'anco si incontrasse un tal cavaliere cristiano contro tre pagani infedeli. Molti che si ravvedevano da gravi eccessi domandavan d'esser ricevuti per far penitenza di tante loro iniquità.

  Dapprima invero furono virtuosi e acquistarono fama egregia. Bernardo, scrivendo congratulavasene vivamente. Ma posciaché vennero poi legati in possesso di ricchezze copiose, tosto smarrirono il buono spirito di povertà e di sofferenza. Trent'anni dipoi scriveva lo stesso Bernardo: "Voi ricoprite di seta i vostri cavalli... Sotto lunghe maniche ascondete le vostre delicate mani... Regna tra voi l'ira insensata, il vano onor di gloria e la sete de' beni terrestri".

  5. Con Bernardo in questo periodo di tempo faticava nella Germania a difesa della fede l'abate san Norberto57. Era egli salito in molta fama di santità. A Magonza eransi adunati in dieta generale 60 mila dello impero per eleggere un successore ad Enrico, morto testé nel 1125. In quest'adunanza fu acclamato imperatore Lotario, che poi da forte si sostenne contro le pretese di Corrado e di Federico, che vantandosi nipoti di Enrico per parte di Agnese aspiravano al trono. Norberto in questo luogo ed a Spira compose le ire in pace.

  Aveva or ora Norberto ottenuta dal pontefice approvazione del suo novello istituto, quando pervenuto a Maddeborgo gridaronlo arcivescovo. Isvenne Norberto per alta sorpresa. Di poi sclamava: "Com'è possibile che io lasci il piccol gregge [56] di quelli che m'hanno seguito?...". Ma non valsero i gemiti e le proteste.

  Norberto, costretto, assunse il peso di quella sede; trovò che dalla mensa vescovile appena era per vivere quattro mesi dell'anno. Le terre erano state distribuite gratuitamente ai parenti dei prelati che erano succeduti. Norberto se ne dolse e, non ottenendo colle ammonizioni, adoperò le minaccie e poi scaricò il castigo di scomunica. Per questo fu assalito nei corridoi del suo stesso palazzo per ucciderlo. Altra volta stando - 572 -a mensa s'avvide che i suoi intimi disponevansi <a> tramare alla sua vita. Norberto fu provvidenzialmente salvo. La vendetta poi che ne prese fu di pregare per i suoi avversari e far loro il miglior bene possibile.

  Nondimeno alcuni si elevarono con tumulto e mossero sossopra la città. Norberto perché non avvenisse spargimento di sangue fuggì. Cessate poi le sedizioni, si riabbracciò con tanto affetto a' suoi che, lagrimando in persona, faceva piangere tutti i suoi, quei del popolo che o vedevano od ascoltavano.

  Come san Norberto a Maddeborgo, sant'Ottone ebbe a sostenere nella Pomerania. I popoli testé battezzati nelle diverse città di quel regno, pressati dai pagani, ritornavano miseramente al culto idolatrico. Vennero flagelli di carestia e di mortalità. I pagani asserivano: "Eccolo il castigo degli dei; noi dobbiamo restaurare i templi degli idoli, o le calamità pubbliche si moltiplicheranno". Sant'Ottone gemeva al cospetto del Signore. Levossi poi a guisa di taumaturgo e di apostolo inspirato. Il Signore per suo mezzo operò tanti prodigi che quei popoli vacillanti si confortarono nella fede pienamente.

  6. San Norberto accadde che si incontrasse con Bernardo. I due santi si abbracciavano con affetto vivissimo. Norberto uscì a dire: "Nella Chiesa prossimo è ad entrar l'Anticristo". Bernardo non parve potergli aggiustar molta fede, ma in effetto mali gravissimi erano imminenti.

  [57] Il pontefice Onorio ii se n'era ito alla patria celeste; in Roma erano partiti accesi. In questo frangente i cardinali si posero a supplicare il cardinal Gregorio perché accettasse la sede, ma rifiutando questi, i cardinali volsero le preghiere in minaccia e dissero: "La Chiesa è in pericolo; tu più che altri le puoi giovare; or tu presta obbedienza o ti scomunichiamo". A questa intimazione si arrese. Tre ore di poi fu dal partito contrario eletto antipapa Pier di Leone, figlio ricchissimo di un ebreo creduto convertito. Piero era venuto anche al convento di Clunì. Fingendo poi zelo per la fede, aveva ottenuto posti onorevoli nella Chiesa. In fondo al cuore era nondimeno guasto. Costui, tosto che si vide assunto al trono, assalse con gente armata il tempio di san Pietro, rubò il tesoro di San - 573 -Lorenzo e riempì Roma di saccheggio e di sangue. Il pontefice legittimo Innocenzo ii scrisse ai principi cristiani ed ai vescovi e riparò in Francia.

 

  Ludovico il Grosso, per riconoscere quale dei due pontefici s'avesse a riconoscere per vero, aduna un consesso dei maggiorenti a Etampes. Vi fu invitato anche san Bernardo, il quale vi si portò con animo deliberato di vincere l'animo di quei principi o di morire. Il Signore benedisse le parole dello zelante abate. Lo stesso vescovo di Angouleme, che tanto era avverso ad Innocenzo ii, si arrese ai discorsi di Bernardo.

  Il pontefice in passare da Clunì visitò il convento e vi fu accolto con festoso apparato. Pervenuto a Clermont adunò un concilio, nel quale Bernardo ai timidi che dubitavano di peccare in aderire ad Innocenzo rispondeva: "Se non avete altre colpe, di questa sola rispondo io".

  <7.> L'imperatore di Germania convocò in adunanza i suoi conti a Liegi. Intervennero Innocenzo e Bernardo. Lotario pareva pretendesse i vantati diritti di [58] investitura, ma Bernardo l'interruppe con tanta forza di discorso che l'imperatore non osò replicare.

  Intanto i popoli si confermavano nella fede di Innocenzo ii. Pier di Leone per ottenere aderenti scrisse alla Grecia, a Costantinopoli, a Gerusalemme, ma non ebbe risposta di sorta. Ben scrivevano i principi cristiani per condolersi ad Innocenzo ii e per aderirgli.

  Nel concilio di Reims si adunarono 13 arcivescovi e 263 vescovi. San Norberto recava lettere dei principi di Germania. La Spagna e l'Inghilterra si dichiaravano per il pontefice legittimo. Anima del concilio era Bernardo <vescovo di Hildesheim>58. In questo di Reims fu canonizzato Godeardo vescovo di Hildesheim. Fu egli stesso Gottardo monaco illustre e istitutore, riformatore di monasteri e della disciplina ecclesiastica, vescovo illustre e personaggio santo e carissimo in Baviera e nella Germania, non che in Italia e nel mondo cattolico. Or chi vorrà ancor criticare gli uomini religiosi? Lasciateli, sono

- 574 -gli uomini della pace. Oh come son belli i passi di chi viene annunciando la pace ed i beni celesti59!

 

Riflessi

 

1. La pietà non svigorisce, ma rinfocola gli animi.

2. San Bernardo vive per il cielo. Roberto cugino. Condotta diversa dei religiosi di Clunì.

3. Sugero, Stefano e più altri si sottomettono a discrezione di Bernardo.

4. Cavalieri del tempio.

5. San Norberto e sue fatiche mirabili. Sant'Ottone in Pomerania.

6. Incontro di san Norberto con san Bernardo. Innocenzo ii e l'antipapa Pier di Leone.

7. Conferenze in Germania, concilio di Reims.

 





p. 570
55 Originale: in castigo di ciò ti farà morire.



56 Originale: dettare il libro del libero arbitrio; cfr. Rohrbacher VIII, p. 160



p. 571
57 Originale: l'abate di san Norberto.



p. 573
58 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher VIII, p. 187.



p. 574
59 Rm 10, 15.



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