Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXIX. La via di Dio

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LXIX.

La via di Dio

  <1.> [59] Il cristiano di fede prega il Signore. Attende a purgar l'animo dalle turpitudini dei vizii, e libero così da ogni impaccio segue la via di Dio.

  2. Bernardo si pose in istrada così e percorse in benedizione le regioni di tutta Europa. Teniamogli dietro con fede e con umiltà, ché di leggeri scorgeremo ammirabili avvenimenti.

  L'Europa intiera era sossopra, sconvolta dalle agitazioni di Federico di Germania e dalle sciagure che operava Pier di Leone. Il re Lotario era entrato in Roma con due mila soldati

- 575 -in difesa del vero pontefice. Ma Innocenzo non reputandosi tuttavia sicuro ripara a Pisa, e intanto Bernardo pellegrina più in e nelle altre città d'Italia a predicare la pace e l'unione al pontefice legittimo. Si presenta ai principi e intima: "Obbedite alla voce del pontefice. Chi comanda è Dio in cielo, il Vicario di Gesù Cristo in terra. Voi regnanti comandate perché Dio e il suo pontefice ve ne hanno data podestà". Con questo discorso i principi convengono al concilio di Pisa, nel quale Bernardo perora che sia deposto Anselmo v arcivescovo scismatico di Milano.

 

  Indi si dispone egli stesso per recarsi a quella metropoli. I milanesi abbandonano60 lor case e si recano pellegrini ad incontrare il santo fino ai piedi degli Appennini e l'accompagnano poi con trionfo inaudito alla loro città. Bernardo esclamava in cuor suo: "Non vidi tanta fede altrove come a Milano. Iddio premierà[60] la fede di questi buoni". Intanto volgevasi da destra e da sinistra a guarire infermi e diceva: "E' per la vostra buona fede, o buoni milanesi, che Dio imparte queste sue grazie". Ed i milanesi alla lor volta esclamavano:  "Bernardo ottien quel che vuole da Dio; noi lo vogliamo arcivescovo della città nostra". Bernardo prende occasione a fuggire, recandosi a Pavia ed a Cremona per consolidarvi la pace. Intanto a Milano elessero Roboaldo. Volevano i milanesi che non dipendesse da Roma, ma soprag<g>iunto Bernardo li garrì dicendo: "Così voi mostrate riconoscenza al pontefice che tante volte vi ebbe salvi? Poi nol sapreste già che Roma è tale autorità che chi non l'obbedisce resta confuso e schiacciato?" Li persuase adunque.

 

  Milano, Genova, Reims e più altre città avevanlo domandato per loro arcivescovo. Intanto i suoi religiosi a Chiaravalle stavano in trepidazione e pregavano Dio. Quando Bernardo li raggiunse, quei buoni non avevano termine a rallegrarsene e dolersi dolcemente così: "Noi abbiamo lasciato i tesori e le divise dei conti e dei marchesi nel secolo per avere voi. Or che sarebbe se voi ci abbandonaste?" Bernardo diessi a consolarli - 576 -con un libro che veniva componendo sul Cantico dei cantici e che esponeva ai suoi buoni fratelli. Un monaco certo

sino di nome Bernardo alle lezioni di quel libro ne profittò tanto che quei di Belley presto il domandarono per loro vescovo. Ma a Bernardo tornavano in mente troppo care le delizie della solitudine e volle ritornare a quella.

 

  3. Bernardo, l'abate, avrebbe voluto pur lui dimorare in tutti i giorni della vita nella sua cara solitudine, ma ricercavanlo con istanze troppo sollecite. In Francia era ardente lo scisma promosso dal duca di Aquitania e dallo stesso vescovo di Angouleme. Bernardo si porta , opera prodigi, minaccia e impetra castighi finché giunge a spetrare cuori durissimi e indurli alla pace. Discese pure in Italia e strappò lo scisma sostenuto da Ruggero duca di Sicilia. Rainaldo,[61] abate di Montecassino che stava per Ruggero, fu pure assolto. Ma ricaddero ambedue, onde Bernardo ebbe a durare nuovamente pazienza invitta per ricomporli.

 

  Lotario imperatore era venuto a Salerno61 di passò con Innocenzo e con Bernardo a Montecassino per conciliare quei monaci. I quali dovendo poi eleggersi un superiore dissero:  "Vogliamo Guibaldo, l'abate di Stavelo62, il comandante della flotta imperiale". Rispose il pontefice: "Egli non è dell'ordine vostro; nondimeno io ve lo accordo".

 

  Lotario imperatore era tenerissimo per i poveri, lavava loro i piedi, ascoltava loro querele. Vegliava molte ore di notte in preghiera e versava abbondanti lagrime. Di ritorno in Germania morì a Trento nel 1137. In quest'anno e dopo avere confessato pubblicamente i suoi peccati ad alcuni vescovi adu

nati, morì pure Lodovico il Grosso di Francia. Un re di Barcellona, Ranimiro63, fu eletto a succeder al vescovo san Ollegario, che si ritrasse al convento64.

 

- 577 -  <4.> Enrico i, re d'Inghilterra era morto due anni innanzi, cioè nel 1135. Passò di vita con segni di compunzione viva, benché in vita fosse stato sospettoso, dissimulatore, vendicativo e rapace dei beni di Chiesa.

 

  Ad Enrico i fu eletto Stefano per succedergli. Il popolo gli parlò: "Noi ti obbediremo a patto che tu obbedisca <al>la Chiesa". Or accadde che gli scozzesi tenessero le parti di Matilde imperatrice, moglie del defunto Enrico. In numero di 27 mila combattenti vennero dunque a battaglia campale con i soldati di Stefano. Gli scozzesi recavano la croce e nel mezzo di questa custodivano la santissima Eucaristia.

 

  Erano incoraggiati a vincere od a morire. Perirono la maggior parte, e Stefano non attese le promesse ed entrò in contesa coi vescovi. Gli scozzesi ripigliavano con ardore le armi, ma Matilde a motivo di molte sue imprudenze perdé il tutto. Alberico, arcivescovo, scese da Scozia, conferì [62] con Stefano, adunò un concilio e prov<v>ide alla Chiesa vacante di Cantorberì.

 

  5. In Italia perduravano gli scismi. Il re di Sicilia e il duca di Puglia65 vivevano in pessima inimicizia. Bernardo si reca in mezzo ai due contendenti e li ricompone con operare prodigi di guarigione sopra vecchi infermi che gli erano portati. Finché nel 1138 improvvisamente e senza verun segno di pentimento morì l'antipapa Pier di Leone. I fautori suoi elessero a succedergli un Gregorio66, che dissero Vittore, ma indi a pochi tutti si riconciliarono col pontefice Innocenzo ii.

 

  Questi ne porse a Dio vivi ringraziamenti e adunò nel

l'anno seguente gli stati generali o concilio, che fu poi detto di Laterano in Roma, il decimo ecumenico. Vi intervennero mille vescovi e tre patriarchi. Innocenzo ii nel mezzo di quell'onoranda adunanza appariva il più venerabile di tutti per l'aria maestosa del suo volto e per l'oracolo della sua lingua. In questo concilio fu dichiarato nullo l'operato dallo antipapa

- 578 -testé defunto. Si stesero trenta canoni e si canonizzò Sturmio67, primo abate di Fulda.

 

  Ruggero re di Sicilia, che era ritornato allo scisma, fu scomunicato, e da Benevento venne scacciato l'arcivescovo elettovi dallo antipapa. Alle istanze di Bernardo e del pontefice, finalmente Ruggero si ravvide di cuore; Innocenzo ii, che pur avrebbe avuto ragioni su quel regno, nondimeno ne investisce Ruggero colla condizione di corrispondere in ogni anno alla Santa Sede 600 schiffati d'oro.

 

  6. Personaggi di scienza e di pietà illustravano in questi tempi la Chiesa. Aiberto monaco di Cambrai fu costretto ad accettare il sacerdozio per ascoltare le confessioni dei fedeli che si affrettavano a lui. Ildeberto arcivescovo di Tours scriveva sermoni per ogni festa e libri per insinuare la divozione alla Vergine immacolata. [63] Sant'Isidoro a Madrid prega Dio e poi si reca a coltivare il suo campo. Tre angeli in forma di giovani vengono <ad> aiutarlo. Per soccorrere ai poveri molti

plica il cibo nella pentola. Mortogli un figlio, vive in perpetua continenza con Maria sua consorte.

 

  Alfonso i d'Aragona, presa Saragozza ai turchi, si unisce ad Alfonso viii di Castiglia per iscacciar più lungi i turchi infedeli. Dieci mila famiglie che da tre secoli riparavano ai monti per non perdere la fede si uniscono ora con tripudio ai propri liberatori.

 

  7. La Chiesa, che sosteneva lotte da parte dei saraceni, ebbe pure in questo tempo a combattere contro eretici. Abelardo aveva pubblicato in un libro suo che Gesù Cristo non è morto per liberarci dal demonio, che noi possiamo fare il bene senza la grazia di Dio, che lo Spirito Santo non è di eguale sostanza al Padre. Arnaldo da Brescia, scolaro dall'eresiarca, insegnava dovere gli ecclesiastici curar non altro che le cose dell'anima e i laici quelle del corpo. Adulava i laici e insinuava come oggidì il disprezzo ai sacerdoti, onde in Italia e in Francia perfino i poltroni di piazza ne discorrevano.

 

  San Bernardo spargevane in copia lagrime di dolore.

- 579 -Scrisse ad Abelardo e ad Arnaldo che vollero essere giudicati in concilio. Furono poi chiusi in un convento. Abelardo scrisse ad Eloisa, sua moglie ed abbadessa pia di un monastero; venne poi in abito di penitente a Clunì dove terminò sua vita.

 

  8. In difesa della fede scrissero in questo tempo Guglielmo di San Teodorico, che espose suoi libri intorno alla santissima Eucaristia, Algero, che rifiutando cariche scrisse Della misericordia e della giustizia. Ruperto di Tuy, consultato poi da Bossuet68 quasi un Padre della Chiesa, scrisse Trattato degli uffizi 69 divini. Ugo di san Vittore dettava il Trattato degli studi. Riccardo70 di Scozia scrisse Della podestà di legare e di sciogliere e più altri libri. E poi dicono che il presente che percorriamo è [64] secolo di ignoranza.

 

  Ma più che altri risplendeva a di lucerna splendente Bernardo. San Malachia, arcivescovo di Armagh in Inghilterra, venuto a Roma per ottenere il pallio, ripassò a Chiaravalle, si legò in amicizia con Bernardo e conchiuse per mandare alla scuola dello abate in ogni anno chierici della sua giurisdizione. Si dice che, morta una donna senza il sacramento di Estrema Unzione per qualche noncuranza del prelato, san Malachia tanto pregò finché la morta rivisse.

 

  9. Bernardo trovò di dover esporre un libro per lo scolaro suo Bernardo, che da arcivescovo di Pisa era stato eletto papa col nome di Eugenio. Bernardo abate incomincia da lagnarsi dolcemente con i romani che il vollero su quella sede, e ri

volto ad Eugenio lo chiama padre e signor suo. Di poi gli espone il dover suo che è di svellere, di distruggere, di edificare, di piantare71. Lo esorta a crearsi nuovi cardinali saggi ed a guardarsi dai romani perché adulano per tradire.

 

  Le grida di Arnaldo da Brescia risuonavano clamorose. Un comitato romano scriveva a Corrado di Germania perché venendo si incoronasse in Roma imperatore universale. Era recente

- 580 -l'esempio di Alfonso Enriquez, che nel 1139 ottenuta vittoria sopra cinque re mori e gridato sul campo egli stesso re di Portogallo, scrisse72 al pontefice dicendo: "Io vi prego di benedire me e il regno che a voi consacro con l'offerta di una somma annua". Bernardo, giustamente indegnato agli attentati di quei demagoghi, scrisse dicendo: "Sconsigliati, che fate voi dunque? Roma che sarebbe dessa senza il pontefice?", ed a Corrado parlò così: "Cingetevi di spada al fianco, o potentissimo, e Cesare restituisca a se stesso ciò che è di Cesare, ed a Dio quello che è di Dio73... Dio solo è propria

mente sovrano... Il pontefice del Signore egli è quaggiù e sacerdote e re".

 

  [65] Bernardo ripassò a comporre i torbidi del re di Francia con il conte di Sciampagna, Tibaldo74. Le guerre civili erano sì sanguinose che ormai il regno di Francia sembrava estinguersi negli incendi, nelle sedizioni, nei saccheggi. Ber

nardo riuscì <a> far cessare anche questi mali.

 

  <10.> Quando i gemiti di Palestina giunsero all'orecchio del pontefice Eugenio, questi chiamò a sé Bernardo e gli impose di predicare la crociata per accorrere in aiuto della fede. Il santo abate di Chiaravalle come un plenipotenziario celeste si presentò ai principi ed ai popoli di Europa gridando: "La croce! La croce!"

 

  In Germania un Rodolfo predicava: "Uccidete gli ebrei tutti, che sono i nemici della croce di Gesù Cristo!" Bernardo lo ammonì e quegli se ne tacque. E proseguendo in persona propria, l'abate predicava e guariva quanti infermi gli erano presentati. Talvolta che gli si serravano intorno, pareva il soffocassero le turbe. Egli cedendo alla fatica doveva apparire dalle finestre per benedire al popolo. Innumerevoli gridavano: "La croce! La croce!" E di sotterfugio tagliavano il lembo della veste a Bernardo, il quale però molto sovente doveva rifarsene con abiti nuovi.

 

- 581 -  Lodovico, re di Francia, aveva giurato di portarsi alla guerra santa. Corrado di Germania aveva parimenti promesso. Bernardo, quando scorse che le moltitudini fremevano in brame per partire più solleciti, presentò Sugero75 abate e Guglielmo conte di Nevers e disse: "Eccovi due spade". Guglielmo volle ritrarsi alla certosa in solitudine e così fu eletto superiore l'abate Sugero. Il re di Sicilia che con fortuna aveva combattuto nella Grecia disse: "Io ve lo raccomando, in passare a Terra Santa non fate capo ai greci, perché con le infinzioni loro vi rovineranno". Ruggero aveva strappato Corfù a Costantinopoli ed aveva sommesso, in Grecia, Atene, Tebe, Corinto. Il Marrocco e la [66] Tunisia gli obbedivano, onde Ruggero era detto signore d'Africa.

 

  Il consiglio del re di Sicilia era assennato, ma non vi si attennero i crociati nostri. Però pervenuti a Costantinopoli e incontratesi nel 1147 le truppe latine con i popoli greci, questi con il lor sovrano sclamarono con evviva e con feste come ad amici diletti, finché avviatili in luogo di tradimento, cagionarono ai crociati disastri perniciosissimi.

 

  La capitale dell'impero greco, di forma triangolare, aveva tanti ladroni quanti poveri entro le mura; gli altri poi peritissimi erano nell'arte di sedurre. Gli stessi sovrani di Germania e di Francia non seppero tampoco evitare gli errori commessi dai primi crociati e altri ne aggiunsero. I principi latini in oriente non si mostrarono o periti o concordi quanto era necessario nel caso; oh, se a comandare il cielo avesse suscitato una mente eguale a quella di Carlomagno!

 

  Il conte De Maistre dice che nessuna delle crociate ebbe esito, ma che tutte lo ebbero. I sovrani di Germania e di Francia combatterono fin sotto a Damasco, finché avutasi una sconfitta campale ritornarono vergognosamente ai loro troni.

 

  Molti ne accagionavano san Bernardo ed egli dolevasene con lagrime di sangue per tanta sciagura toccata, ma confortavasi in ricordare che i saraceni di molto tratto furono allontanati dai confini cristiani, che molti peccatori, incamminatisi

- 582 -per far penitenza e incontrata la morte, avranno certamente ottenuto salvezza per l'anima. Consolavasi Bernardo in udire che molti di quelli bramavano morire piuttosto che ritornare in patria, tanto temevano <che> non forse sarebbero ricaduti.

 

  L'abate Sugero era estenuato di forze, infermo di salute, vecchio negli anni. Nondimeno ritornato in Francia, tosto si diè a raccorre in tutta Europa per una spedizione novella, ma il colse la morte.

 

  11. Baldovino iii, il giovine re di Gerusalemme, intanto rimaneva solo e intrepido a difendere la città [67] santa. Il forte sovrano con il suo piccolo esercito difese la città da parecchi emiri turchi, che con loro truppe già apparivano dal Monte degli ulivi. E con l'aiuto in più dei pellegrini ordinari, che di tempo in tempo giungevano, venne ad Ascalona e la conquistò.

 

  12. Bernardo ritraendosi alla sua solitudine pregava Dio per le anime di tutta la Chiesa di Gesù Cristo quaggiù. Bernardo scorgeva Gilberto della Porretta che nella sede di Poitiers spargeva errori intorno agli attributi di Dio e delle persone della santissima Trinità. Iscorse Eone76 della Stella, pazzo eresiarca, che non cessava da predicare questo discorso: "Il Signore è padrone di due parti dell'universo, la terza parte poi la diede a me!... Io sono eguale a Gesù Cristo".

 

  Suoi errori diffondeva Pietro de Bruis. E nella Francia77 paoliciani o bulgari o catari od albigesi risuscitarono in questo secolo gli errori che nel secolo viii spargevano in Armenia i manichei. Gli ipocriti tristi sapevano insinuarsi con tante arti di adulazione, di infingimento, di spergiuro, che molti senz'avvedersene entravano nella rete di morte. Agostino medesimo non fu miseramente allacciato dai manichei del suo tempo? Ora Bernardo attese a premunire i popoli contro siffatti errori. Adoperò spesse volte la forza del miracolo per farsi credere, smascherando loro arti sottili; faceva osservare che perfino all'ultimo parevano uscir tranquilli di vita, ma perché

- 583 -in colpa di tante loro dissolutezze il demonio dei loro cuori si aveva possesso pieno.

 

  Il venerabile Pietro di Clunì faceva guerra agli eretici manichei, agli infedeli maomettani, agli ebrei perfidi, confutando con egregi libri i loro insegnamenti pessimi.

 

  13. Sant'Ildegarda, inspirata da Dio, profetessa e taumaturga, operava in parte nella Germania i prodigi che sì frequenti eseguiva Bernardo. Vescovi e principi consultavanla nelle più ardue imprese.

 

  [68] Il pontefice Eugenio poi, per consolarsi da tante cure che l'opprimevano, venne a Chiaravalle tra' fratelli suoi. Bernardo uscì incontro con la numerosa famiglia dei religiosi che il seguivano e in salutare il pontefice sparse lagrime di tenerezza; Eugenio alla sua volta uscì in pianto dirotto nello scorgere i santi esempi di quei religiosi fervidi e dimorò quanto poté in mezzo a loro, non come pontefice ma come confratello amante. Il pontefice fu visitato a Chiaravalle da san Gilberto, che nella Inghilterra adunò un convento di religiosi esemplarissimi sotto la regola di sant'Agostino.

 

  Fu visitato da Anselmo, che in più luoghi, e sovrat<t>utto in Santa Irene78 di Costantinopoli, difese con lume sapientissimo la dottrina e la disciplina della Chiesa romana. Anselmo, spiegando il mistero dei sette sigilli chiusi veduti dallo estatico di Patmos, è di parere che si riferiscano alle diverse età della Chiesa, nelle quali la società cristiana si costituisce a mezzo dei miracoli, della predicazione, dei concili, del culto divino. Il mistero degli ultimi tre sigilli dice essere riservato negli ultimi tempi della Chiesa.

 

  Eugenio pontefice uscì di vita nel 1153. San Bernardo sentivasi pur mancar le forze e crescere le infermità. Temevano non morisse nei mesi invernali di questo stesso anno, ma egli disse: "Non morrò prima della stagione estiva". Eskilo, arcivescovo di Lunden79 primate di Danimarca, venne a Chiaravalle per ispecchiarsi ancora una volta in volto di Bernardo. In

- 584 -ripartire si ebbe un pane benedetto che gli bastò per tutto il lungo viaggio.

 

  A Lorena erano sedizioni e guerre civili nelle quali eran già perite duemila persone. Bernardo si fece accompagnare sopra <il>luogo e rimise la pace. In ritornare era affranto nelle forze del corpo, ma nello spirito godeva come un navigante che ormai rientra in porto.

 

  14. [69] Bernardo volò al cielo addì 20 agosto 1153 e fu sepolto con una reliquia dello apostolo Taddeo. Nella Chiesa se ne mosse un lutto universale. I popoli traevano processionalmente per consolarsi alla tomba di lui. San Bernardo aveva 63 anni. Ebbe fondato 72 monasteri nei diversi regni d'Europa.

 

  Eskilo, il primate di Danimarca, intesa la morte del grande apostolo d'Europa, volle farsi cistercense per vivere e morire presso alla sua tomba. Fra gli altri molti, ne imitò questo esempio un re sardo.

 

  L'oriente e l'occidente s'accordarono sempre in amare ed onorare chi tanto aveva amato ed onorato Iddio e gli uomini. Or ritorniamo donde siamo partiti. Vi pare che i santi sieno di conforto a noi poveri pellegrini di quaggiù?

 

Riflessi

 

1. Come si deve uno incamminar nella via di Dio.

2. San Bernardo pellegrina nell'Italia, a Genova, a Milano e altrove. Dolce lamento de' suoi a Chiaravalle.

3. Annunzia tutta la pace in Francia e nell'Italia.

4. Stefano d'Inghilterra.

5. Morendo l'antipapa Pier di Leone, si spegne lo scisma.

Concilio Lateranense, x <ecumenico>.

6. Aiberto80 Ildeberto, sant'Isidoro, Alfonso i d'Aragona81 consolano la Chiesa.

7. Abelardo rattrista con eresie.

- 585 -8. Libri di Guglielmo di san Teodorico.

9. San Bernardo e papa Eugenio.

10. San Bernardo predica la crociata. Tradimenti a Costantinopoli. Riflessioni di san Bernardo.

11. Baldovino iii in Gerusalemme.

12. Gilberto della Porretta eretico. Catari di Francia82 mascherati da san Bernardo.

13. Santa Ildegarda. Papa Eugenio a Chiaravalle.

14. Morte di san Bernardo.

 





p. 575
60 Originale: abbandonarono.



p. 576
61 Originale: Sicilia; cfr. Rohrbacher VIII, p. 224.



62 Originale: Stendo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 224.



63 Originale: Ranimero; cfr. Rohrbacher VIII, p. 222.



64 Diversamente in Rohrbacher VIII, p. 222: «Se non che, morto Ollegario, [il re Ranimiro] fu eletto a succedergli [ma] Ranimiro fe' ritorno al convento e chiuse quivi i suoi giorni».



p. 577
65 Originale: Il re di Sicilia e il duca di Sicilia, col duca di Puglia; cfr. Rohrbacher VIII, p.226.



66 Originale: Ruggero; cfr. Rohrbacher VIII, p. 228.



p. 578
67 Originale: Stunnio; cfr. Rohrbacher VIII, p. 233.



p. 579
68 Originale: Bonnet; cfr. Rohrbacher VIII, p. 249.



69 Originale: affari; cfr. Rohrbacher VIII, p. 250.



70 Originale: Ugo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 258.



71 Cfr. Ger 1, 10.



p. 580
72 Originale: re di Portogallo, Alfonso scrisse.



73 Cfr. Mt 22, 21.



74 Originale: conte di Sciampagna, e del re stesso con Tibaldo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 263.



p. 581
75 Originale: Lugero, ripetuto nel paragrafo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 303.



p. 582
76 Originale: Leone; cfr. Rohrbacher VIII, p. 305.



77 Originale: Bulgaria; cfr. Rohrbacher VIII, p. 309.



p. 583
78 Originale: Sofia; cfr. Rohrbacher VIII, p. 346.



79 Originale: Luncen; cfr. Rohrbacher VIII, p. 375.



p. 584
80 Originale: Alberto; cfr. Rohrbacher VIII, p. 188.



81 Originale: Arragona; cfr. Rohrbacher VIII, p. 190.



p. 585
82 Originale: d'Ungheria; cfr. nota 77.



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