Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXXI. Verso il termine di un secolo

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LXXI.

Verso il termine di un secolo

  1. [84] Nel periodo di un secolo un uomo nasce, cresce e muore. Nel periodo di un secolo succede altrettanto di una famiglia e di una società. Verso al termine di vita gli anni si fanno più acciaccosi. Forse si fa anche più minaccioso l'ultimo periodo di vita che volge un secolo al suo termine. Verso al fine del secolo dodicesimo ci troviamo nel corso minaccioso di avvenimenti e di rivoluzioni che si innalzano dall'oriente all'occidente. Poniamo attenzione a ciò. Ma avanti incominciare, a chi mi domanda: "Perché tante borrasche nel mar della vita?", rispondo che ciò è per rinvigorire vieppiù l'animo dei piloti, a rinforzare il cuore dei viaggiatori, a purgare viemeglio le stesse acque del mare.

  Se non fossero insorte le persecuzioni dei tiranni di Roma, e a queste non fossero succedute le irruzioni dei barbari, le empietà dell'eresia e le stesse nequizie della corruttela umana, - 599 -il mondo con minor stupore avrebbe ammirato la salvezza della navicella della Chiesa.

  2. Nello scorcio di questo secolo duodecimo le rivoluzioni mondiali incominciarono nell'oriente con Gengiskan107 tartaro che, vantandosi il re dei re, nel 1215 prende Pekino d'assalto e marciando con settecentomila soldati fa tremare la terra sotto a' suoi piè e i sovrani atterra nella polvere. Quelli che osano contrastargli scanna crudamente. Nell'Asia corre tanto sangue che entro avrebbe potuto galleggiare [85] un vascello. Al confronto i cristiani nostri armati nella guerra sono quasi agnelli di contro a lupi sanguinari. Gengiskan credeva in un Dio solo e voleva che tutti vi credessero parimenti.

  3. Dai monti di Caldea poi scese un conquistatore, Aiub o Giobbe108, il quale si rovesciò sull'Egitto invitando alle guerre il figlio Saladino, che invero di malincuore l'accompagnò. Piacevano a Saladino maggiormente gli ozi. Ma gustate le gioie del trionfo, si diede a vita austera e bellicosa. Nel suo animo altero pensò poi di cacciare i franchi da Palestina e dalla Siria, di farsi dominatore dell'oriente. Il re di Gerusalemme Baldovino iv era divenuto c<i>eco e lebbroso. Il principe di Antiochia Boemondo si meritò la scomunica dal patriarca Amerigo perché ripudiò la propria consorte a fin di vivere con una concubina.

  Lo zelo di Amerigo ottenne che i maroniti si ricongiungessero alla Chiesa. Quei buoni si conservarono poi fedeli fino ad oggidì, che in un popolo di 500 mila hanno custodi spirituali 500 sacerdoti del clero secolare e 1600 monaci. I siri e gli armeni cattolici emularono sempre il prode esempio dei maroniti. Nel 1829 in numero di trenta mila lasciarono la patria piuttosto che comunicare con un patriarca scismatico. I loro sacrificii valsero poi ad ottenere un arcivescovo a Costantinopoli. Iddio buono si gioverà nella sua misericordia delle fervide brame di costoro per convertire tutto l'oriente.

  4. L'impero greco pareva sfasciarsi omai. I latini in buon - 600 -numero si introdussero in Costantinopoli e con l'aiuto del loro buon volere ottenevano i primi impieghi nello Stato ed i più vantaggiosi parentadi sulle famiglie, quando l'imperator Emanuele, seguendo un istinto di crudeltà, si rovescia sopra i latini tutti e di essi e dei parenti loro guadagnati in Costantinopoli ne [86] fa una strage sanguinosissima109. I pochi latini che poterono tuttavia scampare, congiuntisi con i fratelli che invocarono da Europa, misero al ferro ed al saccheggio le regioni che dal Mar Nero si estendono al Mar Mediterraneo.

  Emanuele perì. Alessio gli sarebbe succeduto in età minore, ma un Andronico, alto di statura, di aspetto fiero, coperto d'un berretto bigio e aguzzo in capo e con un zimarrino aperto al davanti, si presenta al patriarca Teodosio gridando:  "L'impero cade in rovina". Le turbe da lui subornate sclamano in coro: "Andronico sia imperatore e salvi lo Stato". Ei si presenta ad Alessio in atto di chi è altamente atterrito e soggiunge: "Che fare in cosiffatto frangente?" Rispose Alessio: "Siami tu compagno nello impero". Allo indomani Andronico s'accosta alla santa Comunione e protesta così: "Il Corpo di Gesù Cristo sia testimonio che io per forza solo e per soccorrere al cugino Alessio mi accosto al trono". Ma pochi giorni di poi Andronico grida ad Alessio; "Tuo padre fu un iniquo, tua madre una sgualdrina e tu un imbecille". Dopo ciò gli stacca d'un colpo il capo dal busto ed a suono di musici e con strepito di cantori ne accompagna il cadavere al mare.

 

  Emanuele, figlio primogenito di Andronico, fu diseredato perché non approvò la barbarie del genitore. Egli Andronico, consumate più altre atrocità a Costantinopoli, marciò alla volta di Nicea dove esterminò quanti poté fra i discendenti della famiglia legittima dello impero. Ad ogni ramo di albero nel campo fece poi appiccare un cittadino.

 

  5. Solo rimase un Alessio, esule nella Russia, e questi si - 601 -presentò a Guglielmo il Buono perché, presa opportunità delle divisioni nello impero, prendesse Costantinopoli. Guglielmo mandò Tancredi, il quale conquistò Durazzo e poi Tessalonica. Andronico, vile egualmente che reo, stringe alleanza coi turchi, ricorre alle arti della magia e trucida prigionieri per sola sete di sangue. S'avventa per uccidere Isacco [87] l'Angelo, rampollo superstite di famiglia imperiale, quando il popolo scoppia in sommossa. Stefano, scelleratissimo ministro di Andronico, n'ha spiccato il capo da un monaco110, il quale correndo alla piazza grida al popolo: "Ho ucciso il diavolo..." ed entrato nella cattedrale di santa Sofia scongiura con dire:  "Dimorate qui tutti e per tutta la notte prima che Andronico mi faccia in pezzi".

 

  Il popolo adunato proclama imperatore Isacco111. Andronico, giunto testé, sbalordisce e s'affida al Bosforo, ma arrestato al Ponto Eusino è coperto di calci, di pugni, di sputi, intanto che i cittadini in Costantinopoli ne saccheggiano il palazzo imperiale. Rientrato in città, le turbe furenti l'assalirono con rabbia feroce. Gli cavarono un occhio, lo mutilarono nelle membra e lo trascinavano per ludibrio nelle vie. Andronico non lasciava di gridare: "Signore, pietà di me!" finché morì.

  Andronico fra le molte qualità ne aveva il buon costume di una vita austera; protesse i naufraghi contro la barbarie del popolo che spogliava e trucidava uno il quale fosse stato dalle onde sbattuto in naufragio.

  6. Né solo i greci porgevano il pessimo esempio di crudeltà, ma gli ebrei di soppiatto cagionavano pure ai cristiani ogni peggior male possibile. Gli ebrei nel loro Talmud fra le molte hanno queste raccomandazioni: "Tre volte in ogni maledite ai cristiani; appropriatevi con furto o con usura i loro beni; considerateli come bestie; uccideteli se potete; se v'accada- 602 - di scorger un cristiano sull'orlo d'un abisso precipitatevelo entro".

  Gli ebrei in questo tempo mostravano lor zelo in rubare fanciulli cristiani e bruciarli vivi. Vedremo nel 1840 il cappuccino Tomaso assassinato con lo stesso fanatico intendimento. Parigi era per metà abitata da ebrei, i quali con usure loro si impossessarono dei tesori delle famiglie e delle chiese. Il re Filippo Augusto aveva sol sedici anni. Nondimeno [88] proclamò:  "I debiti agli ebrei ladroni non si paghino da veruno; dessi ebrei sieno confiscati nei beni e banditi nella persona". Né da questo proposito si lasciò smuovere. Impose dippiù il castigo di 20 monete d'oro da darsi ai poveri <d>a quel cristiano che avesse proferita bestemmia al santo nome del Signore.

  7. Ipocriti come gli ebrei sorsero in Francia i valdesi, guidati da Pietro Valdo, mercante, i quali fingendo povertà e osservanza apostolica si arrogavano diritto di predicare e di conferire sacramenti. Chiamavansi i poverelli di Lione112 e dal popolo dicevansi gli inciabattati. Spargevano dottrine sovversive.

  8. Veri umiliati furono in Lombardia quei patrizii milanesi che condotti in ostaggio nel 1036 in Germania promisero a Dio ed alla Vergine che, potendo ritornare al patrio suolo, avrebbero istituita una pia congregazione degli umiliati per attendere alle industrie e soccorrere ai fratelli poveri. Quest'ordine si distinse poi, con il consiglio di san Bernardo, in tre grandi famiglie. Giovanni da Meda, istituita una chiesa ed una casa in Como, predicò con frutto mirabile nelle regioni d'Italia.

  Ma tutta la Cristianità si commosse al terrore che spargeva Saladino. Il pontefice Lucio iii gliene scrisse per mitigare la pena dei cristiani prigioni. Il conquistatore musulmano gli rispose con buon garbo a mezzo di lettera che così esordiva:  "Saladino, il più potente dei re orientali, al signor papa, che occupa la prima dignità nel mondo".

  Lucio pontefice attese con cura ad ordinare le cose religiose in occidente, a fine di salvare la Cristianità e resistere - 603 -anche in oriente alle invasioni saracene. Adunò pertanto un concilio a Verona113 allo scopo di reprimere i mali che facevano irrompere gli eretici manichei ed i poverelli di Lione. Impose ai vescovi di esaminare i sospetti d'eresia e di consegnarli al [89] braccio secolare per essere puniti. A quei tempi reputavasi da tutti non esser cittadino chi non fosse buon cattolico. Gli eretici, come invero lo sono causa di disordini, reputavasi doversi punire come gravi ribelli e sovvertitori.

  9. Poco di poi da oriente giunge Eraclio patriarca di Gerusalemme, recando le chiavi della città e del Santo Sepolcro. E mescendo alle parole i singhiozzi narrò i mali della Cristianità in Terra Santa, e che Baldovino iv, re divenuto vecchio, cieco e lebbroso, aveva costituito sovrano in vita Guido conte di Lusignano114 e dopo di lui il nipote Baldovino, incoronato testé in età di anni cinque.

  Il sommo pontefice mescolò le sue alle lagrime del pio patriarca e a lui ed al maestro dei templari, Arnaldo, rassegnò lettere per il re di Francia e d'Inghilterra. I quali adunatisi in conferenza deliberarono la partenza, associandosi loro Baldovino arcivescovo di Cantorberì e Gualtieri vescovo di Rouen.

  In questo frattempo, 1185, Baldovino morì di lebbra in Gerusalemme e Lucio iii uscì di vita in Verona115, chiamando a succedergli Uberto Crivelli cardinale arcivescovo di Milano, che assunse il nome di Urbano iii. Questi scorgendo che Arrigo vi, figlio di Federico, si assumeva titoli fastosi, lo umiliò con fargli intendere: "Che credete dunque? Che il pontefice sia un cappellano dell'impero tedesco?" E chiamato il padre in Ferrara fermò con lui un concordato. In seguito a questo e per fare la penitenza di tanti suoi mali anche Federigo si espose a prendere le armi in favore di Terra Santa.

 

  Pervennero primi i re di Francia e d'Inghilterra. I crociati operarono prodigi di valore. Alcuni guerrieri sovrat<t>utto distinguevansi con tanto valore che i turchi reputavano forse in - 604 -mezzo a loro il guerriero san Giorgio. Nel primo scontro 300 cavalieri crociati resisterono contro l'assalto di settemila saraceni. A [90] Tiberiade116 il padre di Corrado figlio del marchese di Monferrato cadde prigioniero. Il Saladino disse <a Corrado>: "Abbandona l'assedio di Tiro od io uccido il padre tuo". Al quale aggiunse Corrado: "Se il cielo permette la morte del padre mio, io me ne glorierò d'esser figlio d'un martire". Sostenne vigoroso e prese la città.

  I crociati perdevano sol quando, sfiniti dalla stanchezza, bruciati da un sole cocente, colle fauci infuocate mettevano la bocca contro terra per ricevere al mattino qualche frescura, e che pure in tale stato dovevano combattere con eserciti sterminati di 80 mila saraceni. Così avvenne a Tiberiade, sui monti, dove con troppa fidanza uscirono incontro. Saladino rimase ivi vincitore. I cavalieri cristiani, resi schiavi, intrepidi porgevano il capo alla scimitarra gridando: "Consolante è morire per Gesù Cristo salvatore".

  Adunarono i cristiani lor forze a difendere la città santa, ma fu invano. Saladino già montava sulle mura quando i cristiani offrirono patti di arresa. Rifiutolli Saladino, ma i crociati soggiunsero: "Noi ci risolveremo a durissimi patti; anderemo vostri prigioni, incendieremo la città e i tesori che non possiamo trasportare; di poi invocando sul vostro capo le maledizioni del Dio di Gerusalemme noi usciremo". Saladino atterrito da quelle minaccie accondiscese.

  10. Era l'anno 1187; Gerusalemme fu resa dopo 80 anni che la governavano i cristiani. Compassionevole vista! La regina coperta di lutto usciva accompagnata dalle donne che al collo e per le mani conducevano loro bambini. Seguivano i conti, i Cavalieri stessi del Santo Sepolcro. Fu fissato il riscatto dei prigioni uomini a 10 monete d'oro, delle donne a 5, dei fanciulli a 2. Quattordici mila non poterono riscattarsi. Strano contrasto! Saladino mosso a pietà liberò tutti gli orfani. Eraclio che usciva con dugentomila scudi d'oro - 605 -lasciò perire i suoi figli per abbrancarsi a quel pugno d'oro. Dice una cronaca antica: "Cristo nostro[91] Signore non li voleva udire, perché la lussuria e la impurità che erano in Gerusalemme non lasciavano salire preghiera veruna al cospetto di Dio".

  Saladino intanto dissacrò i templi cristiani per dedicarli a Maometto. Appena tollerò che fosse conservato il tempio del Santo Sepolcro, al quale permise si accostassero pure i pellegrini che venendo potevano portare ricchezze alla città.

  In occidente, quando s'intese la notizia dolentissima, palpitarono i cuori di tutti i cristiani. Guglielmo il Buono, re di Sicilia, vestì il cilizio e la gramaglia. Il pontefice Urbano per eccesso di duolo morì. Gregorio viii, che gli succedé, in segno di altissimo lutto comanda alla Cristianità il digiuno in ogni venerdì della settimana, l'astinenza dalle carni nei giorni di mercoledì e di sabato. Ma dolendogli sopram<m>odo a lui stesso l'immensa sciagura, viene a Pisa per conciliare gli odi che erano fra genovesi e pisani e per indurli alla riconquista di Terra Santa. Ma in breve se ne muore egli stesso. Clemente iii, che gli succede poco stante in quest'anno 1187, predica la crociata in Inghilterra. Questa aderendo prende la croce in color verde. Clemente predica alla Francia e dessa assume la stessa croce in coloro rosso. Federico imperatore aduna in Magonza la dieta, che chiama di Dio, e si dispone a muoversi con immense schiere.

  Nella Inghilterra poi Enrico, sostenuta una guerra col re di Francia, ammala e muore e non trova tra' suoi chi lo seppellisca onorevolmente. Il figlio Riccardo, detto Cuor di leone, gli succede ed egli tosto aduna concilio a Tours per avviare la crociata sua. Riccardo ricevette la panattiera ed il bordone in questo concilio, mentre Filippo Augusto di Francia riceveva le stesse insegne a San Dionigi117 dallo zio arcivescovo. Lo stendardo levollo il re francese dalla tomba di san Dionigi. Si ricongiunsero a Messina, dove Guglielmo il Buono teneva disposto l'ammiraglio detto Margaritone, dai saraceni stessi

- 606 -tenuto come il re [92] dei mari. Ma Guglielmo morì. Gli succedette Tancredi con il consenso del pontefice.

  In quel di Calabria era un monaco Gioachino, di santa vita. Si associò ai crociati, visitò la Tebaide di sant'Antonio e ritornò in patria per costrurre un monastero di maggior severità che quel di Cistello stesso e ottenne. Riccardo Cuor di leone, valoroso e magnifico ma superbo e qualche volta dissoluto, accusava sue colpe al pio abate ed ai vescovi per ottenerne misericordia.

  I cristiani, pochissimi di numero e affranti per le fatiche, sostenevano presso a Tolemaide, quando a riva di mare iscorgono 50 navigli con il vessillo della croce. Portavano 12 mila frisi e danesi. Giorni di poi soprag<g>iunsero altre navi di inglesi e di francesi in tanto numero e così agguer<r>iti che i turchi inorridendo dicevanli numerosi come i granelli di sabbia del mare e forti come torrenti impetuosi. Nel primo combattimento campale che loro offersero i crociati, i soldati di Saladino si volsero presto in fuga e i cristiani intanto si sparsero a bottinare, quando i turchi, non scorgendosi inseguiti, si raccozzarono e cagionarono tali perdite sul campo cristiano che ambedue gli eserciti in quella giornata furono vincitori e vinti. Ma Saladino cadde infermo e riparò sul monte Caruba.

  Federico di Germania era giunto anch'egli con immenso stento. Le sue truppe eran divise in quattro parti. Egli comandava in persona cento mila crociati. L'esercito di Federico era composto di 140 mila cavalieri; dei pedoni poi sol Dio ne conosceva il numero.

  A Costantinopoli i greci, sempre infinti, tentarono di tradurre Federico in ag<g>uato; gli chiusero talvolta il passo, gli assottigliarono il vitto, osarono vilipenderlo. Federico rispondeva con dignità: "Sono imperatore per elezione dei principi e per conferma del sommo pontefice". De' suoi soldati scriveva il patriarca [93] armeno: "I tedeschi sono uomini straordinari; sono alti di statura, intrepidi nel coraggio. Sono disciplinati e si interdicono ogni piacere perché Gerusalemme è perduta. Si veston di ferro... nella fatica e nella avversità sono pazienti oltre ogni credere".

  A Laodicea per immenso stento di fame e di sete dovettero

- 607 -in parte scannare i cavalli per berne il sangue e mangiarne le carni. Federico benché vecchio era sempre il primo nei pericoli e gridava: "Seguitemi! A Cristo la vittoria! A Cristo l'impero!" Nella sera di un giorno faticosissimo il Signore degli eserciti li introduce nei giardini del soldano, il quale discende a capitolazione.

  I prodi s'avanzano di poi alla volta di Seleucia. Conveniva passare un ponte angusto sul fiume Calicadno. A Federico premeva di non perdere tempo. Egli il primo si attenta al guado. Le correnti il trascinano nei loro vortici. Accorrono mille soldati e l'estraggono solleciti, ma il trovano cadavere. La perdita di Federico spiacque ben più che la sconfitta in una battaglia. Era addì 10 giugno 1190. Gemiti e grida inconsolabili eleva<va>nsi da ogni petto dei crociati. Alcuni disperando omai si disponevano a ritornare. Nella foga del dolore lamentavano: "Chi può vivere ancora senza la scorta di tanta guida?"

  Ma giunse una flotta guidata dal conte di Sciampagna. Pellegrini tedeschi di Brema istituirono coi loro tesori l'ordine che fu chiamato teutonico e che era tutto per difesa della fede e per la cura dei feriti e degli ammalati. Presto il Signore manda loro san Giovanni di Matha e san Felice di Valois con un ordine che denominasi della Santissima Trinità per la redenzione degli schiavi. Quei di Gerusalemme a confermare i meschinelli rimettono al re di Francia e d'Inghilterra l'elezione del re proprio.

  11. Filippo Augusto di Francia aveva già posto piede in Palestina e fu incontrato come un angelo del Signore. Riccardo Cuor di leone dovette soffermarsi[94] qualche settimana per via. Sbattuto da una bufera a Cipro, scorse che quegli isolani, istigati da Isacco imperator greco, maltrattavano i naufraghi. Riccardo entrò nel mezzo, combatté come un leone e conquistò l'isola per sé. Dopo questo fatto anche Riccardo raggiunse i crociati francesi.

  Le forze militari dell'oriente e dell'occidente erano di fronte le une contro alle altre a Tolemaide. Tutto il mondo guardava . Se i turchi avessero vinto, tutto il mondo sarebbe stato dominato dai saraceni. Ma se il cielo guardava pietoso ai nostri, la

- 608 -croce di Gesù Cristo rifulgerebbe nell'oriente come in occidente. L'assedio di Tolemaide fu più importante e meglio impegnato che quello dell'antica Troia. Da ambo le parti combattevasi con gagliardo valore. Ma i crociati sorprendevano i musulmani. Lo stesso Saladino godeva <di> venire in mezzo a loro, osservare lor giuochi militari, ammirare i loro cortesi modi. Volle egli medesimo essere armato da cavaliere cristiano. Quando poi nel giorno 13 luglio 1191 diedero assalto, i crociati con i cadaveri dei cavalli e dei soldati caduti riempivano le fosse, finché il vessillo cristiano sventolò sulle mura della città. Il Saladino promise <di> restituire il legno della santa croce e di versare 200 mila monete d'oro, e si partì.

  I pellegrini, come gli ebrei che venivano alla conquista di terra promessa, mossero con centomila soldati alla volta di Joppe. Filippo Augusto dopo la presa di Tolemaide ritornò al suo regno in Francia e Riccardo Cuor di leone assunse il comando generale. Da Tolemaide a Joppe viaggiarono sempre tra le freccie dei turchi. Potevano a stento compiere tre leghe di cammino in ogni . Sovente un fratello cadeva ferito ovvero spossato. I crociati seppellivanlo e in proseguire la via cantavano salmi con mesto accento.

  Quando i saraceni in numero di dugentomila li attesero in un campo presso a Joppe, Riccardo arringò i suoi e disse:  "Attendete il suon118 delle trombe [95] ai quattro lati. Udito lo squillo, voi attaccate". Ma le trombe tardavano; i crociati erano impazienti. Condotti da un affetto di fede, irruppero come un torrente. Riccardo alla sua volta s'avventò come una frana. Dov'ei passava segnava strage di cadaveri. Gridavano i saraceni: "Riccardo è come un mietitore che abbatte le spiche del campo. Nessun di noi può stare". E si abbandonarono alla fuga. Riccardo davasi a raccogliere il bottino. Adunavansi 20 carri di giavellotti sparsi, quando un raccozzamento di musulmani l'assalsero quasi all'improvviso. Riccardo levossi e li dileguò. Saladino fu trovato nello scoramento con 17 mam<m>alucchi che il circondavano.

- 609 -  Le geste di Riccardo son proprie degli eroi e dei semidei. Ancora oggidì il turco se ne vale come di confronto del suo nome con dire: "Che temi tu? Credi che sia presente il re Riccardo?"

  Pervenuto Riccardo a vista di Gerusalemme pianse di tenerezza e disse: "Io non son degno di entrare nella città santa". Gli emiri dicevano di Riccardo: "Nessuno sostener può i colpi di costui; l'impeto suo è tremendo, il suo scontro mortale ed i suoi fatti sono superiori alla natura umana".

  Riccardo domandò ai musulmani Ascalona, chiave dello Egitto. Rifiutavano questi, ma tosto che Riccardo lasciò intendere che li avrebbe assaliti, convennero di demolire la città.

  A Riccardo occorreva denaro. Egli patteggiò con Guido conte di Lusignano, al quale diede Cipro, che dopo 300 anni vedremo cadere in mano ai veneziani. Saladino, consumato dal valore di Riccardo, ammalò e morì in Damasco. Avanti spirare ordinò che un valletto, recando innanzi al corteo uno straccio funebre, gridasse: "Ecco quello che porta seco nel sepolcro Saladino, vincitore dell'oriente". L'incendio che minacciava <di> invadere la Cristianità si spense con la morte di Saladino.

  Riccardo Cuor di leone pensò <di> ritornare, avendo anche inteso che il regno suo minacciava. Si adoperò perché a re di [96] Gerusalemme fosse eletto Enrico, nipote dei due regnanti di Inghilterra e di Francia.

  12. Ma altri pericoli attendevano Riccardo in Europa. In Austria a motivo del suo carattere focoso si era reso avversario Leopoldo, ferito da insulti. In Italia aveva il duca di Monferrato e nella Francia Filippo, sdegnati per le stesse ragioni di improperi ricevuti. Accadde però questo bruttissimo avvenimento, degno più di gente barbara che di principi cristiani. Riccardo, aspettato in Austria e messo in catene, fu venduto da Leopoldo ad Arrigo che lo rivendé per un prezzo doppio a Francia e questa per un valore moltiplicato lo cedé ad Inghilterra. Viltà codarda ed iniqua! Il pontefice fulminò di scomunica il reo principale, Leopoldo d'Austria. Il cielo sdegnato piovve sul colpevole regnante il castigo di innondazione del

- 610 -Danubio e poi siccità119, e poi invasion di bruchi e morbi pestilenziali. Finalmente Leopoldo in cader da cavallo si trovò costretto <ad> amputarsi da sé il piede destro. Morendo fu lasciato insepolto per otto , finché i conti non promisero al pontefice che avrebbero riparato al danno ed allo sfregio cagionato a Riccardo.

  Eleonora, madre di Riccardo, riclamava alla Francia per il figlio. La regina di Danimarca riclamava alla stessa nazione per altre ragioni, ma non ottenendo gridò: "Cattiva Francia!... A Roma! A Roma!" E rinunziando al secolo si rese monaca.

  Riccardo nel 1194 con applauso de' suoi giunse in Inghilterra, dove attese a raccoglier danaro per muover guerra al re di Francia. Ugo, vescovo di Lincoln, disse: "Non è giusto che a ciò si opprima il povero e che si spoglino le chiese" e minacciò poi di censura il re stesso. Questi infuriò, ma Ugo attese che Riccardo ascoltasse la santa Messa e intanto venne al suo fianco e disse: "Datemi il bacio di pace...". Aggiunse Riccardo: "Voi non mi amate". Ed Ugo: "Oh, se vi amo! Ho compiuto testé giornate di viaggio per venirvi <a> visitare.[97] Or datemi il bacio di pace". Riccardo baciò in fronte il vescovo. Il quale tolse a dire: "Come state di coscienza?...". "Non male...". "Ma se intesi dire che opprimete i poveri, che commetteste ingiustizie?... Insomma io devo rispondere della vostra anima... doletevi e confessatevi tosto a me". Ugo era un santo. Disse per ultimo al re: "E' uso dei grandi di regalare al re in ogni anno un ricco mantello da sovrano. Togliete questa consuetudine perché i grandi anche per questa spesa si rifanno sulle scarse risorse del povero popolo". Sant'Ugo camminava sulle traccie del santo martire Tomaso, arcivescovo di Cantorberì.

  13. Questi, costretto a quella sede, rinunciò al cancellierato, e poiché scorse che Enrico continuava <a> depredare i beni delle chiese, il vescovo minacciollo di scomunica. Il re finse <di> amicarsi e giunse <a> fargli firmare una costituzion

- 611 -del clero che indirettamente avrebbe incarcerata la Chiesa.  "Che avete fatto mai?", disse al vescovo un chierico fra via. Tomaso se n'avvide, pianse amaramente come Pietro e scrisse con lagrime al pontefice e mostrò l'inganno da cui si lasciò avvolgere da Enrico. Il quale però prese a perseguitar il santo vescovo.

  Dicevasi che Enrico avrebbe ucciso Tomaso, ed ei fuggì sopra un ronzino col nome di frate Cristiano. Il re di Francia l'accolse con gioia, il pontefice con trionfo maggiore. Onde i vescovi cortigiani di Inghilterra e taluni cardinali stessi di Roma ne mossero lamenti. Enrico poi infuriando perseguitò gli aderenti a Tomaso. I quali fecero capo a lui in buon numero e lo raggiunsero in Francia a Pontignì, mentre l'arcivescovo accolto120 dai cistercensi stava ammucchiando il fieno con quei religiosi. Videro che Tomaso copriva di cilizi la persona. Fra i rifuggiti era san Gilberto121 che assai sostenne per la fede.

  Quando Enrico minaccia i cistercensi sul proprio regno perché i lor fratelli di Francia accolsero Tomaso, or questi adunatisi in capitolo mostrarono soddisfazione[98] che l'arcivescovo se ne partisse. Il re di Francia in udire levò gli occhi al cielo sclamando: "Come sono caduti i forti d'Israello!" E invitò l'arcivescovo a sé nella città di Sens. Enrico finse conciliazione e ascoltò i legati del papa, che si attentarono per eludere le ragioni del santo arcivescovo. Onde Tomaso fu costretto <a> dolersene a Roma.

  Il pontefice adunò dunque i due regnanti, che minacciavano <di> guer<r>eggiarsi, al congresso di Montmirail122. E qui Enrico finse <di> umiliarsi e pose innanzi promesse generali, alle quali lo stesso re di Francia parve di dover credere; ma allo indomani, e in quella che tutti insultavano a Tomaso come a capriccioso ed a testardo, il re francese si abbracciò allo arcivescovo sclamando: "Vero, vero! Voi solo siete strenuo - 612 -difensore della Chiesa. Chi oserebbe tra i saggi soscrivere alle consuetudini di un regno tirannico, se non aggiunga la condizione: salve le leggi divine ed ecclesiastiche?"

  Enrico manda danaro alle città lombarde perché con uno scisma appoggino le pretensioni sue. Il pontefice alla sua volta invia lettere monitorie e poi altre minatorie, finché Enrico piangendo si abbraccia a Tomaso, il quale trionfante entra in Cantorberì. Godevano i buoni, ma i tristi dolevansi con dire:  "Tomaso con le sue testardaggini trasse le scomuniche in Inghilterra, le dissensioni e la rovina nel regno". Queste voci sus<s>urrando all'orecchio del re, ottennero che egli pure si lagnasse con dire: "Ho avuto pace con tutti e non la vinsi contro un prete di Cantorberì".

  In udire ciò, quattro scellerati partironsi dalla corte nella notte di Natale. Addì 29 dicembre di quell'anno 1170 trucidarono ai piedi del santo altare l'arcivescovo Tomaso, che volonteroso si offerì come vittima allo Altissimo. La costernazione entrò nel cuore di tutti i buoni. Il pontefice, allora Alessandro iii, lanciò l'interdetto alla Chiesa d'Inghilterra. Ricusò per otto giorni <di> ricevere legati inglesi.

  Enrico si reca nella Irlanda e [99] si adopera con il vescovo Cristiano per istrappare gli orrendi abusi di pratiche tristi e di unioni incestuose e di battesimi che sacrilegamente conferivansi con latte. Ritornando poi ben presto, si confessò in parte reo della morte di Tomaso dicendo: "Io non fui causa ma ho dato motivo. Or mi si imponga qualsiasi penitenza, anche fino a Gerusalemme, che son disposto e di cuore la invoco". I quattro assassini vennero in esecrazione a tutte le nazioni. Uno perì miseramente in Germania, gli altri tre morirono dolendosi in Gerusalemme dove ebbero questa iscrizione sepolcrale:  "Qui giacciono gli sciagurati che martirizzarono il beato Tomaso arcivescovo di Cantorberì".

  Il sepolcro di Tomaso si rese celebre per grazie che vi si ottenevano. Il re di Francia ottenne la guarigione del figlio Filippo, che fu poi incoronato. Enrico stesso con tutti i suoi figli e con Eleonora vi si recarono a pregare divotamente, e ottenne che in parte almeno cessarono le minaccie di ribellione del regno e della famiglia propria. Personaggi illustri

- 613 -confermavano la propria fede al sepolcro del santo martire Tomaso.

  14. La fede era coadiuvata da altri personaggi illustri e fioriva anche in parti lontane. Ugo Eterio detto il cardinale Laborante scriveva Della vera libertà123. Il pontefice Alessandro continuava corrispondenze epistolari con il soldano d'Iconio, bramoso di intendere la fede di Gesù Cristo. In Fenicia fra' turchi era insorta la setta degli assassini. Il capo in udire della fede cattolica s'ammansa e si converte. Nella Tartaria il Gran Kan era prete nestoriano. Un francescano presto sarà arcivescovo a Pekino e dallo estremo confine dell'India un principe supplica per avere un altare a Roma ed a Gerusalemme.

  In Danimarca Assalonne, costretto alla sede di Lunden124, si fa riformatore del costume. Santa Ildegarda continua <a> scrivere sue rivelazioni Le vie del Signore125. Sant'Elisabetta [100]le tiene dietro. In Frisia126 il beato Federico abate istituisce il Giardino di Maria. Sant'Aelredo nella Scozia si rende religioso cistercense e scrive il libro Dell'amicizia spirituale, che ben meriterebbe esser tradotto. Geroè, preposto in Baviera, e Gerlacco127, abate nel Belgio, edificano collo zelo e con la pietà loro. Valten, principe nella Scozia, si fa monaco agostiniano e poi vescovo di Sant'Andrea128. Giovanni di Salisburì è con istanza cercato dai francesi per il vescovado di Chartres.

- 614 -San Lorenzo nel giorno che fece suo ingresso nell'arcivescovado di Dublino fu da un pazzo percosso con un bastone al capo. Lorenzo poté tuttavia levarsi e quell'uomo dolevasi poi con dire: "Credeva <di> aver fatto un martire e non ho ottenuto"129.

  Eretici manichei e assassini baschi, aragonesi, brabantesi spargevano con l'errore delle dottrine il terror delle armi in tante bande agguerrite. Il pontefice aduna concili per condannare gli errori che minacciano la fede, in quella che i principi impugnano l'armi per assicurare il trono dagli stessi che si fanno sovvertitori d'ogni ordine sociale. Alcuni signori tenevano mano alle spogliazioni. Sant'Antelmo130 si presenta a quei conti, li minaccia della censura e loro intima: "Voi mi accusate dinanzi al tribunale civile; io vi adduco avanti al giudizio di Dio..." e continuava l'ufficio suo di predicatore e di apostolo.

  Zelo cosiffatto ammiravasi a questo tempo nei popoli della città e dei contorni di Liegi. Era una gara fra quei buoni a praticare il bene. Le figlie movevansi con emulazione a praticar la virtù con il voto di castità, le maritate aspiravano per essere modello di pazienza e di assiduità nei doveri della famiglia. Uomini e fanciulli si eccitavano al bene con pii discorsi. I nemici avendo saccheggiato Liegi, le vergini fanciulle per iscampare da pericoli mostraronsi con atto eroico di sacrificio e Dio le liberò prodigiosamente. Quei buoni emulavano la virtù della b<eata> Maria d'Oignies nel Brabante, che indotto lo sposo a continenza [101] perfetta, con lui dedicossi alla cura degl'infermi. La beata Maria vinceva con le mortificazioni le pretensioni del senso e Dio ricreavala con visioni e con godimenti spirituali in generosa misura.

  In Cremona sant'Omobono, figlio di un mercante, sapeva esercitare con tanto eroismo la virtù da meritarsi dopo morte la canonizzazione da parte di Innocenzo iii nel 1198. Due

- 615 -pellegrini, il padre Guglielmo e Pellegrino il figlio, dopo pericolose avventure si trovano in Gerusalemme e si offrono alla cura degl'infermi. San Drogone di Fiandra131 è invocato con fede dai pastori. San Meinardo in Livonia132 mostra a quei barbari le virtù di un vero seguace di Gesù Cristo, mentre che Alberto vescovo di Riga istituisce l'ordine militare dei frati di Cristo in difesa dei fedeli testé battezzati in quelle terre.

  Oh, se gl'imperatori di Germania avessero compreso l'ufficio a cui disegnavali la Provvidenza! La Chiesa si sarebbe dilatata con rapidità a tutto l'oriente. Gli imperatori tedeschi avrebbero potuto disporre per la fede l'impero greco. Ma quegli imperatori mostrarono maggior valentia per combattere piuttosto che per difendere la Chiesa. Arrigo vi, succeduto a Federico il padre, invase la Puglia e distrusse il regno dei normanni. Permise il martirio di sant'Alberto vescovo di Liegi. Per essere incoronato dal pontefice rassegnò distruggendolo il forte di Tuscolo, che poi diede luogo a Frascati133. Ma non tardò <a> ritornare alle prepotenze sacrileghe, onde lo stesso pontefice Celestino iii scomunicollo. Arrigo morì ben presto a Messina nel 1197. In questo stesso anno scesero nel sepolcro il pontefice Celestino iii, il re di Cipro, Corrado di Monferrato, Arrigo <di Sciampagna e Riccardo> Cuor di leone134.

  Così il secolo xii in chiudersi mostrò la scena di questo mondo. Popoli e re che si avvolgono in rivoluzione per abbracciare quello che spesso ignorano e poi che muoiono per dar luogo ad altri, i quali saranno più o meno pazzi [102] in continuare le parti della stessa com<m>edia. Una sola soprav<v>ive a tutti, la morte, la quale viene a spogliare un personaggio per indossarne altri destinati a comparire nella misera scena di questo mondo.

 

- 616 -Riflessi

1. Verso il termine del secolo xii le sciagure s'aggravano.

2. Gran rivoluzione di Gengiskan.

3. Saladino.

4. Sfasciamento dell'impero greco. Emanuele, Alessio, Andronico.

5. I russi alla volta di Costantinopoli.

6. Ebrei avversi ai cristiani.

7. Valdesi e poverelli di Lione.

8. Concilio di Lione e il pontefice Lucio iii.

9. Eraclio patriarca di Gerusalemme eccita una crociata. Ardore di essa.

10. Gerusalemme cade. I potenti d'Europa movono novellamente alla conquista di Gerusalemme santa.

11. A Tolemaide. Riccardo Cuor di leone. Muore Saladino.

12. Pericoli e maltrattamenti di Riccardo in Europa.

13. Tomaso di Cantorberì par cedere ad Enrico, ma poi vi resiste fino al martirio.

14. Ugo Eterio. A Pekino. Santa Ildegarda. Sant'Elisabetta. San Lorenzo. Fervore in Liegi. San Drogone. Signora di tutti è la morte.

 





p. 599
107 Originale: Gengiscan; cfr. Rohrbacher VIII, p. 674.



108 Originale: Aciub o Giob; cfr. Rohrbacher VIII, p. 677.



p. 600
109 In Rohrbacher VIII, p. 682, l'episodio qui riassunto (quando l'imperator Emanuele [...] strage sanguinosissima.) è riferito ad Andronico I Comneno invece che al suo predecessore Emanuele I Comneno.



p. 601
110 Diversamente in Rohrbacher VIII, pp. 691-692: «Nella sera del 11 settembre 1185 Stefano si reca alla dimora d'Isacco [Angelo] e gl'impone di scendere e di seguirlo. Questi [...] corre addosso a Stefano che fugge atterrito, lo raggiunge alla porta della casa di lui e gli spacca con una sciabolata la testa».



111 Originale: Alessio; cfr. Rohrbacher VIII, p. 692.



p. 602
112 Originale: Sione; cfr. Rohrbacher VIII, p. 699.



p. 603
113 Originale: Lione; cfr. Rohrbacher VIII, p. 705.



114 Originale: Susignano; cfr. Rohrbacher VIII, p. 708.



115 Originale: Roma; cfr. Rohrbacher VIII, p. 710.



p. 604
116 Originale: Tiro; anche per la successiva integrazione cfr. Rohrbacher VIII, p. 717.



p. 605
117 Originale: a Reims; cfr. Rohrbacher VIII, p. 735.



p. 608
118 Originale: Attendete che il suon.



p. 610
119 Originale: inondazione dei popoli di Danimarca e poi siccità; cfr. Rohrbacher VIII, p. 767.



p. 611
120 Originale: assolto.



121 Originale: Giberto; cfr. Rohrbacher VIII, p. 565.



122 Originale: Montimirail; cfr. Rohrbacher VIII, p. 574.



p. 613
123 Diversamente in ROHRBACHER VIII, p. 628: «Illustre contemporaneo e compatriotto di Ugo Eterio fu il cardinale Laborante [...] il dotto cardinale sapeva trovare il tempo ancora di scrivere più opere ragguardevoli [...] Poi ancora un trattato Della vera libertà»; cfr. anche la nota 85.



124 Originale: In Germania Assalonne, costretto alla sede di Rotschild; cfr. ROHRBACHER VIII, pp. 639-641.



125 Diversamente in ROHRBACHER VIII, p. 643: «Santa Ildegarda era stretta in amistà con un’altra santa della Germania, che a quando a quando veniva a visitarla ed avea rivelazioni consimili. Era dessa santa Elisabetta, badessa di Schoenaug [Santa Elisabetta di queste rivelazioni] ne componea quattro libri, il terzo de’ quali intitolato Le vie del Signore».



126 Originale: Frigia; cfr. ROHRBACHER VIII; p. 645.



127 Originale: Gerlano; cfr. ROHRBACHER VIII, p. 644.



128 Più chiaramente in ROHRBACHER VIII, p. 653: «Nel 1154, Valten fu eletto arcivescovo di Sant’Andrea in Iscozia; ma non volle accettar questa dignità».



p. 614
129 In Rohrbacher VIII, p. 665, l'episodio qui riassunto (San Lorenzo nel giorno [...] non ho ottenuto».) è riferito alla visita che il santo fece all'abbazia di cantorberì invece che al suo ingresso a Dublino.



130 Originale: Anselmo; cfr. Rohrbacher VIII, p. 667.



p. 615
131 Originale: Francia; cfr. Rohrbacher VIII, p. 784.



132 Originale: Sivonia; cfr. Rohrbacher VIII, p. 785.



133 Originale: Frascate; cfr. Rohrbacher VIII, p. 789.



134 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher VIII, p. 791.



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