Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXXIII.. Dio è con la sua Chiesa

«»

- 632 -

LXXIII..

Dio è con la sua Chiesa

  1. [120] Non temete che la Chiesa nostra madre abbia giammai a perire. Iddio è con la sua Chiesa.

  I manichei furono fra tutti eretici pessimi. Nella vigna del Signore apparvero come un'erba maligna che fu tagliata bensì, ma non sradicata fin qui. Dall'oriente passarono all'occidente. A principio del decimoterzo secolo si manifestarono nella Bulgaria e di minacciavano <di> invadere alle altre regioni d'Europa. Quella schiera di perdizione era ordinata come oggidì i franchi muratori e praticavano come questi dottrine panteistiche.

  Ma lo Spirito del Signore è con la Chiesa sua. Il sommo pontefice Innocenzo iii gridò alto alle guardie in Israello: "Riconducete i cristiani a vita esemplare, gridate al lupo che s'accosta, operate con pazienza e con forza".

  2. Il sacerdote Pietro da Parenzo153 come un soldato di avanguardia si inoltra dove il mostro dell'eresia è più gigantesco: a Faenza, a Rimini, ad Orvieto. Il generoso dopo aver combattuto s'abbraccia ad una palma del martire e in volare al cielo grida: "Il mio sangue che scorre fumante a questa terra154 è seme di cristiani e di apostoli".

  San Guglielmo, vescovo di Bourges155, non avendo potuto morir martire di sangue, cade martire di desiderio dopo aver pugnato da intrepido. Così uscirono di vita santo Stefano vescovo di Die, così sant'Ugo vescovo di Lincoln.

[121]  Nella Linguadoca francese il manicheismo invadeva con furore, i cristiani erano tornati sprezzanti del sacerdozio e del culto sacro. Uomini e donne parodiavano pub<b>licamente i santi misteri, spezzavano le sacre immagini, derubavano le chiese, uccidevano i ministri sacri. Innocenzo indice - 633 -pub<b>liche preci, invia missionari intrepidi e nel colmo del suo duolo sclama: "Io sono il Vicario di Gesù Cristo e devo rispondere della Chiesa che mi fu affidata. Trovo scritto nel libro del Signore che sono a passare a fil di spada quelli che ostinati perseverano a trarre i figli d'Israello dal culto del vero Dio allo affetto degli idoli stolti. Orsù, armatevi contro agli eretici bestemmiatori. Tanto è meritorio prender la croce contro agli infedeli musulmani come contro gli eretici manichei". Tosto si impegna una lotta nella quale gli eretici sen fuggono dispersi o s'affogano nel proprio sangue. Sottentra poi lo Spirito di Dio a reggere la Chiesa sua.

  3. Un Folco a Marsiglia156 da giullare si converte in monaco pio, in predicatore fervido e poi in vescovo illustre nella sede di Tolosa. Due legati pontificii con pomposo seguito ritornavano scoraggiati d'aver invano procurato la conversione di eretici manichei, quando si incontrano in un cristiano di semplici modi e di carità affabile, di nome Domenico. A lui s'aprono confidenzialmente ed egli loro parla così: "Mi pare che vestendo semplicemente e usando in tutto all'apostolica noi otterremmo maggiormente a gloria di Dio ed a salute delle anime". Quei personaggi v'acconsentono ed or si dispongono per esser nelle mani di Dio miglior strumento di salvezza.

  Parve in visione alla madre di Domenico che avrebbe dato in luce un cane di ferma voce. Viene a consultare attonita un servo di Dio e questi le soggiunge: "Non dubitate, sarà tal cane il figlio che darete in luce da far sentire i suoi latrati contro ai peccatori per tutta la terra". Domenico incomincia da adunar [122] in asilo sicuro giovani pericolanti, e insieme istituisce la congregazione dei Poveri cattolici157 per venire in soccorso alle chiese spogliate, in aiuto ai sacerdoti perseguitati. Predicavano i manichei esser bene uccidere gli avversi del - 634 -loro partito. Con il criterio di questa iniquità uccisero il beato Pietro che veniva loro in qualità di legato pontificio.

  4. I manichei infestavano sovrat<t>utto nel mezzodì della Francia, in Linguadoca, quando il conte Simone di Monforte, cavaliere coraggioso, riflessivo, intrepido, viene eletto re. Il conte pianse quando gli vollero accollare tanto peso. Ma non appena l'ebbe accettato, si diè a perseguitare gli eretici assassini. Nei preparativi di una crociata, che sotto la condotta del re di Francia e dei principi d'Europa aveva adunato dugentomila combattenti, fu conchiuso che si dovesse difendere altresì la fede contro agli attacchi dei manichei e che a tale scopo i cristiani di determinate giurisdizioni militassero sotto ai comandi di Simone per lo spazio di quaranta .

  In questo modo il novello re di Linguadoca comandava ad un esercito che da 40 mila discendeva a 20 mila e fino a due migliaia. Nondimeno opportunamente e con istudio fortunato il re Simone si faceva largo da destra e da sinistra, come un guerriero illustre degli antichi Maccabei, finché venne ad una mischia sanguinosa nella quale pochissimi perirono de' suoi, ma degli avversari almeno ventimila. Simone di Monforte si faceva innanzi nel nome del Signore.

  San Domenico non si mischiava sulle lotte, ma pregava di cuore e si faceva apostolo alle genti con fervide predicazioni. Era nato nel 1170.

  <5.> Nel 1182 nacque san Francesco d'Assisi. Si diede col padre al mestier del traffico, finché udì queste parole evangeliche: "Chi vuol essere perfetto, vada, venda tutto quello che ha e dialo ai poveri, di poi ritorni e mi segua... Non porti poi seco né oroargento... non sacco, non due tonache e nemmeno scarpe e bastone"158. Chi vuol [123] seguire Gesù come predicatore, convien che se ne esca senza impaccio di un peso terreno.

  In udire queste massime Francesco rinunziò a tutto, uscì nel mezzo e comparendo disse: "Io sono l'araldo del gran Re". I suoi lo schernivano, ma egli continuava con più fermezza. - 635 -Si diè a macerare il corpo, che ei chiamava l'asinello della sua persona, finché divenne sparuto, macilento, viva im<m>agine di penitenza e di pietà. Un uomo, Bernardo Quintavalle, gli si presenta dicendo: "Abbimi per servitor tuo". Francesco l'abbracciò e anni di poi in additarlo ai molti altri seguaci diceva: "Oh, se conosceste quanta virtù è nel cuore di Bernardo Quintavalle! Io ve lo affido come un altro me stesso". Secondo discepolo fu fra Egidio, il quale in guardare le erbe, i fiori, gli animali, il sole o le stelle sentivasi rapire ed elevavasi in prodigiose estasi di amore.

  Francesco diceva loro: "Siamo un piccol numero, ma Dio ci farà crescere; gettiamo il carico dei nostri pesi in braccio alla Provvidenza; or rechiamoci al sommo pontefice per intendere il consiglio suo". Ed Innocenzo sclamò: "Ecco quello che vidi in visione: una palma che crescendo chiamava gli uomini a riparare sotto l'ombra delle sue foglie, un omicciattolo che sorreggendosi sosteneva le mura crollanti di San Giovanni in Laterano". Li benedisse dunque e li accommiatò perché operassero il bene nel mondo.

  Il Signore aveva detto a Francesco: "Ristorami la mia Chiesa" ed egli credendo parlasse di tempio materiale si diè a ristaurare in patria la chiesa di san Damiano. Ma conoscendo che specialmente Iddio gli impose di ristaurare il tempio spirituale delle anime, Francesco disse a<i> suoi: "Camminate due a due, state in silenzio perché Dio possa parlare ai cuori vostri. In passare dinanzi ad una chiesa adorate Gesù nel Santissimo Sacramento. Affrettatevi, annunziate la pace a tutta la terra".

  Egli, Francesco, comincia da predicare la Quaresima in Assisi. In discorrere traeva i cuori a sé. Una fanciulla [124]patrizia, Chiara, gli si presenta tutta disciolta in lagrime sospirando: "Datemi una regola perché io possa vivere piamente". Francesco istituisce il secondo ordine di penitenza, nel quale ascrive per la prima santa Chiara, per seconde la sorella e la madre di costei stessa.

  Tosto Francesco, sentendosi bruciare la terra sotto ai piedi per immenso desiderio di martirio, se ne viene fino all'Egitto al sultano Miramolino per intimargli: "Io sono l'araldo del

- 636 -gran Re e son per annunziarvi che rinunziate alle imposture del vostro profeta iniquo Maometto. Adora Gesù Cristo salvatore, che è il solo vero Dio creatore del cielo e della terra". Risposegli il Miramolino: "Se tu vuoi godimenti o denaro, assumi quanto ti aggrada". Aggiunse Francesco: "Io voglio anime". "Ebbene -- conchiuse il sultanto -- prega per me il tuo Signore Iddio".

  6. Allo stesso sultanto Miramolino era venuto Giovanni159 Senza terra, re della <Gran> Bretagna. Lo stolto, come i Faraoni di Germania, aveva detto: "La legge sono io" e invocava il braccio dei turchi contro ai cristiani. Il pontefice lo ammonì per tanta temerità con cuore di padre, ma non ottenendo punto, il castigò con autorità di pontefice sommo. Innocenzo iii intimò adunque: "Sia scomunicato il re Giovanni, e per le scelleratezze proprie e di suoi, i cristiani d'Inghilterra giacciano nel lutto dello interdetto e nello scuro di un mestissimo limbo". La im<m>agine di Gesù salvatore fu tolta ai loro occhi. Gli inglesi mandarono gemiti per lo spazio di sei anni.

  Giovanni, abbandonato da tutti, ebbe ancora ricorso al sultano dicendo: "Se mi porgete aiuto, io adorerò il vostro gran profeta". Rispose il Miramolino agli ambasciatori di Giovanni: "Che regno è questo d'Inghilterra?" "E' regno floridissimo e pacifico". "Ma se è così, perché non sa dimorarvi il vostre re? Egli è un vile indegno della mia alleanza. Quanti anni conta?" "Cinquanta". "Ebbene, riferitegli che se non ha ancor giudizio a 50 anni, non ne avrà giammai". Dopo ciò trasse in disparte un ecclesiastico [125]e lo interrogò: "Ditela voi la verità; che riferite del vostro re?" "Egli è un tiranno". Interruppe il sultano: "Perché non il togliete di mezzo?" Il vescovo aggiunse: "I cristiani hanno per massima di essere pazienti". Il Miramolino conchiuse: "Troppa questa pazienza; partitevi pure".

  Giovanni ne freme e aduna esercito contro Filippo di Francia, ma i signori del regno rifiutarono <di> accompagnare un re - 637 -scomunicato. Il Senza terra si commuove al colmo di tante umiliazioni e Innocenzo l'abbraccia e lo riconcilia con Dio, con la Chiesa di Inghilterra e di Irlanda e di tutto il mondo.

  Anche Ottone iv di Germania, altro Faraone, aveva gridato:  "La prima autorità sulla terra sono io, tutti gli altri mi sono secondi". Il Vicario di Gesù Cristo gli disse maledizione da parte di Dio. Ma Ottone, più temerario che prima, venne incontro a re Filippo di Francia dicendo: "Vedremo se le scomuniche pontificie faranno cadere di mano l'armi a' miei soldati". Era l'anno 1214. Filippo veniva incontro con debole armata, ma confidava nel braccio dell'Onnipotente. Confortava i suoi con dire: "Ottone ha sfidato il braccio di Dio, or vedrete come l'Altissimo di leggeri farà cadere un braccio di carne". Ottone, incontrato Filippo a Bouvines, fu rovinosamente disfatto.

  Giovanni d'Inghilterra morì pure in questo periodo di tempo. Sola in mezzo alla rovina dei regni e degli imperi rimane la Chiesa di Gesù Cristo. La Chiesa, madre universale, protegge le ragioni del debole e dell'orfano per tutelare i diritti dei popoli. Nella Inghilterra a re Giovanni era succeduto Enrico, minorenne.

  Il pontefice Onorio, che era succeduto ad Innocenzo, si fa <a> dire al re di Francia Filippo: "Voi avete strenuamente difesa la Chiesa e la Chiesa ve ne commenda. Seguite le buone imprese vostre. Or una di queste sia permettere o darmi mano perché io protegga i diritti di Enrico d'Inghilterra. Luigi, vostro figlio160, desisterà da fargli guerra, od [126] io da parte di Dio onnipotente gli intimo le censure del Signore e del suo Vicario in terra, il sommo pontefice". Luigi si umilia e fa la pace con Enrico.

  Altro Enrico, re di Costantinopoli, era morto. Fu chiamato a succedergli il conte d'Auxerre. <Teodoro>, despota di Epiro, invero attentò161 alla rovina del legato pontificio, ma atterrito dalle minaccie del Vicario del Salvatore tosto se ne ritrae.

- 638 -  7. Conciliate così le vertenze in occidente ed a Costantinopoli, il pontefice rassoda la pace fra milanesi e piacentini con i pavesi, ed ordina162 che i cristiani non più privatamen

te, ma in crociata s'accostino a Gerusalemme, e in quella via <ordina> che acquetino ancora con il valore delle armi i disastri gravissimi che in più regioni d'Europa suscitavano gli eretici manichei. Questi eretici, sempre perfidi ed ostinati, commovevano la Spagna, nella quale disseminavano ogni sorta di scelleratezza cruda e dissoluta.

  In Prussia nel 1218 un'orda di infedeli selvaggi minacciavano <di> invadere. Vescovi santissimi, mandati dal pontefice, vengono ad ammansare quei cuori sitibondi di sangue e di rovine e li convertono in parte alla carità ed alla pace di Gesù salvatore.

  Così è vero che Iddio è sempre con la sua Chiesa. E qui soffermiamoci in affetto di viva consolazione e disponiamoci ad osservare della stessa Chiesa la sua mirabile fecondità.

 

Riflessi

 

1. Manichei antesignani degli odierni fram<m>assoni.

2. Pietro da Parenzo. San Guglielmo di Bourges.

3. Folco. Principii di san Domenico.

4. San Domenico e Simone <di> Monforte.

5. San Francesco d'Assisi. Primo ordine. Secondo ordine.

Cinque martiri.

6. Giovanni Senza terra ed il Miramolino. Giovanni si riconcilia col pontefice. Ottone iv, scomunicato, è disfatto da Filippo.

7. Il pontefice concilia milanesi e pavesi.

 





p. 632
153 Originale: Parengo; cfr. Rohrbacher IX, p. 167.



154 Originale: fumante da quella terra.



155 Originale: Parigi, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher IX, p. 170.



p. 633
156 Originale: nella Spagna; cfr. Rohrbacher IX, p. 179.



157 Diversamente in Rohrbacher IX, p. 188: «[...] un altro eretico, uomo di distinzione, Durando di Huesca, non contento a convertirsi alla vera fede, abbracciò la vita religiosa in catalogna, dov'erasi ritirato, e fu padre di una nuova congregazione sotto il nome di Poveri cattolici».



p. 634
158 Cfr. Mt 19, 21; 10, 9s.



p. 636
159 Originale: Guglielmo, ripetuto nel paragrafo e nei Riflessi; cfr. Rohrbacher IX, p. 141.



p. 637
160 Originale: fratello; cfr. Rohrbacher IX, p. 341.



161 Originale: il conte d'Auxerre despota di Epiro il quale invero attentò; per l'integrazione cfr. Rohrbacher IX, pp. 345-346.



p. 638
162 Originale: fra milanesi e piacentini contro ai Poveri, ed ordina; cfr. Rohrbacher IX, p. 348.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma