Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXXIV. Fecondità della Chiesa

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LXXIV.

Fecondità della Chiesa

  1. [127] Spiegano i sapienti che nell'ordine materiale di questo universo tanto è da ammirare la potenza di Dio in creare, come in conservare le cose dell'ordine morale. Come è mirabile la fondazione della Chiesa di Gesù Cristo, così ammirabile ne è la sua perpetua conservazione. La Chiesa del divin Salvatore è feconda. Scorgiamo anche questo vero e diamo gloria a Dio.

 

  <2.> In oriente i popoli cristiani adunavansi in coro di fedeli supplici e pregavano per allontanare il male della carestia. Quei di Tolemaide supplicano a mani giunte per i mali della guerra. I crociati sotto la guida dei principi di Germania, di Italia, di Francia e di Olanda pongono assedio a Damietta. La città è convertita in un deserto di solitudine e di poi in un cimitero di sepoltura. I saraceni che vi dimoravano in numero di settecento mila periscono la maggior parte sotto il flagello della fame e della spada.

 

  3. In mezzo allo avvicendarsi di tante battaglie nella Chiesa, il pontefice volge il guardo suo ai figli di san Domenico. Li saluta campioni della fede e veri lumi del mondo e se ne allieta di cuore con Dio.

 

  L'Europa a que' era governata da Roma, da Bologna, da Parigi, le città colte e illuminate sopra ogni altra. Domenico aveva tuttavia pochissimi compagni seco, nondimeno loro parla così: "Recatevi a [128] Roma, a Parigi a Bologna. Predicate; Iddio provvederà. Da queste metropoli vi estenderete a tutta la terra". Domenico, formoso di volto, colorito di sangue, veniva con barba e con capelli biondi e maestosi. Aveva voce nobile e sonora. Uscivane con il bastone suo e la sera ritornava con pingue preda. Nel giro di tre anni Domenico conquistò cento predicatori esimii. La Vergine benedetta additò loro un abito che è simbolo di carità e di purezza. Fra' suoi seguaci si distinse Reginaldo che in otto giorni si guadagna il cuore dei cittadini di Bologna. Questi trascorre dall'una - 640 -all'altra città e da un regno all'altro sotto l'obbedienza di Domenico, il quale soleva dire: "Per convertire disponetevi con la preghiera, con le lagrime. In annunziare poi ai popoli la parola di Dio siate sovrat<t>utto pieni di carità e di mitezza".

 

  Nel 1216 in Francia erano penetrati anche i religiosi di san Francesco. Francesco volle apparire come un insensatello. I suoi religiosi, poveri, scarni, ricoperti con una sol tonaca, erano chiamati pazzi dal volgo sciocco. I savi li avevano in venerazione. Cinque di loro, venuti al Marocco, furono crudamente martirizzati. Chi li vide nei tormenti scorse che erano giubilanti di poter soffrire per amor di Gesù Cristo. Francesco in udire rallegrossi dicendo: "Or io posso dire d'avere cinque frati minori".

 

  Francesco nel fervor del suo cuore scriveva ai sacerdoti, ai giudici, ai magistrati, ai reggenti nel mondo universo dicendo:  "Amate Dio perché egli è buono". Al cardinal Ugolino che si rese protettore dell'ordine e che voleva conferire privilegi rispose Francesco: "Non convengono le distinzioni ai frati minori". Venuto il cardinale per assistere al primo capitolo generale in Assisi, vide intorno alla chiesa di santa Maria degli Angeli dodici mila religiosi. Sclamò attonito Ugolino: "Ecco l'armata del Signore! Come son cari gli accampamenti di Dio!" Fra i seguaci di san Francesco carissimo era sant'Antonio [129]di Padova. Nell'ordine si disponeva il conquisto di tre corone, le corone della santità, del martirio, della sapienza.

 

  Domenico per estendere a molti e in copia mezzi di salute aveva istituito il Terz'ordine. Un ordine, detto il Terzo, istituì pure Francesco, quando un Luchesio mercante il richiese con viva istanza. Allora si vide spettacolo carissimo: le famiglie che convertivano la propria casa in un santuario di divozione, paesi che facendo a gara per crescere in virtù convertivano le città quasi in altrettanti chiostri di fervore.

 

  Domenico aveva diffuso l'ordine suo a tutti quanti i regni d'Europa. Interrogato rispondeva: "Io sono un servo inutile". Richiesto dove desiderasse essere sepolto, rispose tosto: "Sotto ai piedi de' miei fratelli... Aiutatemi <a> ringraziar Dio ché la misericordia del Signore mi ha conservato fino a questo giorno - 641 -una carne pura ed una verginità senza macchia". Vedendosi vicino a morte, chiese di essere deposto sulla cenere. Era il mezzodì del giorno sei agosto 1221. Domenico salutò con un sorriso dolcissimo i suoi e volò al paradiso.

 

  Il beato Giordano da Sassonia gli succedé nel capitolo che si tenne in Parigi. I figli di Domenico, gelosi di perdere lo spirito del santo loro fondatore, si esercitavano in ogni atto di mortificazione e di preghiera. Spargevano, per abnegazione, di cenere i cibi, vegliavano a lungo in ora di ricreazione, ritraevansi negli angoli a pregare, non si assidevano a rompere il digiuno prima d'avere dispensato il pane della divina parola.

 

  4. In questi anni, 1223, Pietro Nolasco, Felice di Valois, Raimondo di Pennafort s'uniscono con Giacomo163 d'Aragona per istituire congregazioni ed ordini per la redenzione degli schiavi cristiani dai turchi164. Con questo la Francia mostrò, come con più altri fatti, di [130] amare assai Dio e gli uomini. Conviene che per tanto il Signore e gli uomini perdonino a lei pure grandi falli.

 

  In quest'anno uscì di vita anche Filippo Augusto di Francia. Sarebbe stato sovrano eccellente per tante egregie virtù, se non avesse con tanto scandalo ripudiata Ingelburga, la propria consorte. Fu sepolto in San Dionigi con molto concorso di vescovi, i quali eransi adunati in assemblea conciliare. Altro concilio nazionale si tenne a Mompellieri per ordinare novelle crociate in soccorso di Terra Santa.

 

  Un concilio generale si tenne ad Oxford, nella Inghilterra, nel quale si fa divieto ad un sacerdote di celebrare due volte nel , si intima il precetto delle pubblicazioni matrimoniali avanti la celebrazione del sacramento e si rinnova la scomunica agli usurpatori dei beni delle chiese. Il pontefice ed il re, inorriditi della uccisione avvenuta in Iscozia del vescovo di - 642 -Dornoc165, istituiscono processi severi per vendicarne l'ingiuria sacrilega.

 

  Nello stesso paese d'Inghilterra il vescovo sant'Edmondo, coperto di cilizii formati con corazze a maglie di ferro, otteneva che Gesù e la Vergine benedetta gli apparissero visibilmente per confortarlo nelle vie della perfezione. Con la veemenza del suo dire convertiva i cuori anche più ostinati. Guglielmo Lunga spada si sciolse in lagrime ad una predica di sant'Edmondo.

 

  In questo periodo di tempo e con il concorso di tanti personaggi illustri, il re tedesco se avesse ancor egli cooperato alla diffusione della cristiana società, l'occidente avrebbe adunato una potenza formidabile, simile a quella del Gengiskan in Asia.

 

  5. Il pontefice Onorio, considerando quest'alto pro, sollecitava Federico a soccorrere la crociata in Damietta ed egli, Federico, prometteva a parole, ma nel fatto più si curava dello interesse proprio che del vantaggio della Chiesa e del bene della Cristianità. [131] Molti crociati, lo confessa il vescovo <Giacomo> di Vitrì166, dimenticavano di leggeri lo scopo per cui erano venuti e si abbandonavano in braccio a molte dissolutezze. Non però perdevano la fede. I crociati erano figli e fratelli di questi nostri che in Italia ed altrove correvano bramosi alla vista di un personaggio santo.

 

  6. In Castel Fiorentino una povera servente, cingendosi di cilizi a 12 anni di vita e distemperandosi in vivissime brame di virtù, trasse a sé gli occhi della moltitudine che dicevanla santa. Veridiana inorridendo elegge per suo soggiorno una cella dove dimora in assidua conversazione con Dio. Il demonio per atterrirla le compare in orrida figura di serpente sibilante, ma l'intrepida eroina combatte gagliarda le battaglie del Signore e si rende oggetto di stupore agli angeli ed agli uomini.

 

  Compagna a Veridiana, santa Zita, servente in Lucca, raggiunge- 643 - ottimo grado di perfezione mediante l'esercizio dell'orazione e del mortificarsi assiduo. Soleva dire: "La mano al lavoro, l'occhio a Dio sempre". Santa Zita opera prodigi in vita e dopo morte. Principi e cardinali vengono per domandarle consiglio, intanto che le moltitudini traggono per sentire una parola da lei viva ovvero per ispecchiarsi in volto a lei defunta.

 

  A Lovanio nel Belgio, Margherita castissima vergine sclama con fede sino alla fine: "Meglio morire che perdere il tesoro del mio cuore, la santa purità che adorna le anime del Signore". E poi quei del secolo nostro chiamano ignoranti e barbari i secoli del Medio evo. Presuntosi quelli che giudicanoleggermente!

 

  7. Come in Italia e nel Belgio, così nella Ungheria sorgeva bellissimo fiore di virtù, Elisabetta, modello delle vergini, delle spose, delle vedove. Figlia di famiglia principesca, seguiva davvicino le mortificazioni della croce, onde i mondani deridevanla. Maritata a Luigi duca di Turingia, n'ebbe figli e figlie [132] che educò allo Stato ed alla Chiesa con fermissimo esempio. Luigi, lo sposo, soleva dire: "Elisabetta è il bene mio quaggiù dopo Dio". Misericordioso coi poveri, aiutava Elisabetta per construrre ospedali e ricoveri in sollievo della umanità sofferente. Luigi, il duca, si faceva altresì tutto a tutti fino a dividere le sorti con i piccoli merciaiuoli a fine di prosperarli. L'imperator Federico avendolo chiamato in Italia, vi accorse, e intanto una carestia desolante invase il ducato di Turingia. Elisabetta scoprì i tesori della casa per distribuire pane agli affamati. Mille in ogni giorno godeva di pascere con le mani sue, finché lo sposo giunse da Italia e nello incontrarsi con Elisabetta, salutolla dicendo: "I poveri vostri stanno eglino bene?" E commendò il cuor pietoso con cui aveva soccorso a tanti sciagurati.

 

  Come Elisabetta in Turingia, sant'Edvige167, zia di costei e moglie di Enrico detto il Barbuto, santificò l'anima propria e del consorte con la pratica del pregare e del mortificarsi. Il - 644 -b<eato> Corrado, figlio primogenito di Enrico detto il Nero, che pellegrinò in Terra Santa, santificossi con vivere in casa vita da monaco. Queste massime e questi esempi erano in occidente il germe della vita.

 

  8. Tal principio di vita mancava in Asia. Dal 1215 al 1227 da Corea e da Pekino fino a Tauride ed a Moscovia, per lo spazio di 1500 leghe di lunghezza, il terribile conquistator Gengiskan movendo dalla Tartaria invade regni, dissipa imperi, schianta nazioni. Pekino la fece ardere per un mese. Dinanzi a sé segna la rovina e la strage. Passa sopra un cumulo di venti millioni di morti e giunge a stabilire sul comando della China la dinastia dei mongoli. Dopo 66 anni di vita e appena diviso l'impero fra' quattro suoi figli, il terribile conquistatore scende nel sepolcro.

 

  Mediante queste commozioni, proprie di Nabucco, di Ciro, di Serse, le popolazioni si comunicano le industrie,[133] le scoperte, le arti, si aiutano con il commercio, unificano i linguaggi ed i costumi. Lasciate che entro venga lo spirito del missionario cattolico, del sovrano fervido. Oh, se fosse venuto un Carlomagno in queste felici circostanze di persone e di tempo, tutto il mondo avrebbe abbracciato il soave giogo della legge evangelica. Intanto però la Chiesa non cessa di pregare e di intraprendere. Lasciatelo svolgere il progresso umano. La Chiesa stabilirà la sua civiltà servendosi delle industrie dell'uomo che s'avanza al suo progresso.

 

  9. I popoli della Georgia, che sono gagliardi fra tutti e delle genti della terra il tipo più bello, in questo periodo mandano <a> scusarsi alla Santa Sede per non aver potuto soccorrere ai crociati a motivo delle irruzioni dei barbari. Gli ecclesiastici recano al vertice del capo corona ampia, ed i laici uno spazio raso quadrato allo stesso vertice.

 

  10. In Damietta i crociati giacevano in terribili angustie. Scriveva il patriarca di Alessandria168: "Sonosi atterrate 115 chiese, i cristiani sono minacciati nella vita. Federico, che ci potrebbe salvare, quando giungerà?" Ma aspettavano indarno.- 645 - L'imperatore attendeva per isfogare suoi capricci contro l'arcivescovo di Colonia sant'Engelberto che fece barbaramente uccidere169. Il mondo cristiano torse spaventato il guardo. Federico fu scomunicato e deposto; i fedeli sciolti dall'ob<b>ligo di obbedirgli giammai.

 

  11. Il cielo chiamò Francesco d'Assisi al monte Alvernia. Gesù salvatore in forma d'angelo gli apparve e gli impresse alle mani, ai piedi, al costato le stim<m>ate della sua passione dolorosa. Dissegli Gesù Cristo: "Sia tu vittima quaggiù atta a pagare per molti tuoi fratelli". Francesco sostenne con tripudio vivissimo e se ne rallegrò con gli uomini redenti, con le creature stesse insensate, alle quali rivolgendo il discorso diceva: "Voi augelli e voi pecorine, lupi e lepri, unitevi meco a lodare e benedire [134] Iddio". Un contadinello di Umbria veniva <a> dirgli con semplicità: "Francesco, gli uomini dicon di voi che siete un santo; deh, ve ne prego, studiatevi ad esser umile assai affinché non inganniate il mondo che guarda ai vostri passi". Rispose Francesco: "Tu mi hai detta verità carissima, lascia che ti bacia il dorso dei tuoi piedi". A Bagnorea guarì un bambino che poi fu san Bonaventura.

 

  Francesco d'Assisi aveva 45 anni di età. Da 18 anni aveva istituito l'ordine suo. Addì 4 ottobre 1226 salutò alla sua Assisi, benedisse ai fratelli suoi e uscì di vita. Francesco povero ed umile entra ricco in cielo. Il mondo cristiano si adunò a piangere sul feretro del poverello d'Assisi. Il cardinale Ugolino, divenuto pontefice Gregorio ix, nell'anno seguente si inchinò alla salma di Francesco dicendo: "Tu <a me> più che ad altri sei caro. Io ti incorono coll'aureola del santo. Santo Francesco, prega per noi". Ripeterono in coro e ripetono tuttodì i cristiani in tutto il mondo: "San Francesco, prega per noi!" In questo senso Iddio è con la Chiesa sua. Cristiano fedele, non temere giammai, il Signore è con la Chiesa sua.

 

- 646 -Riflessi

 

1. Meraviglie nella creazione e nella conservazione delle cose materiali e della fede cattolica.

 

2. I cristiani d'oriente invocano soccorso.

 

3. Figli di san Domenico e di san Francesco. Cardinale Ugolino. Sant'Antonio di Padova. Terz'ordine di san Domenico e di san Francesco.

 

4. San Pietro Nolasco, san Felice di Valois. Concilio di Oxford. Sant'Edmondo.

 

5. Papa Onorio sollecita Federico alla crociata.

 

6. Santa Veridiana. Santa Zita.

 

7. Sant'Elisabetta d'Ungheria.

 

8. Il principio di vita vien meno in oriente. Dinastia dei mongoli a Pekino.

 

9. Cristiani della Georgia.

 

10. Invocazione da Damietta.

 

11. Stimmate di san Francesco.

 





p. 641
163 Originale: Pietro; cfr. Rohrbacher IX, p. 419.



164 Più chiaramente in Rohrbacher IX, p. 421: «Così verso la fine del secolo dodicesimo son due gentiluomini francesi, Giovanni di Matha e Felice di Valois, e nel 1223 un altro gentiluomo francese, Pietro di Nolasco, che istituiscono, i due primi l'ordine della Trinità, l'altro quella della Mercede, per la redenzione degli schiavi».



p. 642
165 Originale: Dosnac; cfr. Rohrbacher IX, p. 436.



166 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher IX, p. 445.



p. 643
167 Originale: in Turingia, a sant'Edvige.



p. 644
168 Originale: Gerusalemme; cfr. Rohrbacher IX, p. 492.



p. 645
169 Diversamente in Rohrbacher IX, p. 503: «Il santo arcivescovo [Engelberto] si attirò parecchi possenti nemici col suo zeolo per la giustizia; ma il più implacabile fu Federico conte di Isemburgo, suo parente [...] che risolvette la morte del prelato, fidando principalmente nel suo potere».



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