Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXXX Il potere ecclesiastico non deve egli esercitare il suo potere senza il permesso ed il consenso del governo civile?

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Il potere ecclesiastico non deve egli esercitare il suo potere senza il permesso ed il consenso del governo civile?

   1. [188] Il cielo vi guardi che giammai proferiate non dover il potere ecclesiastico esercitare la sua autorità senza il permesso ed il consenso del governo civile. Chi usasse tanta iniquità incorrerebbe nella macchia di eresia, nel castigo delle censure determinate dal pontefice di felice memoria Pio ix nel Sillabo suo celebratissimo.

 

  Fu<rono> già a principio del secolo decimoquarto certo Marsiglio262 e certo Giovanni, i quali spacciavano Pietro non esser capo della Chiesa, dovere l'imperatore correggere e punire il pontefice, aver potere eguale tanto il pontefice che i cardinali ovvero i sacerdoti semplici.

 

- 698 -  Agostino di Ancona, detto Agostino Trionfo, udendo inorridì e disse con grande enfasi: "La podestà del papa è la sola che viene immediatamente da Dio; la giurisdizione del pontefice è di ordine spirituale e temporale. La podestà pontificia è la massima fra tutte quaggiù, ella è podestà e sacerdotale e regale. Il pontefice è lo sposo della Chiesa universale. Egli punisce con pene spirituali e temporali. Il pontefice ha giurisdizione sopra ogni diocesi, stende il suo potere sotterra nel purgatorio e in alto del cielo con santificare i cristiani più illustri nella virtù". Marsiglio e Giovanni furono condannati come eretici dalla Chiesa.

 

  2. [189] Nondimeno i falsi predicanti con loro massime sollevarono le menti degli incauti e dei superbi. Nella Francia i malumori si fecero sovrat<t>utto clamorosi. Il re Filippo di Valois263 nell'anno 1329 adunò in generale adunanza i vescovi ed i magistrati per intendersene. Levossi dunque a parlare da parte del re il cavaliere Pietro Cugnières, il quale proclamò alto: "Rendete a Cesare quello che è di Cesare264. I prelati vivano265 sommessi al proprio sovrano. Temete Dio, onorate il re266. Chi resiste alle podestà resiste all'ordine di Dio".

 

  Al quale rispose tosto l'arcivescovo di Sens, che fu poi pontefice Clemente vi: "Accettate il consiglio di Giustiniano che dice: Date immensamente alla Chiesa e vi sarà dato. Onorate i ministri sacri che sono i padri delle anime vostre. Questo consiglio di Giustiniano appoggia alla parola del Signore che dice: Chi ascolta voi ascolta me; chi disprezza voi disprezza me267. Il pio re d'Israele diceva ad Eliseo profeta: Percuoterò io il mio genitore268? Il pontefice è il sacerdote dei sacerdoti ed è egualmente il re dei re. Né ciò punto ripugna, perché fino <d>a principio, da Adamo a Noè, il capofamiglia - 699 -era sacerdote e re. Melchisedecco re di Salem era pure sacerdote sommo. Mosè consacrò Aronne e giudicava come sacerdote tra lebbra e lebbra, ossia tra peccato e peccato; come giudice civile giudicava tra contendenti e come giudice criminale giudicava altresì tra sangue e sangue269. Quando poi gli ebrei si vollero eleggere un re, il Signore se ne dolse con dire a Samuele: Essi non hanno rigettato te ma me, perché io non regni più sopra di loro270.

 

  E Gesù Cristo non ricevette già dal Padre eterno ogni podestà o nel cielo o sulla terra271? Secondo la natura divina e secondo la natura umana gli si conviene ogni podestà ed è scritto che paulo minus ab angelis gloria et honore coronasti eum, Domine272, che al nome di Gesù piega il ginocchio ogni creatura in cielo o sulla terra ovvero nello inferno273. E san Pietro [190] non condannò già Anania e Saffira per delitto di ladroneggio?... E non protesta già Gesù Cristo che se tu scorga un fratello aver qualche cosa contro di te, tu lo debba ammonire dapprima privatamente e poi di dirlo alla Chiesa274?

  E la ragione ed il diritto non dicono già che chi più vicino è a Dio, quegli è più acconcio in giudicare? Teodosio e Carlomagno autorizzano i contendenti a ricorrere per ultimo appello al giudizio della Chiesa. Sant'Ambrogio ai soldati goti, mandati dall'imperatore a fin di prender possesso della chiesa, rispondeva: "Potrei cedere, se mi aggrada, cosa che è mia, ma questa che mi chied

ete è casa ed è cosa di Dio, ned io posso in eterno dare quello che è del Signor mio".

  Però conchiudeva Pietro Roger, l'arcivescovo di Sens:  "Verissimo è: rendete a Dio quel che è di Dio, a Cesare quello che è di Cesare275. Il re onoratelo non con piaggieria, - 700 -ma con verità. Non oltrepassate i confini che hanno posto i vostri maggiori Giustiniano e Carlo Magno e san Luigi, che pure furono sovrani illustrissimi. Quale macchia se per dare al re si sottraesse di autorità alla Chiesa! Quanto scandalo ne verrebbe al popolo e quanto lagno alle famiglie, nelle quali di frequente un membro serve all'altare e vive dell'altare?

 

  Procuri il sovrano che l'autorità sua venga da Dio. I regni delle quattro monarchie vedute da Daniele vengono denominati con il titolo di animali feroci e sono descritte in forma di bestie sanguinarie, perché i sovrani divennero tali con la sola ragione del più forte. Di questi dolevasi il Signore con dire: Essi hanno regnato ma non per me; sono stati principi, ma io non li ho conosciuti276. All'autorità si giunge per elezion del popolo e poi anche per eredità.

 

  Non ripugna affatto che in una sola persona si congiunga l'autorità civile e la spirituale. Se non sempre i pontefici ne usarono, ciò avvenne per quello [191] che ne osservò san Paolo: Tutto mi è permesso, ma non tutto torna bene, e per ogni cosa ha il suo tempo277. Intanto la podestà temporale è subordinata alla spirituale. Il pontefice Bonifacio viii nella sua bolla Unam sanctam disse il sacerdozio superiore allo impero. In dirlo raccolse la dottrina del Vecchio e del Nuovo Testamento, la dottrina dei secoli primi della Chiesa fino a questi ultimi, dal secolo x al xiv nel periodo di tempo in cui sparsero sprazzi di luce vivissima le dottrine prodigiose di san Tomaso, di Alessandro d'Ales, di Ugo di san Vittore. Oh, se i popoli ed i potentati si regolassero in conformità di queste massime!"

 

  3. Alla morte di Clemente v in Avignone, i guasconi si accompagnarono ad un moto di facinorosi, arsero in parte la città, saccheggiarono il tesoro e quando in Carpentras i cardinali si adunarono in conclave, i sediziosi gridarono morte ai cardinali italiani e si attentarono alle loro persone. Come si acquetarono i torbidi, fu eletto il pontefice Giovanni xxii, il - 701 -quale canonizzò Lodovico vescovo di Tolosa. Viveva tuttavia la madre del santo. Il pontefice gliene scrisse e ne fece allegrezza immensa. Elevò pure all'onore degli altari san Tomaso di Chanteloup e san Tomaso d'Aquino. Edificò cattedrali, incoraggiò gli studi. Sei pontefici sederono nel periodo di 56 anni in Avignone. Furono integerrimi di costume, benché non si mostrassero parimenti eguali a tutti. Non erano i pontefici come Melchisedec, senza patria e senza parenti.

 

  4. Volgeva intanto l'anno 1320. Sorse un grido a dire: "I poveri sono chiamati per liberare Gerusalemme della sua schiavitù". Si adunarono in numero di molte migliaia ed erano guidati da qualche sacerdote e si facevano chiamare i pastorelli. Invero a principio mostrarono zelo e pietà, ma una turba di sfac<c>endati e di facinorosi vi s'unirono e corruppero l'intiera massa. L'esercito dei pastorelli mosse contro agli [192] ebrei per ucciderli, mosse contro ai potentati che rifiutavano larghi soccorsi, e saccheggiavano le campagne con disastro troppo grave. I governi se ne presero pensiero e dispersero quell'esercito di sconsigliati.

 

  Nell'anno seguente 1321 in Francia avvenne altro disastro. Erano in molto numero degli infermi lebbrosi, i quali si abbandonavano con poca pietà. Quei miseri, d'accordo in parte con gli ebrei, avevano congiurato per avvelenare tutte le fonti e far perire il popolo francese. Nella Guienna morirono in numero copioso, finché il re Filippo il Lungo avvedutosene vi pose riparo.

 

  Con miglior consiglio Sanuto scrisse il libro I segreti dei fedeli della Croce. In questo lavoro porge invito per indebolire il sultano e disporre le arti per scacciarnelo da Terra Santa.

 

  5. Nel 1314 muore Filippo il Bello che tanto di mali accagionò alla Chiesa. Isabella, la figlia superstite che si era sposata ad Edoardo ii d'Inghilterra, si converte in una Gezabele adultera e sanguinaria. Muove guerra al marito, si pretende inviata da Dio e attende per involgere in un teatro di guerre sanguinose Francia ed Inghilterra allo scopo ambizioso di poter ella sola dominare ai due popoli. Isabella avrebbe rovinato ambedue quei regni e l'Europa intiera.

 

  Esempio intrepido di fermezza porsero nell'Elvezia i popoli - 702 -di Schwitz, di Uri, di Unterwalden278. Quando Leopoldo d'Austria venne con poderoso esercito per annientare quei popoli liberi, eglino mandarono <a> dire: "Coll'aiuto del Signore sapremo difenderci". Ora benché pochissimi di numero, si difesero nondimeno dall'alto dei loro monti, rotolarono enormi massi e infransero l'esercito nemico. Leopoldo a stento ebbe salva la vita. Il giorno di questa vittoria fu dagli elvezii solennizzato come la festa di un apostolo. Meraviglia! Quei montanari giammai perderono la propria indipendenza e furono poi sempre modello di un popolo libero, prode, leale, costante, cattolico e pio.

 

  6. [193] Caroberto, re in Ungheria, aveva doti di molta dolcezza e piaceva a tutti. Ma in Alemagna, lasciata la massima di Carlomagno e di sant'Enrico, che dicevano nessun doversi assumere il titolo d'imperatore se il papa non glielo conceda, si abbandonavano alla discrezione di una politica di finzione, di prepotenza, di paganesimo, che poi ebbe il suo perfezionamento negli insegnamenti di Nicolò Macchiavelli279. I modi di questa politica pagana erano pur seguiti da Matteo Visconti, il padre di Galeazzo, di Marco, di Luchino280, di Giovanni, in Milano. Matteo fu benanco scomunicato, ma venuto a morte convocò i maggiorenti del popolo nella maggior chiesa della città, dove emise sincera professione di fede.

 

  Con politica subdola trattava Luigi re di Baviera inverso al pontefice, perché ora trattavalo da eretico e poco stante inviavagli legati per discorrere con segni di rara benevolenza. Fattosi incoronare in re di Lombardia nel tempio di sant'Ambrogio a Milano, adunò una truppa di religiosi apostati, di ribelli, di scismatici e mosse alla volta di Roma. Nella città alcuni sediziosi si congiunsero a questa truppa di disperati e meritarono che il pontefice lanciasse l'interdetto alla intiera città.

 

  7. Era in Roma281 il pontefice Giovanni xxii, riconosciuto da tutti i popoli d'Europa e venerato perfino dallo imperator - 703 -dei tartari, quando Luigi, fattosi incoronare da due vescovi scismatici, si pretendeva di deporre lo stesso pontefice sommo per sostituirvi il preteso papa Nicolò v, al quale Luigi porse l'anello e la pianeta. Questi che essendo in umile condizione predicava contro alle ricchezze della Sede romana, egli medesimo, quando gli parve di sedere in alto, bramò il lusso ed i tesori con ingordigia rara. Ma i romani sollevaronsi. Nicolò umiliossi profondamente e impetrò perdono e visse fino alla morte, che avvenne [194]tre anni di poi, custodito in una carcere decente.

 

  8. Nel campo dei religiosi di san Francesco sorse una questione che poi si estese al campo di tutta Europa. Dicevano gli uni: "Della zuppa che mangiano i religiosi ne hanno l'uso e non la proprietà". Contendevano gli altri con dire che per istituzione della regola proprietà non avevano, dacché prefiggendosi san Francesco d'imitare Gesù Cristo, ben si sa che il divin Salvatore nulla possedeva. Questa quistione fu come il pomo di discordia tra i fedeli d'Europa. Parve sobbissar l'universo. Il pontefice proferì che ne hanno e l'uso e la proprietà, che erroneo ed eretico fallo è sostenere che Gesù Cristo nulla possedesse.

 

  9. Intanto che in Europa perdevasi molto tempo in quistioni frivole, in oriente ed a Pekino il francescano Giovanni di Monte Corvino scrive per avere compagni nel vastissimo impero della Cina282, nel quale afferma che tutte le religioni e la cristiana in ispecie si ha in onore da tutti, meno che dai saraceni. Nel 1318 ottiene che il pontefice vi eriga altri vescovadi.

 

  Il beato Odorico283 del Friuli fu pure a Pekino per tre anni e pellegrinò più che ogni altro nelle Indie, alle isole di Ceylan, al Tibet. Scrivendo dice <di> aver vedute mirabili cose e svariate, non facili a credersi dagli uomini in occidente. Il beato Odorico operò prodigi in vita e dopo morte.

 

  10. Altri religiosi italiani in buon numero percorrevano - 704 -l'oriente, mentre religiosi santi e personaggi eroici edificavano i cristiani in occidente. A Firenze sant'Andrea Corsini284 vescovo fu specchio di carità. Il beato Carissimo Falconieri, specchio di penitenza, edificò in Firenze il tempio della Santissima Nunziata, e fu fratello285 del beato Alessio, il quale visse fino a 110 anni. Santa Giuliana e santa Giulia e la beata Giovanna Soderini furono esemplare eroico di pietà. San Giovanni Colombini, adunati compagni intorno a sé, percorreva le campagne [195] e le città di Toscana cantando: "Sia lodato Gesù Cristo!" e componeva la pace.

 

  Il beato Tomaso, il beato Giovanni di Rieti, il beato Gentile, il beato Bertrando286 e la beata Michelina fecero figurare la Chiesa a guisa delle stelle nel firmamento che risplendono con varietà. Sono a guisa d'un gran fiume che percorre ora attraverso un monte d'oro e quando d'argento ovvero di sabbia comune. Il Medio evo ora è la voce del leone che grida e più spesso il canto flebile di colomba, la verginella che geme e canta le lodi allo Altissimo.

 

  In Alemagna crebbero celebri in santità Giovanni Rusbrock287, maestro il più celebrato fra i mistici. <Gerardo Groot>288 confutò i begardi289 ed i beguini del suo tempo, istituì congregazione a somiglianza dei monaci di sant'Agostino. Contemporaneo fu il beato Enrico Susone da Svevia. Entrato in religione, si condusse alquanto freddamente nel noviziato. Il Signor lo riscosse di poi a mezzo di tentazioni vive, di malinconie profonde. Enrico v'aggiunse di proprio la mortificazione di cilizii pungenti nel suo corpo. Sulle braccia e presso al cuore scrisse il nome santo di Gesù salvatore. In pensare a Dio ed amarlo, Enrico era in un'estasi continua di ammirazione dolcissima. Scrisse libri tre nei quali percorre nel mezzo sicuro fra gli errori grossi del panteismo ed i falli sottili - 705 -di Fénélon290, che dice poter l'anima del cristiano vivere abitualmente in un riposo assoluto in Dio.

 

  Illustrò291 la Chiesa in questo periodo di tempo il beato <Pietro>292 Tommaso, nunzio in Bulgaria ed a Costantinopoli e poi in Terra Santa. Era l'anno 1365; i crociati pervenuti presso Alessandria la presero d'un tratto, fuggendone disperatamente i turchi. I capi dello esercito scongiuravano e piangevano perché si proseguisse, ma i militi scorgendosi in troppo piccol numero diedero addietro. Alessandria fu abbandonata dai nostri e i saraceni vi rientrarono. Di qui ne venne la rovina della Chiesa in oriente.

 

  11. [196] In Europa ingegni buoni scrivevano ad edificazione della fede. Contro agli ebrei scrisse Paolo Cristiani293. Contro agli stessi e contro ai saraceni Raimondo Martini compose il libro Pugnale della fede. Alvaro Pelagio294 scrisse Somma di teologia, Specchio dei re, Corruccio della Chiesa. Nicolò di Lira295, detto il Dottor utile, scrisse commentari della Bibbia nel senso letterale che si riferisce al valor della parola in sé, nel senso allegorico che significa cose della Chiesa militante, nel senso anagogico che indica allegrezze della Chiesa trionfante. Guglielmo Duranti296 pe' suoi scritti fu detto "padre della pratica". Il francescano Pietro Aureolo scrisse Trattato dell'immacolata Concezione della b<eata> V<ergine>. Il certosino Landolfo scrisse La vita di nostro Signore. Agostino Trionfo scrisse una somma eccellente della podestà della Chiesa.

 

  12. In Italia le arti e le lettere in questo tempo ebbero del meraviglioso.

 

  Cimabue nacque nel 1240 e fu il ristoratore della pittura. Il quadro della Vergine fu portato con trionfo e processionalmente dal popolo alla chiesa di santa Maria Novella. Il Ci

 

- 706 -mabue incontratosi in un pastorello, Giotto, l'educa. In breve lo scolaro sorpassa in valore il maestro medesimo. Italia e Francia cercavanlo a gara. Sorprendenti sono le rappresentazioni dei dolori di Giobbe nel cimitero di Pisa, che si riempié con terra trasportata da Gerusalemme e dal Calvario.

 

  Pittore prodigioso297 e poeta gigante fu Dante Alighieri, che nacque in Firenze addì 8 maggio 1265. Fu guelfo e poi ghibellino e morì in esiglio a Ravenna addì 14 settembre 1321. La sua opera, la Divina commedia, è il primo lavoro del mondo in genere di letteratura. Nella prima parte, che è dell'Inferno, discende per nove gironi. Ascende poi nella seconda parte condotto da Virgilio su pel dorso d'una montagna scoscesa per nove cerchi decrescenti. Si fa poi condurre da Beatrice entro a nove cieli298, il Para [197]diso. Nulla di più grande e di più sublime del poema di Dante.

 

  Altro luminare della letteratura italiana fu Petrarca. Nacque in Arezzo nel 1304. Il senato romano l'invitò per essere incoronato con trionfo al Campidoglio. Roberto d'Angiò, re di Napoli, gli prestò per quella solennità le veste reali. Morì di colpo apoplettico stando col capo appoggiato presso un libro. Ha chi dice che il risorgimento delle arti e delle lettere in Italia sia venuto dopo la caduta dell'impero greco, ma non è vero, perché Cimabue e Giotto, Dante e Petrarca, i maestri dell'arte e della letteratura, sono anteriori di un secolo.

 

  Compagno a Petrarca fu Boccaccio, il quale più che nella poesia fu eccellente nella prosa. Sciagura del Boccaccio fu d'aver scritto con poca correttezza in genere di costume, ma se ne dolse di cuore. Bramò ascriversi ad un ordine religioso. Ne lo distolse il Petrarca, ma non omise di condurre di poi vita esemplare finché visse.

 

  Il Petrarca satireggiò i cardinali francesi; al pontefice in - 707 -Avignone scrisse lettere interessanti per richiamarlo in Italia dicendo: "Roma è la prima Chiesa del mondo, in essa sono i monumenti dei martiri".

 

  13. L'arcivescovo di Tolosa alla morte di Giovanni xxii fu proposto al solio pontificio con la condizione che non ritornasse a Roma, ma ei non accettò. Fu eletto Benedetto xii che nella bolla detta benedettina regolò la disciplina degli ordini mendicanti. Si suscitò qui una questione fervida, cioè se le anime purganti attendano alla fin del mondo per salire al cielo, e se le anime dannate scendono solo alla fin del mondo nello inferno. Benedetto sciolse come teologo queste quistioni nel senso in cui si credono tuttodì.

 

  In questo periodo segnalavansi per affetto alla Chiesa Casimiro iii il Grande re di Polonia, Magno re di Svezia e di Norvegia e Pietro iv d'Aragona. In Egitto invece dal 1300 al 1370 furono strangolati [198] quattordici re. Quella provincia era abitata da schiavi e governata da schiavi.

 

  Ottomano veniva fin presso a Costantinopoli. Solimano, il nipote299, alla testa degli schiavi mammalucchi e dei giannizzeri, apostati cristiani, si disponeva per seppellire la civiltà cristiana in oriente. Il gran khan da Pekino favoriva in tutto l'oriente la religione cristiana.

 

  In Europa era ardore bellico, l'arte nautica avvantaggiata, ma i principi erano eredi tralignati di Carlomagno, di Goffredo, di Tancredi, di san Luigi. Adottavano la politica dei greci, dei turchi, che si appoggia al sostegno dell'astuzia, della frode, della forza. Questa politica la chiamano sistema di progresso ed è quella che per molti secoli avvenire travaglia fino a noi la Chiesa in occidente e che la estingue nell'oriente. Più colpevole di tutti è la Francia, la quale sostiene suoi principi a Parigi ed a Londra.

 

  14. Il partito dei principi di Parigi prende il nome dei Capeti, a Londra di Plantageneti. I Capeti, discendenti dalla dinastia d'Angiò, si abbandonano in braccio a legisti che appoggiano loro massime non al senso sublime dei profeti, degli - 708 -apostoli, dei dottori cristiani, non al senso dei filosofi Cicerone e Confucio che derivavano da Dio il potere di comandare, ma ad una politica prettamente pagana e sanguinaria.

 

  Francia ed Inghilterra si dissanguavano nelle guerre, né ascoltavano punto la voce del pontefice. I francesi s'ebbero la peggio nelle battaglie del 1356. A rifarsene si rovesciavano i militi ed i nobili sulla persona del popolo gridando: "Giacomo Buonuomo300, paga o ti bastono". Gli inglesi facevano altrettanto nella parte di territorio francese conquistato. I contadini congiuravano per difendersi contro ai potenti, e questi ne affogano 7 mila in un giorno solo nelle acque della Marna. Le campagne rimasero deserte. Edoardo d'Inghilterra co' suoi sente gli stimoli della fame e si ritrae. Una bufera tempestosissima gli fa perdere il [199] meglio dello esercito ed egli a stento scampa da morte. Finalmente si sommette e dice: "Accetto le condizioni di pace che mi propone il pontefice e rinuncio alle pretese sulla Francia".

 

  15. A Roma un Nicola da Rienzo espone in rappresentazioni la storia degli antichi romani. Egli, che con il Petrarca fu mandato ambasciatore nel 1342 ad Avignone a papa Clemente vi, ottenne il grado di notaro della Camera apostolica in Roma. Erano certamente abusi. Cola da Rienzo dal Campidoglio espone al popolo un quadro così concepito: una donna coperta di lutto figura Roma; navi sommerse <figurano> Babilonia, Cartagine, Troia, Gerusalemme. In calce era scritto:  "L'ingiustizia è quella che le pose in pericolo e le fece alfine perire". Tuonò poi contro ai delitti dei nobili. Scoperse tavola di bronzo da cui emergeva che sotto Vespasiano il popolo romano godeva ancora un'ombra di libertà e pareva chiamato ad elegger l'imperatore. Gridava Cola: "Noi siamo in abisso più profondo". Comparve poi a capo di un popolo e pretese <di> liberar Roma dai patrizii. Ma tosto ei si fe' nominar cavaliere e poi tribuno e poi si associò ai grandi nell'ambizione, finché nel mezzo della chiesa, dopo aver fatto celebrare trenta Messe, sfoderò la spada, segnò a tre punti cardinali e sclamò: - 709 - "Questo è mio, questo è mio, questo è mio, l'imperator del mondo sono io".

 

  Il popolo l'accolse e lo fece in pezzi dopo averlo appiccato alle insegne di una macellaria pub<b>lica dicendo: "Muori in questo luogo, tu figlio scellerato di un macellaio". Cola da Rienzo in quel giorno ed a tanto costo porse una lezione importante. Intendetela, o potenti: il potere civile non deve giammai esercitare l'autorità sua, se non con il permesso e l'assenso della podestà ecclesiastica.

 

Riflessi

 

1. Il potere ecclesiastico non dipende dal potere civile. Marsiglio e Giovanni.

 

2. [200] Roger arcivescovo di Sens difende l'autorità ecclesiastica nell'adunanza di Filippo di Valois.

 

3. Clemente v in Avignone e Giovanni xxii.

 

4. I pastorelli alla volta di Terra Santa.

 

5. Crudeltà della famiglia di Filippo il Bello. Indipendenza degli elvezii.

 

6. Politica infinta di Caroberto d'Ungheria e dei Visconti di Milano.

 

7. Nicolò v sul soglio preteso e nella carcere.

 

8. I seguaci di san Francesco possiedono?

 

9. La fede in oriente ed a Pekino.

 

10. Sant'Andrea Corsini, beato Carissimo Falconieri, santa Giuliana, santa Giulia, san Giovan Colombini, beato Enrico Susone.

 

11. Scrittori egregi.

 

12. Cimabue, Giotto, Dante, Petrarca, Boccaccio.

 

13. Benedetto xii. Successioni in Egitto. Il gran khan da Pekino diffonde la fede cattolica.

 

14. I Capeti a Parigi ed i Plantageneti a Londra.

 

15. Cola da Rienzo a Roma.

 





p. 697
262 In Rohrbacher X, p. 732: «Marsigli».



p. 698
263 Originale: Filippo il Bello, ripetuto nei Riflessi ; cfr. Rohrbacher X, p. 869.



264 Mt 22, 21.



265 Originale: vivevano.



266 1 Pt 2, 17.



267 Lc 10, 6.



268 Cfr. 2 Re 6, 21.



p. 699
269 Cfr. Dt 17, 8s.



270 1 Sam 8, 7.



271 Cfr. Mt 28, 28.



272 Sal 8, 6; nell'Errata corrige la parte paulo minus ab angelis del versetto salmico è accompagnata dall'annotazione Non si appropria.



273 Cfr. Fil 2, 10.



274 Cfr. Mt 18, 15-17.



275 Mt 22, 21.



p. 700
276 Os 8, 4.



277 1 Cor 10, 23; Qo 3, 1.



p. 702
278 Originale: Usterwalden; cfr. nota 239.



279 In Rohrbacher X, p. 725: «Machiavelli».



280 Originale: Lucchino; cfr. Rohrbacher X, p. 727.



281 Probabilmente: Avignone.



p. 703
282 Originale: Chiesa; cfr. Errata corrige.



283 Originale: Oderico, nel paragrafo anche Odino; cfr. Rohrbacher X, p. 759.



p. 704
284 Originale: Corsino; cfr. Rohrbacher X, p. 773.



285 Originale: nipote; cfr. Rohrbacher X, p. 777.



286 Originale: Restrando; cfr. Rohrbacher X, p. 794.



287 Originale: Rusbrok; cfr. Rohrbacher X, p. 883.



288 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher X, pp. 883-884.



289 Originale: beguardi; cfr. Rohrbacher X, p. 884 e nota 247.



p. 705
290 Originale: Fenelon; cfr. Rohrbacher X, p. 907.



291 Originale: illustrarono.



292 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher X, p. 924.



293 Originale: scrisse Mosè di Girona ; cfr. Rohrbacher X, p. 803.



294 Originale: Palagio; cfr. Rohrbacher X, p. 811.



295 Originale: Sira; cfr. Rohrbacher X, p. 798.



296 Originale: trionfante. Pietro di Tarantasia; cfr. Rohrbacher X, p. 812.



p. 706
297 Più chiaramente in Rohrbacher X, pp. 764-765: «Se non che fioriva in que' giorni un pittore a gran pezza più prodigioso: la sua tavolozza fu la lingua italiana [...] E questo pittor prodigioso, questo poeta gigante si chiama Danta Alighieri.



298 Originale: cicli; cfr. Rohrbacher X, p. 767.



p. 707
299 Originale: figlio; cfr. Rohrbacher X, p. 847.



p. 708
300 Originale: buon uomo; cfr. Rohrbacher X, p. 861.



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