Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXXXI. Lo spirito della Chiesa non vien meno giammai

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LXXXI.

Lo spirito della Chiesa non vien meno giammai

  1. [201] Non temete giammai che le cose quaggiù abbiano a mancare. Quell'atmosfera che tu respiri si conserva sino alla fine, benché301 accadano turbini e vicissitudini. Questa terra, queste piante, questi fiori che tappezzano il prato non verranno meno giammai, benché accadano o tremuoti a scuotere ovvero geli e procelle ad agghiacciare. E così non verrà meno giammai la vita a tanti uomini che popolano il mondo, benché nel mondo avvengano pestilenze e guerre, malattie e decrepitezze a consumare le persone. Che è questo? Non è dubbio, è lo Spirito del Signore che si muove intorno alle creature e che le aleggia per conservarle nel loro ordine naturale.

 

  Per questa ragione stessa, non temete giammai che abbia a mancare la Chiesa di Gesù Cristo. Questa è società guidata a stato sovran<n>aturale da Dio. Lo Spirito Santo aleggia intorno e nel cuore di questa società eletta, la penetra, la vivifica, la ristora nelle sue fatiche. E per quante accadono bufere per sconvolgerla o tempeste per sommergerla, non ne dubitate punto. Gesù Cristo è sempre desto a vegliare e imporre poi ai venti che s'acquetino. Lo Spirito di Dio, che è la vita della Chiesa, si trova al miglior bisogno, abbondante in cuore alle anime elette che Dio chiama alla perfezione cristiana.

 

  Veniamo subito ai [202] fatti che ci schiera innanzi il periodo di storia che è allo scorcio del secolo decimoterzo. Lo Spirito di Dio è simile ad un venticello che spira quando e dove vuole e si fa intendere senza sapere donde venga o dove miri a fermarsi302.

 

  2. Gli avi, i bisavi, i tritavi governatori di Upland303 nella Svezia e antenati di santa Brigida venivano fino a Terra Santa per isfogare le tenerezze dello spirito di fede e di pietà del - 711 -proprio cuore. Da Birger e da Ingeburga304, coniugi esemplarissimi, verso il 1302 nacque Brigida, la quale fu muta fino a tre anni, finché, coronata da patimenti, elesse Gesù Cristo per sua porzione ed eredità. Costretta in progresso ad unirsi in matrimonio, allevò in numero figli, i quali furono in più luoghi principi edificanti. Catterina, una delle figlie, morì in odore di santità. Brigida con la direzione di confessori illuminati progredì mirabilmente nella virtù. Il Signore le fece vedere chiaramente l'avvenire delle persone e dei regni. Fu scritto un libro delle rivelazioni di santa Brigida, intorno alle quali la Chiesa proferì potersi pure pub<b>licare per utilità dei fedeli. Di Magno e del suo regno di Svezia predisse sciagure. Rivolse la parola sua al re di Francia e di Inghilterra e li commosse gridando: "Guai a voi che vi fate traditori delle anime!" Non risparmiò personaggi illustri nelle dignità ecclesiastiche e di Roma per ripurgarne i fedeli. Disse pure predizioni acerbe, onde generalmente dolevansi profondamente. Ma rispondeva Brigida: "Posso io nascondere quello che il Signore mi induce a manifestare?"

  3. Erano a quei mali gravissimi nella società cristiana. In oriente il regno dei greci era divenuto come una casa di scempiaggini e la nazione un popolo di fanciulli imbecilli. Il trono di Armenia che per tanti anni fu occupato dai Lusignani di Francia, assalito da un nembo di mammalucchi, schiavi venuti dallo Egitto, cadde miseramente. La Francia e l'Europa vide<ro> vacillante quel seggio reale che i crociati [203] avevano eretto con il costo di tanto sangue, e questi degeneri non mossero dito di mano o di piede per sostenerlo. Onta! In Armenia rimase la Chiesa perché lo Spirito del Signore trovò cuori docili in petto a molti cristiani di fede e di pietà.

  Francia ed Inghilterra si insanguinavano nelle guerre aizzate da una belva sanguinaria, Isabella, che terminò le ambizioni305 della Inghilterra con la perdita di tutte le provincie - 712 -francesi già acquistate. Gregorio xi per indurle alla pace era ritornato ad Avignone, ma senza pro veruno. La Sicilia per tanti suoi eccessi era interdetta. Il regno di Boemia306 sotto Venceslao gemeva oppresso ed esausto.

  4. Conservarono il buono spirito, che è la vita della Chiesa e della società cristiana, i religiosi francescani che si estendevano fino alla Tartaria, nella Moldavia, nella Bosnia, nella Russia; aiutavano i religiosi domenicani nell'Armenia, dove eressero una congregazione di frati-uniti. Giovanni Cantacuzeno307, che fu imperatore e poi monaco in Costantinopoli, in ascoltare i religiosi domenicani si unì di cuore alla Chiesa romana e con l'esempio suo trasse molte migliaia di greci, i quali benché dovessero poi sostenere persecuzioni dagli scismatici, pure rimasero costanti.

  Quanto è buono il Signore in mandare il suo Spirito così! Mercé dello Spirito del Signore molti si ravvedono nel regno di Creta.

  5. In Europa le commozioni rivoluzionarie minacciavano <di> atterrare l'ordine sociale e religioso. In Germania era insorta lite fra sacerdoti secolari con i religiosi mendicanti. Giovanni Wiclefo, curato e professore ad Oxford, tolse a difendere i propri confratelli, ma poco stante si gettò come terra di pub<b>lica strada a calpestarsi da tutti i viandanti. Scrisse libri per insinuare <che> il potere civile deve regolare il potere ecclesiastico, la Chiesa romana non è il capo delle Chiese, i vescovi non sono punto superiori ai sacerdoti,[204] sacerdoti e monaci qualsisiensi non possono possedere e se peccano perdono ogni potere spirituale, i principi sono ob<b>ligati a spogliare il clero, il clero poi non può menomamente agire contro il fedele secolare.

  Queste bestemmie parvero far inorridire il mondo cristiano. Onde a Londra si adunò un concilio per la condanna, ma Wiclefo comparendo seppe difendersi con sì astuta arte che fu rimandato come innocente. Per questo prese baldanza a - 713 -dire: "E' ingiuria pretendere di onorar Dio con il culto che usa la Chiesa santa romana. I santi non sono da venerare. E' falso che noi siamo liberi di fare o non fare, siamo costretti. Nulla vale l'autorità della Chiesa o dei concilii. La vera Chiesa è invisibile perché alla Chiesa appartengono solo i giusti, dei quali sol Dio può giudicare. Non nuoce all'animarubareammazzare, purché308 s'abbia fede in Dio".

  Una setta di manichei, chiamata de' poveri ovvero dei turlupini, si diffondevano nel Delfinato, a Susa e Torino. Si abbandonavano a tutte le turpitudini e scusavansi con dire:  "Mundis nil immundum"309.

  Santa Brigida continuava <ad> ammonire: "Ora i regni non sono regni, ma fanciullaggini, scempiaggini, ladronerie. Guai al regno di cui il re è un fanciullo!" Di Famagosta, fra l'altre città, diceva: "Essa è Gomorra ardente del fuoco della lussuria, delle superfluità, delle ambizioni". Mandò avvisi minacciosi ad Eleonora regina, scrisse guai al popolo di Cipro. Ad un personaggio illustrissimo mandò <a> significare come voce di Dio questo discorso: "Ascolta le parole che io ti rivolgo: perché mi odi tu tanto? Perché la tua audacia è così grande e la tua presunzione così insopportabile contro di me? Perché la tua corte mondana rovina la mia corte celeste? Tu mi spogli orgogliosamente delle mie pecorelle... Ogni demonio dell'inferno riceverà un brano dell'anima tua, quantunque ella sia immortale e incorruttibile, e per [205] benedizioni tu sarai pieno di eterna maledizione. Infino a che io ti troverò disobbediente, tu non prospererai".

  <6.> In Francia dicevangli al pontefice Gregorio xi: "Dimorate appo noi sempre; a Roma non sarete rispettato". Ma voci da tutte l'altre parti del mondo aggiungevano: "Cercate il ben dell'anima e Dio provvederà al resto". Gregorio lentamente sì, ma alfine si risolse <a> lasciare Avignone e ritornò a Roma, dove fu accolto con trionfo grandissimo. Gregorio sarebbe - 714 -stato un pontefice eccellente se non avesse amato troppo i parenti e la Francia.

  7. Mentre santa Brigida santificava sé e ammoniva altrui nella Svezia, Catterina operava per sé e per altri in Italia. Nata in Siena nel 1347 da buoni genitori, Benincasa e Lapa, per tempo si applicò alla preghiera ed alle austerità sì da meritarsi i doni più eletti. Ai 12 anni ebbe molto a sostenere per conservarsi sposa a Dio solo. In compiere i doveri del suo stato obbediva al proprio padre come a Gesù Cristo, alla madre come alla Vergine benedetta, ai fratelli ed alle sorelle come agli apostoli ed ai discepoli del divin Salvatore. Il Signore purificò lo spirito di Catterina con il crogiuolo di molte tribolzioniinterne che esterne, finché poté farle intendere queste parole: "Tu mi sarai simile in grazia ed in gloria". Rispondeva di continuo Catterina: "O Dio, create in me un cuor puro e rinnovate lo spirito di rettitudine nelle mie viscere"310.

  Si applicò alla cura di persone inferme e di tal donna sovrat<t>utto che, lorda di piaga lebbrosa e invasata dal demonio, pretese provare di Catterina il peggio che dir si possa, onde le stesse autorità tolsero a giudicarne. Catterina non perdé giammai la sua pace e non venne meno allo affetto per quella ingratissima creatura. Per tanto Iddio moltiplicò suoi doni di rivelazione.

  Il confessore dei lei Raimondo da Capua disse: "Crederò quando io ottenga un dolore [206] vivissimo nelle mie colpe". Raimondo fu accontentato e credé finalmente. Catterina si diede a predicare universalmente la pace e ottenne che migliaia a migliaia i nemici si riconciliassero, i peccatori che si ravvedessero. Due assassini si avviavano al capestro eppur bestemmiavano come demoni. Catterina incontratili li ridusse in breve a pentimento sincero. Predisse Catterina come in breve sarebbe venuta sciagura non di eresia, ma di cotal divisione nella Cristianità. In Firenze erano sanguinose le discordie tra guelfi e ghibellini. Catterina si pose nel mezzo. I ghibellini che non volevano arrendersi a composizione minacciaronla nella - 715 -vita, posero Firenze in soqquadro. Catterina stando nel mezzo gridava: "Uccidete me, ma risparmiate la città". Intanto sclamava: "Ohimé, muoio di dolore e non posso morire". Venuta al cospetto di personaggi illustrissimi dolevasi con dire:  "Ahimé, che odo un puzzo dei vizii infernali, a vece del paradiso delle virtù celesti".

  Insisteva con preghiere e con raccomandazioni premurose perché il pontefice, lasciata Avignone, ritornasse a Roma. Il nome di Catterina era onorato e temuto presso ai popoli ed ai grandi d'Europa intiera.

  Al pontefice Urbano vi mandò <a> dire <che> moderasse il suo carattere focoso, usasse maggior pazienza, ponesse cura ad eleggere cardinali e vescovi di virtù. Una parte dei cardinali volevano che Urbano ritornasse ad Avignone, né potendo ottenere cominciarono dallo spargere che Urbano non era pontefice, che l'avevano eletto costretti dalla forza.

  Allora vennero eletti contemporaneamente tre pontefici. Il mondo cristiano si trovò così diviso in uno scisma che invase tutto l'occidente. Santa Catterina teneva per Urbano, il vero pontefice, e con lei Inghilterra intiera, la quale con il valore di undici buone ragioni rispondeva alle interpellanze delle altre nazioni. Ma intanto i popoli erano divisi. In Roma per acquetare il furore del popolo dovettero presentare tal personaggio e dire che era [207] stato eletto papa, benché nol fosse punto.

  Catterina predisse come questo scisma continuerebbe, come alfine si spegnerebbe lentamente. Sant'Antonino aggiunge che questo avvenimento produsse un'oscurità generale, che in tutta buona fede i popoli, e con essi personaggi esimii per pietà, aderivano all'uno od all'altro311 dei pontefici intrusi, che lo spirito della Chiesa conservavasi mirabilmente unito, che in modo mirabile il Signore conservava lo spirito del fervore.

 

  8. Nel concilio di Costanza si provvede alla riforma della Chiesa nel suo capo e ne' suoi membri. Ivi si tolse in esame il libro di Wiclefo detto Trialogo, nel quale introduce a parlare - 716 -la verità, la menzogna, la sapienza a se stesso312. Giovanni Hus scrisse alla sua volta un libro nel quale paragona la Chiesa all'anatomia di un corpo umano, in cui dice che la coda313, i polmoni, il mento sono una sola cosa314. In questo libro e in altro Delle decime ribadisce tutti gli errori di Wiclefo.

 

  Ebbe a principale seguace Girolamo315 di Praga. Il concilio di Costanza scomunicò gli eretici e condannò alle fiamme i loro libri. Carlo vi di Francia era caduto demente; Giovanni duca di Borgogna fu "senza paura", ma non senza rimprovero, perché procurò la morte al proprio nipote. Il concilio attese a riformare la disciplina nel clero e nel popolo.

 

  9. A tanto uopo cooperò san Vincenzo Ferreri, che da Spagna passò all'Italia, alla Francia, all'Inghilterra, alla Germania con pochi compagni, operando ovunque prodigi di conversione. Viveva austerissimo, camminava per lo più a piede. Allo arrivo di Vincenzo suonavano le campane, uscivano <ad> incontrarlo i capi del popolo, si sospendevano le scuole ed i pub<b>lici uffici. San Vincenzo si reputava di tutti il più miserabile ed indegno che la terra il portasse. Predicando san Vincenzo in Alessandria316 disse: "E' in mezzo a voi cotal giovinetto che crescendo predicherà il Vangelo a tutti e <mi> precederà nell'onore degli altari". Vincenzo [208] alludeva a san Bernardino da Siena, che cresciuto tant'alto fece voto di castità alla Vergine benedetta, si cinse di cilizii la persona e consacrato sacerdote pellegrinò per l'Italia e altrove - 717 -ad annunziare il santo nome di Gesù sotto la regola di san Francesco317.

 

  San Giovanni da Capistrano, perduto la consorte, si rese religioso francescano e accompagnò e proseguì le predicazioni di san Bernardino.

 

  In questo periodo di tempo lo Spirito di Dio, vita della Chiesa, si manifestò nel beato Marcolino da Forlì, nel beato Giacomo d'Ulma, dapprima soldato e poi operaio e religioso. La beata Chiara Gambacorti, il beato Pietro di Palermo, la beata Angiolina d'Umbria, la beata Lucia di Venezia furono a molti specchio esimio di eccellenti virtù. Il beato Oddino Barotti di Fossano, dapprima curato in San Giovanni e poi pellegrino in Terra Santa, edificò ritornando il tempio di san Giovenale, ritornò par<r>oco finché si applicò agli infermi di peste nel 1400. Il beato Luigi Barbo riformò i monasteri di san Giorgio a Venezia, di san Dionigi a Milano e d'altrove assai. Raggiunsero l'onor degli altari certa Rita, o Margherita, e Lidvina318, con i cardinali il beato Lodovico d'Allemand e Nicola Albergati.

 

  L'impero greco era esausto di denaro ed in pericolo grave. Stando così, <Giovanni Paleologo>319 scrisse novellamente a Roma ed all'occidente perché a spese dei cristiani d'Europa si adunasse in oriente un concilio per l'unione dei greci con i romani. Il pontefice tolse in considerazione la proposta e intanto dispose che in Europa si esterminassero gli errori degli eretici. A chi s'adoperasse in ciò promise le stesse indulgenze che in visitare i luoghi di Terra Santa. Nel 1425 poi indisse un giubileo universale per ottenere al mondo lagrime di pentimento.

 

  10. Or qui volgiamo lo sguardo a destra. Dall'Asia settentrionale nel 1346 venne in Europa con una prodigiosa quantità di insetti un morbo che si spiegò tosto in peste micidiale.  "Non si crederà -- dice il Petrarca320 [209]-- che v'ebbe un - 718 -tempo in cui l'universo è stato quasi interamente spopolato, in cui le case sono rimaste senza famiglie, le città senza cittadini, le campagne incolte e tutte seminate di cadaveri. Come il vorrà credere la posterità? Noi stessi duriam fatica a crederlo, e tuttavia il vediamo coi nostri propri occhi. Usciti dalle nostre case, noi scorriamo la città, cui troviamo piena di morti e di moribondi; torniamo a casa e non vi troviamo più i nostri parenti; sono morti tutti in questa breve assenza321. Felici le razze future, che non vedono queste calamità e che avranno forse qual serie di favole la descrizione che noi ne facciamo!"

 

  Secondo altri scrittori, in Europa di tre parti della popolazione due ne morirono. Nell'ospedal di Parigi perivano cinquanta infermi in ogni . I pontefici largheggiavano di soccorsi e di indulgenze e di privilegi ai sacerdoti ed ai laici che assistevano i poveri appestati. I pochi poi che sopravvissero alla pestilenza per un momento furono grati a Dio, ma poi in radunare i tesori lasciati dai morti ritornarono alle ambizioni, alle liti, ai godimenti. Indi volsero la loro ira contro gli ebrei che dicevano causa del male sofferto.

 

  I soprav<v>issuti nella Svevia e nella Germania si diedero ad altro eccesso. Reputando il peccato unica cagione del male sofferto, si diedero in pellegrinaggio flagellandosi crudamente per lo spazio di 34 giorni.

 

  11. Questi flagellanti si chiamavano frati della croce. Si disciplinavano due volte il ponendosi in giro, recitando preghiere, intonando cantici e battendosi a nudo sino al sangue. Dimoravano un sol giorno in un paese. Se venivano regalati di qualche moneta, ne comperavano croci e stendardi pei loro pellegrinaggi. Dormivano a cielo scoperto e ognuno si flagellava privatamente più volte in una notte. In seguito si congiunsero atti di superstizione e poi furti, crudeltà, dissolutezze. Da Germania passarono in Francia, spacciando [210]favole di apparizioni celesti, onde l'autorità ecclesiastica e la civile dispersero quei fanatici.

 

- 719 -  Nel 1350 benché il contagio desolasse tuttavia e il freddo nella vernata fosse crudissimo, i pellegrini con immenso numero e con pietà pari accorrevano a Roma per guadagnarvi la indulgenza del giubileo universale. Le case più non bastavano a mettere al coperto gli uomini. Gli ungheresi e gli alemanni, più avvezzi al freddo, campeggiavano al sereno accendendo gran fuochi.

 

  Non facevan rumore, non litigavano. In reficiarsi all'osteria ponevano il danaro nella mensa e partivano senza che il padrone s'avvedesse e nessun pellegrino toccava. V'ebbe continuamente a Roma un millione di pellegrini.

 

  In questo modo lo Spirito del Signore promuoveva nella Chiesa il bene della stessa, la grazia di Spirito Santo. Verissimo pertanto quanto esposi già a principio. La vita della Chiesa è lo Spirito del Signore che opera continuamente, nel capo e nelle membra nella stessa. Vita della Chiesa è lo Spirito di Dio che ha detto della sua sposa immacolata: "Le porte d'inferno non prevarranno giammai contro di essa"322. Non temete dunque. Le umane rivoluzioni si avvicendano, la Chiesa di Gesù Cristo sta.

 

Riflessi

 

1. Lo spirito della Chiesa non vien meno giammai.

2. Santa Brigida.

3. Regni d'oriente infaticati323.

4. Francescani e domenicani in oriente.

5. Eresie di Giovan Wiclefo. Setta di manichei turlupini. Minaccie di santa Brigida.

6. Gregorio xi da Avignone ritorna a Roma.

7. Santa Catterina da Siena.

8. Concilio di Costanza.

9. San Vincenzo Ferreri.

- 720 -10. Pestilenza descritta dal Petrarca324.

11. I flagellanti nella Germania e nella Francia. Giubileo universale del 1350.

 





p. 710
301 Originale: finché.



302 Cfr. Gv 3, 8.



303 Originale: Apland; cfr. Rohrbacher XI, p. 8.



p. 711
304 Originale: ; cfr. Rohrbacher XI, p. 9.



305 Originale: che terminò le sue ambizioni.



p. 712
306 Originale: d'Ungheria; cfr. Rohrbacher XI, p. 110.



307 Originale: Cantaenzeno; cfr. Rohrbacher XI, p. 25.



p. 713
308 Originale: perché.



309 Cfr. Tt 1, 15. Originale: scusavansi con dire non dover inorridire di ciò che ha fatto il Signore; cfr. Errata corrige.



p. 714
310 Sal 51(50), 12.



p. 715
311 Originale: aderivano all'altro od all'altro.



p. 716
312 Più chiaramente in Rohrbacher X, p. 205: «Il Trialogo, sua opera principale, è così nominato, perché vi sono tre interlocutori [...] la verità è la buona teologia, la menzogna la cattiva, la sapienza Viclefo».



313 Originale: che una coda.



314 Più chiaramente in Rohrbacher X, p. 223: «V'ha [nelle opere di Giovanni Hus] sopra tutto una lunghissima anatomia dei diversi membri dell'Anticristo, seguita da un'altra del suo regno, del suo popolo, della sua vita e de' suoi costumi. Vi si vedono cose strane, non sospettate da alcuno, per esempio qual è la corona dell'Anticristo, quali sono i suoi polmoni e quale il suo fegato».



315 Originale: Girolomo; cfr. Rohrbacher XI, p. 224.



316 Originale: Siena; cfr. Rohrbacher XI, p. 245.



p. 717
317 Originale: Vincenzo; cfr. Rohrbacher XI, p. 249.



318 Originale: Liduina; cfr. Rohrbacher XI, p. 264.



319 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher XI, p. 267.



320 Originale: Patriarca; cfr. Rohrbacher XI, p. 908.



p. 718
321 Originale: arringa; cfr. Rohrbacher XI, p. 908.



p. 719
322 Mt 16, 18.



323 Lezione probabile: infatuati, nel significato di «impazziti».



p. 720
324 Originale: Boccaccio; cfr. Rohrbacher XI, p. 908 e nota 320.



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