Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXXXIII. Il progresso ed il regresso

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LXXXIII.

Il progresso ed il regresso

  1. [225] Non par possibile eppure si questo fatto. Ha di quelli che dicono <di> andare avanti, in quella stessa che danno addietro con precipitoso scompiglio. Fatela intendere se potete.

 

  Nel progresso morale va innanzi colui che più si accosta a Dio, bene infinito. Chi se n'allontana entra nello scuro della barbarie. Nel progresso cristiano si affretta colui che dirige tutte le industrie della vita per conseguire l'ultimo fine, la eterna felicità. Colui poi che drizza le cure sue ad osteggiare il cammino a Dio, costui volge i passi addietro verso al precipizio. Meschinella la civiltà attuale! Il pontefice che ne guida ci avvisò lagrimando che la moderna civiltà è fuori del sovran<n>aturale che conduce a Dio, che essa non è progresso lieto ma regresso spaventevole. Ma anche oggidì ha lo spirito dei fedeli che credono e che operano conforme la massima del santo Vangelo. Questi si incamminano al bene.

 

  2. Nel mondo è sempre stato il progresso ed il regresso. Diamo un'occhiata alla seconda metà del secolo decimoquarto. In questo periodo di tempo menti saggie e potenti adoperano per il vero progresso il proprio ingegno. Nicola di Cusa, cardinale di Treveri, scrive tre volumi in foglio, discorre magnificamente della pace e della fede. Pio, semplice, modesto, istudia e asserisce che la terra gira su se stessa intorno al sole.

 

  Giovanni Muller, detto Regiomontano, consulta su Tolomeo i dotti dell'antichità intorno [226] allo studio degli astri. Si affretta dovunque trova un dotto tra i viventi, e intanto scrive e stampa il suo libro delle Teoriche344 che è applaudito come una meraviglia. Nicola Copernico, sacerdote egualmente - 734 -dotto che pio nella Prussia, viene in Italia e scrive il suo celebrato libro Delle rivoluzioni dei globi celesti.

 

  3. Fin a questo momento tutti i libri erano manoscritti ed erano scarsi e costavano sacrificio di tempo e di denaro. Un uomo a ricopiare intiere le opere del solo san Tomaso avrebbe impiegato quasi tutta la vita. Quando un Fust345 con Schoeffer uniscono le attenzioni proprie alle premure di Guttemberg, inventano346 un libro parlante, una scrittura perenne, la stampa che in breve moltiplica gli esemplari dei volumi più colossali. I primi esperimenti furono fatti con caratteri scolpiti nel legno (<impressione>347 tabbellaria), di poi con caratteri mobili pur di legno (silografia) e finalmente si adoperarono le matrici fuse o caratteri metallici.

 

  Si ha che fin sotto Cicerone si usava la tabellaria, che si praticava in oriente in seguito alla venuta del Salvatore. I crociati che pellegrinavano in Levante ne furono edotti e perfezionarono l'arte in occidente. Provvidenza! Era pur facile fare un passo dalla stampa tabellaria alla silografia, ma il Signore solo in questo secolo ne porge il lume. Quanti non avranno iscorto la forza di una caldaia bollente, ma solamente nel secolo che corre Dio inspirò l'ingegno umano per farne applicazioni alle locomotrici. Per mezzo di una caldaia bollente si esercita oggidì un potere superiore di gran lunga alla potenza che dispiegarono Ciro, Alessandro o Cesare.

 

  4. Nel regno di Ferdinando v e di Isabella era il cardinale Ximenes, del quale il Leibnitz disse valere egli solo più che tutta la Spagna. Ferdinando v, detto il Cattolico, governava una parte delle provincie, l'altra era propria di Isabella, di lui consorte, la quale nondimeno sposandosi a Ferdinando volle [227] ritenere per sé il governo e l'amministrazione della sua parte di regno. Così dicevasi che in Ispagna erano due re.

 

  Ferdinando favorì molto la Chiesa con iscacciare i mori lontano. Di Isabella poi diceva lo stesso Ximenes: "No, non - 735 -sarà mai che l'universo veda sovrana di tal grandezza d'animo, di tal purezza di cuore, di tal fervore di pietà e di tale sollecitudine per la giustizia". A ristorare i danni venuti per incendio ad un campo, Isabella edificò la città di Santa Fede. Gonzalvo, capitano valorosissimo, per otto mesi348 diresse l'assedio di Granata. Il pontefice ed i crociati aiutavano. I turchi vi dominavano da 789 anni. Gonzalvo nello assalto del 2 gennaio 1492 strappò ai saraceni la città e il regno, ricacciandoli lungi assai.

 

  5. Isabella appoggiò pure l'impresa di Cristoforo Colombo nella scoperta del Nuovo Mondo. Colombo, nato in Genova nel 1441, studiò a Pavia e si distinse nella scienza di astronomia e nell'arte di geometria e di navigazione. Studiò i viaggi di Marco Polo e, venuto a Lisbona, aprì il suo segreto di voler scoprire nella via delle Indie la lontana spiaggia di Cipangu349. Il capitano di mare al quale confidossi fece proprio il ritrovato esperimento e non riuscendo disse che Colombo era pazzo. Cristoforo fece capo a Genova sua patria, a Venezia, a Francia, ad Inghilterra, a Spagna stessa, ma con poco pro dopo 40 anni di tentativi e di studio. Finalmente, in quella che stava per lasciare Spagna, un religioso presenta Colombo ad Isabella, dalla quale finalmente ottiene di potere addì 3 agosto 1492 partire dal porto di Palos con tre navi e con l'equipaggio di circa 120 persone.

 

  Fece vela per lo spazio di un mese, né mai trovando terra i compagni tumultuavano e già avevano congiurato di toglier di mezzo Colombo per ritornare in patria. Colombo adoperò incredibile pazienza e coraggio invitto. Scorgeva di tratto in tratto travi di legno, alghe marine o si incontrava in truppe d'uccelli, e questo [228] confortavalo350. Regolava le proprie navi con l'astrolabio scopertosi testé. Diresse poi il corso delle navi secondo il volo degli uccelli, come aveva appreso farsi dai portoghesi. Finalmente nella notte del<l'>11 al 12 ottobre - 736 -1492 e dopo 35 giorni di cammino i marinai gridarono:  "Terra! Terra!" Colombo discese, s'inginocchiò su quella, piantò una croce e disse: "Questa è la terra del santo Salvatore". I selvaggi accorsero ed egli con loro mostravasi sopram<m>odo benevolo. Quelli additarongli miniere d'oro e offerivangli pezzi di questo metallo, che Cristoforo scambiava con dei pezzi di latta o con checches<s>ia di giuocat<t>oli. Colombo discoprì le isole che chiamò della Concezione, la Ferdinandina, Isabella, Ispaniola o Santo Domingo. Cristoforo salvò in mare la vita ad un indiano, e gli indiani aiutaronlo quando con la nave sua Santa Maria diede in un banco di sabbia. I selvaggi di Haiti351 fuggivansi, ma ei li rassicurò. Colombo, esplorate queste terre, ritornò all'Europa e approdò a Barcellona dove ricevette onori senza confine.

 

  Egli sopra tutto ne dava gloria al Signore. Da Ferdinando e da Isabella Colombo riceve l'ufficio di viceré delle terre conquistate e il titolo di grande ammiraglio. Riparte altra volta con 17 navi e seda i tumulti che i suoi v'avevano già suscitato. Accusato egli stesso dagli invidiosi, ritorna a Ferdinando per iscolparsene. Colombo riprende un terzo viaggio, ma toccata la terra da lui con tanti stenti ritrovata, gli invidiosi con rappresentare nere calunnie ottennero che Ferdinando il richiamasse a sé incatenato. Nel viaggio il capitano offerì di sciogliere Colombo dalle sue catene, ma egli non volle e disse:  "Amo meglio obbedire alle ingiunzioni del re". Pervenuto poi a presenza di Ferdinando, Colombo si inginocchiò e pianse dirottamente. Ferdinando rialzollo e lo confortò, ma non il volle reintegrare in tutti i suoi diritti. Morendo poi Isabella, mostrossi anche più freddo. Colombo morì a 65 anni nel 1506, addì 20 maggio, [229] e fu sepolto in Siviglia. Lasciò due figli, Diego e Ferdinando.

 

  Cristoforo Colombo era di statura alta, aveva il viso lungo con naso aquilino, occhi cilestri, capelli rossi. Il colorito aveva delicato e il portamento nobile, affabile, vivace. Personaggio di pietà tenerissima, aveva sempre l'anima occupata in gravi - 737 -pensieri. Cristoforo Colombo movendo la prima volta da Palos si diresse verso alle Indie ed egli con il nome di quelle regioni chiamò il Nuovo Mondo. Fu poi detta America da Americo Vespucci, veneto352, che rinnovò i viaggi del Colombo e li estese.

 

  6. Cristoforo trovò che quegli indigeni non conoscevano lettere, non avevano scritture, non facevano uso di ferroallevavano animali domestici. Trovò che avevano un'idea vaga di dio supremo cui chiamavano Grande Spirito. I selvaggi della Guiana avevano qualche contezza della immortalità dell'anima e di una vita futura. Additavano il peccato d'origine con la figura di tal donna che chiamavano la madre della nostra carne ovvero la donna del serpente. Conservavano pure una tradizione del diluvio universale. Abbiamo in ciò scorto altrove le probabilità che gente, di poi al diluvio, si sia trasferita forse dalle parti di Groenlandia che vi confina e che cristiani sieno pure venuti in seguito alla predicazione apostolica. In questo momento la comparsa di Cristoforo Colombo fu come l'apparire dell'astro luminoso in pieno giorno.

 

  Nel 1509 gli spagnuoli pubblicano loro manifesti, nei quali chiamano il pontefice con il titolo di ammirabile, di gran padre, di tutore, ed esortano a credere in Dio solo ed in Gesù Cristo e nel Vicario di lui in terra, il sommo pontefice. Esortano ad obbedire a re Ferdinando, che dal pontefice tiene raccomandazione di spargere in quelle terre il lume della fede e il buon vantaggio della cristiana civiltà. Oh, se le nazioni d'Europa avessero attuato questo programma![230] Inghilterra finché fu cattolica convertì i regni d'Alemagna. Resasi poi protestante, di poi ad un mezzo secolo si rese signora delle Indie, dalle quali ricava navi d'oro con inviare a quelle genti altre navi cariche di oppio per istupidirle e bastimenti di figure d'idoli per conservarle nell'errore e affogarle nel vizio.

 

  7. Sarebbe stata gran benedizione che nelle Indie fossero venuti personaggi apostolici come il Ximenes. Nato nel 1437 - 738 -in Castiglia, godeva <di> passare suoi giorni in una capanna coperta di fogliame in conversazione con Dio. La regina Isabella il volle per suo confessore e morendo il Mendoza, arcivescovo di Toledo, designò a succedergli il Ximenes, il quale nello intendere fuggì spaventato. Ma costretto dal pontefice ad accettare quella sede vi s'arrese. Isabella licenziollo sol tre anni di poi, onde fu accolto con trionfo grandissimo entro Toledo. Quella sede era massima nella Spagna e l'arcivescovo vi era altresì principe di alcune provincie. Ximenes non lasciò mai la sua tonica da francescano e di notte, lasciati i letti dorati, dormiva col suo abito sopra una stuoia. Descrisse la Bibbia poliglotta, ossia tradotta con comparazione nelle principali lingue. Studiò l'antico rituale mosarabico.

 

  Entrò nel regno di Granata che in buona parte era musulmano. Vi scoprì delle sedizioni e se ne valse per dire: "Una delle due, o studiate la legge cristiana per abbracciarla o voi siete gravemente puniti". Lo stesso discorso tenne al principe moro Zegri. Questi invero parve adontarsene, ma il Ximenes replicò. Il Zegri studiò, fu convinto e volle il Battesimo e fu imitato353 da quattromila di loro i quali poi non cessarono di ringraziare il cardinale e arcivescovo. L'arcivescovo uscito alla piazza appiccò il fuoco ad un cumulo di 5000 libri dell'Alcorano. I saraceni d'una parte della città assalgono il cardinale nella propria casa, lo Zegri perora per lui al popolo infuriato. Fa [231] tacere le voci: "Viva la libertà! Viva Maometto" e ottiene che tutto un popolo rientri in se stesso, studi e mediti la fede cristiana e che finalmente l'abbracci con tutto l'animo.

 

  8. In questo momento nella Spagna si sviluppa una istituzione intorno alla quale il secolo d'allora ed i secoli vegnenti scrissero tante cose e tante ne parlarono in favore ed in contrario. Alludo alla Inquisizione.

 

  Premetto qui una domanda: una società può e deve informarsi della onestà de' suoi membri? E rispondo che lo può e lo deve. Un padre deve inquisire sui figli, un padrone sui servi, un governo sul popolo della sua città o del suo regno? - 739 -Facile ne è la risposta. Nella legge scritta Mosè inquisiva intorno al popolo. Nella legge di natura il censore Catone sorvegliava intorno ai membri della repubblica romana. Nella legge di grazia sono continue le raccomandazioni che Gesù Cristo e che gli apostoli fanno per porre in attenzione contro ai cattivi e contro ai loro sforzi iniqui. Il vescovo è il sorvegliante alle anime dei fedeli. Quando questi non possa attendervi appieno, la Chiesa manda un legato suo. Questa pratica era viva nel Medio evo, allorché s'aveva per massima che un re non poteva essere tale se non era cattolico. Nella Inquisizione la Chiesa ha per ufficio di esaminare gli errori, di ammonire per molte volte con carità e pazienza e poi di consegnare i recidivi al potere civile, non senza vive raccomandazioni di carità e di moderazione.

 

  Giovanni di Torquemada, celebre teologo nella Spagna che si meritò il titolo di Difensore della fede, egli con chiamarli al suo tribunale di perdono e di pace, ottenne che dicias<s>ettemila si ravvedessero appieno dai loro errori354. Ma il poter civile presto ne abusò e si valse della Inquisizione di tempo in tempo per esercitare un'autorità assoluta, per ispogliare i ricchi dei loro beni. I pontefici, mal sofferendo, richiamavano a sé l'appello dopo il giudizio. Pronunciarono [232] pure pene severissime contro ai falsi testimoni e più volte divennero alla riforma degli uffici e delle pratiche della Inquisizione.

 

  Avversari della Inquisizione sono specialmente i protestanti, e non badano che essi con le Inquisizioni proprie hanno fatto spargere in Alemagna, in Francia, in Inghilterra tanto sangue nelle guerre che sopra vi potrebbe galleggiare un vascello. Avversari della Inquisizione sono gli atei, gli indifferenti, i liberali, che impararono dai filosofi del secolo passato e non considerano, gli sciagurati, che con altrettante guerre da - 740 -loro volute hanno sollevato monti di cadaveri. La Spagna finché mantenne il tribunale della Inquisizione crebbe in florida prosperità.

 

  9. Lo Ximenes intanto si elevava generalissimo d'esercito in condurre le truppe allo acquisto del regno d'Orano difeso dai turchi. Contava allora 70 anni di età e nonostante <ciò> operò prodigi di valore e ritornò trionfante. La Spagna gli moveva incontro con giubilo, ma egli stando dimesso diceva di cuore: "Non a noi la gloria, ma al Signore". In altra spedizione <Pietro di Navarra>355 venne contro al regno di Bugia356 e lo conquistò parimenti, e come già quello di Orano357, lo persuase ad abbracciare volonteroso il Vangelo del Salvatore.

 

  Ferdinando, non troppo grato agli immensi servigi dello Ximenes, morì nel 1516 lasciando la figlia Giovanna, che prese le redini del governo sotto la reggenza dello stesso Ximenes, finché si sposò a Filippo d'Austria. Ma morendole in breve lo sposo, Giovanna uscì di senno. Nondimeno lo Ximenes le prestò curadiligente e amorevole, che favorendola nelle sue brame più vive, il buon governo dei popoli, la fece rinsavire, di che ne ebbe dal popolo spagnuolo maggiori prove d'affetto che in tutti i trionfi passati.

 

  Nell'isola Ispagnuola, od a Santo Domingo, erano miniere d'oro e terreno ferace, ma la gente vi era indolentissima e in parte infermiccia per malaria. Francescani e domenicani si versarono in numero su [233] quelle terre per convertire al Vangelo gli indigeni. Vi attesero con zelo ammirabile, ma gli spagnuoli erano bramosi di trarre dalle scoperte tesori d'oro, né potendosi ottenere senza il lavoro, obbligavano gli abitanti, divisi in tanti scompartimenti dove, occupavandosi quasi in un genere di schiavitù, erano costretti a dure fatiche. Gridarono incontro con quanta forza poterono i religiosi di san Francesco e di san Domenico, ma non ottenendo appieno ricorsero alla Chiesa per mezzo di Ximenes, e questa come madre pietosa - 741 -prestò sue cure ad alleg<g>erire le pene di fatica di quelle genti. Contro alla Chiesa molti sollevarono lamenti, come in ogni tempo, ma presto o tardi sono obbligati <a> ricredersi e protestare poi loro affetti di gratitudine.

 

  10. Intanto che queste cose accadevano, Giovanni i di Portogallo manda spedizioni contro Maometto in Barberia e continua suoi viaggi fino a Porto Santo ed a Madera, confortato in ciò dalle benedizioni del sommo pontefice. La navigazione era giunta fino al capo Non358. Vasco <di> Gama passò oltre al capo di Buona Speranza. Americo Vespucci poi movendo da Venezia359 venne fino al Brasile. Presto partiranno schiere di missionari di san Domenico e di san Francesco per evangelizzare quelle terre.

 

  Ed ecco come la Chiesa compie il progresso suo. Figlia del cielo e madre pietosa dei viventi, ella con l'una mano s'abbraccia a' suoi e con l'altra addita al paradiso e sclama:  "Affrettiamoci ché Dio ci attende".

 

Riflessi

 

1. Cammina bene sol chi dirige verso a Dio.

2. Nicola di Cusa.

3. Invenzione della stampa.

4. Ferdinando v ed Isabella.

5. Isabella e Cristoforo Colombo. Scoperta dell'America.

6. [234] Tradizioni religiose degli americani.

7. Il card<inale> Ximenes.

<8. L'Inquisizione>.

9. Lo Ximenes reduce dai campi di battaglia. Intorno ai popoli di Santo Domingo o dell'isola Ispaniola.

10. Giovanni i di Portogallo. Vasco <di> Gama apre il passo ai missionari fra terre sconosciute.

 





p. 733
344 Diversamente in Rohrbacher XI, p. 517: «Al tempo stesso egli [Giovanni Muller detto Regiomontano] dirigeva una tipografia donde si videro uscire le Teoriche di Peurbach».



p. 734
345 Originale: Faust; cfr. Rohrbacher XI, p. 521.



346 Originale: di Guttemberg e inventano.



347 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher XI, p. 521.



p. 735
348 Originale: anni; cfr. Rohrbacher XI, p. 525.



349 Originale: Cipazu; cfr. Rohrbacher XI, p. 526.



350 Originale: confortavanlo.



p. 736
351 Originale: Hasti; cfr. Rohrbacher XI, p. 532.



p. 737
352 Diversamente in Rohrbacher XI, p. 534: «Il nome di America gli venne da Americo Vespucci di Firenze».



p. 738
353 Originale: invitato.



p. 739
354 Più chiaramente in Rohrbacher XI, p. 554: «Tommaso di Torquemada o Turrecremata, primo inquisitor generale di Spagna, non vuole per niun modo esser confuso col cardinale Giovanni di Torquemada o Turrecremata. Quantunque della stessa famiglia e ambedue domenicani, pur sono due personaggi affatto diversi, e confonder l'uno coll'altro è un errore grave del paro che comune».



p. 740
355 Per l'integrazione Rohrbacher XI, p. 573.



356 Originale: Buzia; cfr. Rohrbacher XI, p. 573.



357 Originale: Oramo; cfr. Rohrbacher XI, p. 573.



p. 741
358 Originale: Mons; cfr. Rohrbacher XI, p. 581.



359 Probabilmente: Firenze¸cfr. nota 352.



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