Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXXXV. Il giudizio del Signore a castigo Dei cattivi quaggiù

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LXXXV.

Il giudizio del Signore a castigo

Dei cattivi quaggiù

  1. [243] Chi giudica è il Signore. Egli giudica l'uomo all'uscir di vita nel giudizio particolare. Li giudicherà tutti assieme nel giudizio universale. Uno ad uno e molti assieme ci giudicherà il Signore, mentre viviamo quaggiù. Tremendo è il giudizio del Signore.

 

  Nell'anno 1500 Iddio guardò alle nazioni d'Europa. Vide e se ne dolse. In breve periodo di anni ne compié un giudizio formidabile. Molti popoli della colpevole Europa furono abbandonati alla balia di Satana, il mostro dell'eresia luterana. Scorgiamo tosto come avvenne tanta sciagura nel mezzo nostro.

 

  2. In Sassonia nel 1483 nasceva tal Martino Luder, che cresciuto avanzatuccio si allogò al collo una chitarra e percorse per ragion di studio molti paesi di Alemagna. Il titolo di Luder è cognome che in lingua tedesca vuol dire carogna, sì nei sensi del corpo che nelle facoltà dell'animo. Gli dolse a Martino di questo incidente e mutò il cognome di Luder in quello di Luter o Lotario.

 

  Lutero era infangato in molti vizii di costume e in molti errori di mente. Accadde che andando a diporto una folgore colpisse il proprio compagno al fianco. "Misero me!", sclamò Lutero. E temendo l'inferno venne ad un convento di agostiniani e vi fu ricevuto novizio. Ma Martino non era sinceramente convertito e il padre che s'avvedeva mostravane malcontento sommo. Nondimeno Lutero nel primo anno di noviziato seppe infingere e, ingannando il prossimo e sé, fu consacrato sacerdote.

 

  [244] Ma il demonio l'assaliva come Giuda e non lasciavalo né di giorno né di notte e gli sussurrava all'orecchio: "Tu sei un traditore, non è più speranza di salute". Altra volta tentavalo di presunzione dicendo: "A salvarsi basta credere che Dio è e che perdona. Le opere dell'uomo a nulla valgono. - 751 -Chi salva è solo Gesù Cristo". Mormoravagli ancora il Lucifero: "L'uomo è corrotto fin dall'origine, tutte le opere sue sono cattive. Bene o male che egli faccia, quando è fisso che debba dannarsi, Dio lo condanna sempre. Sicché il meglio è tripudiare in un prato di letizie e non aver paura di qualsiasi enormità, purché tu ne goda soddisfazione". Veramente Lutero parve a principio contraddire almeno in parte al mentitore, ma presto gli si diè vinto. Allora lo spirito infernale l'invase e Martino si fe' strumento di rovina nelle mani di Satana, soggetto di castigo nelle mani di Dio.

 

  3. In studiare alla scuola di Carlostadio, Lutero fu creato dottore in sacra teologia. E percorrendo poscia l'Italia e dimorando per qualche tempo in Roma, lodò ampiamente la nazione italiana, la fede e la carità di questa nazione nelle opere molteplici di beneficenza. A Roma in ispecie fu ammirato dell'ordine della Santa Sede, e in ispecie della congregazione chiamata della Sacra Ruota. Nondimeno lo spirito malo gli accendeva in petto un fuoco satanico, che poi eruppe in un vulcano di fiamme infernali.

 

  Nel 1517 produsse al pub<b>lico 99 tesi nelle quali pretese <di> mostrare che la teologia scolastica di san Tomaso è un'invenzione diabolica, che Aristotile stesso filosofando sognò.  "L'uomo -- disse Lutero -- non è libero per fare verun bene". E poco stante espose altre 95 proposizioni contro le indulgenze, ma come Balaam381, si confonde poi da sé con dire in una di esse proposizioni: "Chiunque parla contro la verità delle indulgenze papali sia anatema e scomunicato".

 

  4. [245] Sorgono a segnare le bestemmie dell'eresiarca il dottissimo Prieria e con lui il valente Emser, e si valgono in ciò dell'oracolo della parola e dell'organo della stampa.

 

  Leone x, che con gioia di tutto il mondo rifulgeva per dottrina e per pietà dal suo seggio pontificio in Roma, Leone inorridendo gli manda per ammonirlo il cardinal Gaetano, il quale invero per tre volte e in modo solenne di seduta con carità e pazienza ammonillo. Ma Lutero si faceva bello con - 752 -dire: "Non sono già comparso per altro che per argomentare. Quando mi avrete convinto, allora io crederò". Allora il cardinale ricordò l'avviso che san Paolo dava al suo Timoteo:  "Fuggi le dispute di parole, ma dopo un rimprovero o due evita l'uomo eretico, sapendo che esso è pervertito e che pecca, essendo condannato dal suo proprio giudizio"382. Gaetano guardò con occhio di immensa pietà Lutero e lasciollo. Martino se ne rise con gli amici e disse loro: "Non è in nome di Dio che io ho cominciato questo giuoco e non è in nome di Dio che esso finirà".

 

  Intanto scendeva nella stalla per cavare di un vocabolario proprio per discorrere del pontefice e della sua Chiesa. Eresse altresì la figura di un uomo che vestito pontificalmente giunge le mani e sta ginocchioni con due orecchioni. L'additò al popolo e disse: "Ecco il papa-asino. Gli crederete ancora? Strappate l'acquasantino e collocatevi l'im<m>agine che vi presento". Il popolo di Germania obbedisce fino ad oggidì. Quale cecità!

 

  Il pontefice, reputando che il male non fosse irreparabile, gli manda a Lutero l'inquisitore Tetzel, il quale mostrossi con petto di bronzo e con voce da tuono, ma non ottenne. Gli manda Miltitz, sassone, e Lutero che squadratolo il riconobbe disse: "Come? Tu qui? Sia il benvenuto perché io sono qui vittima della calunnia. Io mi sforzo per fare il bene e questi vedi in quanto mi accusano?...". Miltitz crede, Tetzel per alto cordoglio se ne muore. Il pontefice è come un [246] Daniele nel lago dei leoni. Egli è quale agnello fra i lupi.

 

  5. Lutero si affrettò ai principi e come un Satanasso sussurrò all'orecchio loro: "Credete a me che sono qui per salvarvi dalla schiavitù. I Sacramenti della Chiesa mantengono servi i popoli; il papa e i suoi son tiranni delle coscienze, impinguano alle spalle dei creduli. Credetemelo. Tutti quelli che come rettili escono dalle acque del Battesimo, tutti sono egualmente sacerdoti e papi. Credetemi adunque, e le spoglie delle chiese saran vostre, vostri i bottini dei conventi e alle - 753 -mense dei vescovi quincinnanzi sederete voi e non altri". Tolse poi il libro che aveva descritto con il titolo Della cattività di Babilonia e in presentarlo disse: "Avete una ragione, Dio ve l'ha data. Or giudicate voi se non è punto vero quanto vi espongo".

 

  Di poi Martin Lutero si presentò ai minimi del popolo e parlò: "I pontefici che vi eccitano alle crociate contro ai turchi commettono ingiuria contro a Dio, delitto contro l'umanità. I principi poi sono i tiranni che come tigri vi dissanguano. Appena è possibile trovare un sol principe il quale non sia un gran ladrone. Voi siete altrettanti re. Chi può comandare a voi? Scuotete il giogo che vi opprime". Con queste insinuazioni sataniche Lutero eccitò un grido infernale che faceva risuonar cupa questa voce: "Non vogliamo che Cristo regni su di noi". I sovrani la intesero, se ne riscossero, ma erano legati da un torpore di letargo profondo. Enrico viii d'Inghilterra scrisse un volume in confutazione della Cattività di Babilonia del Lutero e inviollo con pompa al pontefice Leone.

 

  Carlo v, che padroneggiava in Europa, "Che è questo? -- gridò -- Lutero sia condannato allo esiglio e non osi più comparire". Ma non si curò che i suoi ordini fossero poi esattamente eseguiti. L'elettor di Sassonia fece accadere questa com<m>ediola. Incominciando Lutero il suo cammino alla volta dello esiglio, [247] fu di nottetempo assalito da un drappello di assassini. Questi lo svestirono dei suoi abiti, li sparsero intorno e coperto Martino degli abiti di un mugnaio gli gridarono: "Il ciel t'accompagni che non hai un quattrino a darci". Altri raccolsero quegli abiti e fecero intendere allo intorno che Lutero era morto. Ma viveva ed era trattato sontuosamente nel castello già di santa Elisabetta a Vartborgo383, dove scrivendo diceva che con rimpinzarsi di cibi e di bevande sentiva più vivamente gli stimoli della carne e gli scemava affatto il fervore di preghiera.

 

  Il sacrilego in supplicare insultava così: "O Dio, concedeteci - 754 -abiti e cap<p>elli, vesti e mantelli, vitelli grassi, capri, buoi, pecore e vacche... pochi figliuoli. Amen.". Diceva che il demonio l'aveva costretto ad abolire il sacrificio della Messa e che se nol faceva Satanasso l'avrebbe in una notte soffocato.

 

  Carlostadio, che si era reso suo discepolo, contrad<d>iceva. Nella sera del 22 agosto 1524 in lasciarsi da una discussione all'osteria gridò Carlostadio: "Possa io vederti sulla ruota!" E Lutero a lui: "Possa tu romperti il collo prima di uscire dalla città!" Lutero incontratosi con Catterina Bore che aveva strappato dal convento le disse: "E' precetto del Signore che l'uomo si sposi alla donna; Dio vuole che tu sia mia consorte". E rivoltosi ai compagni continuò: "Impossibile è che l'uomo viva continente; ingiuria a Dio chi fa voto di castità". Allora gli scandali si moltiplicarono fino a stomacarne perfino i più perduti. Le massime e le pratiche dei seguaci di Maometto apparivano meno turpi della dottrina e della condotta dei seguaci di Lutero. Venne una Babele di confusione nelle idee, il contadino ed il calzolaio parlarono in tono di dottore cattedratico. Venne un diluvio di vizii. La Germania apparve come una Pentapoli di vizio. In breve fu una rivoluzione sterminatrice.

  6. Da Ungheria384 levossi un grido: "Siamo tutti figli di Dio e tutti eguali! Nessuno deve comandare e tutti [248] i beni devono essere comuni". Tomaso Muncero e Nicola Stork levaronsi a dire: "Siamo noi gli inviati di Dio: non pagate giammai le decime ad un prete, mai più un soldo di tributo al re. I preti ed i principi siamo noi. Alla guerra! All'armi! Entro queste nostre maniche di vestito nasconderemo noi tutte le palle dei nostri avversari".

  Lutero alla sua volta sus<s>urrava ai sovrani: "Su via, principi, alle armi! Percuotete! Alle armi! Ferite! Il cielo si guadagna più colle armi che colle orazioni". Presto seguirono gli scontri. A Saverne perirono ventimila paesani. Al campo in più - 755 -regioni avvenivano non combattimenti ma macelli. Furono smantellate sette città. Furono atterrati mille monasteri. Trecento chiese furono incendiate. Si dice che centomila perissero in questa guerra che fu detta dei paesani. Lutero sedendo sul cumulo di tanti cadaveri vantavasi con dire: "Son io che nella ribellione ho ucciso i paesani... Se non si fa fischiare l'archibugio, ei saranno385 le cento volte più cattivi". Infame e scellerato! Catterina Bore in fissare il cielo stellato disse: "Quanto più bello sarà il paradiso?" Ma Lutero abbassando lo sguardo rispose: "Si, ma non è per noi".

  Ed ecco che Lutero come un leone ruggente percorre e mena strage orrenda delle anime. Molti cristiani ne scorgono le opere di dissoluzione dello sciagurato, eppur gli credono come ad un inviato da Dio, ad un profeta, ad un apostolo santo. Quale cecità! Il giudizio più terribile quaggiù avviene quando nel giorno della prova il cristiano mostra di non aver fede e che di subito corre a calpestare il santo Evangelo.

 

Riflessi

 

1. La prova della tentazione è un giudizio del Signore quaggiù.

2. Principio di Lutero.

3. [249] Tesi di Lutero contro la scolastica e contro le indulgenze.

4. Prieria, Emser e il cardinal Gaetano.

5. Lutero addita ai ricchi la preda delle chiese e dei poveri. E nel popolo eccita la ribellione contro ai ricchi.

6. Tomaso Muncero e Nicola Stork. Guerra dei paesani.





p. 751
381 Originale: altre 95 proporzioni contro le indulgenze, ma come Balam.



p. 752
382 Tm 2, 14; Tt 3, 10.



p. 753
383 Originale: Varborgo; cfr. Rohrbacher XII, p. 283.



p. 754
384 Probabilmente: Turingia; «Stork e Muncero furono dunque scacciati da Vittemberga. S'ignora dove andasse a finire il primo. Rispetto a Muncero, dopo percorse diverse province, andò a Mulhausen, in Turingia», Rohrbacher XII, p.343.



p. 755
385 Originale: l'archibugio, ci saranno ; cfr. Rohrbacher XII, p. 348.



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