Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXL. Combattimento glorioso

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LXL.

Combattimento glorioso

  1. [300] Un combattimento è glorioso quando è giusto nel motivo ed è condotto con coraggio intrepido. I combattimenti della Chiesa di Gesù Cristo sono giusti perché ella pugna contro ai leoni infernali a salute dei figli suoi. I combattimenti della Chiesa sono gloriosi perché, entrando in campo, viene con cuore di madre disposta peranco al sacrificio, quando il morire giovi a salvezza dei suoi.

 

  La terra di questo mondo è il vasto campo di battaglia. - 801 -Entriamo in epoca della prima metà del secolo xvi. Scorgeremo che la Chiesa invero lotta in combattimenti gloriosi oltremodo.

 

  Ecco disposti due eserciti. L'uno reca sulle proprie bandiere questo di Tacito: "Corrompere e lasciarsi corrompere è ciò che si chiama mondo". Reca pure quest'altro di Caifasso:  "Convien che uno sia condannato perché non perisca tutto il popolo"442. Questo esercito non è della sposa di Gesù Cristo. Si chiama dei luterani, dei zuingliani, dei calvinisti. L'esercito è più minaccioso nel centro delle case principesche, dove con molti errori si studiano i delitti443 più perniciosi.

 

  Di fronte poi è l'esercito dei combattenti, i quali recano in cuore scolpita la massima: "Amiamo Dio sovrat<t>utto ed il prossimo. Gesù Cristo è l'aiuto nostro". I loro vessilli sventolano con queste parole d'ordine: "Combattere e patire cose grandi per Iddio". Al444 centro dello esercito sono i prodi d'Israello, i successori a Mosè e ad Aronne, a Gedeone ed a Sansone.[301] Non è dubbio. Il Vicario del divin Salvatore dona movimento all'esercito del Signore e inspira il fervore nei soldati di Gesù Cristo.

 

  2. Leone xi445, il quarto pontefice della famiglia dei Medici di Firenze, licenziava il confessore per questo solo che gli aveva suggerito <di> richiamare presso a sé qualche fratello benché esemplare. Il pontefice Paolo v sopravanzava come Saulle dalle spalle in su sopra al capo di tutti, e nella sublimità di mente era detto l'avvocato dei poveri. Compié la costruzione del tempio massimo della Cristianità ed accolse con giubilo ambascerie perfino dal patriarca dell'antica Babilonia. Gregorio xv poi sclama: "Tutta la terra è del Vicario di Gesù Cristo. Io devo evangelizzare a tutti". In dirlo istituisce la Congregazione de propaganda fide con diciotto cardinali perché v'attendano. In fine spirava dicendo: "Muoio volontieri, perché chiunque mi succeda governerà meglio di me la Chiesa - 802 -del divin Salvatore". Urbano viii e Innocenzo x, chiarissimi per virtù e per sapienza, godono in profondere tesori d'elemosine agli affetti da peste maligna.

 

  E Alessandro vii ottiene che il popolo sclami verso ai cardinali: "A qual pro invocar lo Spirito Santo, se voi avete Chigi che egli vuole?" Il pontefice volle in camera propria il sarcofago che l'avrebbe ricevuto defunto e una coppa in forma di cranio per ricordargli di continuo la morte. Gli si rimprovera un fallo benché leggero, questo cioè d'aver chiamato a sé qualche parente, ma ne ricevette castigo sì che ebbe poi a protestare: "Lo ricordi tutto il mondo: il pontefice come né i vescovi o i sacerdoti ovvero gli stessi semplici fedeli non devono in fare il bene avere preferenze giammai ai propri parenti". Con questi pontefici la Chiesa combatté gloriose battaglie nella prima metà del secolo xvi

 

  3. La lotta si accese sovrat<t>utto fiera e fu gloriosa oltremodo nel Giappone. Sono i giapponesi d'indole vivace e di cuor sensibile. Si dice che il giudice [302] avendo promesse 500 monete d'argento a chi riconduceva un ladrone, accadde di due fratelli innocenti che l'uno si offerisse <di> comparir masnadiere e l'altro il traducesse come tale a fine di ottenere quella somma in pro della madre inferma e povera d'assai.

 

  Predicò in mezzo a quelle genti Francesco Saverio e dopo di lui i confratelli della Compagnia di Gesù, quando olandesi dapprima e gli inglesi di poi, rinnegati nella fede e avidi del com<m>ercio che vi esercitavano gli spagnuoli, sussurrarono:  "I missionari sono inviati da Spagna per soggiogare i giap<p>onesi alla loro fede e renderli poi schiavi del loro potere tirannico".

 

  Erano nel Giappone cristiani convertiti in numero copioso. Il p<adre> Valegnani da Modena, procurator generale in quella missione e istitutore colà di un collegio e di un noviziato, scriveva in Europa: "Mandateci operai in aiuto, perché noi periamo sotto la fatica. In un anno abbiamo battezzato settantamila infedeli con il re di Bungo446. Ma per avere qui un modo - 803 -conforme di operare il bene, mandate sovrat<t>utto religiosi della nostra Compagnia e non d'altre". Gregorio xiii approva quel modo di vedere e pubblica bolla di scomunica a quei d'altre religioni che avessero osato predicare nel Giappone. Finché crescendo il bisogno a dismisura ed i religiosi gesuiti mal bastando a tanto uopo, Clemente viii revoca quel decreto che più non reputa opportuno.

 

  4. Penetrarono dunque nel Giappone religiosi di molti ordini, quando Taicosama447 re, credendo alle calunnie degli apostati d'Olanda e d'Inghilterra, intima un decreto di persecuzione ai cristiani. Questo annunzio eccitò i fedeli ad un plauso di gioia universale. Dicevano: "Ecco il momento di guadagnarsi in breve ora una corona di paradiso".

 

  Prima dinanzi al conflitto viene la regina di Tango, di nome Grazia, ed ella si affretta in abito da nozze e dice: "Sollecitate che lo sposo mio mi attende in [303] cielo". Seguivano altri di numeroso elenco. In gridar l'appello si trovò mancare un giovinetto Mattia; allora un figliuoletto d'egual nome sclamò: "Mattia mi chiamo io pure, datemi una palma e mandatemi al cielo". I carnefici inteneriti gridano a lui ed ai compagni: "Fuggite almeno voi giovincelli, ché noi non vi rintraccieremo". E quelli rispondevano: "Non sia mai; ci avete chiamati ed or siamo qui". Un giovinetto si trovò che dormiva saporitamente. "Affrettati -- gli dissero -- che tuo padre ti attende per morire con lui". Questi corre e grida: "Eccomi, moriamo congiunti. Saliremo dunque assieme al paradiso dei santi".

 

  Nel 1605 erano nel Giappone un milione e ottocentomila cristiani. Mano a mano che erano chiamati al martirio, gli altri seguivano in trionfo per accompagnarli, perfino in numero di ventimila, e si suonavano a festa le campane e si facevano tripudi di gioia come alla presenza degli eroi che venivano incoronati. Molti consumavano il sacrificio di sé sopra roghi accesi. Stando in mezzo alle fiamme, i figli venivano all'ultimo presso alle madri a fin di spirare nelle loro braccia. Una verginella

 

- 804 -fu veduta che, arsa omai, raccoglieva più carboni accesi, se li riponeva in capo in forma di corona e spirava. Turbe di cristiani volgevano parole di conforto e si raccomandavano alle preghiere dei martiri e ne trasportavano poi con trionfo attraverso al Giappone le salme venerate.

 

  D'improvviso la persecuzione si volse con ira più cruda a colpire le persone dei missionari e dei sacerdoti indigeni. Questi sclamavano: "Viva Gesù! Moriamo per Gesù che è spirato per noi". In dirlo consumarono il proprio sacrificio. Il Giappone cristiano inorridì e volse lamenti pietosissimi al cielo. I loro fratelli spurii, i rinnegati colpevoli di Olanda e di Inghilterra, se ne allegrarono e dissero in cuor loro: "I [304] tesori del Giappone ora sono per entrare in mano nostra".

 

  Come nel Giappone, la lotta fu intrepida nella Cina. Pare che l'apostolo san Tomaso v'avesse predicato, ma certamente nel 635 un missionario, Olopen, evangelizzò con frutto mirabile. In quest'epoca Matteo Ricci da Macerata, in seguito ad immensi stenti, penetra nella Cina con abito da letterato. Or egli con l'autorità di sua sapienza rende attoniti quei grandi e con questo si fa strada a presentarsi allo imperatore in Pekino e ottiene che sia predicato il nome di Gesù Salvatore. Molti credono alla verità; molti perseverano nell'errore e questi gridano che il religioso Martinez, compagno al Ricci, venga immolato. L'intrepido viene bagnato dal proprio sangue e spicca un volo da terra al cielo. I compagni del Martinez sclamano: "Sia lode a Dio!" E volto il guardo all'Europa mandano <a> dire: "Inviateci missionari ché il combattimento ferve. Mandatene in copia, perché il viaggio a queste terre è disastroso; la metà se ne muore avanti raggiungere i compagni al campo".

 

  Lotte gloriose si combattono in quest'epoca del Seicento nelle stesse Americhe.

 

  Filippo di Gesù, religioso <nato> nel Messico448, in pugnare acquista primo la palma del martire. San Toribio arcivescovo di Lima sclama: "Sono pastore d'un numeroso gregge, vo' - 805 -dare la vita per il mio popolo". E tosto mano ad instaurare nei popoli di sua giurisdizione i decreti e le riforme del Concilio tridentino. Istituisce congregazioni, aduna concilii, abbellisce il culto sacro, dona in copia pastori dove è un popolo adunato e muore sotto il peso della fatica quasi un novello Carlo Borromeo.

 

  5. A Lima stessa illustrava con prodigiosi esempi d'astinenza e di orazione la vergine Rosa, giglio purissimo in quella terra peruviana449.

 

  Nel Perù è celebre il nome di san Francesco Solano, il quale e nella terra di questo stato e altrove nelle [305] regioni africane450 opera prodigi di guarigione. Predice ai popoli eventi futuri e minaccie di punizione. Scorgendo la impenitenza e il duro cuore di molti cittadini sclamò: "Truxillo dopo 15 anni sarà distrutto". Un tremuoto orribile aprì il seno alla terra e Truxillo ne fu ingoiata.

 

  Glorie ammirabili scorgonsi nei combattimenti del Paraguay.

 

  6. Paraguay nel linguaggio dei selvaggi significa "fiume incoronato", perché la varietà di verzure e di piante e la vaghezza degli uccelli e la copia dei quadrupedi che vi abbondano circondano e intrecciano il paese quasi corona di fiori.

 

  I religiosi gesuiti vennero e vi piantarono la croce. I selvaggi fuggivano ed eglino a pregare nel mezzo con la pietà degli angeli. Percossi, maltrattati, uccisi benanco talun di loro, accrescevano il fervor di preghiera e stavansi come agnelli mansueti. Finalmente cessarono di perseguitarli e li amarono. I discepoli di sant'Ignazio a questo punto si diedero a percorrere i fiumi e cantar inni e intuonar cantici e far risuonare armonie inaudite. I selvaggi ascoltavano dal monte e accorrevano e consentivano d'esser battezzati con l'acque di quelle onde per vivere con quegli uomini prodigiosi, i quali in breve momento - 806 -trasformavano quei popoli di selvaggi in una nazione di cristiani santi.

 

  Fu istituita nel loro mezzo una repubblica cristiana, a mo' di collegio o di casa religiosa nella distribuzione del lavoro e della preghiera. Quanto al regime era una famiglia del buon patriarca Abramo. Scrivevano i missionari all'Europa: "Consolatevi, o fratelli; i cristiani del Paraguay sono così assiduamente intesi alla preghiera ed al lavoro che non trovano punto tempo ad ascoltare le seduzioni del tentatore". Splendidi nelle solennità festive, i neoconvertiti del Paraguay per corteggiare Gesù nel Santissimo [306] Sacramento nella festa del Corpus Domini adunavano sul passaggio tutte le varietà degli esseri vegetali od animali quasi per dir loro: "Onorate voi stessi il Signore che vi ha creato".

 

  Meraviglia fors'anco maggiore era la presenza di Pietro Claver, altro religioso della Compagnia di Gesù, il quale pallido, sfinito, valicava fiumi, affrontava torrenti, pioggie, procelle per recar sollievo agli schiavi negri. Il buon religioso voleva esser chiamato Pietro "schiavo dei negri per sempre". Il pudore e la virtù, che sarebbe parso impossibile stamparlo sulla fronte di quei servi abbrutiti, mercé gli sforzi del Claver e con l'aiuto della divina grazia apparvero in viso e nel cuore di quegli infelici. Pietro Claver amavanlo tutti e in rimirar in volto a lui prendevano lena a fissare con viva fede nel paradiso.

 

  I trionfi continuavano in Europa. Nella Spagna cattolica Giovan Battista della Concezione riforma l'ordine della santissima Trinità. La beata Maria Anna di Gesù istituisce la congregazione delle religiose scalze della Madonna della mercede.

 

  Il beato Michele de' Santi, il beato Giovan di Ribera vescovo di Valenza procedono come capitani coraggiosi. E san Giuseppe Calasanzio in Aragona aduna turbe di fanciulli intorno a sé, si mostra come un Giobbe redivivo nel colmo di immense tribolazioni e chiama con vincolo di religione cooperatori numerosi in aiuto dicendo: "I giovinetti si educano con facilità alla fede ed eglino sono il fondamento della società cristiana".

 

  7. Filippo ii di Spagna proseguiva con zelo i rigori della Inquisizione. Trovò chi lo riprese, ma intanto egli salvò il suo - 807 -popolo dalle guerre micidiali che trucidarono più popoli d'Europa.

 

  8. I poeti stessi e gli artisti cingevano con corone di fregio la religione, che fu sempre la vita dei loro cuori.

 

  [307] Il Cervantes combatté intrepido contro ai turchi; caduto schiavo in Algeri, con incredibile audacia liberò sé e i suoi compagni. Scrisse Don Chisciotte e stampò 21 milioni e 300 mila versi451. Si diede poi tutto alle opere di pietà e morì grave di anni e di buoni meriti.

 

  Calderon avendo 14 anni già componeva drammi e Lopez da Vega seguivalo con fermo proposito. Nella pittura poi il Zurbaran si faceva emulo di Raffaello e Morillo parimenti. Giovan Mariana con molto merito descriveva la storia della Spagna.

 

  <9.> I personaggi illustri erano anche più frequenti in Italia.

 

  San Camillo de' Lellis, nato negli Abruzzi, cresce nelle bische da giuoco e poi si dona a Dio ed alla cura degli infermi e trae innumerevoli a seguirlo.

 

  Santa Giacinta Mariscotti passo a passo si incamminava pure alla santità, intanto che la beata Giovanna Maria Bonomi da Bassano per istima di perfezione riceveva le visite della elettrice di Baviera.

 

  San Giuseppe da Leonessa, dopo aver predicato ai turchi, tenevasi stretto ad un'im<m>agin del Crocefisso e diceva:  "Questo è il più forte legame ne' maggiori miei tormenti".

 

  San Fedele cappuccino venne predicando fino alla Svizzera e ottenne la palma del martirio presso a Coira nel canton Grigione.

 

  Maria Vittoria Fornari istituiva le annunziate celestine, religiose di strettissima chiusura.

 

  Nella beatificazione di Lorenzo da Brindisi si ha questo:  "Trovandosi l'Austria nel più grave pericolo, il beato Lorenzo da Brindisi colla croce in mano spaventa e mette in fuga i - 808 -nemici del nome cristiano". Favorì la Lega cattolica contro all'Unione dei protestanti in danno della fede. Il duca di Baviera diceva del beato Lorenzo: "Io ho perduto l'uomo più capace di darmi buoni consigli, il [308] più savio direttore e l'amico più vero che m'abbia avuto".

 

  Dicevano gli avversari che la Chiesa di Gesù Cristo era morta omai, ma essa vive e trionfa.

 

  10. Combatté lotte e ottenne trionfi splendidi san Francesco, che nato in Sales presso Annecy di Savoia, per tempo diede saggio di carità con soccorrere e con evangelizzare ai poveri. Per tempo confutò i calvinisti con un libro Stendardo della Croce, che i moderni pare non abbiano fin qui eguagliato in merito di dottrina e di forza.

 

  Ginevra era divenuta quasi Roma protestante. Nella valle dello Sciablese i contadini per non conoscere altra religione aderivano al calvinismo, i mercanti vi credevano in buona fede, mentre i più potenti vi aderivano con mire di interesse e di libertinaggio.

 

  Francesco entrò e vi fu come agnello fra lupi. Sostenne disagi di fame, di freddo, di caldo e persecuzioni di scacciamenti e minaccie di morte. Ma Francesco replicava: "Sia lode a Dio!" e proponeva di non rispondere con qualsiasi parola ingiuriosa giammai. Il conte, di lui padre, diceva: "Io mi reputerei molto felice di aver qualche santo nella mia famiglia, ma vorrei che fossero confessori, non martiri".

 

  Allo esempio di tanta mitezza in Francesco, 600 si convertirono ad una predica del santo. Venuto poi a presenza del duca di Savoia disse: "A convertire lo Sciablese tutto è uopo che una tipografia per ispargere libri buoni sia istituita in Annecy con un collegio di religiosi gesuiti. Conviene poi che le principali cariche sieno conferite ai cattolici e che almeno otto sacerdoti missionari predichino con zelo le massime della fede e la disciplina dei costumi". Ritornato in Thonon452 occupò la chiesa di sant'Ippolito e la difese colle armi contro agli attentati dei calvinisti, i quali finirono con arrendersi alle - 809 -predicazioni di Francesco. Granier453 nella sede di Ginevra se lo assunse come vescovo coadiutore. Tolse a scrivere libri: [309] Filotea o Introduzione alla vita divota e Trattato dell'amor di Dio. Tutta Europa ammirò gli scritti del Salesio. Chiamato a Parigi per predicarvi, vi andò e difese con ottanta controversie la Chiesa e il suo primato.

 

  Predicando a Digione, iscorse che una dama illustre ascoltava e piangeva. "Chi è dessa?", domandò Francesco. E gli rispose l'arcivescovo di Bourges454 ivi presente: "Ella è mia sorella, la baronessa di Chantal". Questa a 28 anni fu vedova. Allora passò sul corpo del figlio unico e trilustre, disse addio ai parenti e venne al ritiro, dove colla cooperazione di Francesco fondò l'istituto delle monache della Visitazione.

 

  11. In Francia Lorenzo Benard455, priore del collegio di Clunì, attendeva alla riforma del clero ed il beato Pietro Fourier, detto il buon padre di Mattaincourt, poneva opera attentissima a riformare la par<r>occhia con la frequenza dei Sacramenti e della divina parola, con la conoscenza personale de' suoi par<r>oc<c>hiani e con la fondazione di compagnie in pro delle diverse classi di persone. I fedeli l'amavano tanto che, venuto a morte il santo pastore, parvero inconsolabili e per non perderne almeno la salma tolsero a difenderla con veglie notturne e con armi dicendo: "Passate pure sui nostri corpi, ma non ci strappate tanto tesoro, il corpo del santo nostro pastore".

 

  I gesuiti erano giunti a sentire alquanto della freddezza del mondo. Tosto il generale Claudio Acquaviva scrive Industrie per guarire le malattie della Società. San Francesco Regis seguiva nel corso di immense fatiche per riformare i costumi corrotti di questa età. Nella Bretagna Michele di Nobletz, uomo apostolico, chiamava età dell'oro quella che egli passò con i gesuiti.

 

  Maria Amica Picard a sette anni proponeva di fare in tutto - 810 -la santa volontà del Signore, di morire vergine,[310] di sostenere i tormenti dei martiri. Fu da ciò appagata e ottenne che 700 persone si adunassero in casa di ritiro.

 

  Giovanni Clément456, coltellinaio a Parigi, ed il merciaiuolo Beaumais457 crescevano quasi missionari e riformatori nella città.

 

  Francesco di Sales dolevasi con dire: "Per 17 anni faticai intorno a preti e secondo il cuor mio appena ne ottenni uno e mezzo". Dicevasi: "Questo secolo è molto malato, ma il clero non lo è punto meno; la vanità, l'impurità regnano ovunque... i sacerdoti se ne stanno colle mani in mano. Si sono addormentati ed hanno lasciato entrare il lupo nell'ovile". Francesco di Sales aggiungeva: "Io non so se peggior danno faccia la ignoranza o la malizia nel clero".

 

  Di questo se ne doleva il sacerdote Bourdoise. Scorgendo costui tal prete che in abito da cacciatore confessava un sacerdote vestito con camice e stola, disse ad un religioso ivi: "Padre, venite a vedere un soldato che confessa un sacerdote".

 

  Certo <Claudio> Bernard458, detto il "povero prete", assisteva a tutti i carcerati e li incoraggiava sino all'ultimo. Era un delinquente che alla vigilia del supplizio ancora non si ravvedeva. Bernard gli presentò stampata l'orazione di san Bernardo alla Vergine che incomincia "Memorare" e disse con fermezza: "Se non la vuoi recitare, tu la mangerai" e gliela ficcava fra i denti. Il disperato si ravvide. Al cardinale Richelieu rispondeva: "Vi prego di fare accomodare il carro degli infelici condannati a morte".

 

  I sacerdoti Bérulle459 e Condren, sollecitati dalla beata Maria dell'Incarnazione, assumono l'istituzione di seminari in Francia. Il Condren chiamato a sé l'amico Olier gli disse: "Tu rinuncia all'episcopato che ti è offerto; assumi la par<r>oc<c>hia di san Sulpizio, erigi un seminario, ivi cura le anime abbandonate - 811 -di quel popolo colla frequenza ai Sacramenti e colla divozione alla Vergine. Applicati [311]e ne avrai benedizione" Olier accondiscese e si ebbe in aggiunta il conforto di san Vincenzo de' Paoli. I più tristi nella par<r>occhia sollevarono più volte ammutinamenti, ma Olier con pazienza e con moderazione li acquetò.

 

  12. Or veniamo a Vincenzo de' Paoli. Dopo gli apostoli forse è san Vincenzo quegli che maggiormente giovò alla Chiesa. Ei nacque addì 24 aprile 1576 presso Bordeaux da poverissimi genitori. Cresciuto al sacerdozio, Vincenzo cadde schiavo in Barberia, dove fu rivenduto ad un rinnegato di Nizza. Liberato, venne a Roma e di ritornò a Francia ed a Parigi. Posesi <ad> evangelizzare i poveri delle campagne e ne ottenne frutti immensi.

 

  Chiamò intorno a sé i sacerdoti che si dissero preti della missione, e poi lazzaristi dalla casa che tolsero ad abitare. Mano a mano tolse altresì a fondare congregazioni per eccitare uomini e donne alla cura degli infermi, dei trovatelli, dei meschinelli scemi, dei condannati nelle carceri. Con questo esperimento istituì le suore di carità, che si diffusero in breve a tutto il mondo. Fondò pii ricoveri dei figli abbandonati e pericolanti e più altre opere provvidentissime.

 

  La provincia di Lorena per tanti mali della guerra morivasi di fame. I vivi mangiavano le carni dei morti. Furono vedute madri stralunar due occhi e gettarsi sui corpi dei bambini per mangiarli vivi vivi. Vincenzo faceva sue le pene di quegl'infelici e mandò loro per sostentamento cinque milioni di lire in più riprese. Soleva dire Vincenzo: "Per compiere un'opera di bene conviene anzitutto pregar Dio e poi consultar persone savie e, se queste approvano, esperimentare il principio della istituzione pia. Se la Provvidenza asseconda, allora siate sicuri che Dio è con voi e voi pensate a mettere nel Signore confidenza piena". Diceva altresì: "Niente guasta peggio le opere di Dio che un senso qualsiasi d'amor proprio in chi le promuove".

 

  13. [312] Nella Inghilterra e più particolarmente nella Scozia i re procedevano tirannicamente. Giacomo i si distemperava in tutti i godimenti. Accadde che per tripudiare convocasse

 

- 812 -principi e principesse da paesi ancor lontanissimi. Per beffarsene del culto cattolico si rappresentava con scena comica il tempio di Salomone. Nel meglio del divertimento e della crapula i monarchi inglesi si ebbero insudiciate le vestimenta e i letti delle stesse sale dorate.

 

  Re Carlo fu trucidato per inaugurare la repubblica di cui l'uomo più scellerato, Cromvello, che si era lavato le mani nel sangue di tanti fratelli, ne accettò il protettorato. Ne venne poi tale un disordine nell'amministrazione religiosa e civile da far credere che prossima omai fosse la fin del mondo. I millenari dicevanlo: "Non pensiamo a governo di sorta perché imminente è il regime del Cristo nel finimondo".

 

  Bacone, Locke460, Condillac gettarono le fondamenta di una filosofia pericolosissima. Milton, ariano, fatalista, descrive nel Paradiso perduto l'opera di Dio guastata dopo la creazione dal peccato d'origine e racconciata testé per opera dei puritani di Scozia.

 

  I cattolici furono proibiti <di> allontanarsi più di cinque miglia dal proprio abitato, furono impediti da esercitare una professione civile e non frequentando la predicazione calvinista perdevano intieramente i propri beni.

 

  <14.> Sovrat<t>utto le angustie premevavo fra i cattolici delle isole Ebridi. In tale frangente Vincenzo de' Paoli aduna un nerbo de' suoi e dice: "Recatevi sopra <il>luogo a confortar quei miseri, siate congiunti dalla carità di Gesù Cristo e non temete punto". Quelli si partirono e ottennero portenti di conversioni.

 

  San Vincenzo, se si fosse trovato con san Luigi re, avrebbe operata la salute d'Europa e del mondo intiero, ma i discendenti del santo re, Luigi xiii e Luigi xiv, non avevano né i costumi né la politica [313] dell'illustre monarca francese. Questi non cessavano da ergersi come Faraoni superbi e ripetere: "Lo Stato sono io... Il mondo sono io". Richelieu, segretario di Stato e per diciotto anni primo ministro, si era proposto di privare il calvinismo di un'esistenza offensiva, di costringere - 813 -i grandi a diventare umili sudditi del re, a crescere in danno della casa d'Austria la considerazione esteriore della Francia. Questi progetti moltiplicavano le guerre e con le guerre le pub<b>liche calamità, le quali tutte venivano a percuotere nel cuore a Vincenzo. Il santo nel suo cuore aveva Dio e l'umanità unita in Gesù Cristo.

 

  La guerra civile detta della Frombola o la lotta fra il Parlamento di Parigi ed i principi contro Mazarino461, la reggente ed il re Luigi xiv posero il colmo alla miseria pub<b>lica. I lupi entravano per divorare nelle borgate. Furono trovati morti dei bambini presso alle madri in atto che succhiavano il seno materno. Vincenzo aveva cuore per provvedere a tutti questi mali e volava con l'ali della carità da Francia ad Algeri per liberare mille schiavi cristiani.

 

  Durando tante guerre e discordie politiche, Vincenzo disse che Dio avrebbe mandato a castigo un'eresia sottile e pericolosa. Né molto andò che certo Hauranne scrisse il libro Question reale, nel quale si prova a difendere col filosofo cinico che omnia munda mundis462.

 

  Comparve altro libro sulla Frequente Comunione, nel quale si accennava a disposizioni per ben riceverla quasi impossibili al cristiano viatore. Altro libro, Il rosario <segreto>463 del Santo Sacramento, parla intorno a Gesù Cristo come Dio e non come uomo. Giansenio in Olanda scrisse il libro intitolato Augustinus, nel quale tolse a dire che tutto ciò che l'uomo fa di bene o di male lo opera spinto inevitabilmente da un diletto464 buono o cattivo. Professa sommessione al pontefice, ma dice <di> poter egli infallibilmente definire solamente intorno alle frasi della Sacra Scrittura.

 

  [314] Il clero e l'episcopato francese se ne stava a modo di attonito. Innocenzo x condannò la dottrina di Giansenio. Ma nondimeno quei del clero dicevano non doversi i buoni turbare e lasciare che l'eresia cadesse da sé. Ai quali rispondeva - 814 -Vincenzo: "Quest'è partito invero comodo". E sfoderando la spada della divina parola scrisse e predicò che bisognava levarsi e atterrare il gigante dell'eresia intanto che era gigante tuttavia bambino. Fu ascoltato, e così Vincenzo si rese quasi salvatore della Chiesa in occidente.

 

  Erano altresì filosofi pericolosi; Pascal, matematico e fisico invero eccellente ma logico altrettanto meschino, si ascriveva ai predestinaziani o fatalisti. Renato Cartesio, allievo dei gesuiti e geometra e matematico distinto, scrisse pericolosamente intorno alla immaterialità dell'anima e trattati di filosofia e di metafisica, nei quali asserisce potere e dovere l'uomo in un punto della vita dubitar di tutto e di sé. Bossuet in udire sclamò: "Ecco una minaccia alla fede".

 

  Il p<adre> Surin dettò Catechismo spirituale e Fondamenti della vita spirituale. A Lapide, il primo dei commentatori della Sacra Scrittura, ammoniva dicendo: "Guardatevi, i cristiani sembrano essere tali e molti non lo sono perché non credono. Avviene come del cieco semiguarito che diceva: Veggo uomini camminare simili ad alberi"465. San Vincenzo continuava: "Preghiamo di cuore Iddio e predichiamo semplicemente la verità".

 

  I mali si facevano anche più minacciosi in Alemagna. I luterani credevano diversamente che i calvinisti e questi pure si dividevano in molteplici fazioni fra loro. Massimiliano di Baviera e Ferdinando d'Austria erano i capi del partito cattolico o conservatore. Federico v, calvinista ed elettore del Palatinato, era il capo della fazione protestante. Adunati in generale assemblea, i calvinisti si rovesciano addosso ai deputati di Praga e li scagliano dalle finestre. Questo [315] fu il principio della guerra dei Trent'anni, che riempì Alemagna di immensi guai. In Sassonia, nell'Assia, sul Reno, nell'Alsazia venne tanta fame che faceva dispiccare i giustiziati e metter sossopra i cimiteri per pascersi di carni putride. Gli uomini vivi si davano la caccia a vicenda. Vennero malattie contagiose e le truppe dei soldati entrando nelle città arrostivan le persone. I figlioletti - 815 -si infilzano colle spade sotto gli occhi466 dei loro genitori. Dovunque è il regno della morte e l'ombra del sepolcro. I giudici incaricati giudicano per il fuoco migliaia di persone per accusa di stregoneria.

 

  Dopo essersi così macellati, si adunano a Vestfalia per trattare di pace e conchiudono un aborto di trattato, nel quale si ammettono come religioni dello Stato queste tre, cioè del cattolicismo, del luteranismo e del calvinismo.

 

  Il vescovo di Spira, Cristoforo Filippo467, scrive per disingannare gli illusi <che> l'arcieresia di Lutero è stata compilata sulle eresie antiche. Grozio protestante scrive Voto per la pace ecclesiastica. Eleva sovrat<t>utto il primato del pontefice ed ottiene seguaci numerosi.

 

  Cristina, unico rampollo dell'eroe dei protestanti Gustavo Adolfo di Svezia, donna di altissimo intendimento, introduce nel proprio palazzo i religiosi gesuiti e conchiude con essi:  "Fuori la Chiesa di Roma non è salute. Io rinuncio alla corona e attendo per salvarmi l'anima".

 

  Dal Collegio germanico in Roma esce Marco Stittich468 d'Altemps, nipote di san Carlo Borromeo. Elevato alla sede di Salisburgo, Marco Stittich grida a tutti: "Fuori la Chiesa di Roma non è salute" e attende ad innalzare in copia seminari per trarne buoni pastori d'anime.

 

  La Russia superiore aveva abbracciata l'eresia di Fozio, la inferiore con Polonia conservò maggior [316] unità. Nondimeno il sentimento d'onore fu guasto sovrat<t>utto nei rappresentanti del governo; il popolo fu sobbissato in una servilità prodigiosa. I cavalieri teutonici avvantaggiarono il male con muoversi guerra a vicenda e convertirsi in padroni e tiranni d'un popolo.

 

  Per tre secoli durò una guerra di esterminio. I tartari devastarono - 816 -come un torrente, finché entrata ancor fra loro la dissoluzione, certo Ivano iv adunò la nazione in un corpo d'impero, come è in presente. Ma Ivano fu tal tiranno che al confronto Nerone si direbbe un agnello. Fu il principe più feroce che mai divorasse la razza umana. E i russi si lasciavano scorticare.

 

  I superstiti fra essi, quando scorsero che Ivano minacciava <di> lasciare il trono, si inginocchiarono dinanzi, pregando che non li abbandonasse. Noi vedremo nel secolo xix sulla piazza di Varsavia il gran duca Costantino, fratello di Alessandro, dire ad un potentato forastiere: "Volete scorgere come sono disciplinati i soldati russi?" In dirlo s'accosta ad un generale, gli trafora colla spada l'un dei piedi e quegli non replica e tutto l'esercito ammutolisce. Così obbediscono gli scismatici, ai quali parve dura la sommessione al Vicario di Gesù Cristo in Roma!

 

  Il sommo pontefice intanto manda missionari all'oriente. Gregorio xiii fonda il Collegio greco. Leone Allazio469 scrive Del consenso perpetuo della Chiesa orientale od occidentale. Enumera confessori e martiri che nella stessa Russia, ma specialmente in Grecia, illustrarono la Chiesa.

 

  Assemani nella sua Biblioteca orientale descrive le chiese di Siria, di Caldea, di Babilonia, di Egitto. Pone sott'occhio il seminario di Babilonia e fa incontrare il patriarca d'Etiopia e con lui turme elette di religiosi cappuccini e gesuiti che, grondanti sudore di fatica, gridano all'Europa: "Mandateci operai perché la messe è di tanto abbondante"470.

 

  [317] Nel Congo i religiosi sono ricevuti processionalmente e si accompagnano con tripudio vivissimo.

 

  15. Vincenzo de' Paoli dalla Francia guardava a quelle terre e accennando diceva: "Ecco le turme delle suore di carità e dei preti della missione! Lodiamo il Signore! Tutti incominciamo dal fare e poi ad insegnare. Io sono servo inutile. - 817 -Il Signore è l'aiuto nostro". Era il 27 settembre 1660. Vincenzo de' Paoli emigrò da questa terrena alla patria celeste.

 

  Quale trionfo? E' il trionfo con cui, in uno471 come in molti, la Chiesa dimostra la gloria de' suoi combattimenti, il valore de' suoi condottieri.

 

Riflessi

 

1. Caratteri di un combattimento glorioso.

2. Pontefici integerrimi.

3. I cattolici nel Giappone.

4. Persecuzione di Taicosama. Virtù eroiche dei martiri.

5. Santa Rosa da Lima. San Francesco Solano.

6. I gesuiti nel Paraguay. Il beato Pietro Claver e più altri santi.

7. Inquisizione di Filippo ii.

8. Poeti e artisti.

9. San Camillo de' Lellis. San Giuseppe da Leonessa472. San Lorenzo da Brindisi.

10. San Francesco di Sales.

11. Lorenzo Benard. Beato Pietro Fourier. Giovan Clément coltellinaio e Beaumais473 merciaiuolo. Bernard "il povero prete". Olier.

12. San Vincenzo de' Paoli e sue prodigiose opere.

13. Giacomo i tiranno nella Scozia. Cromvello, Bacone, Condillac.

14. Soccorsi di san Vincenzo. Richelieu e i regnanti francesi. Guerra della Frombola. Giansenisti. Pascal, Cartesio, Bossuet. Principii della guerra dei Trent'anni. Libri di Cristoforo Filippo e di Grozio. Ivano iv. La fede prospera in oriente.

15. Morte di san Vincenzo de' Paoli.





p. 801
442 Gv 11, 50.



443 Originale: diletti.



444 Originale: Dal.



445 Originale: Clemente VIII; cfr. Rohrbacher XIII, p. 255.



p. 802
446 Originale: Bongo; cfr. Rohrbacher XIII, p. 273.



p. 803
447 Originale: Taikosama, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher XIII, p. 278.



p. 804
448 Originale: religioso a Lima nel Messico; cfr. Rohrbacher XIII, p. 308.



p. 805
449 Originale: messicana.



450 Diversamente in Rohrbacher XIII, p. 317: «Chiese licenza [san Francesco Solano] di andare ai barbari dell'Africa, sperando di versar quivi il suo sangue per la fede; ma ottenne solo di andar nell'America meridionale».



p. 807
451 In Rohrbacher XIII, p. 340, il dato (stampò 21 milioni e 300 mila versi) è riferito a Lope de Vega invece che a Miguel de Cervantes.



p. 808
452 Originale: Annecy; cfr. Rohrbacher XIII, p. 375.



p. 809
453 Originale: Grainer; cfr. Rohrbacher XIII, p. 377.



454 Originale: Bourgers; cfr. Rohrbacher XIII, p. 394.



455 Originale: Bernard, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher XIII, p. 409.



p. 810
456 Originale: Clement, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher XIII, p. 434.



457 Originale: Beavais; cfr. Rohrbacher XIII, p. 435.



458 Originale: Bernardo, ripetuto nel paragrafo e nei Riflessi; anche per l'integrazione cfr. Rohrbacher XIII, p. 442.



459 Originale: Beruelle; cfr. Rohrbacher XIII, p. 449.



p. 812
460 Originale: Loc; cfr. Rohrbacher XIII, p. 517.



p. 813
461 Originale: Mazzarini; cfr. Rohrbacher XIII, p. 560.



462 Tt 1, 15.



463 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher XIII, p. 592.



464 Originale: delitto; cfr. Rohrbacher XIII, p. 596.



p. 814
465 Mc 8, 24.



p. 815
466 Originale: colle spade sugli occhi.



467 Originale: Filippi, ripetuto nei Riflessi; in Rohrbacher XIII, p. 687, il vescovo Filippo Cristoforo è ricordato quale protettore di Ulrico Unnio, l'autore dell'opera Dimostrazione evidente che l'arcieresia di Lutero è stata compilata sulle eresie antiche.



468 Originale: Hittich, ripetuto nel paragrafo; cfr. Rohrbacher XIII, p. 701.



p. 816
469 Originale: Allario; cfr. Rohrbacher XIII, p. 732.



470 In Rohrbacher XIII, pp. 740-742, gli episodi qui riassunti (Pone sott'occhio [...] di tanto abbondante».) non sono riferiti allo scrittore Assemani.



p. 817
471 Originale: trionfo che, in uno.



472 Originale: Lionessa; cfr. Rohrbacher XIII, p. 350.



473 Originale: Beuvais; cfr. nota 457.



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