Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXLI. Il Vesuvio

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LXLI.

Il Vesuvio

  1. [318] Il Vesuvio è un monte che i cittadini di Napoli e di più borgate e città circostanti osservano con qualche compiacenza bensì, ma ben più con terrore. Poiché dove il monte appare investito di verzure e di frutta primaticcie, dentro è un vulcano che per un cratere, o sia per una bocca enorme, emette globi di fumo e vortici di fiamme e bufere di sassi infuocati che poi si scagliano ad uccidere uomini ed animali, a coprire campagne, a sobbissare città.

 

  Siamo alla seconda metà del secolo decimosettimo. Di questo tempo la società cristiana appare a mo' del monte Vesuvio, che per vero è coperto di fresche verzure, ma che al di dentro bolle con furore. Ma non temete; il divin Salvatore che dice ai venti: "Acquetatevi"474, lo stesso dice al fuoco: "T'arresta al limite segnato". Il mondo è salvo per la Chiesa di Gesù Cristo. Sul trono pontificio da quest'epoca fino a noi si succedono pontefici ammirabili per sapienza e per pietà. Tenerissimo spettacolo!

 

  I successori di Pietro e i Vicari di Gesù Cristo, con esempio unico sulle sedi della terra, seguono nella via dei patimenti e delle umiliazioni costantemente il proprio divin Maestro e con ciò si costituiscono salvatori dei popoli.

 

  2. Il pontefice Alessandro vii avrebbe voluto adunare a Roma tutti quanti i dotti del mondo per potere con più vivo fulgor di luce illuminare gli erranti e scongiurare le tenebre delle eresie luterane.

 

  Molti monasteri erano venuti meno al primiero fervore. [319] Alessandro vii avrebbe adoperato i beni di questi per provvedere nel frattempo ai saggi che sarebbero convenuti dal mondo universo.

 

  Clemente ix adottava per stemma un pellicano con quest'epigrafe: "Clemente per gli altri, non per sé". Egli fu la delizia

 

- 819 -dei cristiani, la gioia e l'ammirazione degli stessi eretici che accostandosi a lui si ravvedevano in copia.

 

  Intanto personaggi illustrissimi per pietà e per dottrina circondavano il trono del sommo pontefice. Giovanni Bona, nato a Mondovì nel 1609, venne a suo tempo elevato al grado di cardinale e fu detto venerabile. Scrisse Delle cose liturgiche, Dei principii della vita cristiana, La via abbreviata a Dio pei movimenti anagogici ed orazioni giaculatorie, introduzione alla teologia mistica. Scrisse altresì Della divina salmodia, un cumulo di rare investigazioni sull'ordine e significato di ogni parte dell'Ufficio divino.

 

  Clemente x ristora con vivo zelo la disciplina e nel clero e nel popolo. Ebbe per altro il difetto di favorire alquanto il nipotismo. Per questo solo i cardinali, riuniti poscia in conclave per la elezione del pontefice che fu Innocenzo xi, anzitutto provvidero perché con speciale costituzione e per sempre fosse abolito quel dannoso favoritismo. Innocenzo xi alla sua volta confermò lo stesso a mezzo di speciale costituzione, nella quale disse: "Giustissima cosa è che il padre universale dei fedeli adoperi i beni e gli ufficii della Chiesa in pro dei fedeli in universale, e non mai a favore dei domestici in particolare. Questi per colmo di sciagura possono talvolta crescere avversari minacciosi".

 

  3. Il pontefice Clemente xi stendeva le braccia a ricevere con immenso affetto i principi luterani che ritornavano alla Chiesa, e per provvedere altresì la meglio degli stessi carcerati im<m>aginò egli il primo e istituì le prigioni cellulari e dispose amplissimi locali [320]da lavoro. Bramoso di arricchire la Biblioteca vaticana, istituisce un cardinale perché vi presieda e manda in Egitto al patriarca incaricato per comperare a qualsiasi costo d'oro gli atti dei primi martiri. L'inviato trovò che i codici antichi formavano quasi un'ampia caverna e che i manoscritti più preziosi vi erano sparsi con incuria a modo di ciottoli. Ma non fu possibile ottenere che pochissimi esemplari i quali, avutisi a prezzo costosissimo, fecero naufragio nel tragitto e li ripescarono nondimeno con stento e con dispendio assai grave, ma pervenuti a Roma se ne fece allegrezza viva.

 

  Il dottissimo religioso Assemani si adoperò alla sua volta - 820 -per ottenere altrove manoscritti antichi, ma appena gli fu possibile averne qualche esemplare a peso d'oro.

 

  Il pontefice Benedetto xiii in assumere il governo della Chiesa disse: "Andiamo al sacrificio". Tosto convocò un concilio provinciale per incoraggiare l'insegnamento al popolo ed ai fanciulli per mezzo di riunioni pie, oratorii divoti, come si costuma tuttodì nelle città nostre. Istituì parimenti nelle chiese più insigni la cattedra teologale perché un sacerdote investito porgesse agli altri lezioni di Sacra Scrittura.

 

  In questo periodo il cardinale Orsini porge esempio di ac<c>ettare un vescovado all'unico scopo di ristorarlo perché era sopram<m>odo povero e trascurato.

 

  4. Il dottissimo Ughelli per giovare alla fede degli italiani descrive la sua Italia sacra e porge stimolo a quei di Francia perché descrivano la Gallia cristiana. Raffael Fabretti, antiquario eccellente, scrive Dissertazione sugli acquedotti romani, Raccolta di osservazioni sulla Colonna traiana, Collezione di iscrizioni antiche. I medici Zacchia, Baglivi475, Malpighi onoravano non poco l'arte loro e la civiltà cristiana.

 

  [321] Ma meraviglia perenne è la Santa Sede, gloriosa come un'accademia di letterati sapientissimi. Il cardinal Ciampini primeggia fra tutti. Il Quirini studiò pure l'antichità in Alemagna, nella Inghilterra, in Francia, nei Paesi Bassi. Prospero Lambertini, che fu poi Benedetto xiv, fu chiamato massimo nello scrivere. Anselmo Banduri476, Antonio Magliabecchi furono nella memoria prodigiosi e cari oltremodo a Cosimo iii.

 

  Il cardinal Passionei con il confratello Luigi Antonio <di Belluga di Moncada>477 è parimenti illustre. Il beato Gregorio Luigi Barbarigo, cardinale, ed il beato Giuseppe Maria Tommasi al merito di sapienza congiunsero la perfezione di santità.

 

  Il missionario Clemente Galano scriveva Conciliazione della Chiesa armena colla Chiesa romana sulle testimonianze dei Padri e dei dottori armeni. Il card<inale> Luigi Vincenzo Gotti - 821 -scrisse fra altre l'opera Del partito da prendere fra cristiani dissidenti.

 

  A Bologna avvenne un incidente fortunato. Il duca <di> Norfolk478, rampollo illustre di famiglia reale cattolica in Inghilterra, si rese domenicano e si trovò a Bologna con Osmano figlio del sultano479 di Costantinopoli, che caduto schiavo di guerra abbracciò la fede cattolica e si rese parimenti religioso domenicano.

 

  Il beato Francesco di Posadas scrisse contro gli errori di Molinos, il beato Nicola di Longobardi e san Francesco di Girolamo edificavano con l'esempio di virtù e con il discorso delle predicazioni. Dal 1665 al 1692 il p<adre> Paolo Segneri480, autore del Quaresimale e di tant'altre opere di cui in Italia se ne continuano copiose edizioni, continuò un ministero di predicazione con tanto successo da commovere i popoli a conversioni strepitose. Il nipote di lui, detto Segneri iuniore, benché inferiore di merito, pure era ascoltato con sì vivo applauso [322]che le città per averlo a gara promovevano persino rivalità.

 

  Fra i religiosi di san Francesco d'Assisi raggiunse il grado di santità Giuseppe da Copertino che, ricevuto a stento qual converso, salì ad alto stato di contemplazione e operò prodigi mirabili di guarigione intorno agli infermi.

 

  Il beato Bernardo da Corleone, che fu già militare e venne imprigionato per ferimento, mutò di poi sino ad essere l'oracolo dei più grandi. Il beato Bonaventura da Potenza e san Pacifico di San Severino fiorivano nello stesso tempo.

 

  Santa Veronica Giuliani ottiene intorno al capo una corona di spine e al costato una piaga prodigiosa, che le accagionavano pene misteriose e cruccianti.

 

  Il beato Giuseppe Oriol481 da Barcellona visse per 20 anni a pane ed acqua e superò i morsi dell'invidia.

 

  Il beato Sebastiano Valfré da Verduno482, amantissimo dei - 822 -poveri, rifiutò l'arcivescovado di Torino e scrisse libri utili ai semplici del popolo ed ai soldati.

 

  5. Più illustre e caro di tutti, sant'Alfonso scioglie la teologia sacra dai bronchi del giansenismo, con che si meritò sovrat<t>utto la riconoscenza dei francesi e degli italiani. Fu figlio di madre piissima di Napoli e di tal padre che, avendolo vivamente contrastato quando rinunciò all'avvocatura per rendersi ecclesiastico, finalmente in udirlo predicare si gettò nelle sue braccia gridando: "Figlio mio, tu mi hai fatto conoscere Iddio".

 

  Alfonso predicava semplicemente e di cuore. Un satirico, che si divertiva a mordere colla censura i predicatori politi, di Alfonso confessava che inutile, ingiusta sarebbe stata qualsiasi critica. Predicava specialmente con enfasi ai laz<z>aroni delle piazze e disponeva catechismi ossia riunioni pei fanciulli, che in numero si continuano tuttodì in Napoli e nelle città limitrofe.

 

  6. L'arte cristiana rendeva pure omaggio alla Chiesa nelle scuole celebri di Venezia, di Verona, di [323] Bologna, di Firenze. Illustrissimi sono i nomi di Tiziano, di Giacomo Robusti o Tintoretto, di Paolo Calliari483 o Veronese, dei Caracci fratelli da Bologna, di Guido Reni, di Daniele Ricciarelli o Volterra, di Domenichino, di Francesco Albani, di Antonio Allegri o Correggio, di Francesco Mazzuoli o Parmigianino, di Giovan Francesco Barbieri o Guercino484, di Giovan Lorenzo Bernini, carissimo a Paolo v e nella stessa Francia accolto con applausi principeschi.

 

  A Roma venuti da Francia erano gli artisti Nicola Poussin, Lesueur, Mignard e Lebrun, che si resero parimenti celebri. Nel Belgio fiorì Rubens.

 

  7. Rosveido e Bollando485, Sirmond e Petavio faticarono immensamente nella raccolta degli atti dei concilii, delle decretali pontificie e simili. In questo faticò pure il p<adre> - 823 -Gio<vanni> Arduino, benché si mostri amante alquanto dei paradossi e delle opinioni singolari.

 

  Giovan Mabillon486 benedettino, il più dotto ed il più umile dei religiosi benedettini al suo tempo, fra gli altri lavori diede in luce lo Spicilegium o spigolatore e la raccolta dei santi benedettini, che fu continuata poi dal Ruinart nei suoi Annali dell'ordine di san Benedetto e dal Papebrochio487 nei suoi Atti dei santi. Scrisse pure il Mabillon la sua Diplomatica, ovvero arte di conoscere le cose antiche. Edmondo Martène continuò i lavori del Mabillon, e Cotelier488 parimenti nella sua Biblioteca massima dei Padri e in altri libri.

 

  Il Du Cange scrisse Storia dell'impero di Costantinopoli sotto gli imperatori francesi. Tournely si occupò pure di teologia. Agostino Calmet scrisse Commentari su l'Antico e il Nuovo Testamento e Vincenzo Contenson Teologia dello spirito e del cuore.

 

  Luigi Thomassin scrisse d'assai in simil cose e in sostegno del primato del sommo pontefice, mentre con indifferenza e con avversione più o meno manifesta alla Chiesa scrissero Natale Alessandro e Malebranche.[324] Quest'ultimo nel suo Trattato della natura e della grazia parve farsi precursone di Quesnel489, il vero fautore del giansenismo, che nato a Parigi nel 1634 morì ad Amsterdam nel 1719.

 

  I religiosi di san Benedetto s'inchinavano così profondamente al giansenismo ed alla rilassatezza che il pontefice vietò <che> si denominassero ancora congregazione di san Mauro. Gli stessi membri della congregazione dell'oratorio ne furono pure infetti, ad eccezione del p<adre> Eudes il quale se ne ritrasse.

 

  Dupin e Fleury scrissero pure in modo da menare un colpo terribile alla Chiesa romana. Quest'ultimo, allo scopo di far accettar l'eresia gianseniana, predicava dover i cristiani con - 824 -i loro pastori non cercare la sapienza delle cose, ma starsene ignoranti colla semplice fede in Dio.

 

  Gli errori sottili dell'eresia gianseniana poterono facilmente infiltrarsi nelle menti dei francesi e di più altri popoli d'Europa, mentre tutto l'occidente teneva lo sguardo incantato nella grandezza del re Luigi xiv.

 

  8. Questi aveva convertito il trono di Francia in un genere di rappresentazione teatrale. La reggia dorata di Luigi xiv era <di>venuta il convegno di tutti i letterati umani, dei giureconsulti ligi, degli stessi porporati adulatori. Meraviglia! Lo stesso Bossuet ne fu preso da quel sovrano bagliore. Le dame ed i passatempi continuavano con lezione quotidiana di pervertimento.

 

  Nato Luigi xiv nel 1638 da Luigi xiii e da Anna d'Austria, si abbandonò maggiormente agli esercizii di corpo che alle occupazioni di mente. Trovò esercito gagliardo, generali intrepidi, ingegneri esperti, ministri abili. Il Mazarino lo rappresentò negli anni di reggenza e lo accompagnò di poi.

 

  I ministri cinquanta volte in ogni l'inchinavano a terra, e intanto governavano a lor modo. Ma il re prendeva ansa490 a dirsi padrone assoluto dei beni della [325] corona, padrone dei beni delle chiese, padrone perfino delle argenterie dei privati perché diceva: "La Francia è il sovrano che la governa". Scriveva: "La soggezione, che mette il sovrano nella necessità di pigliar la legge da' suoi popoli, è l'ultima calamità in cui possa cadere un uomo del nostro grado".

 

  Luigi largheggiava con tutti quelli che erano assidui alle adulazioni. Pietro Corneille491 perché non era cortigiano non fu regalato. Giovanni Racine avrebbe voluto strappare la tragedia dal fango degli amori profani, ma non ottenne. Invitato un al pranzo di corte, rispose: "I miei figli mi hanno in questo regalato di un bel carpione, farei loro torto a non sedere con essi al frugal desinare".

 

  Boileau nelle sue poesie faceva pompa dei rigori della giustizia - 825 -del Signore. Oh quanto meglio sarebbe piaciuto s'avesse almeno egualmente magnificata la misericordia di Dio! Nondimeno era come Racine profondamente religioso. Sedendo a mensa presso un potentato in giorno di venerdì rispose: "Voi non avete che a battere coi piedi in terra e poi i pesci ne usciranno".

 

  Il poeta La Fontaine era indolente nella fede e negli affetti. Stando in conversazione, gli fu additato il figlio che da molti anni non vedeva. Gli dissero: "Eccolo il vostro figlio come cresce sapiente!" La Fontaine rispose: "Questi è mio figlio?... N'ho piacere" e non disse parola in più. Il Parnaso della poesia era la corte di Luigi xiv. Il poeta Molière scrisse tali cose da far dire a Rousseau: "Secondo il concetto di Molière per essere onest'uomo basta non essere un<o> scellerato".

 

  Fu certa Francesca, la quale dopo molti anni di patimenti e di avventure divenne la madama di Maintenon, che fu valente come uno dei più grandi uomini del tempo. Grata a Dio che orfana avevala salvata, istituì la casa delle orfanelle di Saint-Cyr. Costei [326]influiva sull'animo del re, ma non poté frenarne le voglie cupide. Sostenne guerre di ambizione. Combatté contro gli ugonotti di Francia e li costrinse in numero di circa cinquantamila a lasciare il paese.

 

  9. Carlo ii di Spagna moriva a 39 anni di regno senza discendenti. In disporsi al tremendo passaggio diffidò della regina e dello stesso confessore. Pensò alla presenza di Dio e disse: "Il Signore è l'Altissimo; noi siamo nulla. Io trovo di dover assegnare al duca d'Angiò, pronipote di Luigi xiv, il regno vastissimo sul quale mai492 tramonta il sole. Lo istituisco erede legittimo, benché da due secoli la Francia osteggi la Spagna". Vennero dunque ambasciatori a Luigi, che tolse tre giorni a deliberare. Gli parve di accettare e ne affidò il regno al pronipote dicendo: "Ama la Spagna, ma ricordati che sei francese".

 

  Altre nazioni si unirono in confederazione ai danni dei due re, finché nella pace di Utrecht si ritornarono le buone relazioni.

 

- 826 -  10. In questo tempo Benigno Bossuet in presentarsi coi suoi sermoni veniva come un generale che un assalto. Bourdaloue poi col suo discorrere era quasi un esercito in ordine di battaglia. Bossuet educò il delfino figlio di Luigi xiv, ma era tanto severo maestro che troppo spesso copriva di percosse il giovine fin quasi a svenirne. Perdette il meglio della sua alta riputazione sovrat<t>utto dopo che si lasciò indurre a fare il discorso preliminare nella famosa assemblea del marzo 1682. In questa si diceva che il Vicario di Gesù Cristo ha podestà assoluta, ma solo nelle cose spirituali... che il re non è soggetto alle censure della Chiesa, che non può esser deposto o interdetto dal pontefice giammai o da chicchessia. Diceva che i concilii si adunano per ordine del re e che la voce di un concilio generale è superiore alla voce del pontefice.

 

  Bossuet poi in ispecie aveva questi principii strani e imbrogliati: "Quanto all'ordine politico ed ai diritti [327]della società umana, un governo può esser perfetto senza il vero sacerdozio e senza la vera religione... Coll'istituzione del sacerdozio legale, Dio non ha mutato nulla dello stato della sovranità; per lo contrario egli ha dichiarato più espressamente che essa è la seconda dopo di lui, e la prima nel suo genere e nella sua giurisdizione. Colla istituzione del sacerdozio cristiano non fu mutato nulla neppure nel diritto della sovranità, e il Cristo non ha dato ai pontefici cristiani nessuna podestà per regolare le cose temporali o per dare e togliere a chicchessia gli imperi".

 

  Le decisioni493 dell'assemblea furono chiamate "libertà della Chiesa gallicana". Intorno alle quali, benché un po' maliziosamente, scriveva il conte De Maistre: "Queste famose "libertà" non sono che un accordo fatale firmato dalla Chiesa di Francia, in virtù del quale ella si sottomette a ricevere gli oltraggi del Parlamento, col carico di essere dichiarata libera di renderli al sommo pontefice".

 

  Alessandro viii nella bolla Inter multiplices annullò e condannò il valore di quelle dichiarazioni, le quali furono il principio - 827 -della costituzione civile del clero che seguì un secolo di poi. Se ne avvide il Bossuet che il tuono delle dichiarazioni disponeva ad un fragor di fulmine, epperò si affrettò a soggiungere: "Che la dichiarazione divenga ciò che la potrà; noi non piglieremo a difenderla". Bossuet vescovo di Meaux fu lasciato in abbandono.

 

  11. Discepolo e poi amico intimo del Bossuet era Fénélon494, il quale aspirava alle missioni del Canadà, dopo aver a 15 anni dato saggio luminoso di buona predicazione. Ma fu destinato direttore dello istituto delle Nuove Cattoliche o delle donne le quali riducevansi convertite dall'eresia calvinista. Stando in questo ufficio scrisse Trattato dell'educazione delle giovani e Trattato del ministero dei par<r>oci, nel quale parlando ai semplici del popolo insinua soavemente [328] la riforma ecclesiastica.

 

  Fénélon egli solo si mantenne illeso dall'influenze cortigiane. L'arcivescovo di Parigi e il confessor di Luigi xiv avevano insinuato nel re la convocazione dell'Assemblea. Fénélon non s'accostava guari, onde l'arcivescovo gli disse: "Voi, signor abate, volete essere dimenticato e lo sarete". Nondimeno ottenne l'ufficio di educatore del duca di Borgogna, in pro del quale compose il Telemaco per condurre il principe ad un'istruzione necessaria, al buon esempio dei suoi popoli, alla giustizia in ogni cosa. Luigi xiv elevò Fénélon al vescovado di Cambrai.

 

  Or accadde che certa madama Guyon, acquistatasi fama di predicatrice santa, percorresse la Francia e l'Italia dimorando sovrat<t>utto a Vercelli ed a Torino. Insinuava un'associazione mistica, nella quale foggiava un modo di santità che fu riconosciuto infetto dagli errori del quietismo di Molinos495. A suo tempo fu condannata. Bossuet, dopo aver pubblicato il suo Catechismo, Elevazione sui misteri, Meditazione sui Vangeli e Storia delle variazioni <delle Chiese protestanti>496, toglieva a - 828 -difendere la Guyon e favorire Fénélon, che scriveva il suo libro497 Le spiegazioni delle massime dei santi498. In esso insegnava che la perfezione consiste in uno stato abituale di puro amore, in cui il desiderio delle ricompense e il timor dei castighi non hanno più parte. Ma poscia <che> Bossuet si mutò in avversario al vescovo di Cambrai, notificò il libro a Roma.

 

  La Santa Sede tenne ben 64 congregazioni presiedute spesse fiate dallo stesso sommo pontefice. Fénélon attendeva per recarsi a Roma a fine di difendersene, ma l'impediva il re insinuato dal Bossuet. Il quale ebbe adunato 60 dotti dell'università di Parigi. In questa conferenza Pirot, che già aveva lodato come corretto ed utile il libro di Fénélon, ora tolse a condannarlo. La congregazion di Roma ne fu indegnata. Lo scisma minacciava di scoppiare nel clero francese. Era il giorno dell'Annunciazione. Fénélon [329] stava per ascendere il pergamo. Il fratello gli reca il decreto di condanna del suo libro. Si era trovato che conteneva dottrine le quali potrebbero indurre i fedeli ad abbracciare errori già condannati. Può benissimo il cristiano per un istante e di tempo in tempo trovarsi in uno stato di puro amore, ma ciò non accade in uno stato abituale e continuo. Fénélon levò gli occhi al cielo e poi li abbassò chino a terra. Predicò al popolo intorno al dover di obbedir sempre, pianse lui e fece piangere gli uditori. Con l'esempio di sua sommissione rallegrò tutti i buoni di Francia e del mondo intiero.

 

  12. Gli esempi dei buoni per altro erano scarsi. L'Europa pareva in quiete, ma si disponeva ad un incendio di idee stolte e di opere più scellerate.

 

  Fu tal Du Serre che, adunati trenta fanciulli e quindici giovinette, percorse la Francia gridando: "Prossima è la fin del mondo. L'ultimo anno sarà nel 1690 o non più oltre al - 829 -1715". Insieme vantavasi profeta universale e inspirato. Traeva le moltitudini ad udirlo. Queste istruite da lui gridavano:  "Misericordia!" e buttavansi a terra e spumavano e facevano visacci e mettevano urla. Bestemmiavano come demoni incarnati contro la santa Messa, contro i sacerdoti, contro ai cattolici. Gridavano: "Tartara! Tartara!" e con queste grida cupe e minacciose si facevano presso alle chiese e le saccheggiavano e le bruciavano, presso ai sacerdoti e li squartavano, entravano nel mezzo alle popolazioni cattoliche e trucidavano fin quattromila di loro a Cevenne ed altrove.

 

  Pietro Jurieu e Pietro Bayle499 volgevano il guardo su quel cumulo di cadaveri e dicevano a tutti: "Eccolo l'uomo: una sostanza unica dotata di molte proprietà, capace a pensare". Ai quali applaudiva Spinosa con battere palma a palma e sclamare: "Vero, vero: gli uomini e le creature tutte sono modificazione di Dio". Dissero gli sciagurati, e in parlare posero le [330] fondamenta del materialismo, idolatria pessima ai tempi nostri.

 

  I giansenisti preparavano a questo mal passo con divulgare: "Tanto vale fare bene come non farne punto. Iddio se ha fisso che mi salvi, salverammi ad ogni patto. Quanto all'uomo, prima che osi presentarsi al sacramento di Confessione deve essersi meritata la grazia con pianto ben affliggente e con riparazioni assai diuturne. Al santo altare del Corpo di Gesù Cristo chi oserà presentarsi, se non è appieno mondo da qualsiasi macchia?"

 

  La Francia come una figlia sfacciata osava giudicare la propria madre ed il popolo francese, quasi Cam sciagurato, pretendeva insultare al proprio padre, il pontefice sommo. Il re Luigi xiv seguiva <a> protestare: "La Francia sono io". Intanto affondava sé in un colmo di delizie e la nazione in un abisso di oltre 4 miliardi di debiti. Law500 per continuare nelle spese im<m>aginò l'istituzione del credito pub<b>lico. Luigi aveva 77 anni e ne regnò 72. Venuto a morte, provvide per - 830 -dare al figlio salutari consigli e si dispose a terminare tuttavia cristianamente sua vita.

 

  In Francia riboccava lo spirito giansenista. Si rifiuta l'Ufficio di san Gregorio vii pontefice sommo. Tutti, perfino i lazzaristi, si lasciano pervertire dalla rea voglia di contraddire al pontefice ed alla vera massima della dottrina cattolica romana.

 

  13. In questo generale incendio par che soli ne sieno scampati gli allievi di San Sulpizio. Fra i porporati, Fénélon, sempre vescovo giammai cortigiano, sclama rivolto a Roma: "O Chiesa romana! O città santa! O cara patria di tutti i veri cristiani!... Noi sappiamo che la Chiesa è fondata su questa pietra. Chiunque mangia l'agnello fuor di questa casa è profano. Se alcuno non è nell'arca di Noè, perirà nel diluvio. Perciò noi scongiureremo il beato successor [331] di Pietro per Gesù crocefisso, per la salute del mondo, per la santa Trinità, d'insegnarci colla sua autorità quello che bisogna dire e che bisogna tacere". Come commuove il cuore di Fénélon!

 

  L'arcivescovo di Parigi e il confessor del re avevano indotto Luigi xiv a promuovere la famosa dichiarazione del clero gallicano. I giansenisti si attentarono per sopprimere la sacra liturgia. Ogni vescovo studiava per foggiarsi un breviario proprio e si attendeva al proposito di comporre un breviario composto di semplici tratti scritturali. Gli stessi studi ne erano avvelenati.

 

  Nella Francia meridionale edificava501 Belsunzio502, vescovo di Marsiglia. Era chiamato per antonomasia il buon vescovo. Addì 1 novembre 1720, eretto un altare al termine del più vasto corso della città, ivi celebrò il santo Sacrificio, consacrò la città al Cuore santissimo di Gesù Cristo e gridò alto a tutti:  "Noi saremo salvi per la pietà del Cuore del Salvatore". Da alcuni mesi invadeva una peste micidiale. Centinaia di sacerdoti e di religiosi erano caduti al fianco del vescovo in assistere

 

- 831 -agli appestati. Belsunzio soprav<v>isse, rifiutò arcivescovadi di più alto seggio e accettò sopra <il>luogo l'onore del pallio che gli venne conferito dal sommo pontefice.

 

  14. Era in Francia certa famiglia Rancé503 assai chiara per il suo attaccamento alla fede. Un figlio Armando si trovò che solo accondiscendesse alle passioni mondane, ma ne ritrasse poscia spaventato il piè. Resosi sacerdote, il vollero elevare all'episcopato. Ma egli soggiunse: "Quand'anche io sia vescovo che importa? Mi vo' fare religioso trappista e riformatore dei religiosi trappisti".

 

  Armando Rancé sfuggì più volte agli attentati di morte. Rinnovò le austerità di vita proprie che praticavansi al tempo di san Bernardo. I veri seguaci di Rancé compievano colla zappa e col badile quella vera civiltà che i dottori cattolici descrissero [332] sopra volumi sapienziali. Il Rancé alimentava in ogni anno cinquemila poveri. Bossuet venuto a trovarlo disse: "Porgetemi il lavoro che avete disposto intorno alla santità ed ai doveri della vita monastica. Penserò io a difendervene contro alle passioni degli invidiosi".

 

  Altro sacerdote, il canonico La Salle, è insensibilmente504 guidato da Dio alla istituzione di una congregazione utilissima, che egli intitola dei Fratelli delle scuole cristiane e che invia a tutti gli angoli dove è un gruppo di figli del popolo, per educarli nella morale cattolica e salvarli dal generale pervertimento. Molto ebbe a sostenere da parte dei giansenisti. Questi fingevano <di> aiutarlo, ma nel fatto lo screditavano e abbandonavanlo nel maggior bisogno.

 

  15. Nella Inghilterra la parte cattolica, sostenuta dai discendenti di Maria Stuarda505, combatteva fieramente con i protestanti traditori. Fox predicava i re ed i carbonai essere precisamente uguali. Il settario Guglielmo Penn da Inghilterra passa agli Stati Uniti d'America, dove inaugura la setta dei metodisti, che fanno consistere la propria religione in commoversi

 

- 832 -e tremare dal capo ai piedi e far visacci e mettere urla da degradarne una mandria di belve.

 

  Nella stessa Inghilterra Newton fu prodigioso nell'arte della matematica, ma nullo nell'arte della logica. Sostenevano in Inghilterra la massima cattolica il poeta Shakespeare che fu detto il Sofocle inglese, Dryden <che> fu tragico celebre e Pope Alessandro fervido per gli Stuardi.

 

  Nella Scozia furono mandati in copia religiosi francescani, ma furono ributtati dalla rigidezza del clima. I cattolici irlandesi, oppressi ma pur fedeli, pugnavano come un esercito intrepido, d'accordo i vescovi con i sacerdoti. [333] Lo storico Cobbet dice che i cattolici erano segnati con codice di sangue, che erano esclusi dagli impieghi e dalle magistrature, che erano condannati come felloni e spesso barbaramente uccisi. Il povero popolo condannavasi a languire nelle strettezze di fame crucciante.

 

  Si hanno in quest'epoca gesuiti in molto numero i quali scrivono in difesa della cattolica verità. Allemagna intiera sarebbe ritornata alla fede, ma l'Inghilterra e l'Annover, maneggiate dai falsi politicanti, si posero come impedimento a questo risorgimento che pur sarebbe stato glorioso cotanto.

 

  Invece i politicastri aggirarono la Cristianità d'Europa in un pericolo minaccioso di insidia e di invasione da parte dei turchi. Questi vennero fin presso alle mura di Vienna, e di già aspiravano ad invadere l'Italia e penetrare fino a Roma. Ma Leopoldo e Giovanni Sobieski506, aiutati in parte da Carlo v di Lorena e da Eugenio di Savoia, vennero incontro con impeto fermissimo e ricacciarono per sempre gli inimici.

 

  Luigi xiv, che in questo frangente aspirava per essere invocato a proteggere tutta Europa e la Chiesa, se ne rimase tristo e svergognato.

 

  16. Nella Russia dominava Pietro il Grande. Per edificarsi una capitale alle rive di mare gelato sacrificò la vita a centomila sudditi. A tanto costo sorse Pietroburgo. Pietro è detto il Grande perché pretese <di> ridurre i suoi popoli alla civiltà - 833 -delle nazioni colte d'Europa con obbligarli sotto pena di morte a radersi la barba come gli alemanni, a vestire di moda come i parigini.

 

  Nella Cina poi i religiosi gesuiti entravano con il telescopio e con il regolo, mostravano le scoperte delle scienze in Europa e facevano che Pechino507 corrispondesse con Parigi in quistioni scientifiche. Furono religiosi che esibirono descrizioni così minute e ordinate dello impero celeste, quale nemmen seppero [334] im<m>aginare loro stessi i reggitori della vastissima monarchia. In discorrere di scienza traevanli quei popoli e quei dotti alla conoscenza della verità.

 

  Nondimeno nella Cina sono facili i sospetti e le persecuzioni sempre sollecite. Anche in quest'epoca furono innumerevoli condotti al martirio. Si contarono fra questi trentanove gloriosi principi cristiani. Quei sapienti della Cina erano atei e avversari arrabbiati del Crocefisso. I persecutori promettevano premi a quelli che avessero inventate nuove forme di tormento e di carnificina. Alcuni religiosi furono arsi vivi. San Giovanni de Britto percorreva nelle Indie in salute delle anime e ottenne egli stesso una palma gloriosa del martire.

 

  Ma quanto più gravi si facevano i tormenti, più si aggiungeva al fervor dei confessori, e quanto di numero crescevano i martiri, tanti in maggior copia accorrevano i pagani al Battesimo. Così è vero che dove un Vesuvio di vizio invadeva nel mondo iniquo, ivi un fervor di carità si accendeva accanto per estendersi alla sua volta in cuore agli onesti che sospiravano al godimento della virtù!

 

Riflessi

 

1. Il cuore della società nel secondo periodo del secolo xvii è in fiamme.

2. Alessandro vii. Clemente ix. Cardinal Bona. Clemente x.

3. Clemente xi.

- 834 -4. Ughelli e l'Italia sacra. Dotti: Fabretti. Medici: Zacchia, Baglivi, Malpighi. Cardinal Ciampini. Il beato Gregorio e più altri santi elevati di quest'epoca.

5. Sant'Alfonso.

6. Artisti classici.

7. Studiosi delle antichità.

8. Luigi xiv. Letteratura adulatoria in Francia. Madama di Maintenon.

9. [335] Il pronipote di Luigi xiv sale al trono di Spagna.

10. Benigno Bossuet e suoi principii strani ed imbrogliati.

11. Fénélon. Madama Guyon. Il libro di Fénélon condannato.

12. Seguaci fanatici del Du Serre. Giansenisti. Assolutismo di Luigi xiv.

13. Allievi di San Sulpizio. Fénélon. Giansenisti. Belsunzio.

14. Rancé riforma la trappa. La Salle e i Fratelli delle scuole cristiane.

15. Dottrine di Fox e di Guglielmo Penn. Newton. Irlandesi intrepidi. Scrittori gesuiti. Turchi presso Vienna.

16. Pietro il Grande nella Russia.

 





p. 818
474 Cfr. Mc 4, 39.



p. 820
475 Originale: Bagliavi, ripetuto nei Riflessi; cfr. Rohrbacher XIV, p. 34.



476 Originale: Bandieri; cfr. Rohrbacher XIV, p. 37.



477 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher XIV, p. 39.



p. 821
478 Originale: Norfolti; cfr. Rohrbacher XIV, p. 43.



479 Originale: con il figlio di Osmano, sultano ; cfr. Rohrbacher XIV, p. 44.



480 Originale: Segnori; cfr. Rohrbacher XIV, p. 52.



481 Originale: Orial; cfr. Rohrbacher XIV, p. 63.



482 Originale: Verdano; cfr. Rohrbacher XIV, p. 65.



p. 822
483 Originale: Caliari; cfr. Rohrbacher XIV, p. 75.



484 Originale: Guerrino; cfr. Rohrbacher XIV, p. 77.



485 Originale: Roveido e Bellando; cfr. Rohrbacher XIV, p. 80.



p. 823
486 Originale: Mabillont; cfr. Rohrbacher XIV, p. 85.



487 Originale: Papebrochi; cfr. Rohrbacher XIV, p. 85.



488 Originale: Edmondo Martine continuò [...] e Cobelier; cfr. Rohrbacher XIV, p. 86 e p. 88.



489 Originale: Quesnell; cfr. Rohrbacher XIV, p. 111.



p. 824
490 Originale: ansia.



491 Originale: Croncille; cfr. Rohrbacher XIV, p. 165.



p. 825
492 Originale: omai.



p. 826
493 Originale: derisioni.



p. 827
494 Originale: Fenelon, ripetuto nel capitolo e nei Riflessi; cfr. Rohrbacher XIV, p. 210.



495 Originale: Molinas; cfr. Rohrbacher XIV, p. 227.



496 Per l'integrazione cfr. Rohrbacher XIV, p. 202.



p. 828
497 Originale: che scriveva nel suo libro.



498 Più chiaramente in Rohrbacher XIV, p. 238: «Fénélon risolvette di fare agli stesso un libro per spiegare i suoi principi di spiritualità. Compose a bella prima una Spiegazione dei trentaquattro articoli [...] opera più estesa, di cui il libro delle Massime dei santi non è che il compendio».



p. 829
499 Originale: Bayl; cfr. Rohrbacher XIV, p. 311.



500 Originale: Saw; cfr. Rohrbacher XIV, p. 331.



p. 830
501 Originale: edificavano.



502 Originale: Belzunzio, ripetuto nel paragrafo e nei Riflessi; cfr. Rohrbacher XIV, p. 365.



p. 831
503 Originale: Rancè, nel paragrafo e nei Riflessi anche Ramè; cfr. Rohrbacher XIV, p. 369.



504 Lezione probabile: sensibilmente.



505 Originale: di Anna Maria Stuarda; cfr. Rohrbacher XIV, p. 392.



p. 832
506 Originale: Sobieschi; cfr. Rohrbacher XIV, p. 430.



p. 833
507 Originale: Peckino; cfr. Rohrbacher XIV, p. 449.



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