Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (III)...
Lettura del testo

DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO III

LXLVI. Il sassolino veduto da Daniele

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LXLVI.

Il sassolino veduto da Daniele

  1. [387] Daniele profeta, in ispiegare la visione della statua veduta da Nabuc<c>o, pose dinanzi la storia di tutti gl'imperi del mondo e distinse quel sassolino che, staccato dall'alto, batté nei piedi d'argilla della statua d'oro, di bronzo, di ferro e crescendo crebbe in monte e si mostrò a tutta la terra per rimanere sino alla fine591. Quel sassolino è il monte della Chiesa, che si mostra ovunque e vince sopra tutto e atterra tutte le potenze dei superbi quaggiù.

 

  Proponiamo un breve tratto di storia nel 1802 al 1815 e scorgiamo la potenza di questo sassolino, un vecchio pontefice che atterra la potenza del Bonaparte, altro Nabucco superbo in questo periodo benché breve di tempo.

 

  2. Napoleone procedeva di vittoria in vittoria, quasi lampo, e minacciava di scoppiar come folgore altresì sul capo della Chiesa. Pio vi, condotto schiavo a Valenza, era morto omai e già menavasene trionfo con dire: "Il papa è morto e non avrà successori giammai", quando Austria e Russia si collegano per dire: "Che è questo?" E vi si aggiunge la stessa Turchia gridando: "Bene sta che il Faraone di Francia sia punito". E si movono allo intorno con poderosi eserciti. Si vantava la Francia con dire: "Ciò che sanno due francesi, lo sa tutto il mondo... Ciò che fanno i francesi, tutti lo vogliono fare".

 

  E parevano non temere. La Francia nel 1802 estendevasi dall'oceano alle Alpi. Le repubbliche italiane erano come un'appendice di quella gran repubblica, [388] la quale agognava ad estendersi da levante fino all'Austria e da ponente fino all'America.

 

  3. Or l'Inghilterra, che ben s'avvedeva, mandò certo Marseria592, corso, per dire al Bonaparte: "Rendete protestante la - 883 -Francia che con ciò voi stesso diverrete capo spirituale, come or lo siete il sovrano temporale di sì gran parte del mondo". Intendeva la maligna Albione di gettare con ciò il pomo della discordia nel popolo francese e così rovinare la nazione e Napoleone che la governava. Ma rispose Napoleone: "Io sono cattolico e manterrò il Cattolicismo in Francia, perché il Cattolicismo è la vera religione, perché è la religione della Chiesa, perché è la religion della Francia, perché è quella di mio padre, infine perché è la mia, e anziché adoperarmi per abbatterla altrove, io farò ogni potere per assodarla qua". Riprese Marseria: "Ebbene voi sarete schiavo di Roma e dei preti". E Napoleone a lui: "Sono due autorità di presenza: per le cose del tempo io ho la mia spada ed una basta al mio potere; per le cose del cielo è Roma e Roma ne deciderà senza consultarmi ed essa avrà ragione: è il suo diritto".

 

  Continuò Marseria: "Create voi stesso una religione che così sarete papa e re". Ed il Bonaparte: "Creare una religione! Per creare una religione bisogna montare sul Calvario, e il Calvario non entra ne' miei disegni. Se un tal fine conviene a Pitt, lo cerchi egli stesso. Quanto a me, non ho questo capriccio".

 

  Inghilterra come il tentatore vinto partissi ringhiando; dispose593 nel 1801 e nel 1803 una macchina infernale per uccidere Napoleone. Ma non ottenne. Napoleone fu salvo quasi per miracolo. Il Bonaparte, nominato terzo console e poi primo console a 10 anni ed indi a vita, finalmente nel 1804 fu a maggioranza di voti proclamato imperatore.

 

  4. Il cardinale Fesch, zio del Bonaparte, venne a Roma per accompagnare il pontefice alla incoronazione dello imperatore. Reduce da Parigi diceva poi [389] il Santo Padre: "Non ho parole per esprimere quanto zelo ed amore per la religione hanno mostrato i francesi".

 

  Napoleone attendeva per dominare in Alemagna. Mosse con eserciti formidabili e addì 12 novembre 1805 riceve le chiavi di - 884 -Vienna dopo la battaglia di Schoenbrunn594. Addì 2 dicembre susseguente nel villaggio di Austerlitz sconfigge gli eserciti di Austria e di Russia. L'imperator Francesco, venuto a visitare Napoleone, incontrollo sotto una tenda. Disse allora Napoleone: "Io vi ricevo nel solo palazzo che abito da due mesi". E Francesco a lui: "Voi traete da esso un sì buon partito che deve piacervi". L'imperator Francesco lasciò il titolo di imperator romano per assumere quello di imperatore di Germania. Infine si dichiarò semplicemente imperator d'Austria.

 

  Napoleone in seguito alla battaglia di Jena entrò in Berlino abbandonata dal suo re. Addì 8 febbraio 1807 combatté pure la battaglia di Eylau per due finché soggiogò prussiani e russi. Nella conferenza che avvenne poscia a Tilsitt595, Alessandro e Napoleone discorrevano segretamente per dividersi il mondo: Napoleone si sarebbe fatto sovrano dell'occidente e l'imperator delle Russie monarca di tutto l'oriente.

 

  5. Ma Alessandro, come già Inghilterra, sollecitava Napoleone dicendo: "Voi siete un grand'uomo! Voi siete un eroe! L'uom di provvidenza per quest'epoca di rivoluzione siete voi! Dipende da voi assicurare tutti i re sul loro trono, ma per ciò conviene che voi siate assiso sul vostro con tutta la potenza necessaria; a che non sarà mai che giungiate, se non sarete quello che sono io medesimo, il capo religioso dello Stato". Il monarca apostata conchiuse come chi disse: "I principi sono comunemente i più gran pazzi e i più gran birboni che sono sulla terra". Napoleone non degnò tampoco di risposta l'imperator russo. Continuò la sua via con molte vicende, finché [390] addì 14 ottobre 1809 e in seguito alle battaglie di Essling e di Wagram596 firmò la pace a Vienna. Attese poscia per far dichiarar nullo il suo matrimonio con Giuseppina La Pagerie597 e sposò l'arciduchessa Maria Luigia di Lorena-Austria598 che gli diede un figlio. Il Bonaparte si occupò perché in Germania

 

- 885 -i cattolici che vi erano tenuti come schiavi fossero meglio rispettati.

 

  Nemica indomabile di Napoleone fu sempre Inghilterra. Il Bonaparte s'avesse potuto avvicinarla colle navi a vapore d'oggidì, avrebbela domata per bene, ma non potendo disfarsene, rodevasi di rabbia. Francia e Italia, Olanda ed Alemagna si accordarono per non consumar più veruna merce inglese, in odio a quella nazione. Per non valersi dello zuccaro inglese si pensò di cavarlo dalle barbabietole.

 

  6. Napoleone tolse pure per soggiogare la Spagna, quando in quella nazione uomini e donne e fanciulli levaronsi con un grido solo: "Viva la patria e la religione!" Si difesero poi da gigante e così conservarono la propria indipendenza.

 

  Le imprese correvano bene a Napoleone finché non recò soverchio danno alla religione, ma si affrettarono al rovescio non appena egli intese di proposito ad offendere nel cuore il Vicario di Gesù Cristo. Sapevalo Napoleone che i cattolici al pari dei protestanti non si possono guidare col bastone, e per questo mostrò qualche rispetto al pontefice. Ma da questo punto in poi fissò questo proposito: "Atterrare il papa non voglio, ma farlo servire di sgabello alla mia potenza, questo lo pretendo e un prete di Roma non oserà contrastarmelo". Incominciò dunque una guerra ostinata di principio.

 

  Napoleone invitò il pontefice a Parigi per altra solenne incoronazione e Pio vii vi andò. Un pallone che si fece partire in quel giunse la sera a Roma, trasportato da vento favorevole, e recò la nuova della incoronazione avvenuta.

 

  7. [391] Ma terminata la solennità, la corte dell'imperatore si provò per rattenere il pontefice a Parigi ovvero ad Avignone, allo scopo di poterlo raggirare a capriccio. Ma rispose il pontefice: "Ebbene, ci si rapisca la libertà; ogni cosa è preveduta. Prima di partire da Roma noi abbiano firmata un'abdicazione regolare, valevole se fossimo imprigionati; l'atto è fuori l'estensione del potere dei francesi; il cardinale Pignatelli ne è depositario a Palermo, e quando si manifesteranno i disegni che si meditano, voi non vi troverete aver nelle mani che un miserabil monaco che si chiamerà Barnaba Chiaramonti". A - 886 -questa risposta, che val più che non la battaglia di Marengo, si decise <di> lasciarlo partire.

 

  Pio vii rientrò dunque con trionfo in Roma addì 16 maggio 1805. Napoleone parve riconciliarsi col pontefice e si scambiarono doni a vicenda.

 

  Poco stante Napoleone instò presso al pontefice a fine che il matrimonio del proprio fratello Girolamo, contratto con una protestante negli Stati Uniti, fosse disciolto. Ma non erano motivi a tanto, onde il pontefice rispose: "Se noi usurpassimo un'autorità che non abbiamo, ci renderemmo colpevoli del più abbominevole abuso del nostro sacro ministero davanti al tribunal di Dio ed all'intera Chiesa". Napoleone non parve risentirsene troppo, ma intanto levavansi da Milano e d'altrove voci che gridavano: "Il pontefice è inconciliabile, egli attenta tuttavia alla morte dei francesi in Roma".

 

  8. Or Napoleone tolse pretesto da questi sus<s>urri e dalla sconfitta degli austriaci ad Ulma nel 1805 per venir sopra al potere temporale del pontefice. Si affrettò colle sue truppe fino ad Ancona, onde Pio vii gli riferì <che> ritornasse o sarebbero fra le due parti abbandonate le relazioni d'amicizia.

 

  Rispose Napoleone: "L'occupazion di Ancona è una conseguenza immediata e necessaria del cattivo ordinamento dello stato militare della Santa Sede... [392] Io mi sono considerato come il protettore della Santa Sede e a questo titolo ho occupato Ancona. Mi sono considerato, del paro che i miei predecessori della seconda e terza razza, come figlio primogenito della Chiesa, come il solo che abbia la spada per proteggerla e metterla al sicuro di essere contaminata dai greci e dai musulmani". Rispose il pontefice: "Sia fatto il voler di Dio; datemi, o Signore, la ricompensa vostra nel paradiso". E si dispose al sacrificio che non tardò guari.

 

  Napoleone proseguì pure con insolenza a scrivere così: "Io prendo più cura della religione che non voi. Io non sono solamente il guerriero del secolo; se ne fossi anche il signore, mi dichiarerei sommo pontefice e non lascerei perire delle anime".

 

  Dopo questa lettera, il cardinal zio intendeva che da Roma fossero scacciati i russi, gli svedesi, gl'inglesi, i sardi. Rispose - 887 -il pontefice: "Non è volontà nostra, è quella di Dio, di cui noi teniamo il posto su questa terra, che ci prescrive il dovere della pace verso tutti, senza distinzioni di cattolici e di eretici, di vicini e di lontani, di quelli da cui aspettiamo il bene, di quelli da cui aspettiamo il male... Sire, leviamo il velo! Voi dite che non attenterete all'indipendenza della Chiesa, voi dite che noi siamo il sovrano di Roma, voi dite nel momento stesso che tutta l'Italia sarà sottomessa alla vostra legge... La maestà vostra stabilisce per principo che essa è imperator di Roma... Voi siete immensamente grande, ma foste incoronato re dei francesi e non di Roma, che da tanti secoli appartiene al Vicario di G<esù> C<risto>... Ricordate che abbiam già tante amarezze, che solo da un anno vi abbiamo incoronato a Parigi. Ricordatevi che la prosperità599 dei governi e la tranquillità dei popoli è inseparabilmente attaccata al bene della religione".

 

  Ma Napoleone lagnavasi così: "Io non sono nato a tempo; guardate Alessandro il Grande, egli ha potuto dirsi figlio di Giove senza esser contraddetto.[393] Io trovo nel mio secolo un prete più potente di me, perocché egli regna sugli animi ed io non regno che sulla materia... I preti conservano l'anima e mi gettano il cadavere". In dire osservò che Benevento si pretendeva da Roma e da Napoli nell'istesso tempo. Napoleone entrò arbitro e si fece propria quella provincia e diedela al vescovo apostata Talleyrand600. E progredendo comanda al generale Lemarrois601 di occupar Pesaro, Fano, Sinigaglia. Il generale veniva innanzi con queste ragioni: "Voi servite un picciol principe ed io un grande monarca, ecco602 il mio diritto". Napoleone pretendeva che lo Stato romano chiudesse tutti i suoi porti all'Inghilterra quando questa fosse in guerra colla Francia, che le fortezze dello Stato romano sarebbero dom<in>ate dai francesi quando un esercito di terra minacciasse <di> sbarcare sopra uno dei punti italiani.

 

- 888 -  Al che rispose Pio vii: "Sua maestà può, quando il vorrà, eseguire le sue minaccie e rapirci quello che possediamo. Noi siamo rassegnati a tutto e pronti, se così vuole, a ritrarci in un convento o nelle catacombe di Roma, ad esempio dei primi successori di san Pietro".

 

  E rivolto ai suoi confidenti parlò: "Se l'imperatore ci atterra, il suo successore ci rialzerà". Di poi proseguì: "Noi siamo ancora pontefice libero forse per alcuni mesi; chi sa che nuove vittorie al nord d'Europa non diventino il segnale della nostra rovina? Affrettiamo la celebrazione di una festa in cui la tiara, la stessa tiara che un figlio diventato ingrato ha offerto in dono, può ancora porsi sul nostro capo". E tosto, addì 24 maggio 1807, canonizzò cinque beati, cioè Francesco Caracciolo603, Benedetto di San Filadelfo, Angela Merici604, Coletta605 Boilet, Giacinta Mariscotti.

 

  <9.> Napoleone parve mutar politica ed emise decreti favorevoli al clero in favor della educazione, delle fabbricerie, degli ospizii. Promulgò favori per i seminarii, per le esenzioni [394] dalla leva militare. Richiamò pure in buona parte le religiose e in parte i religiosi, fra quali i trappisti. Ma intanto diceva: "Se il papa non aderisce alle proposte fattegli, tutta Italia sarà mia per diritto di conquista". E da Dresda addì 22 luglio 1807 scriveva: "Figlio mio, sulla lettera che sua Santità ti ha indirizzato, e che certamente non fu da lui scritta, ho veduto che il papa mi minaccia. Crederebbe egli adunque che i diritti del trono sieno meno sacri agli occhi di Dio che quelli della tiara?... Che può fare Pio vii dinunziandomi alla Cristianità? Porre l'interdetto sul mio trono, scomunicarmi? Crede egli che le armi cadranno allora dalle mani de' miei soldati?... Forse il tempo non è lontano ed ei vuol continuare a turbare i miei Stati, in cui io non riconoscerò il papa che qual vescovo di Roma, eguale del medesimo grado dei vescovi dei miei Stati. Io non temerò di unir le Chiese: la gallicana - 889 -cioè, <l'>italiana, <l'>alemanna, la polacca, in un concilio per fare i miei affari senza papa...".

 

  Pio vii ebbe questa lettera e non la comunicò ai cardinali per compassione a chi l'aveva scritta. Infelice Napoleone, che sarà di te quando dallo scoglio di Sant'Elena non troverai consolazioni che nel <prete> mandato dal pontefice di Roma?

   <10.> I cardinali Fesch, Caprara e Bayane furono606 insinuati da Napoleone per piegare ai suoi capricci l'animo di Pio vii. Il pontefice di tutte le violenze e le minacce di Napoleone appellò al giudizio di Dio...

 

  Il cardinal Casoni607 pose sott'occhio a Napoleone queste osservazioni di Bossuet: "Dio vuole che la Chiesa, madre comune di tutti gli uomini, di tutti i regni, non fosse poscia dipendente da alcun regno sul temporale; <che> cotesta Sede, ove tutti i fedeli dovevano conservar l'unità della fede, fosse messa al disotto delle parzialità che i diversi interessi e le gelosie di Stato potrebbero cagionare. La Chiesa608, indipendente nel suo capo da tutte le potenze temporali, [395] si vede in istato di esercitare più liberamente, pel bene comune e sotto la protezione dei re cristiani, questa potestà celeste di governar le anime, e tenendo in mano la bilancia in bilico tra mezzo a tanti imperi spesso nemici, essa mantiene l'unità in tutto il corpo, ora con inflessibili decreti ed ora con savi609 temperamenti"610.

 

  Ma Napoleone non si diede per inteso e l'esercito francese alla dimane, due febbraio 1808, era disposto per entrare in - 890 -Roma. Pio vii ne fa seguire una notificazione ed una protesta, nella quale egli si rassegna agli impenetrabili giudizii del Signore e prega i suoi fedeli sudditi ad adoperarsi perché in tutto si mantenga la tranquillità pub<b>lica e la privata.

 

  Così lo spirito del Signore guida la mente e il cuore del suo Vicario in terra. La Chiesa di Gesù Cristo è figurata nel sassolino che, veduto dal profeta, rotola e battendo sul piè fa cadere la statua dell'umana superbia, e crescendo a dismisura occupa tutta la terra611. Per tal modo ognuno che guarda al monte santo, egli può appellare dal giudizio degli uomini al giudizio di Dio e ottener salute.

 

Riflessi

 

1. Il sassolino veduto da Daniele cresce in monte a mostrarsi a tutta la terra.

 

2. Vittorie e cospirazioni di Napoleone.

3. Marseria tenta Napoleone.

4. Napoleone incoronato altra volta a Parigi. Battaglia di Austerlitz, di Jena.

5. Alessandro di Russia tenta pure l'ambizione del Bonaparte.

6. La Spagna si difende contro le invasioni di Napoleone.

7. Prove per rattenere il pontefice a Parigi.

8. Napoleone occupa quasi intiero il poter temporale del pontefice.

9. [396] Napoleone muta politica in favor della Chiesa. Lettera del Bonaparte al figlio, il principe Eugenio.

10. Pio vii appella al giudizio di Dio. Osservazioni di Bossuet. Napoleone entra in Roma.

 





p. 882
591 Cfr. Dn 2, 31-45.



592 Originale: Masseria, ripetuto nel paragrafo e nei Riflessi; cfr. Rohrbacher XV, p. 162.



p. 883
593 Originale: dispone.



p. 884
594 Originale: Schoenbrum; cfr. Rohrbacher XV, p. 169.



595 Originale: Tilzitt; cfr. Rohrbacher XV, p. 171.



596 Originale: Vagram; cfr. Rohrbacher XV, p. 173.



597 Originale: La-Pagerite; cfr. Rohrbacher XV, p. 173.



598 Originale: Lorena d'Austria; cfr. Rohrbacher XV, p. 173.



p. 887
599 Originale: proposta; cfr. Rohrbacher XV, p. 205.



600 Originale: apostata di Talleyrand; cfr. nota 578.



601 Originale: Lemorrois; cfr. Rohrbacher XV, p. 206.



602 Originale: con; cfr. Rohrbacher XV, p. 206.



p. 888
603 Originale: Caraniolo; cfr. Rohrbacher XV, p. 207.



604 Originale: Merini; cfr. Rohrbacher XV, p. 207.



605 Originale: Soletta; cfr. Rohrbacher XV, p. 207.



p. 889
606 Originale: Fesch, Sapran e Bayan furono; cfr. ROHRBACHER XV, p. 211.



607 Originale: Cajoni; cfr. ROHRBACHER XV, p. 212.



608 Originale: cagionare alla Chiesa; cfr. ROHRBACHER XV, p. 212.



609 Originale: rari; cfr. ROHRBACHER XV, p. 212.



610 Da qui si rimanda alla nota posta a p. 452 dell’originale: «Nota alla pagina 395. Un opuscolo è uscito testé del dottor Ugo Stonuel, professore di filosofia. L’opuscolo ha questo titolo: La restaurazione del potere temporale del papa per pura opera di Bismark. In esso prova che la monarchia universale spirituale dei papi e il loro dominio temporale, per le stesse ragioni addotte dal gran Bossuet, sono cose correlative». La nota intende citare KUNO STOMMEL, Die Wiederherstellung der weltlichen Herrschaft des Papstes durch den Fürsten Bisinarck, Düsseldorf, F. Bagel, 1884.



p. 890
611 Originale: occupa per tutta la terra.



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