Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Un figlio illustre del popolo cristiano…
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UN FIGLIO ILLUSTRE DEL POPOLO CRISTIANO CENNI BIOGRAFICI INTORNO A FR<A> EUSEBIO MARIA DA DONGO VESCOVO IN HU-NAN

VI. L'Impero Celeste

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VI.

L'Impero Celeste

  [23]Si chiama Impero Celeste31 quel vastissimo regno in Asia che abbraccia la Cina, la Cocincina, il Tonkino. Forma un quadrilungo che comprende dodici vastissime provincie, delle quali sei a levante ed a ponente si inoltrano in fra i mari. Le altre provincie, che si estendono entro terra, sono difese contra ai tartari e finitimi dalla fortissima muraglia, che è grossa 12 cubiti chinesi, alta 30, nella circonferenza di 2000 miglia nostrali. L'imperatore Cin la construsse 200 anni avanti la venuta del Messia, con ordinesevero di precisione che comandò fosse tagliato di subito il capo a quell'operaio che, nello immarginare le pietre tagliate, avesse lasciato una fessura da potervi conficcare un chiodo. Si chiama Impero Celeste

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perché i cinesi reputano il proprio regno un soggiorno di delizie [24]perenne, un vero paradiso in terra. Chi facesse credere di volerne uscire si reputerebbe o pazzo o infame. Il re, quando per imporre la corona ad un regnante vicino deve metter piede fuori le mura, ne muove alto lamento.

  I forastieri li hanno in conto di barbari. Gli europei li chiamano diavoli. Fra loro sono cortesi d'assai, offrono segni di attaccamento ai pellegrini venuti da lontane parti dell'impero. I figli sono devoti ai genitori. Quando il padre o la madre ammalano che se ne muoiono, i figli si stracciano bocconi di carne dalle braccia in segno di duolo e, per aver presente sempre la memoria degli estinti e suffragarli, digiunano per lo spazio di più anni. Reputano che l'anima di un virtuoso entri nel corpo d'un cavallo, le anime poi di un uomo scorretto nel corpo di una pulce o di altro insetto. Se accade che un figlio si ribelli ai genitori, l'imperatore ordina preghiere di riparazione in tutto il regno ed egli in persona si copre il primo con gramaglie di lutto. Alle bambine si schiacciano i piedi e si [25]impiccoliscono, perché cresciute adulte non venga lor voglia di uscirne in amoreggiamenti. Si danno a marito per una somma. Quando lo sposo esibisca un dono, lo ricevono, ma con le mani fasciate in segno di pudore. Le finestre di casa non si fanno guardare sulla pubblica via, ché ciò sarebbe indizio di virtù cadente. Le case poi son di legno, ad un solo piano e durature non più che alla vita di un uomo.

Vestono elegantemente di seta e con larghe falde fino al tallone; le scarpe recano con forti tessuti e vi aggiungono i ricchi fermagli di pietre preziose.

  Nella China si pregiano i sapienti. Sono scuole ed esami severissimi. Chi acquista il diploma di letterato, questi è personaggio illustre e felice. Quei del popolo che s'incontrano piegano con isveltezza e fino a dieci volte la fronte contro terra. Sono nella China laghi limpidi e canali navigabili. Sono ponti che si estendono sopra maestosi fiumi, piantati su trecento pilieri. Migliaia di famiglie vivono lungo le acque entro navi ben addobbate. Sono parcissimi nel vitto. Il clima dell'Impero [26]Celeste è quello d'Italia, di Spagna, della Grecia. Hanno montagne altissime, ricche di miniere in metallo. - 90 -L'oro che scola dai monti si raccoglie in fra le sabbie dei fiumi. Ma molto più estesi sono i piani nelle valli. Ogni spanna di terreno è coltivato. La gente vi è gremita, ma se avviene un anno di ricolto abbondante in riso, questo le basta all'intiera China per il giro di dieci anni. Nel Tonkino hanno piante odorose, che distillano colori pregiati.

  Il re nella capitale ha suoi palagi, che sono deliziosi come un paradiso in terra. L'imperatore solo veste in color giallo.

Tutto nelle reggie è in questo colore. Nelle fattezze i chinesi si dicono bellissimi, ma a noi sembrano mostruosi. Son compressi e membruti. Hanno occhi piccoli e naso schiacciato.

Mettono rarissima la barba sui trent'anni. I giovinetti portano raso il capo, lasciando un ciuffetto al vertice. Ai vent'anni è una festa grande e raccolgono poi i capegli in raggera e distesi e li acconciano con treccie al sommo del capo. [27]I chinesi sono perspicaci d'ingegno. Lavorano intagli finissimi, tessono cremisini, taffetà, rasi e velluti finissimi. Indietreggiano nel disegno, ma eccedono nella scoltura, fondono il ferro e nelle feste a principio d'anno consumano in fuochi artificiali in una città quanta polvere da noi basterebbe a sostenere una guerra. Per l'arte della musica hanno cetre, strumenti di pietra, di rame, di pelle tesa. È sempre l'istessa monotonia, ma per loro è una gloria. Riconoscono raramente l'arte medica.

  Maestro in filosofia è Confucio, che nacque 550 anni avanti l'era volgare. Spiegano le dottrine di Confucio i letterati o mandarini, che nella China e nella gerarchia governativa si contano in 10000, divisi in 9 ordini distinti. Questi regolano altresì la milizia, che può numerare sei milioni di soldati. Predicarono nella China san Bartolomeo e san Tomaso apostoli. Ma quei popoli ricaddero in una idolatria rozza. Ha delle sette che negano l'immortalità dell'anima e l'esistenza degli spiriti. I templi pagani sono sontuosi. [28]I bonzi sono i ministri dell'idolatria. Ha di molti che vivono da romiti lungo i fiumi o su colli e dimagrano finché sono in concetto di santità. Dopo questo scendono alla città e si distemperano poi in tutti i godimenti. I chinesi di virtù non hanno che l'apparenza. La religione vi è istrumento di politica.

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 Il Cristianesimo vi fu spesso perseguitato. Si trova<no> vestigia assai frequenti. Pare che nei secoli primitivi molta parte dei chinesi fossero cristiani. In tempi a noi più vicini, e propriamente nel 1550, i gesuiti dopo stenti di lunghi anni poterono penetrarvi. Oggidì si contano in qualche numero seguaci del Salvatore crocefisso.

  Può egli un cristiano, che vive in piena luce di mezzodì, guardare alle tenebre del paganesimo e non commuoversi? Tutti ne abbiamo compassione. Ma più viva pietà ne concepì un figlio illustre del popolo in Dongo. Il figlio del falegname Semprini, il vescovo di Tiberiopoli, da trent'anni viene pellegrinando in quelle terre. Egli grida con ansia: "Io voglio salvare queste anime. Aiutatemi per ridurre ai piedi della croce del Salvatore almeno tutte le anime di questi infelici popoli chinesi".





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31 Notizie storiche, nomi e curiosità sull'Impero Celeste (Cina) presenti in questo capitolo si trovano anche nella classica opera di Daniello Bartoli, Dell'Istoria della Compagnia di Gesù. La Cina. Terza parte dell'Asia, lib. i, pubblicata a Roma nel 1663 (Torino, Giacinto Marietti, 1825, 311 p.).



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