Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Un fiore di riviera...
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UN FIORE DI RIVIERA SPARSO SUI CAMPI DELLE ATTUALI CALAMITÀ

IL TERREMOTO AD ISCHIA ADDÌ 28 LUGLIO 1883

IV. La filantropia

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IV.

La filantropia

  1. [40]La filantropia è la falsa moneta della carità. Una moneta falsa è un cordoglio al cuore del cristiano onesto. La trista moneta fu da taluno posta con pretesa di soddisfare al debito di compatimento all'immensa sciagura d'Ischia.

  2. Sua maestà il re Umberto accorso sopra <il> luogo del gran disastro si dolse di molti che chiamati a prestar soccorso operavano in confuso e senza cuore. Ed il deputato Rocco De Zerbi indegnato scrisse: "Non parliamo della confusione sopra <il> luogo della catastrofe, della mancanza di tende, dello sperpero di viveri in certi punti e della fame in altri, dell'assoluta mancanza di organismo, della completa assenza di serenità che generava atti violenti e parole sgarbate, della moltiplicità degli ordini contraddittorii, dei troppi a comandare, delle rivalità che si manifestavano anche in mezzo a quella immensa [41]sventura, delle gelosie mal celate, della mancanza assoluta d'insieme. Diciamo una sola parola: che , su quelle colline, comprendemmo una nefasta scena di mare, Lissa".

  3. All'atto del disastro i momenti erano preziosi, ma il soccorso venne troppo tardo. Erano nell'isola cinquemila persone sepolte e poche si riuscì a disseppellirne. Si ha di un ricco padrone che scampato alla rovina e rimasta in piè pur la casa sua, dai pozzi della quale molti erano usi attinger acqua, egli inchiodò le porte e partissi lasciando molti feriti intorno a struggersi dalla sete. E di un contadino si ha che veduto fra le macerie un ricco che chiamava aiuto, gli gridò: "Ti risollevo ma a patto che prima versi nelle mie mani almeno ventun napoleoni d'oro". A Roma ed altrove si inaugurarono feste di spettacoli publici per inviare poi a Casamicciola un frustolo di pane che sarebbe caduto dalle mense di piacere. I buoni parigini proposero agli italiani di mandar loro il meglio degli oggetti d'arte, ché eglino facendone esposizione avrebbero [42]cavato buon soldo per gli isolani d'Ischia! Il ministro Magliani

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mostrò il suo duolo con sollevare gli ischiesi dalle tasse di ricchezza mobile! Fu chi interrogò: "Il milion con cui si vuol erigere un monumento a Garibaldi sul Gianicolo, non si potrebbe meglio impiegare per i danneggiati d'Ischia?...". La proposta fu vana.

  4. Ma scandaloso ed orrendo avvenimento fu questo che accadde in Napoli. Nella notte sopra il 3 agosto Napoli, città di 500 mila abitanti, fu messa a sacco da un pugno di ladroni che testé venivano per la via in qualità di cittadini e di impiegati onesti. Gli scellerati tolsero a gridare in atto di alto spavento: "Il terremoto! Il terremoto! Fuggiamo! Fuggiamo! Sua maestà il re già è partito. Non ha dubbio: il Palmieri, gran scienziato, avvisò che indubbiamente un orrendo tremuoto minaccia la città di Napoli!". Queste voci gettarono il panico in tutti i cittadini, che però si abbandonarono in fuga confusi. Gli assassini non perderono tempo, e facendosi entro ai ricchi palagi li derubavano. Perfino i custodi deputati [43]a guardare le robe offerte pei danneggiati d'Ischia, posero essi medesimi le mani rapaci sopra quei doni sacri e se li rapirono. Onta appena degna di gente barbara! Odasi un corrispondente del Secolo. Scrive: "Sono svegliato da una tremenda parola: il terremoto! Salto dal letto, corro alla finestra. Piazza San Ferdinando è gremita di gente. Scendo: è una massa di gente spaventata, sono donne che si raccomandano tremanti a san Gennaro"... Infermi che giacevano addolorati furono portati in gran fretta alla pubblica piazza... Su questo fatto chiosa la Gazzetta del Popolo: "La freddezza colla quale il colpo di mano è stato organizzato spaventa; si è calcolato su tutto, sull'ora, sulla fantasia già accesa delle popolazioni; si è tirato in ballo il nome del professor Palmieri, perfino quello del re. E dal più tremendo dei disastri un'orda di malfattori trasse partito per la più abbietta delle speculazioni! Il governo provveda, affinché il tristo spettacolo non si rinnovi". Gli uomini di governo distinsero nella nazione alcune classi di persone sospette. Impariamo a guardarcene. [44]Il De Sanctis nel 1877 scriveva: "Martire vuol dire oggi un furbo, che si è fatto pagare il martirio a peso d'oro. Patriota vuol dire un usuraio, che ha potuto far fruttare quel

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titolo del cento per uno"11. E Lanza nel 1881 faceva osservare: "Abbondano i banditi12 ed i furbi che pensano più a se stessi che al paese... Abbondano le indigestioni da una parte e la fame dall'altra"13. Eccoci le conseguenze della filantropia. La filantropia, è la moneta falsa della carità. L'inganno ritorni in casa dell'ingannatore.

RIASSUNTO

  1. La filantropia è la falsa moneta della carità.

  2. Attestazioni del deputato De Zerbi.

  3. Proposte misere e interessate dei francesi.

  4. Saccheggio in Napoli.





p. 841
11     Ne L’Unità Cattolica, 9 agosto 1883, p. 738 (Petizione di un danneggiato di Casamicciola al Parlamento italiano): «del cento per cento».



12     Ne L’Unità Cattolica, ivi: «bindoli».



13     Ne L’Unità Cattolica, ivi: «I sacrifici forse di cui […] parlava l’onorevole Guerrazzi, con dire che nella redenta Italiaabbondano le indigestioni da una parte e la fame dall’altra”».



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