Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Un fiore di riviera...
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UN FIORE DI RIVIERA SPARSO SUI CAMPI DELLE ATTUALI CALAMITÀ

IL TERREMOTO NELLA SPAGNA La Spagna in conquasso di tremuoto fisico

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IL TERREMOTO NELLA SPAGNA

La Spagna in conquasso di tremuoto fisico

  1. [65]Alimonda, cardinale arcivescovo di Torino, con sua lettera 10 gennaio decorso porge mestissima nuova di altri disastri, e invita i suoi del clero, del popolo a stendere pietosa la destra in pro dei danneggiati dai tremuoti nella Spagna.

  Ecco per disteso il discorso dell'illustre porporato: "Le calamità della Spagna, percossa dal flagello del terremoto, ci riempiono l'animo di mestizia. Non occorre che noi vi raccontiamo parte a parte quelle sventure, giacché i publici fogli abbondano di tai narrazioni. E poi come ci reggerebbe il cuore a contarvi per disteso di interi villaggi distrutti, di città crollate,

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di migliaia di morti sepolti tra le rovine, di altre migliaia e migliaia rimasti vivi ma storpiati, feriti, impiagati e dolorosamente pesti? [66]Come ci reggerebbe il cuore a descrivere nella provincia di Granada21, in quella di Malaga, nell'Andalusia, e per altri moltissimi luoghi, i borghigiani fuggenti delle lor case, i cittadini attendati nella campagna, i contadini erranti di villa in villa con dispersi gli averi, perduti i parenti, privi di ogni ben di Dio, logori dallo strapazzo e tormentati dalla fame? Povera Spagna! Ché nemmeno per tanti miserabili è rimasto il conforto della religione, mentre gli edifizii delle chiese caddero anch'essi e il Santissimo Sacramento, come successe in qualche luogo, venne allogato in carrozze ambulanti, senza seguito, senza onore. È spaventevole pensare la fuga degli uomini con la fuga di Dio! I lamenti, i singhiozzi, i gridi desolati degli spagnuoli si levarono subito fortissimi e si sparsero tra le nazioni. Giunsero pure nella nostra Italia. E qual vi è cuore ben fatto, animo gentile e compassionevole che non si intenerisca a quei gemiti, più che non si stupisca ai rombi ed ai mugghi di quel suolo che ripetutamente trema? I vecchi, le [67]madri, i figliuoli, le sorelle, i fratelli scampati fin qui dal tremoto, ma tuttavia minacciati nella vita da nuovi sobbalzi, parlano in tutto il mondo ai fratelli, alle sorelle, alle madri, alle consorti, ai giovani, ai vecchi, con linguaggio che tocca il cuore. Domandano pietà, e sta bene che la pietà da tutto il mondo sia concessa. Soccorriamo alla misera Spagna con le nostre offerte. Noi cattolici dobbiamo levarci i primi all'opera dell'aiuto fraterno, imperocché oltre al natural sentimento di compassione proprio di tutti gli uomini, noi seguiamo la regola dell'amore evangelico che di sacrificii vive, ed a nostra insegna portiamo la croce di Gesù Cristo, il quale ha versato il suo sangue per iscamparci dallo esterminio e dalla morte. E noi cattolici dobbiamo far questo in modo peculiare per la Spagna, che è nazione a noi sorella nella fede, figlia spirituale del medesimo Padre che abbiamo - 851 -noi. Ricordiamoci che uno dei più antichi e venerandi vescovi della Spagna, in quella che22 avviavasi devotamente al supplizio, essendo da un cotal Felice supplicato che per lui volesse pregare in cielo, dava la [68]magnanima risposta che la storia sacra conservò: Di non pregare mi torna impossibile, perché tengo nella mia mente la Chiesa cattolica diffusa dall'oriente all'occidente. Pregava dunque quel santissimo spagnuolo anche per i nostri padri: sin dal terzo secolo la preghiera cristiana della Spagna innalzavasi dalla terra e dal cielo in pro dell'Italia. Oh, noi cattolici ed italiani mostriamoci generosi in amore a chi per religiosa tradizione ci ama; da non degeneri nipoti rispondiamo ai nostri antenati riconoscenti. Il sommo pontefice Leone xiii ci anima col proprio esempio alla carità, mandando egli una cospicua somma agli sventurati. Soccorriamo alla povera Spagna! Ed ad ogni poco siam costretti di annunziar sventure, o nostre di casa o dei nostri fratelli lontani, sempre sventure! Ci è doloroso pensare alla causa di questo. Ah! Sempre peccati, o nostri o dei nostri fratelli! Sempre peccati! Tronchiamo il corso dell'ira di Dio. Non offendiamo più innanzi Gesù Cristo; cessiamo le colpe, [69]rendiamoci penitenti, amiamo la giustizia, la purezza, la santità della vita. Sia nostro carissimo Padre Iddio, nostra carissima madre la Chiesa. Saremo vincitori del tremoto, vincitori della pestilenza, vincitori dei flagelli e delle sventure. La divina punizione si muterà di tratto in celeste misericordia. La benedizione di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi".

  2. Fin qui il cardinale arcivescovo di Torino. Seguono ora i particolari del terremoto nella Spagna come ci vengono narrati dai publici fogli, in ispecie dall'eccellente giornale L'Unità Cattolica. Il terremoto scosse in diverse regioni il suolo di Spagna dapprima nei giorni 25, 26, 27 dicembre23 del decorso

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anno. Da Madrid in data del 29 telegrafano che a Periana, nella provincia di Malaga, il terremoto fece scoscendere una montagna. Le 750 case di Periana furono appianate al suolo. Simile disastro si ha che avvenne ad Alcaucin. Ad Antequera quattro chiese e molteplici [70]case minacciano rovina: gli abitanti se ne fuggono. A Cordova è gran panico: gli abitanti riparano alla campagna. Recano pure i fogli publici che a Jayena, borgata di 1213 abitanti presso Granada, sprofondarono la maggior parte delle case. Ivi certa Milesia, giovinetta a 16 anni, stava conversando con il suo fidanzato quando "all'improvviso scricchiolò il soffitto della camera, e aprendosi un buco, cadde da esso un'enorme panca sulla fanciulla, che venne atterrata e fatta cadavere all'istante. Il legname e il materiale circondarono pure il corpo del fidanzato obligandolo a starsene dov'era, vicino al cadavere della promessa sposa, fino a che un'ora dopo i vicini poterono salvarlo". Da Malaga scrivono che la situazione è tremenda. Molte case furono atterrate, 200 altre minacciano <di> cadere. In una mattinata si fecero 500 mutamenti di casa. Uno scolare nel seminario per lo spavento divenne muto. Da Priego, provincia di Cordova, scrivono [71]che stando il teatro gremito di gente si sentì il suolo a traballare. Tosto gli spettatori si scagliarono con furia dalle porte e dalle finestre. Molti ne rimasero confusi e alcuni schiacciati e passarono dal teatro all'ospedale. Da Madrid in data del 3 e 4 gennaio 1885 fanno sapere che Nerja è quasi distrutta; Algarrobo, Comares, Casabermeja e Canillas sono fra le ondulazioni di tremuoto. Ad Alhama crollarono 1300 case. Ivi il Santissimo Sacramento fu riposto in una carrozza. Due bambini furono battezzati all'aria aperta. Addì 2 gennaio da Granada emigrarono oltre dieci mila persone. E nei contorni della città quindici borgate furono terribilmente scosse. Dai monti presso Torrox si staccarono massi enormi. Si aprono nel suolo screpolature orrende lunghe oltre 60 piedi. Il re Alfonso, accompagnato da più di un vescovo, viene in visita dei disastri ed è accolto con trionfo. Telegrammi del 15 gennaio recano: "Nell'Andalusia le notizie sui tremuoti sono sempre più strazianti[72]. Continuano le scosse, specialmente a Granada, a Malaga, a Velez, ad Alhama, ad

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Almenara, a Jaén. Moli enormi di macigni continuano <a> precipitare dalle montagne presso Torrox con orrendo fracasso, devastando e rovinando ogni cosa. Qua e si aprono spaventose fenditure nel terreno. Per colmo di guai, imperversano da alcuni giorni temporali e pioggie torrenziali. Quegl'infelici abitanti scampati a mala pena del terremoto, disperati per la perdita dei loro cari, accampano sotto alle tende, in preda ad un terrore indicibile". Altre notizie recano che gli abitanti sono decimati dalle malattie contagiose prodottesi per l'ammorbamento dei cadaveri. I giornali spagnuoli sono pure pieni di orrendi particolari per ripetute scosse di tremuoto nelle provincie di Granada e di Malaga: "Nessuno si arrischia a rimuovere le macerie e nemmeno24 a penetrare fra le rovine. Tutti sono in preda al terrore, al punto che l'ufficiale civile di Albuñuelas offrì lire 125 a chi portasse il rapporto della [73]catastrofe al governatore, ma invano, perché nessuno sentivasi di attraversare le vie tra i boati del terremoto, in mezzo alla solitudine, al freddo ed alle tenebre". Scrivono essere impossibile immaginar la violenza del terremoto. La scossa alzò in aria i villaggi e li lasciò ricadere. La terra si muoveva in grandi ondate, come il mare in borrasca, allargandosi e contraendosi violentemente fino a separare uomini, alberi, edificii, per unirli tosto sbattendoli prima l'uno coll'altro. Il rombo sotterraneo fu tale che quasi non si udirono gli sfasciamenti delle case, giacché furono persone che non seppero che il comune era rovinato fino a che non videro i guasti attraverso l'oscura e densa polvere. La casa dello sventurato parroco di Albuñuelas fu lanciata con tutti i suoi abitanti a più di 25 metri di distanza. In tutto crollarono case 6469, e 1182 rimasero screpolate nelle diverse regioni della penisola ispanica.

  3. Un telegramma di Madrid recato dall'Ordine di Como del 4 febbraio riferisce: "Strani fenomeni geologici si riproducono in una parte della penisola, specialmente [74]sul litorale 25- 854 - del Mediterraneo. Osservasi che la catena delle montagne di Murcia presso Lorca da un anno sprofonda gradatamente; dopo il 12 gennaio l'altezza diminuì di 8 metri. Assicurasi che la città di Valencia non è più allo stesso posto, ma che devia verso occidente. Molte case ad Albaida sono crollate senza un movimento ostensibile del terreno". Si narra pure di due montagne che già separate ad Enguera e ad Agres si ricongiunsero. Altre montagne screpolarono in senso verticale; il mare indietreggiò di un metro, avanzandosi altrove. Finalmente L'Unità <Cattolica> dell'11 febbraio riporta: "La Spagna prosegue ad essere desolata dalle scosse di terremoto, le quali, estendendo il campo della loro azione, si fecero sentire fino in Portogallo. Ai terremoti tengono dietro le inondazioni, ed un telegramma ci annunzia che la pianura di Murcia è nuovamente innondata. È certo che nella penisola iberica si va compiendo una trasformazione tellurica, che, dopo il subissamento dell'isola Krakatoa nell'Oceania avvenuto nel 1883, [75]costituisce uno dei fatti più importanti dell'attuale periodo geologico, e mentre la catastrofe di quell'isola rimase un fatto isolato, le continue devastazioni e i nuovi sprofondamenti della Spagna hanno principio nelle Azzorre tre giorni prima che nell'Andalusia (il 22 dicembre), e si vanno rinnovando fino alle scosse rovinose nella provincia di Valencia, a ritiri e ad invasioni di mare in quel di Barcellona e ad altri effetti sismici sulle coste d'Africa". Il chiarissimo p<adre> Lais, dell'Oratorio di Roma, scrisse su queste convulsioni telluriche di Spagna una preziosissima lettera pubblicata nella Voce della Verità, nella quale prova che il calore interno della terra, condensandosi come in una caldaia bollente, alla fine fa scoppiare rompendo la superficie della terra, come il vapore eccessivamente condensato frange le pareti della stessa caldaia bollente.

  Fin qui dei tremuoti nella Spagna. Leggeri indizii di terremoto si notarono quasi contemporaneamente anche nella Italia, specialmente nelle regioni del Piemonte. La santa Chiesa

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ci addita il terremoto [76]come un flagello del cielo e ci pone sulle labbra la preghiera di salvezza che dice: "A flagello terraemotus libera nos Domine".

RIASSUNTO

  1. Alimonda e il terremoto di Spagna.

  2. Particolari del terremoto di Spagna.

  3. Il terremoto di Spagna e la scienza.





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21     I toponimi di questo capitolo sono stati verificati ed eventualmente corretti in base alla forma presente in Touring Club Italiano, Atlante internazionale, Milano 1961.



p. 851
22     Ne L’Unità Cattolica, 11 gennaio 1885, p. 34 (I terremoti della Spagna. Lettera del Cardinale Gaetano Alimonda, Arcivescovo di Torino, al clero e al popolo della città e archidiocesi): «e venerandi santi della Spagna, il vescovo e martire Fruttuoso, in quella che».



23     Ne L’Unità Cattolica, 31 dicembre 1884, p. 1222 (Il terremoto di Spagna): «[…] terremoti del 25, 26, 27 e 28 corrente».



p. 853
24     Originale: nessuno; cfr. L’Unità Cattolica, 15 gennaio 1885, p. 47 (I terremoti in Ispagna).



25     Originale: littorale.



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